03 agosto 2013

La Chiesa, la Speranza e i media

di Michele Pisano

Ci sono quelli che si definiscono cattolici “normali”, timidi e tradizionalisti, e, parafrasando una simpatica battuta di papa Francesco, i “sambisti”, vivaci e movimentisti. Poi si annoverano i cattolici 2.0, quelli da tastiera, disprezzanti il viso di Benedetto perché troppo tedesco, e ora pecorelle ammansite dal rasserenamento mediatico che traspare da immagini sbattute in prima, che ammorbidiscono, improvvisamente, la Chiesa tutta.

La corrotta ed egoista Chiesa Cattolica Apostolica Romana, il di cui sovrano avrebbe sfamato il Congo se avesse venduto il suo anello, diventa nel giro di qualche settimana un accogliente lido in cui l’“agnostico sì però questo papa è diverso dagli altri” potrebbe recarsi con fiducia. È questa la forza della Chiesa stessa. Perché in fondo abbiamo bisogno di speranza. Ma c’è già, e non ce la daranno i mass media. È tutta una facciata che noi imbianchiamo per illuderci di qualcosa che vorremmo che fosse, e che non è. Solo un fuoco di paglia.
I curiosi dettagli rimangono curiosi dettagli, da cui è sbagliato far avanzare elaborate discussioni che non riguardano il messaggio più importante: quello di Cristo. La lunga intervista rilasciata in aereo, che andrebbe letta integralmente per poi ridere a una notizia che notizia non è, perché è già nero su bianco sul Compendio della Chiesa Cattolica, ci parla di Chiesa, di Cristo, di società. Ci fa riflettere sulla personalità di questo papa profondo e attento, e di una Chiesa una spanna sopra qualsiasi altra istituzione o ordine (figuriamoci quante spanne sopra il quarto potere).

È la Chiesa, baby, ed è già stupenda di suo, incondizionatamente dall’assenso o meno di un giornalismo distratto e superficiale. Perché se di Chiesa e di papa Francesco bisognava citare qualcosa, beh, ci si sarebbe potuti lanciare su qualcosa di meno banale e più emozionante, come questa forte battuta: «Le Chiese ortodosse hanno conservato la liturgia che è tanto bella. Noi abbiamo perso un po' il senso dell'adorazione. Loro adorano Dio e lo cantano. Non contano il tempo.»
 

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