28 aprile 2013

Legge naturale, morale e diritto: una breve riflessione

di Franciscus Pentagrammuli

Uno dei problemi maggiori della Chiesa nel mondo di oggi è riuscire a farsi comprendere dai suoi interlocutori (esterni, ma anche interni), questo è notorio, tanto che, quando prelati o filosofi cattolici affermano che (facciamo un esempio tale da non riscaldare gli animi, sul quale tutti saremo d’accordo) l’unione omoerotica è contraria alla natura umana, subito fedeli e infedeli, eretici, apostati e bigotti sacrestani nutriti dagli insegnamenti di don Tonino Bello sollevano voci indignate di fronte a tale linguaggio antiquato, puzzolente degli inquisitoriali auto-da-fé, contrario ai diritti umani. Ma non si accorgono, poveri stolti, di contraddirsi, con la loro indignazione.

Contraddizione che non è da imputare a loro colpa, ma alla carenza di formazione dottrinale e filosofica da parte della Chiesa stessa, la quale ha abbandonato la sana tradizione aristotelico-tomista per sollazzarsi nei maleolenti fanghi della nouvelle théologie e dell’hegelismo.
Cerchiamo dunque di chiarire un poco le acque, nella speranza che, esponendo le menti allo scorrere della limpida acqua della buona dottrina, esse possano mondarsi della fanghiglia della quale sono ricoperte.

Si diceva, dunque, che certi atti vanno contro la natura dell’uomo.
Tale affermazione presuppone l’esistenza di una legge morale naturale: si tratta della applicazione alla persona umana della legge naturale. Questa indica la normalità di funzionamento delle cose, creata in esse da Dio conseguentemente alla loro natura (essenza): non si tratta qui di una normalità statistica, ma di una normalità essenziale, come di un motore d’automobile che di solito non si accenda non si dirà che funzioni in modo normale, anche se “normalmente” funzioni in tale maniera anormale.
Così, la legge naturale indicherà, in una pietra, il suo essere dura e scalfibile, in un gatto il suo miagolare e cacciare i topi…
Essa non è quindi una imposizione esterna, ma una esigenza della cosa stessa ad agire in una data maniera, che sia concorde con la sua natura e in vista della preservazione e del compimento della cosa stessa, in accordo con la sua intima essenza e in vista del suo proprio fine.
Nell’uomo, tale legge naturale è detta legge morale naturale, in ragione del fatto che l’uomo agisce sulla base della sua ragione e libera volontà. Perciò, la legge morale naturale non è obbligante fisicamente, come la legge naturale impone alle pietre di essere dure, ma solo moralmente. E’ possibile infatti agire contrariamente ad essa, come vediamo da che il mondo esiste.

Il presupposto della legge morale naturale è il principio (dagli scolastici denominato “principio di sinderesi”) secondo cui il bene è da compiersi, e il male da evitarsi. Questo principio è autoevidente alla nostra mente, e non ha bisogno di essere dimostrato.
Ma esso va applicato alla vita concreta: ed è qui che interviene la legge morale naturale. Essa ci indica quale è il bene conveniente a noi uomini, sulla base della conoscenza della nostra stessa natura. Dunque, considerato che la natura dell’uomo è quella di animale razionale, il suo agire dovrà convenire alle sue caratteristiche di sostanza (la conservazione di sé), di animale (la conservazione della propria specie, quindi la riproduzione e la educazione dei figli), di razionale (la vita in società e la conoscenza del vero).

Tale legge morale naturale è universale, in quanto appartiene a tutti gli uomini e ciascuno conseguentemente alla loro natura; è immutabile, in quanto la loro natura non muta; è conoscibile, in quanto la natura dell’uomo si può conoscere, e da essa si può dedurre la legge morale naturale, oltre che conoscerlo in certo qual modo confuso per “simpatia e tendenza”. Chi negherà queste cose, abbia la coerenza di volersi opporre anche alle varie “dichiarazioni dei diritti”, e alle lotte di Femen e simili per il “sostegno” di tali diritti i quali, anche se, forse, malintesi negli ultimi tempi, sono tuttavia fondati sulla considerazione della unica, universale, immutabile natura umana.
 

