07 maggio 2013

I deliri in rosa di Boldrini & co.

di Marco Mancini

Doveva essere, come il precedente, il governo della sobrietà: il caso di Michaela Biancofiore, trasferita dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione per alcune incaute affermazioni sugli omosessuali, pareva esserne la conferma.

 Ma, come accade nella Fattoria degli animali di Orwell, non tutti gli animali sono uguali: alcuni sono più uguali degli altri e possono esternare in libertà. A dettare la linea è stata la presidente della Camera Boldrini: in un delirante colloquio con Concita De Gregorio, ha sollevato il problema delle offese e delle minacce che, soprattutto da qualche tempo a questa parte, le vengono rivolte sulla rete.

Inserendo nello stesso calderone le battute becere, il tema del c.d. femminicidio e le minacce a mezzo web, l’ex paladina dei diritti umani arriva alla conclusione: “so bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela”. Cosa voglia proporre la Boldrini con questo solenne monito, non è chiaro. Già oggi, infatti, è possibile perseguire chi commetta reati attraverso la rete. Ma la Boldrini replica: “non posso denunciarli tutti individualmente: è un’arma spuntata”. Allora, che si fa? Nella migliore delle ipotesi, si tratta del velleitario obiettivo di dichiarare guerra alla stupidità umana, che è sempre esistita ma nella piazza virtuale risulta amplificata: vaste programme, avrebbe commentato il generale de Gaulle. Nel peggiore dei casi, invece, quanto suggerito dalla presidentessa della Camera somiglia a una polizia del pensiero, proprio di stampo orwelliano: non passerà molto tempo che anche commenti come questi finiranno sotto l’occhiuta vigilanza reclamata dalla Nostra.

Seguendo l’esempio dell’inquilina di Montecitorio, anche le ministre più inutili del governo Letta si sono sentite autorizzate a esternare, per ottenere il loro quarto d’ora di celebrità. Dapprima è stata la volta della ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge, già al centro di una fondamentale querelle lessicale che ha tenuto occupate per qualche giorno le prime pagine dei quotidiani: nera o di colore? Nera e fiera di esserlo, ha sentenziato lei, con un’affermazione che sembra legittimare le speculari menate dei suprematisti bianchi. La Kyenge, dunque, ha deciso di battere il ferro finché è caldo: si discuta subito lo ius soli, vale a dire l’immediata concessione della cittadinanza italiana a chiunque nasca nel nostro Paese, turisti compresi. Immediatamente è partita la grancassa mediatica di regime, come al solito fondata sulla menzogna che, ripetuta mille volte, diventa verità: la legge sulla cittadinanza “ci avvicina all’Europa”, ha affermato un gruppo di parlamentari del PD. Ignorano, o fingono di ignorare, che in Europa lo ius soli esiste praticamente solo in Francia, vediamo con quali risultati. Sia chiaro: si può anche condividere la necessità di snellire le procedure per l’acquisizione della cittadinanza da parte di tutti i ragazzi che vivono nel nostro Paese e si sentono già pienamente italiani, ma la questione va discussa con serietà, senza criminalizzare le posizioni avverse.

Veniamo infine a Josefa Idem, ministro delle Pari opportunità. L’olimpionica di origine tedesca, che aveva minacciato di lasciare l’Italia all’indomani delle elezioni ma poi non ha disdegnato di accomodarsi su una poltrona del Consiglio dei ministri accanto agli esponenti del centrodestra, non ha voluto essere da meno rispetto alla sua collega congolese, né rispetto alla Boldrini: subito una task force contro il femminicidio, vera emergenza dei nostri tempi, frutto di una “subcultura che è necessario sradicare”! La violenza contro le donne, commenta la sacerdotessa del nuovo culto Concita De Gregorio, è una “colpa collettiva”, come l’Olocausto. E se qualcuno afferma il contrario, è già pronta la patente di negazionismo: siate tutti pronti a subire i rigori delle leggi Mancino prossime venture.

Tutto questo succede mentre l’Italia è in recessione dal terzo trimestre del 2011, le imprese chiudono, i lavoratori vanno a casa o si suicidano. Di questo la sinistra italiana non si preoccupa. Del resto, Enrico Letta lo scrisse anni fa: bisogna essere pronti a morire per Maastricht. E lo faremo, statene certi. In compenso, avremo le nozze omosessuali, la psicopolizia e la task force contro il femminicidio. Ne sentivamo il bisogno. Questa è sobrietà. 
 

4 commenti :

  1. Che peccato, questo sito era così bello.
    Con questo articolo la Boldrini vi farà chiudere.

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    1. Maria Carmen Spano7 maggio 2013 22:33

      Non credo proprio. Non è un reato dire la verità.

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  2. Maria Carmen Spano7 maggio 2013 22:31

    Marco Mancini ha scritto un articolo moto duro che denota fermezza e determinazione nelle sue affermazioni e che, soprattutto dice la VERITA'.
    Congratulazioni!

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