01 luglio 2013

Uno scritto "politicamente scorretto" del cardinal Bergoglio

di Enrico Maria Romano

Come è ovvio, la figura di Papa Francesco ha generato, sia per il ruolo unico che ricopre che per le sue peculiari caratteristiche, una intensa ricerca sulle sue origini, le sue abitudini, le sue letture, i suoi gusti e tutto il resto.
Si è detto fin da subito che il novello Pontefice ha sicuramente vari primati: il primo Papa gesuita, il primo Papa argentino e latino-americano, e il primo Papa a portare il bel nome del Poverello d’Assisi, che è anche, non dimentichiamolo mai, il primo Stigmatizzato della storia. I giornalisti hanno parlato fin troppo della famiglia di sangue del Papa: i fratelli e l’anziana mamma ancora in vita; le origini piemontesi e astigiane dei Bergoglio, il papà ferroviere, e molte altre cose, tra cui la simpatia di Francesco per la squadra calcistica del San Lorenzo, fondata da un salesiano italiano nel 1908. Il Papa apprezzerebbe molto i classici della letteratura, sia religiosa che filosofica, la poesia di Hölderlin, la musica di Bach, etc. Insomma si sono dette molte cose circa le opinioni del Papa: cose interessanti e utili, d’accordo, ma di minor valore se rapportate agli scritti, alla teologia e alle azioni pubbliche del Papa, prima che fosse eletto il 13 marzo u.s.

Da subito è circolata, grazie alla Bussola di Riccardo Cascioli e ai Tre Sentieri di Corrado Gnerre, la splendida Lettera pastorale che il Cardinal Bergoglio indirizzò il 22 giugno 2010 ai 4 monasteri di clausura di Buenos Aires per chiedere preghiere contro l’iniqua legalizzazione del matrimonio gay; legge approvata, grazie al vergognoso impegno della Presidentessa Kirchner, il 15 luglio 2010. 
Nella citata Lettera notava che con la legge sul matrimonio gay era in gioco “l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. E’ in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. E’ in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori”. Secondo l’allora Arcivescovo di Buenos Aires la lotta delle lobby gay contro la famiglia e la Chiesa “non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo di distruzione del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è lo strumento) ma è una mossa del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio”. Infine, spronando i cattolici all’impegno e alla resistenza, scriveva: “Questa guerra non è vostra, ma di Dio”.
A partire dallo scorso marzo sono stati tradotti e pubblicati nel nostro idioma vari saggi del Pontefice: vediamone qualche tratto saliente anche per evitare le letture, parziali, strumentali e ideologiche, che offre in questi casi la stampa di regime.

Il più vecchio di questi saggi risale al 1991 ed è un lungo articolo presentato dal Vescovo Bergoglio alla sua diocesi sul problema della corruzione politica e morale (cf. J. M. Bergoglio, Guarire dalla corruzione, EMI, Bologna 2013, pp. 66, € 6,90). Il saggetto del teologo italo-argentino fu ripubblicato in spagnolo nel 2005 con un titolo originale ben diverso da quello scelto per la traduzione italiana: Corrupciòn y pecado. Algunas reflexiones en torno al tema de la corrupciòn. Il tema centrale del testo è duplice: la critica alla concezione corrotta della politica tipica dei giorni nostri e la sottolineatura della differenza di fondo tra corruzione e peccato. Secondo Bergoglio infatti “sappiamo che siamo tutti peccatori, però la novità che venne introdotta nell’immaginario collettivo è che la corruzione sembrava far parte della vita normale di una società, una dimensione denunciata e tuttavia accettabile nella convivenza sociale” (p. 8). A questo degrado mai raggiunto prima hanno portato le democrazie occidentali, dopo aver gloriosamente sconfitto il cosiddetto “male assoluto” delle dittature… Il futuro Pontefice nota che se la peccabilità è una dimensione intrinseca dell’umanità, ovvero del fatto di essere creature razionali – gli animali e i vegetali non peccano – tuttavia dobbiamo evitare gli scivolamenti auto-giustificativi della corruzione affermando: “Peccatore sì, corrotto no!” (p. 9). Il Vangelo infatti è pieno di riferimenti alla peccabilità umana e alla saggezza di chi lo riconosce apertamente, come il pubblicano al tempio (Lc 18,13), Pietro dinanzi a Gesù (Lc 5,8), il figliol prodigo dopo la conversione (Lc 15,21). Ma altra cosa è la corruzione intesa come cedimento al male e perfino accettazione del male visto, relativisticamente, come bene: a Buenos Aires secondo il Papa varrebbe il detto di “fesso chi non ruba”! (p. 10). Il Pontefice nota, contro l’idea sociologistica del peccato come mera conseguenza delle strutture politiche ed economiche, che “non ci sarebbe peccato senza cuori corrotti” e cita san Marco (7,20ss.): “Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (pp. 15-16).