63 commenti :

  1. Utilissimo, veramente grazie, soprattutto per l'esempio della pietra. Però tanto i nostri avversari puntano tutto sull'amore; cosa possiamo rispondere? Grazie
    Edo

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  2. LA FALLACIA NATURALISTICA28 aprile 2013 23:14

    Mi spiace, legge naturale, sarà per un'altra volta.

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  3. Bisogna ignorare tre secoli di filosofia (razionale) del diritto per riproporre il colabrodo del giusnaturalismo. Pentagrammuli, il diritto naturale è una forma di stregoneria, altro che ragione.

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    1. Studia, sciocchino. Il mondo è un posto grande grande.
      Marco Serra

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    2. Ha parlato! Ma studia tu, bellimbusto, qualcosa di Moore, per esempio.

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  4. Ovviamente l'utente sopra di me il Manganello se lo è dato in testa per dire certe stronzate.

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  5. Anonimo non ti temo. Il giusnaturalismo è stregoneria e posso dimostrartelo.

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    1. Chiedo scusa, ma che genere di argomentazione vi aspettate ancora? Questo sito è infestato dai troll più ridicoli e ostinati. Dovreste rivedere la vostra politica di filtraggio dei commenti. Lo dico con rispetto. Qui è tutto un pullulare di ritardati con la sindrome del sarcasmo un tanto al chilo.
      Marco Serra

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    2. Prendiamo questa

      ' ' Tale affermazione presuppone l’esistenza di una legge morale naturale: si tratta della applicazione alla persona umana della legge naturale. Questa indica la normalità di funzionamento delle cose, creata in esse da Dio conseguentemente alla loro natura (essenza) ' '

      L'esistenza della legge morale natuale viene _presupposta_ e richiede che si creda nella creazione divina e nel concetto di essenza. Basta non presupporre o non credere nella creazione o non dar retta al tomismo e la legge morale naturale va a Ramengo. Ma c'è anche il problema della fallacia naturalistica: non si può dedurre una prescrizione morale da una descrizione di cose, sono due piani logici differenti.

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    3. Uh, la fallacia naturalistica! Tutti ai rifugi!

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  7. Chi si appella alla fallacia naturalistica (definizione coniata da G. E. Moore) o legge di Hume in realtà non fa altro che seguire pedissequamente quanto riporta la maggior parte dei manuali odierni, senza aver però contezza del fatto che essa non è affatto applicabile alla concezione dell'etica e del diritto elaborata dalla tradizione aristotelico-tomista; tradizione della quale del resto è ben noto né Hume né Moore avessero una conoscenza adeguata. E chi parla degli sviluppi della filosofia, dovrebbe poi sapere che i tomisti moderni si sono confrontati anche con la filosofia moderna; mai sentito parlare ad esempio di Maritain, di Gilson, di Fabro? Pensate che i tomisti di oggi non conoscano la fallacia naturalistica? Pensate che si limitino solo a ripetere quello che diceva Tommaso? Studiate ed approfondite, non limitatevi a ripetere a pappagallo quello che leggete nei manuali introduttivi. Che cosa intende Moore per natura? E Tommaso? Ve lo siete chieso? In realtà la posizione di Hume e di Moore si regge su dei presupposti metafisici (o magari diciamo antimetafisici) e gnoseologici che non appartengono affatto al pensiero aristotelico-tomista. Non basta sentir pronunciare "natura" per tirare fuori dal cappello la fallacia naturalistica. Studiate!

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  8. Diritto positivo e diritto naturale non sono sovrapponibili, chi segue l'uno non sarà convinto dall'altro. Tuttavia il concetto di "natura" dei tomisti e neotomisti è metafisico e non fisico, perché la natura fisica contraddice con le sue varietà gli assunti sull'essenza universale nella particolare declinazione fatta dai tomisti. Rifiutando la visione metafisica ad hoc del giusnaturalismo tomista e confrontandosi con la varietà della natura fisica, i giusnaturalisti non possono sostenere l'universalità delle loro conclusioni.

