06 giugno 2013

Il caso Cucchi e il cortocircuito giustizialista

di Marco Mancini

La sentenza di assoluzione degli agenti di polizia penitenziaria accusati di aver pestato Stefano Cucchi ed aver così contribuito al suo decesso ha suscitato un vespaio di polemiche. Riepiloghiamo brevemente la vicenda: il 15 ottobre 2009 il giovane era stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti e sottoposto così a custodia cautelare. Nei giorni seguenti, le sue condizioni di salute peggiorarono vistosamente e le visite mediche alle quali fu sottoposto registrarono la presenza di ecchimosi e fratture alla mascella e alla colonna vertebrale. Mentre i genitori tentavano inutilmente di ottenere le autorizzazioni necessarie per fargli visita, il giovane fu ricoverato infine presso il reparto detenuti dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove morì sei giorno dopo il suo arresto.

Fin qui i fatti, che lasciano aperte una serie di domande. Quei traumi sul corpo di Cucchi sono il segno di un pestaggio? Se sì, è stata opera degli agenti che lo tenevano in custodia? L’eventuale pestaggio ha avuto un ruolo nella morte del giovane? Perché ai familiari non è stato concesso di vederlo nei suoi ultimi giorni di vita? Perché i medici e gli infermieri sono stati così negligenti e hanno sostanzialmente lasciato correre la situazione, fino all’irreparabile? E’ vero che fu lo stesso giovane a rifiutare cure e alimentazione, con il risultato che il suo peso passò in pochi giorni da 43 kg a 37 kg?

A queste domande ha cercato di dare delle risposte la Corte d’Assise. Per quanto concerne il pestaggio, la discussa perizia ordinata dai giudici non ha sciolto il nodo in maniera decisiva, lasciando anzi aperta anche l’ipotesi di una caduta accidentale e negando la presenza di “elementi che facciano propendere per l’una piuttosto che per l’altra dinamica lesiva”. L’esito di tale perizia, insieme ad altri elementi che diverranno chiari solo con la pubblicazione delle motivazioni, ha spinto la Corte ad assolvere gli agenti di polizia penitenziaria dai reati che venivano loro addebitati, vale a dire lesioni e abuso di autorità. Sì, perché in queste ore si dimentica una cosa: la morte del giovane non era stata imputata ai poliziotti neanche in sede di rinvio a giudizio. Assoluzione è stata decretata anche per gli infermieri; i medici, invece, sono stati considerati dai giudici colpevoli di omicidio colposo e sono stati gli unici a essere condannati.

Vespaio di polemiche, dicevamo. Lasciando da parte la scontata reazione della famiglia Cucchi e del pubblico presente in aula, il coro d’indignazione è stato quasi unanime, eccezion fatta per Carlo Giovanardi, che da sempre sostiene – spesso con toni francamente discutibili – l’innocenza degli agenti, e di pochi altri. Tutti gridano alla “malagiustizia”, tutti criticano i giudici e parlano di trattamento di favore per gli agenti, tutti parlano di vergogna di Stato.

E’ effettivamente increscioso che un cittadino trattenuto in custodia dai pubblici poteri sia morto in circostanze poco chiare: su queste ultime andrebbe fatta piena luce. Non c’è bisogno di ricordare gli eccessi e gli abusi, spesso accompagnati da una relativa impunità, ai quali ci hanno spesso e volentieri abituato le forze dell’ordine. Tra gli altri, ricordiamo il caso di Nanni De Angelis, pestato durante e dopo l’arresto e “suicidato” nella sua cella un paio di giorni dopo. Per la verità, ricordiamo anche che, in quel caso, “Repubblica” era stata molto più conciliante con le forze dell’ordine: si era trattato – scrisse – di una “botta in testa”, ma De Angelis “non era ferito” e comunque, “in questi casi, la prassi che viene seguita non è certamente ispirata alla più rigorosa tutela della salute degli arrestati”. E’ possibilissimo, dunque, che una cosa simile sia accaduta nel caso di Cucchi e che gli agenti siano stati volutamente protetti. Ma possiamo affermarlo con certezza? Tutti quelli che si pronunciano con tanta sicumera sulla vicenda conoscono i fatti più e meglio dei magistrati che hanno studiato le carte, letto le perizie e analizzato il tutto nei minimi particolari? Non è effettivamente possibile che non vi fossero elementi sufficienti per la condanna degli agenti?

L’impressione è che al discutibile atteggiamento delle autorità si sia contrapposto da parte della famiglia e della “società civile” mobilitatasi sul caso un teorema accusatorio che è ben presto divenuto dogma indiscutibile, con l’obiettivo di affermare la colpevolezza degli agenti di polizia, a prescindere da qualsiasi altra considerazione. I poliziotti sono divenuti assassini per definizione e sono diventati servi del potere sia i giudici che li hanno assolti che i politici che li hanno difesi. Anche in questo caso ha trovato libero sfogo la logica della tifoseria, insieme alle pulsioni anti-statuali, radicali e protestatarie tanto diffuse nel nostro Paese, da destra a sinistra.

