04 luglio 2013

Lumen Fidei: un'enciclica "a quattro mani"?

di Paolo Maria Filipazzi

Ufficializzata per il 5 luglio 2013 l’uscita della prima Lettera Enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei. Il percorso che ha visto venire alla luce questo nuovo documento del Magistero è stato assai particolare, e merita alcune considerazioni.

Già Benedetto XVI aveva annunciato l’uscita di una nuova enciclica sulla Fede per il 2013. Quest’ultima, però, era ancora in fase di lavorazione al momento dell’annuncio della sua rinuncia. Questo aveva lasciato un punto interrogativo sul destino del lavoro iniziato e Padre Lombardi, in una conferenza stampa, non aveva escluso che quest’ultimo potesse uscire come opera personale del Papa emerito. Questo aveva indotto qualche osservatore attento a porsi più di un interrogativo in merito, nell’ambito delle numerose questioni ecclesiologiche e canonistiche sollevate in coincidenza della rinuncia. 

Già nel corso dei pontificati del beato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si era verificato un fenomeno nuovo, per cui ai documenti del Magistero promulgati dal Papa si affiancavano opere private di Karol Woityla e Joseph Ratzinger, pubblicate però quando questi ultimi erano già sul Soglio di Pietro e recando in copertina il nome “da Papa” dei rispettivi autori. Secondo alcuni questo avrebbe rischiato di minare sottilmente l’autorevolezza del Magistero, in un certo senso “accorciando le distanze” con le opere personali dei teologi privati. Lo scenario che si paventava in quel momento era ulteriormente problematico: uno stesso lavoro che, iniziato per diventare un’enciclica, avrebbe potuto finire pubblicato come opera privata. Per giunta, con l’autore a sua volta “degradato” da Papa a Papa emerito. Insomma, da atto di Magistero a opera di un teologo “qualunque” (absit iniuria verbis). Ci si chiedeva dove iniziasse e finisse l’ispirazione divina e se una simile situazione non finisse per operare pericolosamente nel senso della tanto paventata “desacralizzazione” del Papato.

Poi, il 24 maggio di quest’anno, il vescovo di Molfetta, monsignor Luigi Martella, in un articolo del periodico diocesano Luce e Vita in cui dava un resoconto dell’incontro fra il Papa e l’episcopato pugliese del 13 maggio precedente, riportava una rivelazione a sua detta fatta dallo stesso Santo Padre: Benedetto XVI sta terminando di scrivere l’enciclica sulla fede che sarà firmata da Papa Francesco. In seguito, intenderà egli stesso approntare la sua prima enciclica sui poveri: Beati pauperes! La povertà – ha precisato - intesa non in senso ideologico e politico, ma in senso evangelico”. Insomma, il testo sarebbe stato pubblicato nella veste originariamente prevista, ma con una formula assai insolita. Alcuni giornali e siti avrebbero titolato: “Scrive Ratzinger, firma Bergoglio”. Il “pericolo” paventato inizialmente sembrava “scongiurato”, ma si aprivano comunque alcune questioni assai delicate. Tanto che padre Lombardi si affrettò a smentire in parte: “Smentisco assolutamente che il Papa emerito Benedetto XVI stia lavorando al completamento del progetto di Enciclica sulla fede che aveva avviato. Confermo che il progetto è stato ripreso dal Santo Padre Francesco. Ma attualmente è difficile prevedere quando l’Enciclica possa essere pronta per la pubblicazione”.

Il 16 giugno, la stampa riportava le parole pronunciate dal Papa nel corso di una conversazione con i membri della Segreteria del Sinodo dei Vescovi: “Adesso deve uscire l'enciclica, un’enciclica a quattro mani, dicono: perché l'ha cominciata papa Benedetto, lui l'ha consegnata a me”. “È un documento forte. Anche io dirò che ho ricevuto questo, è un grande lavoro, l'ha fatto lui e lo porterò avanti”. L’idea che un Papa porti a termine un’enciclica iniziata dal predecessore è sicuramente più pacifica: già era avvenuto con la Spe salvi di Benedetto XVI, basata sulle bozze di un’enciclica incompiuta del beato Giovanni Paolo II. E nemmeno l’eventualità, comunque smentita, che Francesco possa limitarsi a firmare un testo di cui Benedetto XVI sarebbe l’estensore materiale mi sembra particolarmente problematica: molti documenti pontifici sono scritti da esperti sotto la supervisione del Papa, che poi li promulga assumendosene la piena ed esclusiva paternità formale. 