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    1. Per i tomisti diritto naturale e positivo non sono opposti ma complementari, il secondo si innesta sopra il primo. Che poi la natura fisica contraddica gli assunti metafisici elaborati dal tomismo non è assolutamente vero (e tra l'altro lo dico da fisico :-)), ma questo forse ci porterebbe ora troppo lontano.

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    2. Domenico Pascale30 aprile 2013 00:15

      Il concetto di essenza, indispensabile nel tomismo, non è un dato fisico o di natura, è una collezione di caratteristiche ritenute arbitrariamente universali all'oggetto della cui essenza si parla. L'essenza di un oggetto può essere descritta a piacimento e su livelli arbitrari, in maniera da far coincidere ciò che si osserva nell'oggetto con ciò che si vuole far appartenere alla sua essenza, che è puramente definitoria, e ignorando i fatti naturali che con collimano. Questo è un procedimento non oggettivo e non razionale, che parla di un concetto metafisico quale l'essenza come di un fatto di natura, il che è assurdo. Santoni studi più filosofia della scienza.

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    3. Lei piuttosto studi di più il tomismo, perché la sua descrizione non corrisponde affatto a ciò che i tomisti pensano. Son buoni tutti ad attaccare degli spaventapasseri.

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    4. E poi chi le ha detto che i concetti metafisici non hanno a che fare con la natura? Forse le sfugge il fatto che il concetto stesso di natura è metafisico. Forse lei si lascia prender troppo la mano dall'etimologica della parola "metafisica", allora facciamo così, chiamiamola filosofia prima, come del resto faceva Aristotele stesso, così non ci sbagliamo. Ad ogni modo mi pare che anche lei sia vittima di cattivi manuali e del tipico pregiudizio della filosofia moderna verso la Scolastica. È sicuramente esistita anche una cattiva Scolastica, ma non si può fare di tutta l'erba un fascio e le sue critiche non scalfiscono minimamente l'autentico pensiero tomista. Quindi cerchi di approfondire, le garantisco che conviene, perché io non sono un alieno che viene da un altro pianeta ma sono stato educato secondo la stessa Weltanschauung in cui è stato educato lei, e gli stessi suoi pregiudizi di oggi erano i miei qualche anno fa. Però poi io ho avuto l'onesta di studiare e di cambiare idea una volta saputo come stessero realmente le cose.

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    5. 1."La natura fisica contraddice con la sua varietà..."
      Infatti il tomismo non è univocista, né nominalista, ma utilizza l'analogia.
      Pregasi informarsi prima di commentare, o si fa come il pifferaio di montagna, che scese a valle per suonare, e fu suonato.

      2. "Il concetto di essenza, indispensabile nel tomismo, non è un dato fisico o di natura, è una collezione di caratteristiche ritenute arbitrariamente universali all'oggetto della cui essenza si parla"
      Lo scrisse qualche secolo prima di lei un professore della Sorbona, tale Tommaso d'Aquino.
      Si chiama infatti astrazione, ed è il modo attraverso cui l'intelletto umano (razionale) sviluppa le "species intelligibiles" a partire dal dato sensibile.
      Attraverso l'operazione del giudizio (che è l'operazione di ogni scienza), il risultato della astrazione viene riportato alla realtà (si giudica della convenienza della specie astratta con l'ente reale astraibile): la essenza astratta corrisponde con il dato reale.
      Pentagrammuli.

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    6. Attenzione però, l'astrazione non procede arbitrariamente né, come sostiene Pascale, lascia fuori ignorandoli i fatti che non collimano. Forse qualche cattivo tomista nella storia si sarà pure comportato così, ma non è certo questo l'autentico tomismo.

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    7. Certo che non funziona così.
      Chiedo scusa se ho scritto in maniera tale da esser frainteso.
      F.P.

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  9. Lei piuttosto studi di più il tomismo, perché la sua descrizione non corrisponde affatto a ciò che i tomisti pensano. Son buoni tutti ad attaccare degli spaventapasseri.

