01 giugno 2013

Un Campari con ... TUUM

a cura di Ilaria Pisa

Il progetto imprenditoriale TUUM, fabbrica manifatturiera di gioielli, nasce a luglio 2009 al confine tra Toscana e Umbria. I due fondatori, Michele Alberti (classe 1970) e  Simone Finocchi (classe 1973), sono entrambi cresciuti a Sansepolcro (Arezzo), città nota per custodire preziose opere di Piero della Francesca e per essere stata terra di pellegrinaggio di San Francesco d'Assisi, cui venne donato l’eremo di Montecasale. Abbiamo avuto l’opportunità di porre loro qualche domanda.

Tuum, una parola fortemente evocativa per un cattolico: santificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, diciamo nel Pater… Totus Tuus era il motto monfortano del Beato Giovanni Paolo II. Come mai l’avete scelta per la vostra azienda?

Sulla scelta del nome, come del resto sull'intero progetto, hanno influito in modo importante alcune coincidenze molto particolari. La percezione che le nostre creazioni si sarebbero rivolte ad un numero importante di persone ci stava guidando, per necessità di renderci intelligibili a più destinatari possibili, ad utilizzare un nome in lingua inglese... ma poi, leggendo e rileggendo il messaggio impresso in rilievo sulla nostra prima produzione, ci siamo ritrovati davanti agli occhi “TUUM”, come una spontanea rivelazione. La chiave del nostro lavoro era già là! TUUM, tuo, quindi di tutti.

Come impresa, vi siete dotati di una Carta dei Valori. La legislazione e la prassi dell’ultimo decennio ci hanno abituati a “codici etici” di varia cogenza, adottati da enti o imprese private come autoregolamentazione e/o pubblica dichiarazione d’impegno; il ruolo della vostra Carta qual è?

Fare impresa non è cosa semplice, in particolare in Italia, dove purtroppo la burocrazia da un lato, dall’altro le tentazioni “malvagie” che si offrono all’imprenditore, sono una sintesi del malessere economico che viviamo. In più, per fare impresa è necessario affidarsi ad altre persone, occorre delegare, coinvolgere, avere fiducia... per il bene di tutti noi abbiamo quindi voluto fortemente questa Carta dei Valori, “forma e sostanza” di un progetto nato per gioco, ma ispirato ad un messaggio di grandissimo valore. Ci siamo fermati a sette (rispetto, libertà, alterità, solidarietà, responsabilità, legalità, creatività); forse potevamo aggiungerne altri, ma la nostra maturità interiore all’epoca ha prodotto questo. Sono una serie di concetti che ci permettano di ricordare chi siamo, da dove veniamo e dove vorremmo andare.

Nel vostro sito campeggia una bellissima citazione dall’Enciclica Sollicitudo rei socialis, scritta dal Beato Giovanni Paolo II nel 1987. La riporto: “Lo sviluppo non può consistere soltanto nell’uso, nel dominio e nel possesso indiscriminato delle cose create e dei prodotti dell’industria, ma piuttosto nel subordinare il possesso, il dominio e l’uso alla somiglianza dell’uomo e alla sua vocazione all’immortalità” (n. 29) Fa piacere constatare che la Dottrina Sociale della Chiesa non è ignota agli imprenditori: i fatti, a volte, lo farebbero supporre.

Grazie a Dio, sappiamo di non essere gli unici ad osservare con rispetto e sensibilità certi valori. Condividiamo l’amara riflessione che a volte, effettivamente, la prassi delle imprese non lo renda così evidente. Tuttavia in noi vive una profonda fiducia per un concreto cambiamento del settore: non dobbiamo dimenticare che si è sempre uomini, anche quando si fa impresa, e questo senso di umanità deve guidarci.

Nella medesima enciclica, il Beato Giovanni Paolo II constata che “accanto alle miserie del sottosviluppo, che non possono essere tollerate, ci troviamo di fronte a una sorta di supersviluppo, egualmente inammissibile, perché, come il primo, è contrario al bene e alla felicità autentica. Tale supersviluppo, infatti, consistente nell'eccessiva disponibilità di ogni tipo di beni materiali in favore di alcune fasce sociali, rende facilmente gli uomini schiavi del «possesso» e del godimento immediato, senza altro orizzonte che la moltiplicazione o la continua sostituzione delle cose, che già si posseggono, con altre ancora più perfette. É la cosiddetta civiltà dei «consumi», o consumismo, che comporta tanti «scarti» e «rifiuti». Un oggetto posseduto, e già superato da un altro più perfetto, è messo da parte” (n. 28). Anche i gioielli incarnano il pericolo descritto in questo passo? Non rappresentano essi un “superfluo” che rende schiavi, un avvicinamento a Mammona piuttosto che a Dio?

