17 agosto 2013

Il caso Isinbayeva e il tramonto dell'Occidente

di Marco Mancini


E’ giovane, bella, famosa, desiderata. Non è solo un’atleta straordinaria, ma è anche laureata e segue un corso di formazione post-laurea. Parla inglese e gira per il mondo. Insomma, è lontana anni luce dallo stereotipo delle “vecchie coi rosari” di cui Franco Battiato canta nella sua “Prospettiva Nevsky”, eterno simbolo della Russia autocratica e retrograda.

Sarà per questo che le parole di Yelena Isinbayeva, 31 anni, campionessa del mondo femminile di salto con l’asta, hanno fatto tanto rumore. In conferenza stampa, la sportiva ha difeso la legge del governo russo contro la propaganda omosessualista, sostenendo che “in Russia non abbiamo mai avuto questi problemi e non ne vogliamo avere nemmeno in futuro. Se si permette che vengano promosse e fatte certe cose per strada, è giusto avere molta paura per il futuro del nostro Paese. Noi ci consideriamo persone normali. Viviamo uomini con donne e donne con uomini”. Quanto alle proteste degli atleti stranieri e alle ipotesi di boicottaggio delle Olimpiadi Invernali di Soci del 2014, la “Zarina” le ha definite irrispettose nei confronti della propria nazione: “forse siamo un popolo diverso da quello di altri Paesi, ma abbiamo le nostre leggi e vogliamo che gli altri le rispettino, perché noi all'estero lo facciamo”. Sono parole che evocano quelle del celebre film di Sergej Eisenstein, “Alexander Nevsksy”. In quella pellicola di propaganda staliniana e di tenore anti-tedesco, l’eroico Principe russo ammoniva gli invasori mongoli: “Chi è ospite in casa d’altri non picchia i suoi ospiti!”. Che tale monito risuoni oggi nelle parole dell’atleta russa, è il segno di un popolo che conserva coscienza di sé e della propria dignità, al di là del succedersi delle generazioni e dei regimi politici.


Dicevamo delle polemiche. Lo statunitense Nick Symmonds, uno dei principali protagonisti delle proteste contro la legge, si è detto stupito che una donna “di mondo e tanto intelligente” come la Isinbayeva possa essere così “fuori tempo”. Forse nella Germania degli anni ’30, per non sentirsi “out”, Simmonds avrebbe invocato lo sterminio degli omosessuali. Non possiamo dirlo con certezza, ma viene da consolarsi rileggendo Chesterton, quando affermava che, tra le altre cose, il cattolicesimo libera l’uomo da una schiavitù degradante, quella di essere figlio del proprio tempo.

Pare strano, insomma, che una donna bella e “intelligente” abbia potuto esprimere il proprio pensiero in piena libertà, dissentendo dall’unica religione obbligatoria rimasta, quella del politicamente corretto. Talmente strano che il Ministero della Verità si è subito mobilitato, provvedendo a cancellare le tracce del misfatto: così, un’ovvia precisazione della stessa atleta russa, la quale ha specificato che le sue parole non intendono in nessun modo giustificare discriminazioni delle persone omosessuali in quanto tali, è stata descritta da tutti i media come una smentita, anzi come una ritrattazione in piena regola. Il nuovo totalitarismo che avanza, insomma, ricorda un po’ il vecchio stalinismo d’antan: non si limita a criminalizzare il dissenso, ma pretende anche pubbliche abiure, fabbricandole persino di sana pianta, quando non sia possibile ottenerle dai diretti interessati.

Nei “due minuti d’odio” contro l’Isinbayeva si è particolarmente distinto Gianluigi Piras, consigliere ed ex-assessore del comune sardo di Jerzu, coordinatore regionale dell’Anci Giovani e presidente del Forum regionale del PD sui “diritti”, ossia sui capricci ideologici di omosessuali e dintorni. Il Nostro era assurto già in passato – per così dire – agli onori delle cronache per aver vietato di concedere aree comunali ai campi scout cattolici, avendo l’Agesci organizzato un convegno in cui un relatore sconsigliava di attribuire ruoli di responsabilità a gay dichiarati. Ora, diventato pupillo di quell’altro fenomeno di Pippo Civati, ha tentato di ironizzare sulle coraggiose dichiarazioni dell’atleta russa e sulla presunta smentita con un sobrio commento affidato a Facebook: “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari ci ripenso. Magari mi fraintendono”.

Ora, non saremo certo noi a stracciarci le vesti e scagliare la prima pietra contro il povero Piras, anche perché in passato abbiamo visto di peggio, e da parte di esponenti politici più vicini alle nostre sensibilità. Chiaramente la sua intendeva essere una provocazione e in nessun modo voleva davvero augurarsi lo stupro della Isinbayeva. Quello che stupisce, però, è l’automatismo del riferimento, che non ti aspetteresti da un uomo di cultura “progressista”; è un certo retrogusto intollerante, che suona strano in bocca a chi fa della “cultura dei diritti” la propria bandiera. “Il mio utero è gestito dai capoccia del partito”: forse avevano ragione gli Amici del Vento, quando ironizzavano sulla falsa libertà di certo femminismo post-sessantottino e sulla falsa coscienza di certo progressismo.