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  10. Il giusnaturalismo sarà un colabrodo: strumento utile a mantenere ciò che è buono e nutriente, filtrando lo scarto.
    Altri invece buttano direttamente tutto dalla pentola nel secchiaio.
    Pentagrammuli

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  11. Scrive Pantagrammuli: "Uno dei problemi maggiori della Chiesa nel mondo di oggi è riuscire a farsi comprendere dai suoi interlocutori (esterni, ma anche interni)" Ottimo e giusto. Però facciamo qualche nome, a proposito di "interno": Ravasi?, Bianchi? Martini? E mi limito agli italiani. Quanti sono i modernisti che tramano contro la Chiesa di sempre? Ormai la maggioranza?

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    1. Si dice il peccato, non il peccatore.
      In ogni caso, speriamo che il buon Dio voglia quanto prima chiamare a Sé questi Suoi servi più o meno fedeli, più o meno svegli.
      Noi cerchiamo di tesaurizzare quella dottrina, i cui forzieri potremo aprire non appena ci saranno, nella Chiesa militante, dei buchi, dei vuoti da colmare :-)
      Pentagrammuli

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  12. Ho delle domande da fare agli esperti. Per astrazione, tutti gli uomini hanno due mani ergo due mani sono nell'unica essenza umana. Un uomo con una sola mano partecipa totalmente dell'essenza umana? Partecipa in difetto? La sua è un'essenza differente da quella degli uomini con due mani? Forse esistono diverse essenze umane? E' possibile che il numero di mani di un uomo sia irrilevante per definire la sua essenza?

    Grazie e complimenti per il sito.

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    1. in matematica
      la secolare spinta alla assiomatizzazione e alla formalizzazione serve a evitare quanto possibile riflessi realistici e sostanziali; in fisica le teorie sembra si affrontino come predatori e prede nella savana; su campari e de maistre si dibatte della sostanza del tomismo: un simpatico club di bislacchi.
      vedi qui si filosofeggia della naturale castità prematrimoniale, della naturale condizione eterosessuale dell'amore, della naturale evidenza del dirito naturale e dunque non so che ti diranno perchè una coppia omo con figli non è, naturalmente, una coppia mentre lo è, naturalmente, una coppia etero sterile.
      Magari se l'Aquinate potesse risponderti direttamente....

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    2. Mi risponderebbe in dialetto napoletano, in francese parigino del Dugento, o in latinorum.
      Io il latinorum lo capisco, e per il francese antico, magari mi faccio ripetere, ma più o meno me la caverei, mentre non conosco il dialetto napoletano.

      Spero il buon paolopancio capisca una di queste lingue, altrimenti si dovrà fidare, controvoglia, della testimonianza di me neotomista.
      Pentagrammuli

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  13. @Regen
    Posto che non tutti gli uomini hanno due mani (e lo poniamo sulla base della osservazione), non possiamo astrarre che la bimanuità sia essenziale all'uomo.
    L'essenza, strettamente parlando, si definisce per genere prossimo (animale, nel nostro caso) e differenza specifica (razionale: ciò che differenzia l'uomo dagli altri animali).
    Nel caso dell'animale, si dirà sua essenza "vivente senziente", etc...
    Ora, non ci sono uomini che non siano animali, e che non siano razionali (attenzione: "essere razionale" non è lo stesso che "ragionare", altrimenti, per esempio facilissimo, chi dorme non sarebbe razionale quindi umano).

    Ricordiamo sempre che la essenza così intesa non esiste di per sé, è un prodotto di astrazione. Esistono le caratteristiche che, comuni a tutti gli esemplari di una specie, permettono di unificare tali individui sotto un'unica categoria.

    Pentagrammuli

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    1. "posto che non tutti gli uomini o le donne sono eterosessuali ( e lo poniamo sulla base della osservazione) non possiamo astrarre che l'eterosessualità sia essenziale all'uomo o alla donna"
      dixit pentagrammuli more analogico (graeco sermone).

