30 maggio 2013

Il curioso caso dei liberali omosessualisti

di Alessandro Rico
Quand’è moda è moda, cantava Gaber. Ora è moda l’omosessualismo, e per non accodarsi a Vendola il centrodestra ha pensato di giocare d’anticipo. Prima Bondi ha confessato di non capire l’ostilità dei cattolici al riconoscimento delle unioni gay. Poi Giancarlo Galan ha presentato una proposta di legge, per equiparare coppie di fatto a coppie sposate. Eppure Galan è uno di quelli cui piace definirsi liberali, tipo il krugmaniano Berlusconi o il «liberal-montanelliano» Travaglio. Ma cosa c’è di liberale nella solita geremiade sull’ingerenza del Vaticano? Forse che Locke, quando parlò della Chiesa come una società privata di uomini liberi, con ciò intendeva ridurla al silenzio? Cosa c’è di liberale nel pensare che lo Stato debba prendersi la briga di far diventare uguale quel che uguale non è, due conviventi e due persone sposate?

Ilaria Pisa, su questo stesso blog, ha già ampiamente dimostrato che la maggior partedei diritti rivendicati dalle coppie di fatto esistono già. Non ci ripetiamo. Sorprende, però, la dichiarazione di Galan: «Lo Stato crea diritti e regolamenta doveri». Sarà che, come lamentava Bruno Leoni, nei Paesi di civil law si finisce col convincersi che ogni forma di vita vada «normalizzata» per via legislativa; sarà semplicemente che Galan ha dato fiato alla bocca senza riflettere. Però sembra che la sua affermazione abbia poco di liberale e molto di hobbesiano, quasi che le obbligazioni nei confronti della comunità preesistano al potere politico, mentre i diritti individuali siano una generosa elargizione del Leviatano. Transeat, non facciamo i pignoli sulle definizioni. Ora, la Costituzione, se piace, deve piacere pure quando parla di famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio». La chiave di volta della questione sta proprio in quell’aggettivo «naturale»: la legge positiva s‘innesta su un sistema di regole e istituzioni sociali che si è sviluppato spontaneamente e stratificato nei secoli. La legge non crea un bel niente, la legge scopre l’ordinamento giuridico «vivente».

Un liberale, per definizione, si fida più dell’esperienza accumulata che dei burocrati. Non pensa che lo Stato sia sufficientemente savio da distruggere gli ordini sociali spontanei sostituendoli con diritti di nuova creazione. Qui s’incontrano giusnaturalismo e utilitarismo, diritto razionale e spontaneismo, sinderesi e razionalismo evoluzionista. Uno Stato liberale non cancella le differenze «naturali», frutto cioè del processo di evoluzione culturale, in cui è depositata molta più saggezza di quanta ne possiederà Sandro Bondi in tutta una vita. Esso riconosce quel che già esiste: un’istituzione fondata, per dirla con Hegel, su matrimonio, patrimonio ed educazione dei figli (volutamente trascuriamo la dimensione sacramentale, che ai cosiddetti laici può non interessare). Lo Stato liberale è uno Stato di principi e non ha bisogno di inseguire la moda, «creando» per via legislativa l’uguaglianza tra il matrimonio e il fatto che due persone vivano sotto lo stesso tetto e magari dormano nello stesso letto. A chi sarà dato il privilegio di essere coppia di fatto? I coinquilini all’università rientrano nelle grazie di Galan? O costui si riserva un’ispezione rettale, per verificare che davvero ci sia anche del tenero?

Curiosi, questi liberali del PdL. Si contrappongono alla cultura cattolica, si preoccupano dei diritti civili, ma ragionano da keynesiani, vivono di spesa pubblica, non sentono l’esigenza di battersi perché nuovi settori del mercato siano aperti alla concorrenza. L’unica cosa cui bisogna fare concorrenza è la famiglia. Dire che non c’è differenza tra compagno e marito, de facto abolire il matrimonio (non ha senso conservare istituti giuridici diversi che significano la stessa cosa). E magari sostituire il welfare familiare e il principio di sussidiarietà, con un liberalissimo Stato sociale alla scandinava. Creare il diritto a nuove forme di relazioni sentimentali, ma non preoccuparsi se un commerciante non può aprire e chiudere il suo negozio quando diavolo vuole. Caro Galan, pensa un po’ di meno alle nostre lenzuola e un po’ di più alle nostre tasche.
 

