26 aprile 2013

Orfani e vedove (II parte)

di Saba Giulia Zecchi

(LEGGI LA PRIMA PARTE:
Lo stato assistenziale nasce nell'era industriale con l'introduzione della previdenza sociale - la pensione per tutti -, si estende poi con l'assistenza sanitaria, la pubblica istruzione, l'indennità di disoccupazione, l'accesso a servizi di vario genere (biblioteche, musei.. ). Servizi da erogare a tutti, per diminuire le differenze e le disuguaglianze sociali, a cui quindi tutti hanno diritto, e che aumentano proporzionalmente al benessere collettivo. A intuito, per ridurre le disuguaglianze questi servizi dovrebbero essere erogati solo ad alcune categorie svantaggiate, quelle che da sole non potrebbero accedervi, ma è andata a finire che oggi sono forzosamente erogati praticamente a tutti.

Quando questi aiuti provenivano esclusivamente da enti caritatevoli e dalla Chiesa - nell'epoca preindustriale -, i destinatari erano i soggetti riconosciuti da tutti come deboli perché il capofamiglia era assente, per guerre, infermità o morte: gli orfani e le vedove. Si tratta di un'epoca, quella preindustriale, in cui le donne erano dedite alla cura dei figli, in genere numerosi visto che andavano a costituire la manodopera e l'assistenza per la vecchiaia - breve ai tempi -, e il sostentamento arrivava esclusivamente dal capofamiglia. La piena responsabilità era del padre. La miseria era enormemente più diffusa, il parallelo con le condizioni sociali in cui viene erogato il welfare oggi è azzardato. Sanità e istruzione per tutti, insieme al progresso economico e scientifico, hanno rilanciato le condizioni di vita; una donna può lavorare e mantenersi anche senza il marito, e se questo viene a mancare statisticamente è più per abbandono che non per decesso, il numero di figli è drasticamente diminuito. Paradossalmente stiamo meglio - c'è la crisi ok, ma non si tratta esattamente delle carestie del '600 - , e il paese muore di troppo welfare. Soprattutto il Governo oggi eroga servizi e assistenza anche laddove il capofamiglia è presente e capace di provvedere alla sicurezza e alle necessità della famiglia. 

Non sembra un'ingerenza del Governo negli equilibri familiari? Ricevere assistenza anche quando il capofamiglia esiste ed è in salute non si può considerare un fattore "neutro". Riguarda la responsabilità personale, la dignità, la promozione della persona e delle relazioni: se è lo Stato a garantire le sicurezze, si sostituisce inevitabilmente al capofamiglia anche laddove presente. In qualche misura il Welfare crea nuovi orfani e vedove. Quando le proteste di piazza e il voto di massa ruotano intorno alla richiesta di maggiori sicurezze da parte del Governo, è lecito pensare che in qualche misura la "sostituzione" sia avvenuta.

Anche ipotizzando che non sia la causa dell'indebolimento della famiglia (ma provate a dimostrarlo), e che anzi intervenga in aiuto a essa, il Governo è un buon genitore? A vedere i risultati in termini di coesione sociale, unità e durata dei matrimoni, numero di figli, carico previdenziale sulle spalle di questi, indebolimento della figura del padre... il giudizio è pessimo. Vi si aggiungono gli effetti del padre che vizia i figli senza educarli, e infatti questi più ricevono e più pretendono. Sarebbe interessante una ricerca sulla relazione tra i "diritti" a cui il Governo ci ha assuefatti, in cambio del consenso, e la crescente pretesa di nuovi, variopinti, diritti.
Un'analisi del welfare americano ha messo in luce un'altro limite: i figli di ragazze madri, cresciuti sotto l'ombra del welfare e quindi senza apparente necessità del padre, da adulti mostrano di avere minori risultati scolastici e professionali e maggiore instabilità familiare. Disastro su tutta la linea.
L'invadenza di terzi che prendono le decisioni al posto del diretto interessato, e lo fanno per legge e obbligatoriamente, è deresponsabilizzante, impoverisce moralmente la persona e la società. Ancora più grave se questo costituisce un fattore di disequilibrio in famiglia, riducendo le responsabilità educative ed economiche dei genitori.

"Disfunzioni e difetti nello Stato assistenziale derivano da un'inadeguata comprensione dei compiti propri dello Stato. Anche in questo ambito deve essere rispettato il principio di sussidiarietà: una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune. Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese" (Centesimus Annus, n. 48).

 

5 commenti :

  1. Condivido a pieno. Ma il fatto é molto piú grave no solo "o Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l'aumento esagerato degli apparati pubblici," questo stato invade tanto la sfera sociale che assume il compito di dire cosa sia il matrimonio, cosa come e quando si deva studiare, e presto si prendera cura dei nostri figli che non saranno piú nostri:
    http://www.foxnews.com/entertainment/2013/04/09/critics-slam-msnbc-hosts-claim-that-kids-belong-to-community-not-parents/

    RispondiElimina
  2. sì, dai tira fuori 'sta fantomatica analisi per cui:

    "i figli di ragazze madri, cresciuti sotto l'ombra del welfare e quindi senza apparente necessità del padre, da adulti mostrano di avere minori risultati scolastici e professionali e maggiore instabilità familiare"

    tanto che uno di loro è diventato pure il primo presidente di colore degli stati uniti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tu in una scuola (di qualsiasi ordine e grado) non ci sei più entrato negli ultimi dieci anni, nevvero? Affacciati un giorno, e scoprirai le meraviglie della decomposizione della tanto vituperata famiglia tradizionale.Ormai è arrivata anche da noi, direttamente da oltreoceano. Ah, e complimenti per l'argomento di Obama. Illuminante.
      Salvatore

      Elimina
    2. no, davvero.
      non capisco che c'entri il welfare pubblico con la "decomposizione della tanto vituperata famiglia tradizionale".

      sono uno causa dell'altro?

      Elimina
  3. Mi fanno notare un'ulteriore perversione della faccenda.
    Lo stato ammazza l'autorità paterna impicciandosi nelle privatissime relazioni familiari decidendo come istruire, come tutelare, come assistere. E per di più lo fa a spese della famiglia, che è vessata fiscalmente come se fosse una miniera d'oro.
    Quindi sovvensioniamo legalmente e coercitivamente il nostro stesso aguzzino.

    Saba

    RispondiElimina