04 giugno 2013

Cosa succede a Istanbul?

di Andrea Virga
Visti i miei interessi in ambito geopolitico, ho seguito fin dall’inizio le notizie provenienti dalla Turchia. Una breve intervista [link: www.granews.info/content/turkish-revolution-interview-andrea-virga ] chiestami da Natella Speranskaya, del sito Global Revolutionary Alliance, mi ha costretto ad approfondire e analizzare la situazione. Va premesso che è ancora presto per trarne delle indicazioni certe, specie per quanto riguarda il futuro. Tuttavia, ci sono già dati sufficienti per tracciare, almeno a grandi linee, gli scenari possibili. Mi sento quindi di poter ribadire quanto già affermato nella suddetta occasione.

Come spesso accade, i tumulti in Turchia si sono espansi da una piccola protesta ambientalista in Istanbul fino ad una rivolta nazionale, con centinaia di migliaia di partecipanti. Le violente reazioni da parte delle autorità hanno solo dato vita ad una coalizione spontanea di forze antigovernative, in marcia nelle strade. Le ragioni della rivolta stanno principalmente nella crescente intolleranza verso l’islamizzazione della società turca da parte di Erdogan, come pure per la sua politica estera di sostegno ai ribelli islamisti in Siria. I partiti d’opposizione, dal kemalista CHP (Partito Popolare Repubblicano) alle formazioni nazionaliste e comuniste, si sono uniti alle proteste, all’apparenza senza scontri intestini. Le filiali delle banche e delle multinazionali straniere sono state vandalizzate, il che suggerisce la presenza di forze anticapitaliste e antiglobalizzazione. D’altra parte, le forze di polizia civili e militari sono state coadiuvate apertamente da militanti ed elettori dell’AKP (Partito per lo Sviluppo e la Giustizia), con l’effetto di confermare i manifestanti nelle loro posizioni antigovernative. Comunque, anche nel partito di governo, sono stati sollevati dubbi riguardo alla brusca condotta da parte delle forze di sicurezza e alla risposta di Erdogan alla crisi.

Se guardiamo a questo conflitto da una prospettiva più ampia, geopolitica, va notato che le Forze Armate Turche, storicamente il principale sostegno ad una posizione atlantista, sono state indebolite dalle politiche di Erdogan. D’altra parte, la sua cosiddetta dottrina “Neo-Ottomana” in politica estera, che consiste nel promuovere la Turchia come la nazione islamica guida nel Medio Oriente, è chiaramente vista con ostilità dalle forze d’opposizione. Tra di loro, mentre ci sono forze che potrebbero assumere una linea eurasiatista, come i nazionalisti laici panturanisti o i comunisti antimperialisti, le posizioni liberali e democratiche sono probabilmente più ampiamente rappresentate. Infatti, media e politici, sia europei che americani, hanno cominciato a mostrare un po’ di sostegno ai manifestanti turchi, nel nome dei diritti umani e della democrazia. Sicuramente, proveranno a mantenere la loro influenza sull’opposizione.

Almeno al momento, Erdogan non sembra sicuro riguardo alla sua posizione. Potrebbe scegliere di farsi da parte, lasciando la sua carica ad un altro membro dell’AKP, o potrebbe provare a resistere, facendo forza, col risultato di peggiorare la situazione e rischiare un conflitto civile, senza essere certo della fedeltà delle Forze Armate. La sua caduta potrebbe costituire un’occasione per le forze atlantiste per instaurare una Turchia laica e socialdemocratica, capace di sganciarsi dalla sconfitta islamista in Siria, e che miri all’integrazione in Europa, restando un valido alleato della NATO nel Medio Oriente, più affidabile di prima. Ad ogni modo, ci sono possibilità anche per le forze d’opposizione effettiva. Anche una Turchia neo-kemalista, relativamente moderata, potrebbe essere persuasa più facilmente a fare affidamento sulla Russia e sull’Iran per una cooperazione nella regione.

In più, dal nostro punto di vista, è il caso di vedere quali ripercussioni ciò possa avere sulla libertà religiosa in Turchia. Nel Paese, sono presenti pochissimi cristiani di rito orientale (circa 80.000, tre quarti dei quali Armeni), più qualche migliaio di protestanti e cattolici latini. In teoria, Greci e Armeni sono minoranze religiose riconosciute che godono di particolari diritti (come scuole proprie), e la laicità dello Stato, opera di Kemal Ataturk, consente sia la libera espressione del culto, sia il proselitismo (libertà rara nel Medio Oriente), pur limitando l’ostentazione di simboli religiosi nei luoghi pubblici, analogamente a quanto avviene in Francia. Tuttavia, le minoranze cristiane hanno spesso subito ostracismo e discriminazioni, culminati a volte in fatti di sangue come l’assassinio del sacerdote italiano Don Andrea Santoro (5 febbraio 2006), del giornalista armeno Hrant Dink (19 gennaio 2007) e la strage di tre cristiani a Malatya (18 aprile 2007). Le ragioni di ciò vanno ricercate non solo nell’islamismo, che durante il governo dell’AKP ha ripreso forza, peggiorando la situazione, ma anche nel nazionalismo turco, ostile nei confronti delle minoranze etniche e religiose, in particolare quelle autoctone, superstiti ai terribili genocidi perpetrati un secolo fa.


