03 giugno 2013

La patacca del femminicidio

di Alfredo De Matteo


Non passa giorno che i mass media non riportino, con dovizia di particolari, fatti di cronaca apparentemente legati al cosiddetto femminicidio: strage annunciata, mattanza, violenza di genere sono solo alcuni dei termini utilizzati per descrivere un fenomeno che è divenuto il paradigma della presunta oppressione fisica, psicologica e culturale che l’uomo esercita sulla donna fin dagli albori della civiltà. Gli organismi internazionali premono affinché gli Stati varino delle norme che conducano alla cosiddetta parità dei diritti e che considerino quella sulle donne una forma di violenza e di prevaricazione più grave delle altre.
Recentemente, la Camera ha approvato all’unanimità la Convenzione di Istanbul del maggio 2011 contro la violenza sulle donne e il femminicidio. Per un’analisi critica del documento rimando il lettore ad un articolo apparso su Corrispondenza Romana dal titolo : “Primo passo del Parlamento Italiano verso l’ideologia delgender”. In questa sede, tenterò di mettere in evidenza il substrato filosofico e culturale che sottende l’ideologia femminista allo scopo di inquadrare meglio il problema attualissimo del femminicidio, sgombrando il campo dalle menzogne che su di esso vengono propagandate.

Il femminismo ha pervaso completamente la cultura e le leggi tanto che si assiste, già da diversi decenni, ad un processo di femminilizzazione della società all’apparenza inarrestabile. Tale processo ha portato alla marginalizzazione della figura maschile in quasi tutti gli ambiti, soprattutto quelli lavorativo e familiare, con tutte le conseguenze che essa comporta, in primis la disgregazione dell’istituto familiare. Leggi come l’aborto ed il divorzio sono il frutto di una precisa volontà politica e culturale che, scientemente, tende ad assecondare i diktat delle influenti lobby femministe. Tutto ciò al servizio di una mentalità anticristiana che ha come obiettivo quello di espungere Dio dalla vita sociale attraverso la squalificazione dell’uomo e dell’autorità che esso rappresenta. Tale mentalità tende inevitabilmente ad esacerbare la conflittualità tra i sessi (connaturata alla condizione umana a seguito del peccato originale dei nostri progenitori), sia perché l’uomo si sente privato della dignità e spogliato delle sue caratteristiche peculiari, sia perché la rivoluzione femminista porta con sé, necessariamente, l’esaltazione parossistica della donna e la conseguente denigrazione dell’uomo, di modo che si inneschi un circolo vizioso in cui la contrapposizione ideologica alimenti la guerra tra i sessi e  viceversa. La marginalizzazione dell’uomo e del suo ruolo nella società si traduce, tra l’altro, in un aumento della violenza contro le donne, la cui incidenza a livello statistico viene gonfiata ad arte allo scopo di porre in atto ulteriori politiche vessatorie e discriminatorie contro l’uomo, generatrici a loro volta di nuove escalation di violenza.
In effetti, le leggi anti-uomo che le femministe hanno voluto per “proteggere le donne” hanno portato al raddoppio degli omicidi familiari, come dimostrano inequivocabilmente i dati del Ministero dell’Interno, in base a cui gli omicidi familiari erano meno di cento nel 1992 mentre oggi sono, per l'appunto, quasi raddoppiati. Si tratta spesso di uomini ridotti alla disperazione da calunnie e sentenze filo femministe, i quali arrivano ad uccidere e poi a togliersi la vita nel 41% dei casi. Infatti, secondo fonti giudiziarie l’80% delle accuse contro gli ex mariti risultano false e sono usate come ricatto nei loro confronti.

