10 luglio 2013

Cuba cattolica, vista da vicino

di Andrea Virga

Allo sviluppo storico del cattolicesimo a Cuba dalle origini ad oggi, in particolare ai suoi rapporti con la Rivoluzione socialista, ho già dedicato un’analisi più ampia, pubblicata su PapalePapale (parte 1 e parte 2), alla cui lettura rimando. Questo articolo – si spera il primo di una lunga serie – è dedicato invece alla situazione attuale della Chiesa Cattolica nel Paese caraibico, vista da vicino. Chi scrive, infatti, si trova al momento all’Avana per motivi famigliari e di studio, ma vi aveva già viaggiato da turista nel 2009, percorrendo l’intera isola.

Per rendere chiaro fin da subito come la complessità e le contraddizioni di cui Cuba - per ragioni storiche e culturali - è ricca si riflettano anche in ambito religioso, può essere interessante partire confrontando tra loro due Messe, tenute in due quartieri differenti della Capitale, a cui mi è capitato di assistere.

Nel primo caso, si trattava del mio ultimo giorno all’Avana, domenica 9 agosto 2009, e avevo insistito per visitare il Santuario di Nuestra Señora de Regla, Patrona della città. La chiesa si trova nel quartiere popolare di Regla, situato sull’altro lato della baia dell’Avana, di fronte alla Habana Vieja. La chiesa è piuttosto grande, ad una sola navata. Lo stile è un semplice neocoloniale, senza troppi fronzoli. Al centro delle pareti laterali, compaiono a tre a tre, numerose statue di santi, mentre la statua della Virgen de Regla, ammantata d’azzurro, si trova nell’abside. Quando iniziò la Messa, fu subito evidente come quasi tutti i fedeli fossero negri o mulatti, in linea con la composizione etnica del quartiere. L’accompagnamento musicale alla liturgia consisteva in sonore percussioni, tali da fare ammutolire il più accanito fan nostrano delle chitarre da oratorio. La predica non era particolarmente memorabile, ma non vi furono comunque abusi liturgici di calibro europeo. Del resto, il cattoprogressismo occidentale che svuota le chiese coincide raramente col cattolicesimo popolare, all’apparenza eterodosso ma genuino nella fede.

Una nota di colore molto indicativa era costituita da due avvisi, affissi alle pareti. L’uno invitava i fedeli a non salutare i Santi durante le funzioni religiose. L’altro chiarificava come la Vergine della Regola fosse la Madre di Cristo e non corrispondesse all’orisha Yemayá. Entrambi si riferivano, infatti, alle pratiche religiose popolari legate ai culti afrocubani, quali il Palo e la Santería. Quest’ultima nasce dal sincretismo tra gli orisha (divinità pagane) del popolo nigeriano Lucumí (di ceppo Yoruba) e alcuni Santi della Chiesa Cattolica. Alla Virgen de Regla, patrona dell’Avana e protettrice dei marinai corrisponde, secondo i santeros, Yemayá, dea madre delle acque marine e delle tempeste. Da qui, la necessità per i sacerdoti cattolici locali di insegnare la retta dottrina, contrastando queste derive magico-superstiziose, che sono molto diffuse a Cuba presso la popolazione di origine africana, e non solo, anche se sono sempre state tradizionalmente malviste dalle classi elevate, tanto prima quanto dopo la Rivoluzione.

Tutt’altro tenore aveva invece la Messa della domenica scorsa, nel quartiere residenziale del Vedado, quello dei lussuosi alberghi e locali notturni, abitato dai ceti medi e alti della società cubana. La chiesa parrocchiale dei Servi di Maria fa parte di un convento di monache, e vi si celebra ogni mattina la S. Messa, frequentata dalla gente del luogo. L’edificio, comprendente anche un chiostro, è in stile neogotico, recentemente restaurato, e risale probabilmente all’inizio del XX secolo. L’interno della chiesa, a una sola navata, è illuminato da ampie vetrate illustrate con figure di Santi, ma è altrimenti piuttosto semplice. Sulla parete di fondo, a fianco del Crocifisso, ci sono le statue della Madonna con Bambino e di S. Chiara d’Assisi. La presenza di un buon impianto audio, con microfoni e casse, di una decina di ventilatori, ai lati della navata, e di un organo Hammond testimoniano la ricchezza di questa comunità.