Ma ciò che stupisce ancora di più è che un simile idiota, che evidentemente non dispone degli strumenti intellettivi necessari per distinguere lo stupro di una donna dal divieto di propaganda dell’ideologia omosessualista, possa aver ricoperto incarichi di responsabilità ed essere (stato) considerato uno dei politici più promettenti della nuova generazione. E’ questo un segno lampante della bancarotta culturale, prima ancora che morale, del nostro Occidente. Siamo arrivati alla frutta e non ce ne accorgiamo, anzi pretendiamo di dare lezioni agli altri. I quali, però, di tanto in tanto hanno il buon cuore di farcelo notare. Grazie, Yelena: da oggi abbiamo un motivo in più per fare il tifo per te. 
 

9 commenti :

  1. Manlio Pittori21 agosto 2013 17:36

    Gentili Campari & De Maistre,

    solo ieri ho postato qui un commento: oggi non c'è più. Cancellato, rimosso, eliminato. C'è un motivo? Ho violato qualche regola? C'è qualche regola che non ho visto? Non vi piace quello che scrivo? Cosa devo scrivere, per rimanere pubblicato? Quali sono le domande vietate? Quali sono i temi da evitare?

    O magari la regola è: "Facciamo quel cazzo che ci pare, questa è casa nostra"? D'accordissimo, ci mancherebbe: ma dovreste scriverlo in tutta evidenza sul vostro blog.

    Così uno si regola. Una scritta chiara e precisa, come l'"Arbeit macht frei" di chiara memoria.

    Va bene che siete "libberali" e quindi la cosa ha un suo perchè: ma anche un "libberale" dovrebbe avere un minimo di decenza, di civiltà e di educazione, no?

    Mah, io non lo so: ogni volta che mi imbatto in un libberale ho l'impressione di avere raggiunto il fondo della cloaca; poi ne incontro un altro, e mi accorgo che esistono altri fondi, forse inattingibili.

    Mah.

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    1. Davvero i giovanotti rampolli conservatori che gestiscono questo sito non trovano di meglio oggi che sposare la piu’ bigotta e retrograda ottusita’, dovunque questa si manifesti, anche, tristemente, nella festa ecumenica dello sport. Un bell’inno alla prepotenza e alla cattiveria condita addirittura con l’elogio a Nevsky e perfino a quel campione di statismo che e’ Putin. E’ davvero cosi’ spasmodica la nostalgia di Costantino e Carlomagno, dei sacri anacronismi? Il sonno della mente davvero genera mostri, o almeno mostricattoli. Cosi’ avanti con il tifo per Isimbayeva, campionessa col coraggio di nobilitare dal suo podio mondiale l’intolleranza. Come se allinearsi ai luoghi comuni piu’ ignoranti e diffusi davvero richiedesse valore. La Russia dice Isimbayeva, “non ha mai avuto di questi problemi”, terra felice, allora, dove l’immorale contagio e’ stato evitato dalla innata purezza ideologica e rettitudine morale di vecchia madre Russia. Altre perle: nessun Russo autentico e’ mai stato raggirato dalle infide lusinghe sodomite che invece promosse sulle strade d’occidente reclutano i nostri giovani, vittime inermi del subdolo proselitismo “omosessualista” - meraviglioso neologismo questo, che permette di qualificare l’omosessulaita’ come ideologia e apostasi, materia dunque per un ennessimo scontro di civilta’. Constatazione scientifica quanto lo erano i rilevamenti craniali dei frenologi. Ma inutile valutare il merito delle affermazioni; no molto meglio la coperta della intolleranza con le sue rassicuranti certezze. Meglio un mondo dove gli affari degli uomini si coniugano nella difesa dell’onore e i sacri dogmi che si perdono nelle tenebri dei tempi (preferibilmente nell’alto medioevo). E’ un universo di confortanti verita’ e assiomi inamovibili, dove le contese si misurano in chiese contro moschee, normali contro pervertiti e i confini della nostra palese superiorita’ sono pattugliati dalle ronde dell’esculsione. E’ la soluzione piu’ semplice e non a caso la piu’ praticata – dal concilio di Trento, a Selma Alabama alle Jurghe talebane – diamo addosso al diverso che e’ molto piu’ facile che praticare l’inclusione, considerare che il vero contributo occidentale all’umano progresso (no non e’ Piras) e’ stata la ragione a servizio della tolleranza, la difesa dei diritti civili e ora, e’ certo un work in progress, anche la multietnicita’, ineluttabile destino di questo pianeta. Non e’ la strada piu’ facile e’ quella piu’ onorevole.Isimbayeva

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    2. oh ragazzi, non vi scaldate tanto... si tratta di 4-5 conservatori da salotto... buoni giusto per farsi 4 risate

      pezzi da museo, giusto per avere un'idea di come fosse il pensiero 800 o 1000 anni fa

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    3. Congratulazioni per aver esposto la più divertente e coinvolgente accozzaglia di cazzate progressiste degli ultimi due secoli.
      Vivi pure nel tuo bel mondo di tolleranza e ragion pura.

