08 maggio 2013

"Non ho l'età": quando dal Corriere scompare la pedofilia


di Emidio Iorio
Premessa: chi scrive trova detestabile il diffuso bamboccionismo lessicale per cui giovani esseri umani fino ai trent’anni e passa sono abitualmente definiti “ragazzi” anziché “uomini”. Si potrebbe fare un bel po’ di sociologismo spicciolo su questa orribile abitudine, e la decadenza dell’occidente, la post-adolescenza consumistica, la sindrome di Peter Pan, o tempora o mores, ma skippiamo a pie’ pari tutto questo e andiamo al dunque. 

Pochi giorni fa, girando sul sito del Corriere, mi imbatto in questo articolo:

Più che il contenuto, è il titolo a meritare qualche veloce osservazione.
A fondo pagina si apprende che il pezzo è stato pubblicato sul sito del Corriere della sera il 4 maggio 2013, ma è stato modificato il 5 maggio. Chi scrive ne ha preso visione il 5 maggio, perciò non ha potuto sapere in cosa differisse la versione originale. L’autore è “redazione online”, cioè ignoto.
Frasi degne di nota:

 «il conservatore Nigel Evans è stato arrestato dalla polizia perché è sospettato di aver abusato sessualmente di due uomini ventenni tra il luglio del 2009 e il marzo del 2013»

 «L'esponente conservatore è stato accusato dalle presunte vittime, due uomini di circa venti anni, di averne stuprato uno e di aver abusato sessualmente dell'altro».

Domanda: ma di cosa stiamo parlando? I due accusatori avevano vent’anni all’epoca dei fatti, oppure li hanno adesso? Nel secondo caso ciò vorrebbe dire che nel 2009 le vittime avevano intorno ai 16 anni, che potrebbe voler dire 17 o addirittura 15. Insomma non stiamo parlando solo di uno stupro, ma di un vero e proprio abuso su minore.
Tuttavia, possiamo notare che la parola che in molti stanno pensando, la “P” word, insomma sì la pe-do-fi-li-a, nel testo non compare affatto. Eppure si tratta di un termine che in altre occasioni la redazione online del corriere ha usato spesso e volentieri. Anzi, come si vede, l’articolo è reticente perfino nel far capire l’età precisa degli accusatori.

Domande malpensanti:

1. Siccome il garantismo vale per tutti o per nessuno, e meglio tutti che nessuno, ci si augura per Nigel Evans che le accuse risultino infondate. Che sia gay è, per questo aspetto, fattore ininfluente. Chi scrive apprezza il condizionale usato dalla redazione del Corriere (“avrebbe abusato”, non “ha abusato”). Ma perché a via Solferino non sempre usano il condizionale per le inchieste in corso? Perché, per altri processi che sarebbe lungo ricordare in dettaglio, il condizionale è diventato un indicativo?

2. Perché in questo caso, e solo in questo caso, la redazione usa il termine “uomini” per indicare giovani esseri umani? Eppure una rapida ricerca online permette di osservare che la medesima redazione di regola usa il termine “ragazzi” per definire esseri umani di 23, 25, perfino 30 anni, come si può evincere da pezzi tipo questo (23 anni), questo (25 anni), questo (30 anni), oppure quest'altro (ancora 30 anni).

3. In definitiva, è malpensante chi scrive a sospettare che, se l’accusato non fosse stato gay, forse il tenore dell’articolo sarebbe stato alquanto diverso? Che magari la parola omessa avrebbe fatto capolino? Che forse si considera deplorevole mettere “pedofilia” nella stessa frase vicino alla parola “gay”, quando invece per altri vocaboli (chessò, “prete”) stanno bene affiancate?

Come direbbe un giovane politico da poco scomparso prematuramente: a pensar male si fa peccato...


 

2 commenti :

  1. E' come quel ragazzo che denunciava padre e compagno del padre che lo violentavano da bambino, ma siccome si trattava di gay in Inghilterra lo ignoravano per non far arrabbiare la lobby gay

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  2. è normale che si scriva "uomini" per una persona di 20 anni vittima di un reato sessuale, perché l'età del presunto stuprato è discriminante nella fattispecie penale.

    sull'età delle presunte vittime al momento del fatto, a me sembra un banale articolo scritto col culo. occorrerebbe comunque sapere sotto quale età, in inghilterra, fa scattare l'accusa di pedofilia.

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