Malgrado ciò, i dati OMS mostrano che l’Italia ha uno dei più bassi tassi di omicidi di donne in Europa; viceversa è il paese europeo con il massimo squilibrio di genere negli omicidi, essendo le vittime prevalentemente di sesso maschile (tra il 70 e l’80%).
Per molti anni fonti autorevoli quali il Consiglio d’Europa e Amnesty International hanno sostenuto che la violenza maschile sarebbe la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, tesi in base a cui sono stati erogati cospicui fondi attraverso la raccomandazione 1582 del Consiglio d’Europa, mentre i veri dati della banca mondiale mostrano che omicidio e violenza colpiscono solamente l’1% di tale popolazione. In Italia, ogni anno, si verificano circa 160 omicidi di donne contro i 600 degli uomini e tenendo conto del fatto che muoiono circa 270.000 donne, gli omicidi costituiscono lo 0,06% delle cause di morte femminili!
Per di più, la violenza contro gli uomini è una realtà in costante aumento, anche se essa non viene mai menzionata dagli organi di informazione, tanto da essere divenuta un vero e proprio disturbo psichiatrico da cui è affetto un numero sempre maggiore di donne. La violenza psicologica è quella più utilizzata dal genere femminile e si esprime prevalentemente attraverso forme di rifiuto e di denigrazione del partner sia a livello privato che pubblico. La violenza femminile è spesso giustificata ed approvata socialmente mentre un padre violento viene allontanato dai figli e definito un cattivo genitore. Fiction, film e programmi televisivi contengono spesso immagini di aggressione verbale o fisica delle donne sugli uomini nonché di inversioni dei ruoli, in cui i posti di potere e di comando sono ricoperti da personaggi  femminili autoritari ed aggressivi mentre quelli minori da personaggi maschili sottomessi. La violenza delle donne sui mariti è un fenomeno che dilaga in tutto il mondo tanto che negli Stati Uniti la percentuale di grave violenza fisica tra partner è stata attribuita, nel 2004, per il 35% ai maschi e per il 30% alle donne. C’è da considerare inoltre che gli uomini quasi mai denunciano i maltrattamenti subiti, primo perché provano vergogna e profondo senso di colpa, secondo perché non esistono luoghi deputati a raccogliere le loro denunce né tantomeno istituti pubblici come quelli adibiti specificatamente a difesa delle donne.

Le battaglie per il raggiungimento della cosiddetta parità dei diritti (tendenti in realtà alla sopraffazione e non all’uguaglianza di genere) sono viste di buon occhio da una consistente porzione dell’universo sia maschile che femminile. Il femminismo è penetrato in profondità anche in ambito cattolico al punto che sono sempre più insistenti e sfacciate le richieste di “adeguamento” della Chiesa Cattolica al presunto cambiamento del comune modo di intendere il rapporto tra i sessi, richieste provenienti sia ad intra che ad extra della Chiesa stessa. In realtà, il femminismo affonda le sue radici nel processo rivoluzionario e attraverso di esso mira al sovvertimento dell’ordine naturale e cristiano, in odio a Dio ed alla Chiesa. I Vangeli, il Magistero e la Tradizione ci illuminano circa il giusto rapporto tra l’uomo e la donna che non può e non deve essere meramente egualitario ma semmai complementare, come ci viene magnificamente indicato dall’apostolo Paolo nella controversa lettera agli Efesini, uno dei passi più chiari della Sacra Scrittura eppure più travisati e male interpretati (Ef 5,1-2a.21-33):

"Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi.  Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;  il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo.  E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,  per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola,  al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.  Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa,  poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!  Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito."
 

11 commenti :

  1. figura maschile marginalizzata in ambito lavorativo?

    ma in che paese vivi?

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  2. "esacerbare la conflittualità tra i sessi (connaturata alla condizione umana a seguito del peccato originale dei nostri progenitori)"

    tu credi davvero alla storia della costola, della mela e del serpente?

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  3. E tu davvero non credi alla naturale conflittualità dei sessi? :D

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    1. sì alle elementari eravamo sempre a fare maschi contro femmine.

      poi verso i 14-15 anni mi sono fatto più furbo

      ma ho sempre ritenuto la storia del serpente e della mela una favola. voi no?