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  2. In una moderna società liberale, complessa in quanto culturalmente non omogenea, lo "stato" ha l'inderogabile diritto-dovere di tutelale pochi diritti fondamentali (vita, culto, lavoro, proprietà privata, voto). In una visione realistica, ogni altra tutela non sempre migliora la qualità della vita individuale e collettiva, spesso logora la pacifica convivenza, e, nell'inconsapevolezza delle masse, conduce progressivamente e inevitabilmente al totalitarismo.

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    1. Esatto, i diritti generali sono di tutti.
      Ogni diritto particolare di questa o quella minoranza può facilmente diventare discriminazione "positiva".

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  3. Manlio Pittori24 agosto 2013 11:54

    Caro Luca,

    trent'anni fa, quando ancora c'erano la politica e il confronto delle idee, gente con il nostro ospite Campari sarebbe stato, al massimo, capomanipolo in qualche Campo Hobbit o timido postulante della Fraternità sacerdotale San Pio X: in politica, poi, il mai abbastanza compianto arco costituzionale si sarebbe incaricato di relegarlo nel pozzo nero apposito.

    Purtroppo la sinistra è scomparsa, la televisione ha lobotomizzato il lobotomizzabile e lo spazio mentale, che come ogni spazio non tollera vuoti, è stato riempito da quello che rimaneva: il consumismo.

    Mister Campari, qui, è solo uno dei tanti esponenti del nulla lasciato dal suicidio della sinistra (che, necessariamente, definiva anche le altre parti politiche): un borghesuccio bennato e scansafatiche che, non potendo contare su un pensiero autonomo e strutturato e su una coscienza di qualche tipo, crede di avere un'identità ricopiando cialtronerie estetizzanti, invidia culturale e risentimento da cameriere. Non c'è davvero altro: il suo eroe è Camillo Langone e la sua lettura preferita Il Foglio.

    C'è altro da dire? Langone è uno che recensisce, in maniera perfettamente intercambiabile, il Negroni del Bar Fighetta di Parma e la celebrazione eucaristica di Grottabernarda di Sotto: anzi, che considera l'abilità di combinare alcolici del suo barman uguale, se non superiore, alla maestria dello scrutare l'animo umano del Curato d'Ars.

    E del Foglio, cosa si può dire di davvero insultante? La lingua italiana è impotente: perchè credo che non si possa far altro che perdere la fede sentendo come la retorica (sedicente) intelligente nella bocca di un ateo come Giuliano Ferrara riesca a galvanizzare una comunità di fedeli (anche se ciellini, a dire il vero).

    Che poi Ferrara sia ateo o no non importa (a Ferrara si addice solo la definizione che Garibaldi diede di Pio IV: e siamo clementi): lui però si spaccia per tale e i boccaloni in platea applaudono.

    Se questa è la fede di 'sti cattolici, è evidente che solo la teratologia e la psicopatologia possono parlare. Ma basta vedere a come leggono (se poi lo leggono) il Vangelo: dove Gesù vedeva il peccatore e agiva per la liberazione dalla sofferenza, 'sta marmaglia vede solo il peccato e se ne fotte della sofferenza.

    Occorre continuare?

    E di tutto questo si deve ringraziare solo la classe dirigente della sinistra: dopo aver calpestato, come fossero escrementi sul marciapiede, le idee guida della sinistra, non le è restata che la competizione con la detra, ma nel suo campo: quello, appunto, del consumismo ateo, compulsivo e decerebrato.

    Veltroni e le figurine Panini sull'Unità possono dare un'idea di come le cose sono iniziate e di come dovevano finire.

    L'amico Campari, qui, e i suoi compagnucci del Foglio sono solo la schiuma che affiora nel nulla dell'oceano: stanno a galla per legge fisica e si fanno notare solo perchè non c'è altro, che galleggi.

    Qui non c'è fede, non c'è passione, non ci sono speranze: non c'è niente. Non a caso ho citato Langone: un ultracinquantenne senza figli (ribadisco: senza figli, come il dinks più relativista) che scrive, con la stessa noncuranza e il medesimo disinteresse, di Gesù, di culatello stagionato 24 mesi, di illuminazione delle chiese e di ragazze che la danno o non la danno.

    Fede? No, ostentazioni estetizzanti vuote e insulse. Io, gente così, la manderei a bonificare le paludi Pontine: e sarei disposto a ripaludare l'intera Ciociaria, pur di vederli lavorare, una volta nella loro vita.

    M. Pittori

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    1. Scrivi più spesso, sei divertente da leggere. Ora, però, torna a prendere le tue medicine, così non ti affliggi troppo per le sorti della sinistra.

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  4. Cartellino giallo: non è educato abusare dell'ospitalità altrui. Datti una regolata, caro mio. Peggio della banalità ci sono solo i troll con manie da stalker.

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