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    2. @Paolopancio
      Infatti. Non tuttte le azioni umane sono dettate da ragione libera ma da istinti naturali. Una cosa come l'attrazione sessuale non nasce da ragione e libera volontà ma è connaturata all'individuo, nella natura umana per astrazione c'è sia l'eterosessualità sia l'omosessualità, non nel senso che sono tutti un po' eterosessuali e un po' omosessuali. Se l'attrazione sessuale è un carattere essenziale della natura umana, questo carattere conosce più di una variante. Se non è un carattere essenziale, ogni sua variante è irrilevante per la natura umana. In entrambi i casi non ha rapporti con la morale naturale. O no?

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    3. La procreazione è essenziale all'uomo, in quanto vivente.
      Nei viventi sessuati, la procreazione è necessariamente legata all'atto eterosessuale.
      Quindi l'atto omosessuale confligge colla natura umana quanto al suo aspetto vivente, e al suo fine procreativo.
      In ciò è contrario alla legge morale naturale, quindi immorale, moralmente malvagio.
      F.P.

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    4. @F.P.
      Interessante. Ma la procreazione è essenziale all'uomo come specie non come individuo, la cui sopravvivenza individuale non dipende dal fatto che si riproduca o meno. La maggior parte degli individui è eterosessuale e si riproduce, la specie sopravvive e l'esistenza di una minoranza omosessuale non è un pericolo per la specie. Non si può neanche sostenere l'argomento che "se tutti fossero omosessuali allora" poiché nella realtà questo non succede e l'attrazione sessuale istintiva non dipende da una decisione volontaria e libera, essa è connaturata.
      Se un individuo non appartiene al sottoinsieme maggioritario degli eterosessuali non implica che il suo stato sia moralmente malvagio, il suo stato non è moralmente connotato affatto. Per connotarlo moralmente, si deve deciderlo arbitrariamente che lo sia, poiché il fatto in sé non lo suggerisce.
      Inoltre, se proprio si vuole fare un discorso di moralità, esso andrebbe limitato alle azioni veramente libere e volontarie, non alle condizioni di natura che dall'arbitrio non dipendono. Di questo passo, le azioni immorali sarebbero quelle volontarie: il voto di castità è volontario e si nega il rapporto sessuale e negandosi questo si nega ogni fine procreativo. Dovremmo logicamente conseguirne che il voto di castità è immorale. Almeno questa è la conseguenza razionale derivante dalle sue premesse. Oppure le sue premesse sono sbagliate.

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    5. Attento. Stai contestando San Paolo: "fate come me (celibe) e se non ci riuscite sposatevi; perchè è meglio il matrimonio che bruciare nell'inferno"
      e coi cattolici, se citi le Scritture, rischi come minimo la censura.

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    6. Veramente San Paolo dice "meglio sposarsi che ardere". "Bruciare all'inferno" te lo sei inventato adesso.

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    7. notoriamente si brucia sui ghiacciaii del medioriente e non nell'aldilà: grazie per il puntuale rilievo

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    8. So che sei solo un inutile, frustrato ed annoiato troll e che non vale la pena continuare la discussione, però un'ultima domanda te la faccio, e poi chiudo: ma secondo te cosa significa "ardere di passione", "ardere dal desiderio" etc.?

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    9. ma tu, quando leggi, capisci?
      perchè proprio non pare che il matrimonio per San paolo sia la prima opzione quanto, piuttosto tristemente, un male minore.
      buon sonno, acuto lettore.

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    10. Certo se uno legge solo quella frase omettendo quanto viene prima e quanto dopo, può farsi, come nel tuo caso, un'idea sbagliata di quanto dice San Paolo. Ma capisco, leggere tutto è troppo sforzo per te, studiare sottrae tempo al trolling. Comunque mi associo alla richiesta del tal Marco Serra qui sopra: a che pro consentire a certa gente di intervenire? Libertà di parola non è libertà di dire sciocchezze, e chi dimostra di non saper far altro può esser senza remore silenziato.

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    11. Paolo Pancio ha diritto di cittadinanza in questo blog solo perché ci burliamo di lui, a dire il vero.

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    12. ma figurati, darling: alla fine vengo sempre bannato; comunque per la meditazione prima del riposo notturno:

      Prima epistola ai Corinzi

      7,1-2-Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l'uomo non toccare donna;

      tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.

