01 agosto 2013

Francescani dell'Immacolata: un provvedimento che danneggia la Chiesa intera

di Federico Catani e Isacco Tacconi

Il provvedimento dell’11 luglio scorso e in vigore dal 12 agosto prossimo, emesso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata a carico dell’istituto religioso dei Frati Francescani dell’Immacolata, vieta loro di officiare la Santa Messa secondo il rito celebrato nella Chiesa da più di 1500 anni, il cosiddetto “rito antico” o rito tridentino, anche detto “forma straordinaria dell’unico rito romano”, che risale a s. Gregorio Magno. Tale forma mai abolita, lo ricordiamo, era stata liberalizzata e favorita da papa Benedetto XVI nel 2007 con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”.

Una faida interna all’Ordine ha creato uno schieramento (maggioritario) a favore della liturgia nella forma extraordinaria e alle direttive del Ministro Generale e fondatore dell’Ordine, p. Stefano M. Manelli, e uno schieramento (minoritario) avverso al nuovo corso. Questa minoranza dissidente ha richiamato così l’intervento delle autorità pontificie. Non ripercorriamo tutta la vicenda. Ne hanno parlato magistralmente il prof. Roberto de Matteila coppia Gnocchi&Palmaro su Corrispondenza Romana, Francesco Agnoli sul Foglio, Corrado Gnerre su Il Giudizio Cattolico e il buon Sandro Magister sul suo sito. Inoltre ormai tutta la blogsfera se ne occupa. In sintesi, a partire dal 12 agosto, i frati FI non potranno più celebrare liberamente secondo il Messale del 1962, ma dovranno chiedere, ognuno singolarmente, l’autorizzazione al commissario posto alla guida dell’Ordine, il cappuccino Fidenzio Volpi. P. Stefano, infatti, è stato destituito e allontanato dalla guida dell’Istituto. Lui che, seguendo l’invito rivolto da Paolo VI agli ordini religiosi di tornare allo spirito dei fondatori, intraprese negli anni Settanta un ritorno alle origini del francescanesimo, con  una vita povera, umile, penitente ed obbediente, per seguire in tutto l’esempio di San Francesco, dando vita, sull’impronta di San Massimiliano Kolbe e del suo amore illimitato alla Madonna, all’Istituto dei Francescani dell’Immacolata.

Con il provvedimento della Congregazione per i religiosi si priverebbe della Messa antica quella fetta crescente di fedeli che, grazie a Benedetto XVI, hanno riscoperto la ricchezza della bimillenaria liturgia della Chiesa, “culmine e fonte” della vita cristiana. Amata e custodita dai santi, alimento e vita dei fedeli di ogni tempo e anche di coloro che vanno a Messa dai Frati Francescani dell’Immacolata. Adesso che succederà? I fedeli laici si dovranno rassegnare a vedersi privati di un loro diritto, riconosciuto da un documento (il Motu Proprio) di rango giuridico molto superiore al decreto della Congregazione dei religiosi, che impone una evidente ingiustizia. Il provvedimento, infatti, recherebbe danno non solo ai FFI ma all’intero popolo di Dio.

E allora qui è il caso di non cedere. I FFI hanno già detto che obbediranno al Papa, con autentico spirito francescano. Dicono che accettano questo momento difficile certi che l’Immacolata non li abbandonerà. Ne siamo sicuri. Eppure, dato che non possiamo rassegnarci a veder penalizzata la perenne Tradizione della Chiesa, manifestantesi nella Sacra Liturgia, ci permettiamo di suggerire qualcosa: perché i padri FI fedeli al fondatore non chiedono udienza al Papa? Perché non redigono un documento in cui, pur sottomettendosi all’autorità suprema del Vicario di Cristo, non spiegano le loro ragioni difendendo il diritto dei fedeli laici a beneficiare dell’Ufficio divino da loro svolto?  