La furia giustizialista alla caccia dei colpevoli, tuttavia, in questa vicenda ha registrato una sorta di cortocircuito. Va bene la forca per i poliziotti, ma con i magistrati come ci regoliamo? Non erano da difendere sempre e comunque? Non bisognava sempre applaudire i comunicati sindacali dell’ANM e invitare a “rispettare” le sentenze”? No, o almeno non sempre. Le sentenze vanno rispettate quando fanno comodo, schifate se invece contravvengono allo schema ideologico attraverso il quale si legge la realtà. I giudici sono eroi se condannano Berlusconi, ma diventano servi se non condannano gli “sbirri assassini”. E il garantismo vale solo per i tossicodipendenti e i compagni: i politici marciscano pure in carcere senza processo, poi si vedrà. L’impressione, insomma, è che a smuovere tante acque non sia stata tanto la pietà umana per il povero Stefano Cucchi, né l’amore per la verità, ma – come spesso accade – la logica del partito preso e della faziosità politico-ideologica.

La sentenza Cucchi non soddisfa il requisito della giustizia sommaria, non strizza l’occhio al manicheismo, ma discrimina tra le persone e le situazioni; non pretende di riscrivere la storia, ma solo di accertare le responsabilità penali sulla base di un giusto processo. Per questo è violentemente contestata; per questo, forse, si tratta di una buona sentenza. O forse no. Si continui dunque a ricercare la verità, senza trattamenti di favore per alcuno. Ma, da una parte e dall’altra, si cessi di sovrapporre ad essa i propri pregiudizi. 
 

12 commenti :

  1. L'ipocrisia di questo blog si riassume tutta nell'ultima frase di questo articolo, più fazioso e rosicone di un qualsiasi articolo di Repubblica...

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  2. E poi è davvero vomitevoli anche solo leggere il nome di Berlusconi in questo Articolo. Cucchi è stato assassinato sa un sistema che non ha funzionato. E mi pare che tanta giustizia non gli sia stata fatta. Ed è stato assassinato per cosa? detenzione di droga?
    Berlusconi delinque da quando respira e lo farà finché respirerà. La sua criminalità è provata e la lista lunga e disarmante. Insomma niente in confronto alla detenzione di droga di un ragazzino. Eppure mi pare che sta a piede libero e continua a fare festini a base di coca e minorenni.
    Discorso qualunquista e populista? Forse... ma i fatti restano.

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    1. Eccoci qua... la lingua batte dove il dente duole.
      Consiglio, comunque, un corso di logica elementare, oltre che l'assunzione di un po' di bromuro. E un dizionario della lingua italiana, per ripassare il significato delle parole "ipocrita" e "fazioso".

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    3. paolopancio07 giugno 2013 13:39

      Dolce marco senza zuccheri aggiunti
      ti aspetto e attendo la tua reazione misurata ed equanime e ispirata alla terzietà quando la cassazione si esprimerà o il tribunale di Milano o quello di molte altre città si esprimeranno su silvio tuo caldo caldo.
      A presto, tesoro.

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    4. Forse non hai capito che di Berlusconi non me ne frega niente. L'esempio mi serve per descrivere la mentalità di una certa parte del Paese, che come vedi è stata puntualmente confermata dai primi commenti all'articolo. Ma tu guarda se devo essere io, che sono anti-liberale per eccellenza, a spiegarvi come deve funzionare lo Stato di diritto. E al tempo stesso (ma qui è più decisamente il mio campo) a spiegarvi come esso sia in buona misura un grande imbroglio.

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    5. eppure scommetterei qualche prosecco che quando silviotuo sarà condannato - prestissimo - leggeremo qualcosa in merito al"le sentenze (che) vanno rispettate quando fanno comodo, schifate se invece contravvengono allo schema ideologico attraverso il quale si legge la realtà."
      Ecco, love of my life, se rispetterai la sentenza evitando di ricorrere all'ideologia con cui leggi la realtà prometto di non rivolgermiti al femminile come al solito, per almeno qualche post.
      Bye, dear.

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    6. Come avrai notato, nessuno di noi ha commentato la sentenza in cui B. è stato condannato per frode fiscale: l'accusa è verosimile e oltretutto non conosciamo le vicende processuali.
      Ti informo sin da ora, invece, che considero il processo Ruby una cosa demenziale. Quindi è possibile che ci scriva qualcosa. Come vedi, sono più obiettivo di quanto pensi. Forse mi hai scambiato con la tua vecchia zia che guarda sempre il TG4.

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  3. Grazie per aver ricordato il caso di Nanni De Angelis. Potevate anche ricordare che Nanni, militante di destra, era stato arrestato per risibili accuse di natura ideologica - perché di destra, appunto - e "suicidato" in cella. Nessun risalto mediatico, nessuna lacrimevole e zuccherosa intervista ai familiari, nessuno scandalo, nessun processo ai secondini. Ma Nanni era solo un militante di destra, non un drogato né uno spacciatore di droga...

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    1. Per la verità l'articolo qui sopra lo dice, che Nanni De Angelis fu "suicidato" in cella.
      Grazie anche da me per averlo ricordato.
      Orazio P

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  4. Mi pare che in questo palleggio giudici-poliziotti, abbiate dimenticato i solo che ci sono andati di mezzo, i medici. Si è preteso di dimostrare che siano stai colpevoli, senza tener conto
    a) delle manovre dilatorie e polveroni che i detenuti attuano nei confronti dei medici, accettando e rifiutando cure e ricoveri per mero calcolo processuale b) delle condizioni di rischio letale a cui sono esposti organismi compromessi dall'uso di sostanze.

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  5. Onore e stima al camerata Marco!

    EMR

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