      7, 8-9-Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io;

      ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.

      7,5-40-Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia.

      Penso dunque che sia bene per l'uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così.

      Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non andare a cercarla.

      Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele.

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    13. Chi non ha il prosciutto sugli occhi, sia capace di fare un modesto uso del cervello e abbia l'accortezza di leggere tutta la lettera, capirebbe che il problema per San Paolo non è il matrimonio (il matrimonio non è peccato, lo dice espressamente, e quindi non è un male, né maggiore né minore) bensì la fornicazione, il desiderio della carne e la necessità di essere continenti. Così per alcuni sarà bene sposarsi, per altri sarà meglio restare celibi, anche tenendo conto del fatto che sposati e non sposati avranno stili di vita differenti: "... chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni. Se però qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell'età, e conviene che accada così, faccia ciò che vuole: non pecca. Si sposino pure! Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio".

      Se poi uno conoscesse il Vangelo, si renderebbe subito conto che San Paolo fa riferimento a Matteo 19 dove Cristo, dopo aver chiarito che il matrimonio sia indissolubile, ai dubbi dei Discepoli risponde: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

      Quindi il matrimonio è buono, la verginità meglio ma non per tutti. Non si parla di male minore e male peggiore, ma di bene e di meglio, e se uno non capisce la differenza allora deve avere qualche grosso problema.

      Poi c'è da dire che qui troviamo le ragioni del celibato sacerdotale, che quindi non è, come tutti dicono, un'arbitraria regola inventata dalla Chiesa né tantomeno un'imposizione. Per approfondire un po' si può leggere il buon Padre Angelo: http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1169

      Ovviamente tutto questo era per chiarire la questione con i lettori onesti che incapperanno in questa discussione, con i troll invece non c'è speranza.

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  14. @paolopancio
    Non voglio contestare San Paolo né discutere della Scrittura, ma della filosofia tomistica e di alcune sue conseguenze, tra cui quella considerata nel mio commento precedente.

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  15. ah
    ma allora fai antiquariato; va bene, ma dovrai comunque essere prudente perchè se il tuo libero filosofare tomistico ti portasse alla tolleranza per le coppie gay allora invece di tommaso citeranno Paolo e quel che dice dei sodomiti.

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  16. @paolopancio
    Non si può citare la Scrittura fin tanto che la legge morale naturale è detta universale, altrimenti diventa faccenda di confessione religiosa, esegesi, magistero eccetera e la suddetta legge dismette la sua universalità.

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  17. La bulimia di trollaggio di paolopancio lo porta a contestare anche chi contesta me.
    Attento Regen: noterai come io ho scritto sopra di "atto omosessuale" e non di "stato o condizione omosessuale", questo per la prima obiezione.
    Per la seconda: l'atto omosessuale è direttamente contrario al fine riproduttivo della natura vivente, compresa nella natura umana. Altro è la astensione da un atto conforme alla natura, altro è compiere un atto contrario alla natura.
    F.P.

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    1. Faccio una riflessione senza avere grosse basi di filosofia.Lei ha concluso che l'atto omosessuale è innaturale. Faccio un ragionamento partendo da lontano, da quando lei era ancora un feto. Durante la morfogenesi ,ad esempio, delle mani vi è un grosso abbozzo cellulare, alcune cellule si "sacrificano" per dare la forma e contorno alle sue mani. Ora partendo dal microscopico e riportando al macroscopico, la riproduzione, che per lei è "naturale" , allo stato attuale, sta portando a una richiesta eccessiva delle risorse che la terra ha da offrirci(un pò come fa un bel tumore). Quindi in quest'ottica gli omosessuali sarebbero anzi un prodotto per non portare l'uomo all'autodistruzione e gli eterosessuali futuri complici dell'estinzione della specie? Allora il fine universale dell'uomo è la riproduzione o la continuazione della specie? Forse queste cose non coincidono molto. distinti saluti

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    2. @F.P.