Qui la distanza tra Bergoglio e gli pseudo-teologi della liberazione non potrebbe essere più grande. Non è la società che in primis corrompe l’uomo (come insegnano Rousseau e Marx), ma è l’uomo che corrompe la società. E’ vero però che in secundis, la società corrotta da uomini corrotti favorisce tutti i mali del mondo, come quelli ricordati qui sopra. Dopo aver fatto cenno alla corruzione odierna quale “meccanismo nominalista della cultura gnostica e dei valori trasversali […] che tende a soffocare la forza dell’Unica parola” (p. 17), il Papa ribadisce quello che per lui è un caposaldo: “Non bisogna confondere peccato con corruzione. Il peccato, soprattutto se reiterato, conduce alla corruzione, non però quantitativamente (tanti peccati conducono alla corruzione) ma piuttosto qualitativamente, con il generarsi di abitudini” (p. 18). Secondo Bergoglio il tratto tipico della corruzione è l’immanenza: il corrotto non è un peccatore come gli altri, ma è qualcuno che rifiuta il perdono di Dio, finendo in “un’autosufficienza di base, che inizia come incosciente e in seguito viene assunta come naturale” (p. 20). Sembra che la corruzione abbia a che fare con il peccato contro lo Spirito Santo che non può essere rimesso: “la corruzione non può essere perdonata” (p. 19), anche per il fatto che “il corrotto non si accorge del suo stato di corruzione” (p. 21). Davvero ci sembra che indirettamente il Papa stia parlando dell’attuale politica internazionale: il grado di corruzione dei potenti è tale che delitti come l’aborto, il divorzio, l’eutanasia e l’omosessualità vengono dichiarati diritti in tutta impunità. Dio cura il corrotto con la medicina del castigo e “lo salva attraverso situazioni che non può evitare (malattie, perdita di ricchezze, di persone care ecc.)” (p. 21). Chi al primo dolore bestemmia dovrebbe dunque chiedersi se Dio attraverso quel dolore non gli stia facendo la misericordia di volerlo recuperare. Ma avendo gli pseudo-teologi moderni dichiarato Dio irresponsabile rispetto a taluni eventi, questa lettura è divenuta impossibile. Il Papa però ce lo ricorda: Dio punendo, ovvero infliggendo un dolore, fa misericordia.

Bergoglio aggiunge che più si è corrotti e più si cerca di “salvare le apparenze” (p. 21), fino al punto di voler presiedere “in qualità di guardiani del tempio dell’onestà pubblica” (p. 46, n. 7). Sembra che parli dei partiti laici e progressisti che puzzano di corruzione da tutti i pori, hanno le travi negli occhi e giudicano gli altri. Secondo questa genìa ipocrita di politici, uno “che ha chiari i limiti morali e non fa sconti è un fondamentalista, un antiquato, uno chiuso, una persona che non è all’altezza dei tempi” (p. 24). Sembra parlare del politico relativista che giudica il cattolico conservatore… Eppure, “il corrotto fa in modo di sembrare equilibrato, come un uomo di centro (p. 47, n. 12). Attenti al centrismo, al moderatismo, all’equilibrismo, allo spirito di conciliazione e di pacifismo eretto a principio! La corruzione poi è “una menzogna contro la vita, una menzogna metafisica contro l’essere” (pp. 26-27). La corruzione conduce “dal pudore alla sfacciataggine” (p. 27): Bergoglio fa l’esempio del rapporto tra una prostituta de jure e una de facto. La prima sta sul marciapiede ed è chiamata donnaccia. Ma a volte colei che la bolla in tal modo “va alla festa del terzo matrimonio di una conoscente (dopo il secondo divorzio) o accetta che Tizia o Caia abbia le sue avventure […] o che siano pubblicate le insoddisfazioni amorose di questa o quell’attrice cinematografica, che cambia fidanzato come cambia scarpe” (p. 48, n. 16). Soluzioni, almeno parziali: abolizione del divorzio, censura (sull’immoralità dei vip), condanna morale dei costumi sfacciati. L’opposto, a dir poco, della società creata dal laicismo e dal liberalismo…
 

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