Potrebbe, però, apparire infelice la dizione di “enciclica a quattro mani”, quasi che la paternità di un documento di Magistero potesse suddividersi a metà fra due Papi di cui uno, in realtà, è “emerito” e cioè “ex”. Dunque un Papa che non è più Papa continuerebbe ad avere la paternità di un’enciclica promulgata dopo la sua rinuncia, come se fosse ancora il Papa regnante, ed il Papa regnante dovrebbe “condividere” con il suo predecessore non più in carica la medesima paternità, quasi che non fosse Papa a tutti gli effetti. Insomma, si rischierebbe di far passare il messaggio che possa esistere una sorta di assurda diarchia. Addirittura qualcuno aveva ventilato l’ipotesi che l’enciclica potesse uscire con il nome di entrambi, il che sarebbe stato da camicia di forza! Comunque ciò non è avvenuto: l’enciclica uscirà a nome di Papa Francesco e stop.

Possiamo dunque rallegrarci di questo segno di continuità col suo predecessore che Papa Francesco ha voluto darci, ultimando la Lumen Fidei ed anche dell’esplicito riconoscimento che egli ha voluto dare al contributo di Benedetto XVI. Possiamo collocare l’espressione “enciclica a quattro mani” all’interno dello stile poco “tecnico” e molto colloquiale e immediato che Papa Francesco notoriamente predilige, per giunta trapelata dai resoconti di una conversazione ristretta e non pronunciata in un intervento pubblico o in un atto magisteriale, sperando che l’analfabetismo religioso di massa non porti ad eccessivi fraintendimenti. D’altro canto, già da ora, una parte della blogosfera del cattolicesimo “strong” ha iniziato a dare vita a nuove, inedite paranoie: i detrattori di Papa Francesco “senza se e senza ma” lo hanno già accusato di volere in realtà “rubare” a Benedetto XVI il suo lavoro (se non lo avesse “derubato” presumo lo avrebbero accusato di avergli dato uno schiaffo, “cestinando” con arroganza l’enciclica in fieri) e probabilmente si apprestano a dare battaglia per negare ogni influsso di Bergoglio al di là della firma. E probabilmente i “bergogliani” fattisi tali pensando in tal modo fare dispetto a Ratzinger, qualora il “marchio” di quest’ultimo dovesse essere troppo marcato, prevedibilmente cercheranno di sminuirne la portata derubricandola ad ultimo colpo di coda del nemico.

Dunque è bene chiarire sin da ora: fatti i dovuti riconoscimenti a Benedetto XVI, la Lettera Enciclica Lumen Fidei sarà a tutti gli effetti la prima enciclica di Francesco. Ma prima ancora, sarà un atto di Magistero pontificio, vincolante per tutti i cattolici come tutti gli atti che l’hanno preceduta, a prescindere dal Pontefice regnante che li ha promulgati.
 

17 commenti :

  1. Al di là della sconfortante bizzarria dell'enciclica a doppia firma, e delle conseguenti, implicite perplessità dottrinarie e, mi si consenta, anche estetiche, è doverosa la precisazione che il nuovo atto del Magistero pontificio sarà vincolante, oltre "sub condicione" delle usuali disposizioni canoniche, anche e solo se, come sempre, non confliggerà con la Tradizione e la Dottrina dogmatica precedente.
    Il che, negli ultimi tempi, non è sempre avvenuto.
    Questo tanto come precisazione preventiva. Poi vedremo...

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    1. Come sempre i figli spirituali di monsignor Lefebvre (s)parlano a vanvera, come se i loro sproloqui avessero autorità per qualcuno al di fuori della loro conventicola....

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    2. mi piace il cattolicesimo "à la carte" di Silente: se i contenuti piacciono allora sono vincolanti, altrimenti no.

      da notare infine che si reputa pure in grado di giudicare se uno scritto confligge "conn la Tradizione e la Dottrina dogmatica precedente"

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    3. Ciò che è vincolante e ciò che non è vincolante è strettamente stabilito non dal sottoscritto, ma dalla Dottrina, dalla Tradizione (che è, assieme alla Scrittura, Rivelazione) e codificato dalla norma di S. Vincenzo di Lérins: "Quod semper, quod ubique, quod ad ab omnibus creditum est". Il Magistero, che esiste perché esiste la Tradizione, non può contraddire la Tradizione, e da Questa viene giudicata. Né la Chiesa può adottare una visione storicista ("ciò che viene detto dopo è più vero di ciò che è stato detto prima"), perché significherebbe arrendersi al relativismo negatore della Verità, il che sarebbe in contraddizione con la Rivelazione e l'essenza stessa della Chiesa.
      Inoltre, esiste una gerarchia delle fonti, nella Chiesa: ciò che è dogmatico e dichiaratamente stabilito come infallibile prevale su pronunciamenti riconducibili, ad esempio, al Magistero Ordinario.
      Quindi, nel caso di contraddizione tra una dichiarazione del Magistero rispetto a dichiarazioni dogmatiche precedenti, il fedele ha il diritto di, rispettosamente, sospendere il suo assenso. Un esempio concreto: la dichiarazione esaltatrice della "libertà religiosa" contenuta nel documento conciliare "Dignitatis Humanae" (non dogmatico, come non dogmatici sono tutti i documenti conciliari, salvo quando richiamano precedenti dichiarazioni dogmatiche) è in palese contraddizione con il Quanta Cura-Sillabo di Pio IX.
      E' alla luce di queste considerazioni, oggettive e non soggettive, che va valutato ogni documento della Chiesa, soprattutto dopo il cvii, che ci ha reso tutti più attenti e sospettosi.
      Tutto quanto sopra non tanto per rispondere (il che è comunque facile e anche divertente) alle sciocche provocazioni di un anonimo che sembra vocato all'insulto e alla menzogna e che non merita tempo e attenzione, ma per i moltissimi lettori per bene del sito.

