05 agosto 2013

La tragicomica fine (?) del Cavaliere

di Alessandro Rico

Mai come in questi giorni torridi d’estate, è facile rendersi conto che la vita, come diceva Pirandello, è una commistione di comico e tragico. Berlusconi è finalmente colpevole. Mandante di stragi mafiose? No. Corruttore di magistrati? Manco. Puttaniere? Neppure. Evasore. Nel tripudio dello stato ladro, il primo contribuente italiano viene condannato perché doveva pagare di più. Il che sarebbe un titolo di merito, se solo Berlusconi ammettesse: «Sì, ho frodato questo fisco vessatorio, e lo rifarei un milione di volte», scatenando una guerra tipo Boston Tea Party.

E allora vedi le buffe reazioni della sinistra, che aspettava questa vittoria come la Germania aspetta di batterci a calcio, e la ottiene proprio ora che sta al governo con Silvio. Vedi Bersani approfittarne per rifarsi una verginità e mettere un po’ alle strette Letta, perché dietro i baci e gli abbracci il fallito di Bettola ci rosica a vederlo, al posto suo, a Palazzo Chigi. Senti Epifani, per anni il capo di un sindacato bolscevico che ha fatto di tutto, per rendere il mercato del lavoro quel coacervo di ingiustizie che è, fare il compassato uomo delle istituzioni, a metà tra il gongolante e l’imbarazzato: «La sentenza va rispettata e resa esecutiva». Già ti figuri le mosse di Renzi, quello che va a pranzo con Letta e poi cerca di mettergliela in quel posto, quello che dà interviste su qualsiasi cosa, ma quando si tratta di giocarsi l’asso, è prudente come un serpente. 

E soprattutto, ti gusti lo psicodramma dei vari sinistroidi, grillini, no-global, no-TAV, liberal e radical-chic, che hanno atteso questo momento per due decadi. Vent’anni di patimenti, al che credi che partiranno i caroselli tipo mondiali 2006. E invece niente. Qualche battutina su Facebook. Qualche tweet. Qualche risatina per strada. Ma l’atmosfera è quella di chi si accorge che l’attesa del piacere è meglio del piacere stesso. Ti ricordano il Joker di Heath Ledger, follia fine a se stessa: «Sono come un cane che insegue le macchine, non saprei che farmene se le prendessi». Oppure non si fidano, perché sanno che Berlusconi ha quattordici vite, che troppe volte hanno brindato anzitempo, e allora lo champagne lo lasciano in frigo, anzi nemmeno lo comprano. Hanno paura che risorga il terzo giorno, che non lo interdicano abbastanza a lungo, che Napolitano o Iddio in persona gli concedano la grazia. Lo preferirebbero assunto in cielo in corpo e anima, piuttosto che candidato alle elezioni.

Eppure, dall’altro lato, i segnali non sono incoraggianti. Perché si constata – e questo fa ridere di meno – lo stato di putrefazione del cadavere del centrodestra, un gruppetto di miracolati con l’horror vacui da dipartita dell’Unto. D’altronde, è chiaro che Berlusconi puoi amarlo od odiarlo, ma nessuno voterebbe Alfano, la Santanché o Brunetta.

È la parabola già edita degli uomini che hanno fatto la storia d’Italia, prima incensati e poi condannati: Mussolini, la Dc, Craxi. Con una differenza: che gli altri non avevano un impero economico. E questa è al momento l’unica ragione per vedere uno spiraglio, al di là della squallidina riesumazione di Forza Italia. Non che io ci tenga particolarmente alla sorte politica del Cav. Anzi, una sua uscita di scena aprirebbe forse la crisi necessaria a una rifondazione radicale della destra italiana. È vero, Berlusconi l’ho difeso quando non era di moda; ma poi l’ho attaccato quando ha esplicitamente abbandonato il liberismo per votarsi a Keynes e Krugman, nei suoi deliri cesaropapisti (in cui lui era ovviamente sia cesare che papa). Si tratta piuttosto di una questione psicologica: non puoi fare a meno di pensare che Berlusconi sia pronto a un coup de théâtre. Perché se anche lui ha finito le cartucce, l’idea è che l’Italia si stia spegnendo. Tra disoccupazione stellare, un fisco criminale, imprese e lavoratori nella condizione di servi della gleba alle dipendenze di sua maestà Befera, il declino sembra un baratro oscuro. Per un Paese che ha vissuto vent’anni alla sua ombra, la disintossicazione da Berlusconi sarà difficile soprattutto per i suoi nemici. 
 

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