Anche qui, la chiesa è piena di fedeli, ma sono quasi tutti bianchi, alcuni addirittura biondi (che in America Latina è, in genere, segno di appartenenza ad una classe sociale elevata). La Messa è celebrata senza creatività liturgiche, mentre i canti sono accompagnati dall’organo. Si osserva una forte attenzione da parte del celebrante all’aspetto didattico: oltre alle monizioni che introducono le Scritture, il sacerdote si dilunga in un’omelia chiara ma profonda sul concetto teologico di libertà, sottolineando l’importanza di conoscere la fede (cita il Padre della Patria cubana José Martí: «Essere colti per essere liberi») e scagliandosi contro la falsa libertà materialista. All’uscita della Messa, viene distribuito un opuscolo periodico, “Vida Cristiana”, pubblicato fin dal 1962 e diretto dal gesuita Padre Alberto Garcia Sánchez: contiene perlopiù notizie ecclesiali e brevi articoli di esegesi.

Come il lettore può osservare, la differenza tra queste due realtà riflette le diversità etnoculturali e sociali all’interno della società cubana. A questa diversità corrisponde quindi anche un differente rapporto con la religione cattolica, a seconda che si tratti dei discendenti dei coloni spagnoli o degli schiavi africani. I primi avevano un rapporto privilegiato con la Chiesa, tant’è che ancora all’alba della Rivoluzione la maggioranza dei sacerdoti e dei religiosi nell’isola provenivano dalla Spagna. I secondi erano stati spesso trascurati, anche dopo l’abolizione della schiavitù, e avevano conservato, sotto una patina di cristianesimo, gli antichi culti pagani. Ancora oggi la geografia religiosa dell’isola riflette questa divisione etno-sociale, per cui la percentuale di battezzati è minima (a partire dal 23,7%) nelle province povere dell’Oriente, come Santiago e Granma, popolate in ampia parte da negri, mentre è massima (fino al 71,8%) nelle province ricche del nord-ovest, come L’Avana e Matanzas, dove più alta è anche la concentrazione di discendenti dei coloni europei.

Perciò, tra i due ambienti, a parità di partecipazione popolare, cambia però l’approccio verso la fede, maggiormente devozionale nel primo caso, più intellettuale nel secondo. Ma in entrambi i casi si avverte una particolare attenzione da parte del clero verso l’educazione religiosa del proprio gregge secondo la retta dottrina, anche in modo da rimediare alla secolarizzazione dei decenni passati.
 

5 commenti :

  1. praticamente con 2 vacanze a cuba si ha la presunzione di poter descrivere la "cuba cattolica"

    sarebbe ridicolo, se il Virga non si prendesse tanto sul serio

    RispondiElimina
  2. http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4082

    RispondiElimina
  3. Praticamente con 2 commenti anonimi in internet si ha la presunzione di essere critici letterari.

    Matteo Donadoni

    RispondiElimina
  4. «Il Pil procapite potete trovarvelo in rete: Cuba è subito dopo la Bolivia (socialista) e prima dell'India (socialista): siamo quasi ai livelli di Haiti. I cubani hanno in pratica tutti lo stesso salario, corrispondente a ca. 25 euro mensili, che sono sufficienti ad acquistare i generi di prima necessità.»

    Uno che dice una cosa del genere mostra di non aver mai messo piede a Cuba.

    Questi disseminatori di menzogne che si spacciano per cattolici, riceveranno il prezzo della loro prostituzione all'imperialismo liberal-massonico yankee.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il solito sbruffoncello d'accatto, parolaio e affabulatore, che si permette di attribuire ad altri patenti di cattolicità. Vattene finalmente a Cuba, la terra dei tuoi sogni, vedremo se la realtà coincide coi villaggi Potemkin che ti hanno fatto visitare.

      Elimina