      Tuttavia, l'atto erotico non ha come scopo necessario la riproduzione, può bensì avere il mero e consapevole soddisfacimento sessuale. Sarebbe contro natura qualora si volesse finalizzare l'atto erotico omosessuale alla riproduzione, ma è cosa impossibile da farsi. Parimenti, sarebbe altrettanto contro natura un atto erotico eterosessuale senza scopi riproduttivi. Nella conformità naturale dell'atto sessuale rientrano sia quella riproduttiva che quella erotica, che sono scisse e hanno finalità differenti (a meno di mettere al bando i rapporti erotici non riproduttivi tout court anche per gli eterosessuali) benché possano essere, nel caso eterosessuale, complementari.
      L'atto omosessuale non può essere contrario al fine riproduttivo per la semplice ragione che non ha fine riproduttivo bensì fine di relazione fra individui, con valenze varie. Questo tipo di finalità riproduttiva si osserva in natura anche in animali non umani, donde la sua naturalità.
      Non può essere dimostrato contro natura se non ignorando la natura stessa e attribuendole solamente quei caratteri che si conformano a una legge morale innaturale (cioè culturale, dottrinale, rivelata, fate voi) che si è scelta arbitrariamente e ignorando il resto o relegandolo ad una tautologica contro-naturalità.

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    3. @Francesco d'Auria
      Il primo a dire cose del genere è stato Malthus un duecento anni fa, e ne era certissimo, argomentava e convinceva. Se fosse stato vero, come mai siamo riusciti, in duecento anni ad aumentare di tantissimo la popolazione mondiale, e magari la "quantità" di fame nel mondo è pure diminuita, nonostante l'aumento della popolazione?
      F.P.

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    4. F.P.
      Malthus parlava dello stato di natura ed è morto prima della seconda rivoluzione industriale che ha introdotto i concimi sintetici e nuove tecniche di dissodamento, permettendo di sfruttare i terreni in maniera prima inimmaginabile. Malthus ignorava come la tecnica permettesse di non essere vincolati ai limiti dello stato di natura, entro il cuo spazio il suo discorso continua a valere a grandi linee.

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    5. @Regen
      L'atto erotico ha come fine principale quello riproduttivo, come fine secondario quello unitivo.
      Come in tutti gli atti, non vi si possono scindere i fini che siano loro connaturati (posso bere acqua perché mi piace il sapore, ma non per questo il bere non avrà anche il fine di idratare il mio corpo).
      F.P.

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    6. Appunto. Ma considerato che la produttività alimentare è anche aumentata, non vedo quale pertinenza possa avere, oggi, l'obiezione malthusiana di del mio omonimo.
      F.P.

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    7. @F.P.
      Malthus è stato introdotto da lei, paolopancio si riferiva ad un'ipotesi finalistica non propriamente malthusiana. In ogni caso questa ipotesi dell'omosessualità come strategia naturale contro la sovrappopolazione non ha molto fondamento, gli studi in campo vanno in altra direzione.

      Se lei beve l'acqua perché ha sete, sta soddisfacendo il suo bisogno di idratarsi. Ma può anche bere l'acqua perché le piace il sapore senza idratarsi punto: è questione di fisiologia, se il suo organismo non le chiede acqua perché lei è già idratato, può comunque berne, l'eccesso verrà eliminato senza idratare alcunché. Il fine, nella fattispecie e per farla breve, è scindibile senza gerarchie di primarietà o secondarietà.
      Quando lei si nutre acquisce le sostanze alimentari e al contempo può gustare ciò che mangia, sempre che lei mangi con la bocca e non per mezzo di un sondino naso-gastrico. Ma lei può usare questo organo per scopi tutt'altro che finalizzati all'alimentazione, come il parlare. Il fatto che alimentarsi abbia maggior importanza per la sua sopravvienza non le consente, secondo logica stretta, di dire alcunché sulla liceità del parlare. Parimenti, non può dedurre l'amoralità dell'atto erotico non riproduttivo dal fatto che i genitali servono anche a riprodursi. Tra l'altro, cosa vieterebbe di dedurre la liceità dell'uso della bocca per mordere qualcuno a scopo di difesa? Ne conseguirebbe che altro fine naturale delle fauci è l'autodifesa, non meno importante della nutrizione ai fini della sopravvienza. Mi dirà che questo sarebbe consentito nello stato di natura e non in una società civile. Ma così come si può ricontestualizzare il morso al di fuori dello stato naturale, si può ricontestualizzare l'atto erotico.