9 commenti :

  1. Purtroppo l'articolo, benchè animato da rette intenzioni (difendere la verità sull'omosessualità) inganna il lettore.
    Lo stato liberale, quale è uscito dalla Rivoluzione francese, rivoluzione moderna per eccellenza, è fondato sulla 'volontà della nazione'. Dunque il liberalismo è pro-omosessualità (e pro matrimonio gay) se lo lo sono la maggioranza dei cittadini. E' vero che i liberali classici non erano omosessualisti, ma non lo erano neppure i nazisti e i comunisti: questo che dimostra? Dimostra solo che c'è stato un degrado della fede e della morale tanto che oggi un Bondi di centro destra propone cose che mai avrebbe approvato un Togliatti o un Berlinguer. Ma non dimostra affatto che il liberalismo sia un buon sistema. Esso in realtà è il fondamento ideologico e politico di tutte le aberrazioni moderne, come spiega bene il Magistero cattolico dalla Rerum novarum ai tanti documenti sull'omosessualità pubblicato sotto GPII. Uno stato liberale, svincolato dalla legge morale per definizione, sarà sempre a rischio di abortismo, omosessualismo, nichilismo come insegna sia la dottrina sia la storia.

    EMR

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    1. Sintesi perfetta, caro EMR. Grazie.

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  2. Carl Schmitt detestava l'appiattimento sul punto di vista "contemporaneo". Infatti tendenzialmente libero e indipendente può dirsi solo colui che osserva distaccato ciò che il suo tempo reclama. Cosa certamente difficile, ma non impossibile, per il politico di professione. Un liberale classico (che si oppone alla creazione di nuovi diritti per via legislativa) questo lo sa'.
    Ma si dà il caso che alcuni politici di destra non reggano a lungo lo sforzo necessario, vuoi per incertezze culturali di fondo, vuoi per convenienza, vuoi per frustrazione e correlato desiderio di portare a casa quell'attestato di correttezza politica che solo la sintonìa col "contemporaneo" può garantire.

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  3. Uno stato liberal invece fa quello che fanno gli altri stati liberal.

    Quale sarebbe la definizione specifica di Stato liberal? Basta fare qualche esempio no?

    Non è forse liberal lo stato francese? quello inglese? o quello spagnolo? O magari quello canadese o norvegese? o danese? Tutti liberal eccome.

    Lo stato russo invece che liberal magari lo è di meno come è evidente prende direzioni differenti, così come l'arabia saudita dove vige un regime teocratico (e la pena di morte per la sodomia omosessuale).

    Liberal e tradizione non sono affatto sinonimi e far finta che lo siano non risolve la questione; lo stato liberal segue la moda eccome, se la moda è "liberal".

    Galan poi da coerente "liberal" alla moda non pensa nè alle nostre lenzuola nè alla nostre tasche pensa liberamente alle sue tasche e magari pure alle sue lenzuola e tra qualche mesetto verrà fuori che
    è di quei liberal in stile santanchè (lesbica alla moda) o in stile cecchi paone (gay pederasta) o magari è liberal alla capezzone (bisex), stanno finendo i tempi liberal alla berlusconi
    che da ancien liberal non disdegna nè le nipotine di mubarak nè le esperte meretrici di puglia.

    Lo stato liberal si evolve, purtroppo.

    Monaldo

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  4. "Liberale": il corrispettivo destrorso del sinistrorso "radical chic". Tutte e due cose da ricchi annoiati.
    Potrei sbagliarmi, ma questa è la mia sensazione.

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  5. In questi casi forse conviene rifarsi alla distinzione crociana tra liberale e liberista.

    daouda

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  6. Pur concedendo che è dubbio che con "liberalismo" si possa intendere una ideologia unitaria e intimamente coerente e che il termine è carico di sfumature semantiche e ideologiche diversificate, è certo che un "liberale" vero non possa che essere a favore del divorzio, dell'aborto, dell'eutanasia, dell'omosessualismo e via aberrando. Quindi, non è affatto "curioso" che il liberale Galan si sia espresso in quel modo. E, di grazia, non mi si citi von Mises, von Hayek, Einaudi, Croce, Novak o Leoni. Friedman junior, coerente con il pensiero del padre Milton, è a favore della droga libera. Una vero liberale sostiene tutto ciò che non contrasti con la libertà di scelta e di mercato. Altrimenti è un conservatore, non un liberale. Le radici del liberalismo stanno nell'individualismo e nel libertinismo. Per questo i saggi teologi dell' '800 sostenevano che "Il liberalismo è peccato".

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    1. mi trovo a quotare Silente.

      la vera meraviglia è sul perché un liberale non dovrebbe essere a favore del matrimonio gay

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    2. L'agenda omosessuale, cose si sa', è promossa da quella poderosa e incontrollabile macchina da guerra post-politica costituita dalle agenzie ONU e dalle commissioni dell'Unione Europea. Un potere egemonico coercitivo che non risponde a nessun elettorato di base, protetto dal network del progressismo mondiale legato primariamente a un radicalismo da Bloomsbury group.
      Se si ritiene normale che un liberale possa adottare quell'agenda, allora c'è da chiedersi quale "libertà" abbia in mente questo liberale, non certo quella "libertà dallo Stato legiferante" (e conseguente tutela degli usi e delle consuetudini) che ha sempre caratterizzato la politica in cui si intersecano le idee dei conservatori e quelle dei liberali di destra (e occasionalmente anche dei socialdemocratici).

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