06 maggio 2013

"Narrar degli uomini, parlar di Dio": incontro con Giovanni Lindo Ferretti

di Luigi Corsello

C’era una volta un bambino, cresciuto nell'Appennino Reggiano da una madre rimasta giovane vedova che lavorava 18 ore al giorno per far campare i figli, i suoi, la suocera e il cognato malato. Un bimbo che dormiva nel lettone della nonna, come tanti bimbi hanno fatto, e che prima di coricarsi recitava le preghiere nel latino maccheronico ma pieno d’amore e fede di prima del Vaticano II. C’era un bimbo a cui la nonna insieme alle preghiere insegnò l’esame di coscienza, a prendere su di sé le proprie responsabilità, a comprendere le proprie colpe, a leggere la propria vita, il bene e il male, con coscienza.

Questo bimbo crebbe e andò a studiare in città dai preti, ci fu il Concilio, a Messa si cominciarono ad usare le chitarre, “e se invece della Messa devo sentirmi un concerto beat preferisco andare ad un concerto vero”, e allora cominciò a sentire i Nomadi, l’Equipe 84, cominciò ad ascoltare la musica di quegli anni.
E conobbe la politica, l’ideologia, la rivoluzione, credette che l’uomo può creare il paradiso in terra con la sua volontà, militò in Lotta Continua, andò a fare la Rivoluzione in Portogallo, viaggiò, viaggiò tanto, andò a Berlino e lì creò un gruppo punk e già cominciò il suo lungo viaggio verso casa, il ritorno a quel bambino che diceva le preghiere con la nonna, il ritorno alla fede. Grazie alla musica, grazie a quel gruppo, che pure aveva un nome così rivoluzionario, così apparentemente lontano da quella casa.
E da questo cuore in viaggio, in uno dei tanti ritorni verso casa, quella fisica, non ancora quella interiore, all'improvviso sgorgò una preghiera e quel bambino, ormai diventato un adulto, man mano capì sempre di più che c’è altro, che quell'altro preme dentro di sé.

Continuò a viaggiare, visitò i paesi del socialismo reale ormai alla fine dei loro giorni, vide il vuoto di quel mondo, vide il “paradiso in terra” per quello che realmente era, un inferno di miseria morale e materiale, e ristrutturò ancora la sua vita: fondò un nuovo gruppo e viaggiò ancora e ancora, e poi ne fondò ancora un altro, un gruppo il cui nome era ancora una volta programmatico come lo erano stati i due precedenti, i P.G.R. (Per Grazia Ricevuta), e viaggiò ancora, fino a quando un bel giorno tornò a casa, e stavolta tornò per restarci. Nella casa fisica, ma anche in quella del cuore, in quella della fede, ricostruì la sua stalla, la sua abitazione, cominciò a prendersi cura dell’anziana madre malata e intraprese il suo viaggio più lungo, il viaggio più lungo che un uomo possa fare, quello verso il confessionale…

Quel bambino, ormai diventato quasi anziano, grazie all’opera di padre Maurizio Botta e di Andrea Monda ieri sera è venuto a trovarci a Roma all’oratorio di Santa Maria in Vallicella, meglio nota a tutti i romani come Chiesa Nuova, a raccontare la sua storia con uno sguardo timido e quasi impaurito, a infonderci tante piccole perle di saggezza dette con la leggerezza di chi crede d’essere solo un ignorante, che dice sciocchezze lapalissiane; e forse così era un tempo, ma oggi quelle sue parole dette con modestia hanno lo stesso effetto del fulmine, che taglia in due il cielo all’improvviso.

E con questa leggerezza ci ha ricordato che il Paradiso in terra non può essere creato dagli uomini, perché quando si esclude Dio l’uomo non rimane certo solo, anzi, perché è il Maligno ad affiancarglisi e ad assisterlo nelle sue opere: non importa se il sogno del Paradiso in terra provenga “da destra” o “da sinistra”, perché la Rivoluzione è, in sé, dissoluzione. Ci ha ricordato che la Tradizione è un bene inestimabile, e che una volta persa stop, è morta, inutile tentare di riportarla in vita in maniera posticcia perché ormai si è interrotta, si è interrotto quello che davvero è la Tradizione: il tramandarsi di generazione in generazione una fede, un amore, un modus vivendi, una serie di conoscenze, di affetti. Ci ha ricordato che il nostro vero dovere è quello verso il nostro parente, il nostro vicino di casa e poi via via verso gli altri, i più esterni. Ha sgridato noi, uomini di città, per la nostra mania di esser sempre più interconnessi, che in verità ci rende sempre più soli. Ci ha ricordato la bellezza della preghiera, dell’amore per Dio, del Pater-Ave-Gloria, lui che nel corso della sua storia ha anche conosciuto l’abominio della bestemmia ridotta a intercalare. Ci ha parlato di quanto è orrendo il mito della sempiterna gioventù, di quanto sia necessaria l’educazione dei figli, oggi sempre più assente, e ci ha parlato di come i figli dei suoi amici cerchino lui quando devono chiedere consiglio su qualcosa, non certo per sentirsi approvare - già sanno che lui li rimprovererà, al contrario di quanto fanno i loro genitori che giustificano tutto -, ma è proprio questo che gli adolescenti da sempre cercano: qualcuno che cerchi di contenere la loro esuberanza, di mostrar loro i pericoli della voglia di rischio, dello sfidare la morte. Il limite tra il bene e il male, insomma, ciò che i genitori di questa generazione destrutturata non danno più.