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Dunque femminicidio colpa del femminismo, che mira al sovvertimento dell’ordine naturale e cristiano?
    Sarebbe da rileggere la "MULIERIS DIGNITATEM".
    Io credo piuttosto che l'innalzamento della soglia di violenza, in tutti gli ambiti, derivi proprio da una progressiva perdita di pietà, "pietas", chiamatela come volete. Senza dimenticare che moltissime atrocità vengono compiute sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, ma questo i media non lo ribadiscono abbastanza.

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  6. Ha ragione Alfredo: il femminismo aumenta, oltre che la violenza, specie psiclogica ma anche giuridica della donna sull'uomo (sentenze al 99% favorevoli alle donne vs. gli uomini, aborto deciso sole da Lei, etc.), anche la violenza opposta. Violenza infatti chiama violenza. E se l'uomo è ingiustamente discriminato in tanti ambiti oggi, esso tenderà a farsi giustizia da sè. Solo parlare di femminicidio (come se fosse una categoria diversa e più grave che il semplice omicidio) è già una infame discrinazione anti-maschile. Non parliamo dei divorzi in cui le donne usano del loro potere contro i mariti (come dimostra bene l'avv. Massimiliano Fiorin, "Finché la legge non vi separi", ed. S. paolo) e spesso a danno dei figli. Il femminismo è violenza e proprio la dottrina cattolica si oppone ad esso, al gender, e all'uguaglianza assoluta dei ruoli che, per volontà di Dio, non ci sarà MAI!

    EMR

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  7. La marginalizzazione dell'uomo in ambito familiare è più che evidente: basta ricordare che per l'infame legge 194 il padre del bambino non conta nulla visto che la decisione di abortire spetta alla madre soltanto. Quella in ambito lavorativo poggia su dati oggettivi e soggettivi. Mi spiego: l'idea di chi scrive è che la parità lavorativa tra uomo e donna (ossia medesime opportunità in ogni ambito lavorativo, pari retribuzione e via discorrendo) non è auspicabile per una serie di motivi che rimandano al buon funzionamento della famiglia e dell'intera società. L'uomo è più adatto a ricoprire ruoli esterni mentre il contrario è per la donna, soprattutto in virtù del suo ruolo di madre. Difatti, tali prerogative naturali sono difficilmente eliminabili malgrado gli sforzi immani dell'odierna società relativista (le differenze continuano a sussistere perché sono connaturate al genere umano). Malgrado ciò, le rivendicazioni femministe spalleggiate dai mass media e messe in atto dalle scellerate politiche dei governi nazionali e sovranazionali (vedi le cosiddette quote rosa) hanno sensibilmente ridotto le distanze, tanto che in America, notizia di non molti mesi fa, le donne hanno praticamente raggiunto gli uomini in termini di livelli occupazionali. In Europa stiamo seguendo questa strada visto che non si può formare una giunta,ad esempio, se in essa le donne non sono sufficientemente rappresentate. Il risultato è la clamorosa negazione dei valori cui si ispirano le democrazie: la meritocrazia. Dunque, seppur l'uomo continua a mantenere un vantaggio esso si assottiglia sempre di più e non per cause, per così dire, naturali bensì grazie a provvedimenti ad hoc. Questa è, secondo il mio modesto parere, la marginalizzazione dell'uomo in ambito lavorativo, ossia un raggiro ideologico teso a destabilizzare la famiglia e la società. A.D.M.

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    1. non è che se avete una collega più brava di voi ed avete paura di una competizione con lei ad armi pari dovete per forza inventarvi la balla del "buon funzionamento della famiglia e dell'intera società" e alle "prerogative naturali difficilmente eliminabili"..

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  8. Caro anonimo, non ho paura a confrontarmi ad armi pari. Ma le armi non sono affatto pari perché io non posso usufruire, ad esempio, di nessuna quota "azzurra"...

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  9. caro, se fai una banale statistica sul sesso dei consigliere di amministrazione di società quoatate (giusto perché è facile trovare i dati) noterai che non hai alcun bisogno di alcuna quota azzurra.

    peraltro le "quote rosa" si applicano solo a casi marginali della carriera

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