19 maggio 2013

La buona morte come soluzione finale?

di Giulia Tanel

I Radicali colpiscono ancora. Sono pochi, hanno una percentuale di elettorato risibile, eppure hanno i mezzi di comunicazioni e le risorse economiche giuste, che permettono loro di incidere sulla mentalità comune. Facendo danni.
L’ultima trovata è la diffusione, da parte dell’Associazione Luca Coscioni di un video choc dal titolo “La scelta di Piera”, studiato ad hoc per lanciare la raccolta di firme della campagna “Eutanasia legale”.

Presentiamo un estratto di frasi pronunciate da Piera Franchini nel video in cui narra la sua scelta di recarsi in Svizzera per porre fine alla propria vita il 29 novembre del 2012, all’età di settantacinque anni.

Il filmato esordisce con la frase: “Io sono morta il 13 di aprile”, ossia il giorno della diagnosi. Piera non riesce ad accettare la malattia e consulta diversi specialisti: “Ne parlai con un altro medico. Disse: ‘Io non posso aiutarti, però c’è la possibilità che tu lo possa fare andando in Svizzera’. E così cominciai ad interessarmi via internet su questa possibilità…”.
“Le strade mi portano alla fine della vita – prosegue Piera nel video – e allora perché non scegliere la via meno dolorosa? Che mi fa paura anche quella… Però io non ho dubbi, non voglio più soffrire. Diventa una sofferenza fine a se stessa, che non giova a nessuno. […] Per quale motivo io devo soffrire fino a morire? […] Chi può arrogarsi il diritto di dire e di fare questo? Chi? Se non io? Io, io, la mia vita, la mia morte… io, decidere di me”.

Piera si reca dunque in Svizzera, decisa a porre fine alla propria vita. Nel video racconta che dopo un colloquio atto a capire le motivazioni della sua scelta e ad assicurarsi che non fosse istigata da qualcuno, la clinica l’ha sottoposta a delle visite mediche.
Concluso questo iter, la persona è libera di scegliere se e quando morire: un’équipe di medici è infatti a disposizione del paziente, affinché siano eseguite le sue volontà…
Se si decide per la morte, conclude Piera, “danno da bere una bibita e poi uno si addormenta… si addormenta… e basta”.

Questo filmato, della durata di soli tre minuti, è il condensato dell’ideologia determinista, edonista e assolutamente priva di regole nella quale siamo immersi: la vita è nostra, spetta a noi decidere se vivere e morire; la sofferenza non ha alcun senso, è puro masochismo; dopo la morte non vi è nulla, semplicemente tutto finisce…
Che tristezza vivere con uno sguardo così ristretto! E che bello, al contrario, abbandonarsi ad un disegno più grande, entro al quale non sono risparmiate le sofferenze e le difficoltà, ma dove la pienezza è garantita!
 

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