Detto ciò, ne approfittiamo per rivolgerci filialmente a Papa Francesco. Santità, anche noi fedeli legati alla Tradizione siamo pecore. Puzziamo come le altre e pertanto La preghiamo di ascoltarci: abbiamo infatti imparato dai Suoi discorsi che la Misericordia di Dio è infinita. Quindi siamo certi di ottenere attenzione e comprensione. Siamo per lo più giovani, cerchiamo di impegnarci nella vita di tutti i giorni per essere atleti di Gesù, come piace a Lei, andando sempre controcorrente, proprio come Lei ci insegna. Non siamo inamidati e nemmeno pelagiani, perché sappiamo bene che senza la grazia di Dio non riusciremmo a salvarci. Ebbene, noi siamo riconoscenti ai Francescani dell’Immacolata, perché ci hanno aiutato a vivere da buoni cristiani. Questi frati sono poveri davvero, nei fatti, e non solo a parole e questo a Lei dovrebbe piacere, Santo Padre. Quelli che conosciamo non sono zitelli acidi, non hanno la faccia da peperoncino in aceto: anzi, sono allegri, gioviali e simpatici, nonostante facciano una vita dura. Non hanno macchine di lusso, né vivono in appartamenti comodamente arredati. Ora, noi non sappiamo bene quali siano le motivazioni profonde che stanno alla base di questa lacerazione interna all’istituto dei FI, ma un tale provvedimento sanzionatorio recherebbe danno all’intero popolo di Dio che beneficia del servizio liturgico in usus antiquior. La liturgia, infatti, è un bene comune della Chiesa universale, anzi è “il bene” che fonda e alimenta la Chiesa. Privandone i fedeli, contemporaneamente si priverebbe l’intero Corpo Mistico dei frutti spirituali che da essa scaturiscono.

I FI, pur con tutti i loro limiti umani, ci hanno dato e ci danno un esempio concreto di santità vissuta. Santo Padre, in Italia sono questi cari e amati “frati azzurri” a garantire la celebrazione di molte Messe nella forma extraordinaria. Se Lei impedisce loro di proseguire il lavoro svolto sin qui, che ne sarà di noi giovani e meno giovani legati al Vetus OrdoGrazie alla generosità di S.S. Benedetto XVI, che Lei considera “un nonno saggio” da ascoltare, ci siamo accostati all’antico rito e ce ne siamo innamorati, senza per questo diventare scismatici. Molti di noi fanno anche parecchi chilometri per assistere alla Santa Messa in usus antiquior. Eppure non di rado incontriamo difficoltà ed ostacoli, incomprensioni e pregiudizi, spesso proprio da parte di vescovi e preti, ma non solo. In questo senso ci sentiamo davvero gente di periferia. E allora, Santità, Lei che conosce e ama le periferie, venga a visitarci: anche noi abbiamo bisogno delle sue cure e della sua protezione. Lei sa che c’è una povertà pure spirituale, perché l’ha detto, anche se i giornali non se ne sono accorti. Qualora si privasse il popolo di Dio della Messa nella forma straordinaria e magari (Dio non voglia!) della spiritualità e della guida dei Francescani dell’Immacolata si creerebbe un grande vuoto spirituale e un vulnus profondo nel Corpo Mistico. Non crediamo che sia questo ciò che vuole. Noi ovviamente vediamo in Lei il “dolce Cristo in terra” e a Lei ci sottomettiamo filialmente, perché La amiamo come Padre. Ma proprio per questo, La preghiamo di ascoltare le nostre buone ragioni e magari di spiegarci eventuali provvedimenti. Non crediamo di sbagliare nell’amare la forma straordinaria da sempre circondata di onore e venerazione e, Glielo assicuriamo, ciò non ci impedisce di sentire cum Ecclesia. Tuttavia noi ci riferiamo alla Chiesa che ha duemila anni di storia, non solo a quella che va dal 1965 ad oggi. Noi stiamo con i Papi da San Pietro a Lei, e con tutti i Concili, da Nicea al Vaticano II. Santità, mostri il suo volto amorevole e non voglia penalizzare noi fedeli. Nella Chiesa c’è spazio per tutti e coloro che seguono la Messa nella forma straordinaria non sono di certo una “maggioranza”. I provvedimenti necessari per un rappacificamento interno dell’Ordine non sono di nostra competenza, ma Le chiediamo di non privarci della Santa Messa celebrata secondo il Messale del beato Giovanni XXIII, la quale non è appannaggio o esclusiva dei Frati Francescani dell’Immacolata, di cui anzi essi sono servi, ma dono di Cristo e della Chiesa al mondo intero come un tesoro da cui si traggono cose antiche e cose nuove.

FIRMA QUI L'APPELLO DI "CORRISPONDENZA ROMANA" IN FAVORE DEI FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA E DELLA MESSA TRADIZIONALE.
 

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