12 agosto 2013

I cinguettii di Francesca (Immacolata ?)

di Luigi Corsello
Su il Giornale è stato pubblicato un pezzo a firma del sempre ottimo Fabio Marchese Ragona, riguardante i tweet - quantomeno imprudenti - di Francesca Immacolata Chaouqui, fresca di nomina nella commissione referente sui dicasteri economici della Santa Sede, istituita da Papa Francesco subito prima della sua partenza per la GMG di Rio.
Le accuse su Paolo Gabriele, messo lì come capro espiatorio (per non parlare delle discutibili affermazioni su Bertone e Tremonti, e dell’assurda voce su una presunta leucemia di Papa Benedetto, ribadita ben due volte), sono di una gravità estrema e sarebbe un gesto di buon senso da parte della Santa Sede chiedere alla giovane di rassegnare le dimissioni, se non addirittura rimuoverla d’imperio.
Vatileaks ha infatti portato fin troppo scompiglio dentro la Chiesa, ed è più che legittimo credere che sia stata la proverbiale goccia che ha indotto Benedetto XVI all’abdicazione.

Ma quello che più colpisce di questo ennesimo passo falso compiuto da quando regna Francesco, dopo il non chiarissimo caso di mons. Ricca e l’ancor meno chiaro caso del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, è il ruolo della Curia.
Sia chiaro, in tutti e tre i casi in questione il Papa non ha responsabilità dirette, e sarebbe assurdo cercare in Lui un’intenzione avversa a Papa Benedetto; Francesco si è fidato di quanto gli è stato detto dai suoi consiglieri, consiglieri che a loro volta sono stati, soprattutto in quest’ultimo caso, mal consigliati.
Viene da chiedersi che fine abbia fatto l’efficienza di un tempo della Curia Romana, perché l’immagine che ne risulta è solo di una gran confusione sotto il cielo!
Un tempo qualunque nomina, prima di essere ratificata, sarebbe passata al vaglio di più uffici, e questi avrebbero indagato ogni piega dell’operato dei nominati, non certo per volontà inquisitorie, ma a salvaguardia dell’Istituzione; oggi invece non si è nemmeno in grado di spulciare tempestivamente un paio di tweet.
La riforma che da più parti si chiede a Papa Francesco e che ancora stenta a dare frutti, come ribadito di recente dal cardinale Dolan, sembra dover essere più profonda e radicale del previsto: non si tratta solo di rimettere in sesto alcuni ingranaggi accorpando, sopprimendo, creando o rimettendo a lucido i dicasteri di Curia, lo IOR o altro, ma di investire la mentalità degli uomini di Chiesa, troppo poco attenti alle modalità con cui vengono eseguite le varie nomine e al vaglio dei profili dei candidati, già a partire dall’accettazione degli aspiranti sacerdoti o, peggio, dei loro insegnanti nei seminari e nelle varie Facoltà di Teologia.

Con grave danno per il corpo della Chiesa, che si trova così scosso da piccoli e grandi scandali che si potrebbero benissimo evitare con un minimo di attenzione in più; e forse è proprio il dramma della noncuranza, ben più delle trame ordite volontariamente, il grande capolavoro del Demonio che Papa Francesco e Papa Benedetto hanno tentato di esorcizzare con la consacrazione del Vaticano a San Michele Arcangelo di poco più di un mese fa.

 

1 commento :

  1. Infatti, il maldestro terno d'inizio pontificato: Ricca-Chaouqui-Francescani dell'Immacolata è un pessimo inizio.
    Se fosse solo questione di cattivi consiglieri, cosa aspetta Francesco a prenderli a calci nelle terga e a rimediare il rimediabile, almeno con i Francescani dell'Immacolata?
    Temo però che il verminaio della Curia romana sia fuori della portata di Francesco.

    RispondiElimina