18 luglio 2013

Lo scrittore è "omofobo"? Boicottalo!

di Riccardo Facchini

Vi prego, ridatemi l'orsetto Knutt. Ridatemi le notizie idiote di cui erano infarciti i Tg fino a poco tempo fa. Oppure che so, una rapina in villa, un romeno cattivo, un "allarme sicurezza". Niente. Ormai se non parli di omofobia e femminicidio non crei hype. Omofobia e femminicidio, femminicidio e omofobia.

Oggi, dopo gli omofobi immaginari che avrebbero dato alla fiamme il Liceo Socrate a Roma, il titolo di omofobo della settimana spetta però a uno scrittore di fantascienza americano, tale Orson Scott Card. In Italia pochi lo conoscono al momento, ma tra un po' il suo nome sarà sulla bocca di molti visto che dal suo romanzo più famoso (Ender's Game) è stato tratto un film che si preannuncia già un successo.

Quali sarebbero la colpe dell'autore? Principalmente due: essere mormone e contrario ai matrimoni gay. Va bene, sulla prima possiamo anche essere d'accordo che sia una colpa. Ma la seconda "macchia" gli è bastata perché, negli Stati Uniti, gli fosse cucita addosso la lettera scarlatta dell'omofobo. Appena si è scoperto che Card – autore anche di sceneggiature per la Marvel e la DC Comics, un nome più che conosciuto dagli appassionati del genere – aveva le sue legittime e sacrosante opinioni circa il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il loro "diritto" ad adottare figli, i paladini-dei-diritti-gay-da-tastiera gli hanno scatenato contro una potenza di fuoco che manco fosse un Buttiglione o un Giovanardi. Primo risultato della caccia all'omofobo è stata la creazione della campagna Skip Ender's Game, una di quelle petizioni on line che fanno sentire i liberal tanto impegnati in politica.  

In pratica, il ragionamento di chi ormai vede omofobi pure al Gay Village è sostanzialmente questo: l'autore è contrario ai matrimoni gay, ergo è omofobo; essendo mormone devolve inoltre il 10% delle sue entrate alla sua chiesa; di conseguenza non possiamo finanziare gli omofobi. Chiaro no? E ridete poco voi, che comodi comodi in camera vostra state pensando "ah, i soliti esagerati". Qui ormai è in gioco la libertà d'espressione di chi, civilmente, si oppone a certi modelli. 

Una libertà compromessa prima dalla creazione di un clima culturale ostile, poi dall'invenzione di etichette ("omofobo") da utilizzare contro chi la pensa diversamente e, per ultimo, dalla nascita di leggi che puniscano con il carcere chi, evidenziando magari il primato della famiglia naturale, diffondesse «idee fondate sulla superiorità» di quest'ultima, rischiando così «la reclusione fino a un anno e sei mesi». 

Anime belle, il virgolettato – come ricordatoci dal nostro Giuliano Guzzo pochi giorni fa – è tratto dall'articolo 2, comma 1, lettera a, del disegno di legge contro l'omofobia in discussione dal 26 luglio alla Camera. Se ci tenete alla vostra libertà d'espressione, alzate la voce. Non ve lo chiedono i bigottoni di C&dM: ve lo suggerisce il buon senso.


 

3 commenti :

  1. Ottimo articolo e denuncia più che opportuna. Ma, tanto, ci sarà qualche imbecille in mala fede che, persino qui, difenderà l'attacco alla libertà di opinione, alla famiglia e alla legge naturale in nome dei "diritti dei gay".
    Sono libertari quando a loro risulta comodo ma, alla prova dei fatti, prevale l'anima stalinista. E, orwellianamente, lo fanno nel nome della "libertà" e dei "diritti civili", incuranti delle contraddizioni.
    D'altronde, Lenin non diceva: "tra la verità e la rivoluzione, io sto con la rivoluzione"?

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  2. Una piccola testimonianza.
    Un mio amico tempo fa si lamentava che in un videogioco (non saprei minimamente dire quale, visto che io non ne faccio uso) il sistema gli dava un bel po' di punti di penalità perché il protagonista (che evidentemente gestiva lui) dopo una battaglia ingaggiata e vinta contro i nemici, ha rifiutato le avances omo di un altro personaggio. La motivazione della decurtazione era roprio l'omofobia. Era fra il basito e l'inc...atissimo!!! "Non solo spendi soldi per il gioco, mi diceva, ma ti costringono pure a fare il ri....ione!!!"

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  3. Viva la libertà19 luglio 2013 11:20

    Sottoscrivo pure le virgole di questo articolo ed ormai penso che Theodore Kaczynski abbia ragione a proposito di quella che lui chiama "sinistra", cioè tutti quei movimenti che in nome di uguali diritti, lotta alle discriminazioni... in realtà vogliono prendere il potere e imbavagliare il dissenso.

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