23 aprile 2013

Piero Marini, l'ex cerimoniere che apre alle unioni gay

di Riccardo Facchini
Non gli bastava l'aver conciato a lungo i Papi in questa o  in quest'altra maniera. Mons. Piero Marini, per molti anni cerimoniere di Giovanni Paolo II e per pochi – fortunatamente – di Benedetto XVI, ha pensato di dire la sua anche sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, affermando a riguardo che «E’ necessario riconoscere le unioni delle persone dello stesso sesso, perché ci sono molte coppie che soffrono perché non vedono riconosciuti i loro diritti civili; quello che non si può riconoscere è che questa coppia sia un matrimonio».

Purtroppo la sua non è una voce isolata:
già Mons. Paglia – presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (quale famiglia, verrebbe da chiedersi a questo punto) – si è recentemente espresso con termini simili e anche l'Avvenire sembra allineato su posizioni analoghe, così come ci ha ricordato oggi Riccardo Cascioli sulla Nuova Bussola Quotidiana.

Qualcuno di voi si aspetterà forse ora un duro j'accuse, un moto di indignazione. Ma purtroppo, almeno al momento, ciò che prevale in me è la rassegnazione, la disillusione. Tutto ciò infatti non mi sorprende e non dovrebbe stupire nessun cattolico dotato di senso critico. Le dichiarazioni di simili e autorevoli prelati e la timidezza (nella migliore delle ipotesi) del quotidiano della Cei sono infatti tradimenti a cui siamo ormai abituati e che spesso molti "conservatori" giustificano a prescindere, lanciandosi in sperticate interpretazioni pro bono di qualsiasi sparata. Sono tradimenti dettati, la maggior parte delle volte, dalla solita logica del male minore, a sua volta ispirata dalla convinzione che, di fronte alla modernità che avanza, la Chiesa deve pur concedere qualcosina per non essere travolta e, magari, per mantenere qualche privilegio del tutto mondano.

Mentre in Francia decine di migliaia di persone sfilano ogni settimana, non senza beccarsi qualche manganellata, contro il disegno di legge che riconoscerà il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'adozione di figli da parte delle coppie gay, Oltretevere c'è chi si permette di nicchiare e di formulare capziosi distinguo ("unioni-civili-sì-matrimoni-no"), facendo oltretutto carriera. Secondo l'informatissimo Vatican Insider, l'ex cerimoniere sarebbe infatti prossimo ad essere nominato arciprete di San Pietro.

In tutto questo, Roma, come pensa di procedere? Sappiamo bene (il papato di Benedetto XVI ce lo ha insegnato, purtroppo) che il Pontefice ha spesso le mani legate quando si tratta di sanzionare esemplarmente qualche prelato chiacchierone. Ma stavolta la misura è forse colma e una presa di posizione si rende necessaria. Non vogliamo passare per i soliti integristi "che desiderano insegnare il mestiere al Papa", ma – ad esempio – anche un solo saluto, un augurio agli attivisti della Manif Pour Tous basterebbe a isolare provvisoriamente certe componenti del corpo episcopale.

E magari, successivamente, si potrebbe evitare di piazzare certi personaggi negli snodi chiave della Curia. Ad esempio, mi è stato detto che la nunziatura apostolica in Costa d'Avorio non è al momento ricoperta da nessuno. Clima favoloso, paesaggi incontaminati: un posto ideale per il buen retiro di qualche ex cerimoniere. 



 

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