Ci ha salutato, alla fine, cantando una preghiera duecentesca a Maria, la Madre di noi tutti, con quella voce stordente e splendida che da sempre lo contraddistingue.

Quel bambino si chiama Giovanni Lindo Ferretti.
 

9 commenti :

  1. Che grande GLP.
    La cosa peggiore è vedere tutti quelli che apprezzavano il vecchio GLP, quello di "Millenni" o "Mi ami" che sputano sul nuovo GLP: venduto, rincoglionito, vigliacco...

    Non riescono a capire che la conversione è libertà e che adesso GLP è infinitamente più libero di quando era anarcocomunista.

    Bel post, ciao

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  2. La conversione in articulo senectutis è un classico dei peggio comunisti.

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    1. come disse quel terrorista palestinese

      "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per 99 giusti che non han bisogno di conversione"

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    2. Gli è che i veri comunisti ce l'hanno nel DNA la conversione senile, è programmatica. Se non si convertono non sono veri comunisti ma volgari orecchianti, sient'ammè.

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  3. Ma chi sarebbe GLP? Scritto quattro volte!! Nemmeno il nome corretto.

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    1. Anonimo, se la ricorda quella storia della luna e del dito? :-)
      Orazio Pecci

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    2. @ Orazio Pecci
      Quando il dito indica la luna ma l'indicante dice che è una nuvola, non penso di avere di fronte un saggio.

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  4. La "conversione" di Ferretti è più che altro un facile argomento per gli articoli delle riviste musicali o per la facile apologetica. Ferretti non si è mai convertito, perché quello che dice adesso lo diceva anche prima, cambiava solo l'oggetto della sua venerazione ed è probabile che fra qualche anno cambi nuovamente. La spiritualità di Ferretti è grosso modo proprio questo, la ricerca di un oggetto di venerazione, un tempo era il socialismo, poi fu l'intimismo quasi monacale, dopo la malattia fu la tradizione, l'autenticità e la purezza mistica, localismo storico e astorico, da cui l'inevitabile apprezzamento per la Fede dei padri. I fans di Ferretti non l'hanno capito a suo tempo. Dice il suo chitarrista Giorgio Canali "quello che Giovanni ha detto io lo so da venti anni, siete voi che vi fate distrarre dal buco nero dei suoi occhi…" ed è vero. A Ferretti stava comoda la poltrona di papa del punk bolognese, anche quando si è reso conto che fra lui e il suo pubblico c'era un grosso fraintendimento. A differenza di altri che hanno subito messo le mani avanti, come Guccini, per chiarire come stavano le veramente cose, Ferretti ha continuato ad alimentare l'equivoco, perché l'equivoco manteneva le vendite e i biglietti dei concerti. Quando la vacca era stata spremuta, Ferretti riformava il suo gruppo e partiva per la fase graduale e successiva: CCCP, CSI, PGR. A Ferretti si può o meno perdonare la venialità, ma non lo sfruttamento del cliché della conversione repentina, perché non c'è mai stata davvero una conversione e lui lo sa, a volte lo dice anche, ignaro delle sue contraddizioni. La conversione è un evento straordinario che non si dovrebbe avvilire per ragion di mercato. E fa molta rabbia sentire Ferretti elencare da Ferrara un bignamino di catechismo. E vedere il buon Ferrara avallare docile certe cretinerie di Ferretti quasi fosse un Dottore della Chiesa. Da Giuliano mi sarei aspettato più attenzione. E attenzione a fare di Ferretti il nuovo alfiere della vera fede, perché se c'è una carattaristica costante di Ferretti è proprio l'incostanza del suo oggetto d'amore (non mi riferisco a voci di una presunta omosessualità) e non mi sorprenderei a ritrovarlo, fra dieci anni, neognostico o seguace della teosofia.

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  5. Va bene tutto, ma da cristiani dovremmo sapere che solo Dio conosce il cuore degli uomini.
    Qui troppa gente gioca a far Dio, mi pare.

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