Al contrario, TUUM trova una delle sue massime espressioni e realizzazioni nella negazione della civiltà del consumo e del possesso. Ogni nostro prodotto nasce come dono, quindi gratuità; dono per l'anima, un dono potenzialmente perenne, un dono che ti accompagna nella vita e che ben si dispone al passaggio generazionale (di padre in figlio, da nonno a nipote). Abbiamo scelto il gioiello, un bene tanto strumentalizzato dal consumismo, e ne abbiamo fatto un’occasione di riflessione per chi lo vede. Grazie alla creatività (tipica di noi italiani!) siamo riusciti a valorizzare l’incontro tra la nobiltà del metallo, un “frammento di madre terra”, e la nobiltà del messaggio, dato che ogni gioiello riporta, impresse in rilievo, le parole del Pater, dell’Ave, dell’Angele Dei...

Questo ci porta alle vostre creazioni. Com’è nata l’ispirazione di “tradurre” la preghiera in un gioiello? Qual è il significato di “indossare” una preghiera (senza che ciò degeneri in esibizionismo o banalissima “tendenza”)? Mi permetto di citare ancora la Sollicitudo rei socialis: “L'«avere» oggetti e beni non perfeziona di per sé il soggetto umano, se non contribuisce alla maturazione e all'arricchimento del suo «essere»”.

Per noi, è molto bello pensare di aver dato gioia, e di continuare a darla, a migliaia e migliaia di persone che tra le mani hanno un gioiello che può contribuire alla maturazione e all'arricchimento dell’anima. Da quando lavoriamo in TUUM, ci sentiamo persone migliori.

Trovo particolarmente suggestivo che le fedi nuziali di vostra produzione rechino impressa la preghiera del Pater. Immagino questo sia spia di una concezione del matrimonio piuttosto diversa dal mainstream utilitarista-modaiolo che bada più alla lista dei regali e al regime patrimoniale, che al Sacramento.

Nella nostra fede nuziale, le parole del messaggio sono talmente piccole che è difficile leggerle, è un’autentica opera artistica di microscultura. Tuttavia sono lì, e rendono l’anello un tributo a quella preghiera, oltre che un omaggio all’impegno della persona che lo sceglierà per una promessa lunga tutta la vita. Crediamo che quelle parole siano scritte, in qualche modo implicito, anche in tutte le altre fedi... ma in quella di TUUM si possono “toccare”.

Mons. Piacenza, nel 2005, diceva “la bellezza non è fine a sé stessa, ma strumento e modalità di espressione dell’Essere. Ne è prova il fatto che la bellezza fine a sé stessa dopo poco si corrompe e delude. Invece, se mantiene la sua relazione all’Essere, si rinnova sempre”, in poche parole il tomistico “verum, bonum, pulchrum convertuntur”. L’arte orafa fa eccezione?

Anche il gioiello di TUUM, una volta indossato, porterà i segni del tempo... e sarà ogni giorno sempre più bello, perché sempre più “tuo”. Noi due non siamo orafi professionisti, ma persone “prestate” all'arte orafa per una “missione”. Sicuramente, nel campo dell’oreficeria, abbiamo sensibilizzato l'attenzione sul tema della bellezza non disgiunta dalla bontà.
 

12 commenti :

  1. Sono davvero bellissimi :-) diciamo che sono i gioielli che aspiro a portare al collo, da cattolica praticante non mi interessa altro :-) Grazie a Ilaria per il bellissimo articolo :-)

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  2. i gioielli sono lo sterco del demonio! dateci pane e lavoro invece.

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  3. sono a bocca aperta.

    da cattolico stra-moderato praticamente tendente all'agnosticismo inorridisco a vedere scritte, indossate ed ostentate (la pubblicità dell'azienda porta ad ostentare) testi di perghiere

    avrei immaginato, da un sito come il vostro dove si disquisisce del tipo di copricapo del pontefice, fuoco e fiamme su questa tuum.....

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    1. «da cattolico stra-moderato praticamente tendente all'agnosticismo»

      E allora che hai da rinfacciare ai cattolici veri? Pensa prima ad approfondire la tua fede, invece di fare il fariseo.

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    2. a me è parsa l'occasione per riflettere su a) la bellezza b) la DSC.
      questi gli intenti.

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  4. «inorridisco a vedere scritte, indossate ed ostentate (la pubblicità dell'azienda porta ad ostentare) testi di perghiere»

    E pensa che un tempo, la gioielleria cristiana comprendeva anche reliquie di Santi.

    Comunque, da che esiste l'uomo, questi si è sempre fatto gioielli (inizialmente d'osso, conchiglia ed altri materiali "poveri") non solo a scopo estetico, ma anche a scopo cultuale, rituale ed identitario. Questi ipocriti pauperismi à la page lasciano – come sempre – il tempo che trovano.

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    1. non avrei saputo dirlo meglio!!

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    2. @Ilaria Pisa
      "non avrei saputo dirlo meglio!!"
      e su questo non ci sono dubbi

      @Andrea Virga
      facile concludere un ragionamento quando a me è impedito - tramite censura - di argomentare

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  5. Ovviamente commenti offensivi (sono stati e) verranno censurati.

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  6. Non capisco la ragione delle critiche. Le croci in oro e le medaglie della Madonna sono sempre esistite. Ora ci sono anche le preghiere. Cosa ci sarebbe di diverso?

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