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    4. Sì sì, blablabla, la solita fuffa pseudoteologica della cricca lefebvriana. Tu sospendi quel che vuoi, chi se ne importa! Lo volete capire che ve la suonate e ve la cantate da soli?

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    5. Appunto, caro anonimo, come dicevo sopra, da parte sua solo sciocche provocazioni. Non uno straccio di argomentazione, non un discorso razionale, solo insulti, maleducazione e luoghi comuni da bar.
      Grazie per rappresentare così efficacemente la povertà argomentativa dei progressisti (ammesso che al suo "pensiero" possa essere riconosciuta la dignità di una qualsiasi appartenenza). I lettori del sito giudicheranno e trarranno le dovute conseguenze.
      Dio la benedica e la illumini.

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    6. Ma certo, certo... La realtà è che queste "argomentazioni" valgono giusto per i vostri circoletti di settaioli. Il popolo di Dio, quello fedele al Vangelo, non alle idee di Lefebvre, non sa che farsene di simili masturbazioni mentali.

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    7. "Il popolo di Dio" è composto anche dai lefebvriani, a maggior ragione dopo la ricucitura dello Scisma magistralmente operata da Papa Benedetto XVI.

      Tra i cattolici osservanti, inoltre, la frangia "tradizionalista" non è poi così esigua da essere numericamente irrilevante.
      Tra l'altro, non pochi cardinali elettori sono fortemente legati alla dottrina e liturgia pre-conciliare.

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    8. "Tra l'altro, non pochi cardinali elettori sono fortemente legati alla dottrina e liturgia pre-conciliare"

      mah, la questione si risolverà nel giro di qualche annetto...

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    9. eh, però nel frattempo le donne continuano a non essere ordinate preti, e i preti continuano a essere celibi. Fattene una ragione

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    10. certo, poi quando le saranno le donne prete, ed i preti sposati sarete voi a dovervene fare una ragione

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    11. Neanche se dovesse divenire papa Schonborn ciò accadrebbe .
      Significherebbe scatenare una rivolta senza precedenti all'interno del mondo cattolico.

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    12. Intanto, Papa Francesco chiude definitivamente coi lefebvriani http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/08/news/la_rottura_finale_tra_la_chiesa_e_i_lefebvriani-62586466/ (articolo di Padre Enzo Bianchi).

      Si può considerare un gesto di rottura nei confronti di Benedetto XVI

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  2. Filipazzi mettiti a dieta che sembri un ippo-totano.

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    1. le palle di dirlo in faccia? ok che poi il naso rotto fa male...

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  3. Io non vedo alcuna "bizzarria" nel fatto che un'enciclica sia stata cominciata da un Pontefice e portata a compimento da un altro Pontefice. Da qualunque angolatura si veda la faccenda, risulta chiaro che un'enciclica è frutto del Magistero pontificio tout court, al di là del fatto che a redigerla sia stato questo o quel Papa.
    Allo stesso modo per cui un cattolico deve obbedienza al Sommo Pontefice non perché è Papa Tizio o Papa Caio, ma solo perché è, sic et simpliciter, il successore di Pietro.
    Nel momento che un Pontefice ritiene opportuno riprendere il lavoro interrotto di un'enciclica di un suo predecessore, quindi, solo per il fatto stesso, egli lo fa suo e se ne assume tutte le responsabilità ed, oltre che completarlo, può anche modificarlo. Con la promulgazione si avrà un documento di Magistero pontificio che appartiene alla Chiesa universale e, quindi, neanche più alla persona del Pontefice. Egli, così, avrà assolto al suo compito di Pastore della Chiesa universale che è di condurre il popolo di Dio alla verità attraverso il ricordo dell'insegnamento di Gesù, secondo che lo Spirito Santo avrà ispirato (Cfr. Gv 16,12-15).

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  4. L'uso, da parte mia, del termine "bizzarria" non voleva essere certo un disconoscimento della validità magistrale dell'Enciclica, né della oggettività del magistero stesso, ma solo una sottolineatura dell'innegabile eccezionalità dell'ora presente, con la coesistenza di un Papa Emerito e un Papa Regnante (augurandomi che tale si senta).
    Riguardo al contenuto dell'Enciclica, al di là di una personale perplessità su alcuni punti quali quelli glorificatori del concilio ed esaltatori del dialogo-con-tutti, mi sembra più una densa omelia che un'espressione della Dottrina, come dovrebbe essere un'Enciclica. Continua l'equivoco della "pastoralità"...


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