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    8. Che confusione!
      Atti, organi... voglio sperare non le venga mai in mente di usare i suoi genitali con il fine di difendersi!
      E' evidente che non siano fatti per questo: la loro natura non è per la difesa.
      La bocca invece, che ha muscoli e denti, è fatta anche per la difesa, oltre che per la acquisizione del cibo.
      F.P.

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    9. Ora si potrebbe intonare: "Osteria numero venti!" :-) :-) :-)

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    10. @F.P.
      Non si confonda lei! Non ho parlato di genitali ad uso difensivo (che fantasia, però!), ma di come la funzione (e il fine) di un organo non può essere limitata ogni volta a funzioni primarie e secondarie cui dare un significato morale. Se lei acconsente a considerare la bocca anche come strumento di difesa a prescindere dalle funzioni masticatoria e fonatoria, come fa a negare che i genitali non possano avere una funzione erotica non riproduttiva non finalizzata alla riproduzione?
      La bocca serve a: mangiare, parlare, mordere.
      I genitali servono a: fare sesso per riprodursi, fare sesso e basta.
      QED

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    11. E' vero che rispondo tardi, e probabilmente lei non leggerà questa mia, quindi non avrà modo di rispondere ad essa.
      Ma pazienza.

      I genitali potranno anche servire a difendersi, ma "fare sesso" non è un organo, è un atto. Qui sta la sua confusione. La prego, se leggerà questa, di voler rileggere i nostri precedenti commenti.
      F.P.

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    12. il mio discorso s'incentra sul fare sesso come fine, non come semplice atto. Per cui non vedo sostanza nella sua obiezione.
      Saluti

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  18. Chi non ha il prosciutto sugli occhi, sia capace di fare un modesto uso del cervello e abbia l'accortezza di leggere tutta la lettera, capirebbe che il problema per San Paolo non è il matrimonio (il matrimonio non è peccato, lo dice espressamente, e quindi non è un male, né maggiore né minore) bensì la fornicazione, il desiderio della carne e la necessità di essere continenti. Così per alcuni sarà bene sposarsi, per altri sarà meglio restare celibi, anche tenendo conto del fatto che sposati e non sposati avranno stili di vita differenti: "... chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni. Se però qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell'età, e conviene che accada così, faccia ciò che vuole: non pecca. Si sposino pure! Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio".

    Se poi uno conoscesse il Vangelo, si renderebbe subito conto che San Paolo fa riferimento a Matteo 19 dove Cristo, dopo aver chiarito che il matrimonio sia indissolubile, ai dubbi dei Discepoli risponde: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

    Quindi il matrimonio è buono, la verginità meglio ma non per tutti. Non si parla di male minore e male peggiore, ma di bene e di meglio, e se uno non capisce la differenza allora deve avere qualche grosso problema.

    Poi c'è da dire che qui troviamo le ragioni del celibato sacerdotale, che quindi non è, come tutti dicono, un'arbitraria regola inventata dalla Chiesa né tantomeno un'imposizione. Per approfondire un po' si può leggere il buon Padre Angelo: http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1169

    Ovviamente tutto questo era per chiarire la questione con i lettori onesti che incapperanno in questa discussione, con i troll invece non c'è speranza.

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  19. Potete ritornare in argomento? Grazie. Dunque, come se ne esce con questa legge morale naturale?

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    1. non se ne esce, dear: la legge morale è diversa per me e il buon santoni; è diversa per zoroastraniani e musulmani, per gay o antiomesessualisti, come il santoni; dunque è probabile che non esista ma che si riduca a mera differenza di gusti.
      e non sarebbe questa gran tragedia, almeno per me, ma credo sarebbe differente per il santoni: insomma è il festival del relativismo soggettivista.

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    2. Eabbasta co ste str......!
      Francesco Santoni ti ha fatto cappotto e controcappotto e ancora parli?

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