Per questo, un’eventuale sconfitta di Erdogan dovrebbe far diminuire la pressione sui Cristiani in Turchia, oltre ad avere ripercussioni positive anche sulla Siria, dove la Turchia ha dato grande sostegno politico agli insorti islamisti, massacratori di Cristiani. D’altra parte, la società turca resta sufficientemente conservatrice per impedire una vera e propria deriva progressista. Nondimeno, bisogna ricordare che in Turchia, la laicità non è sinonimo di tolleranza verso le minoranze etnoreligiose, dato che è tipica anche del nazionalismo, il quale include addirittura frange anti-islamiche e neopagane. Inoltre, occorre constatare che le minoranze cristiane sono troppo piccole per avere un peso politico in sé. Infine, va tenuto conto del fatto che i diritti dei cristiani non sono davvero una priorità per l’Occidente, ma al massimo un pretesto per i propri interventi. Purché si tengano presenti questi caveat, va comunque ammesso che il quadro generale lascia intravedere un miglioramento, seppur limitato, della situazione.
 

12 commenti :

  1. fateme capì na cosa: se il popolo si solleva contro la re-islamizzazione, ri-ottomanizzazione del paese siete contrari? o è positivo? perchè, ovviamnte, potrebbe succedere che dal super neo-sultano erdogan si passa a quelli che vogliono il califfato a Istambul? se non è così fate due pesi e due misure perchè la Siria di Assad la sostenete.
    Metteteva la testa d'accordo. In sostanza perchè per la Siria di Assad fate valere l'autodeterminazione dei popoli, bella parola che ci avrebbe portato ad un impero nazista, mentre i turchi stanno a fa e mossette per un parchetto...

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    1. Io leggo: "per questo, un’eventuale sconfitta di Erdogan dovrebbe far diminuire la pressione sui Cristiani in Turchia, oltre ad avere ripercussioni positive anche sulla Siria, dove la Turchia ha dato grande sostegno politico agli insorti islamisti, massacratori di Cristiani".
      A me pare una posizione chiara.

      Io non credo che si sia di fronte ad una rivoluzione nazionale in senso proprio; sarebbero diverse le dichiarazioni di Kerry (http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/03/turkey-protests-us-voices-concern) e dell'ambasciatore statunitense in Turchia (http://www.turkishweekly.net/news/151071/us-ambassador-ricciardone-39-s-message-on-protests-in-turkey-repeated-for-second-time-in-two-days.html), che sono invece indicative se non di un appoggio alla protesta, almeno di un tentativo di avvicinarsi a quella massa eterogenea (né solo di ambientalisti del parchetto né solo di laicisti né solo di nazionalisti) che riempie le strade turche. Perdere un alleato come Erdogan sarebbe un brutto segno, appoggiarlo incondizionatamente anche davanti a quelle immagini un segno ancor peggiore. Le cancellerie occidentali si sono già mosse spingendo il presidente Gül, certamente di posizioni più moderate rispetto al primo ministro, ad inserirsi nel flusso mediatico per mediare tra governo e manifestanti. Putin è stato il più cauto: non essendo ancora chiara la situazione, ha bacchettato sia Erdogan che la piazza.
      La rivolta turca non può esaltare un antiatlantista, ma un poco di piacere lo si prova; perlomeno sposta lo sparafango mediatico dalla Siria ad un suo nemico.

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  2. In Iran succede, regolarmente, anche di peggio; e non è cambiato nulla, per ora; è probabile che gli under 30 di tutto il Medioriente vogliano la stessa cosa: la nostra società sazia e disperata; perché pur segnata da Satana è attraente e stimolante, mentre voi dovreste aver maggior rispetto per Recep, e non solo per l'amicizia con silvio vostro prima che mettesse le mani addosso alla figlia al di lei banchetto nuziale, ma perché è un tradizionalista, un conservatore, uno con amicizie pericolose, insomma il prototipo del vostro politico ideale, e condividete con lui le medesime opinioni su libertà sessuale e personale.
    p.s. Attenzione ad Asad, geopolitico in erba: difende i cristiani perché vuole unire le minoranze contro la maggioranza sunnita; e ha l'aiuto di Putin, di Ahmadinejād e di Nasrallah: tutta bella gente, dalle evidenti virtù cattoliche.

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    1. «voi dovreste aver maggior rispetto per Recep, e non solo per l'amicizia con silvio vostro prima che mettesse le mani addosso alla figlia al di lei banchetto nuziale, ma perché è un tradizionalista, un conservatore, uno con amicizie pericolose, insomma il prototipo del vostro politico ideale, e condividete con lui le medesime opinioni su libertà sessuale e personale.»

      Ci leggi da così tanto tempo e ancora non hai capito nulla di come la pensiamo? Non depone a tuo favore... :)

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    2. ma se voti forza nuova, amoruccio: cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano?

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  3. tre cristiani sono una strage? e due?

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    1. http://www.treccani.it/vocabolario/strage/

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  4. «Putin, di Ahmadinejād e di Nasrallah: tutta bella gente, dalle evidenti virtù cattoliche.»

    <3 Massimo Onore a tutti e tre!

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    1. ognuno ha gli eroi che si sceglie

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    2. Francesco Mastromatteo4 giugno 2013 23:19

      e ognuno ha le palle che s merita. Tu ne hai poche, visto che ti nascondi

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    3. aaahhhhhh no, ne ho due e belle grosse
      me le fai gonfiare tu ogni volta che tiri fuori 'sta storia.

      Si possono far post anonimi? allora li scrivo
      non si possono fare più? mi invento un nickname.

      non ti pare di essere un po' monotematico?

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    4. but andrew, dear,
      per fortuna che di fascistelli innocui è piena la capitale, perché in altri posti ed in altri momenti qualcuno ti aprirebbe nuove prospettive, agapimo.

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