21 agosto 2013

La Virgen del Cobre, patrona di Cuba

di Andrea Virga

«Forse la spiegazione è che l’isola intera è la sua canoa (…) in cui navighiamo tutti noi Cubani grazie alla sua protezione virginale.» (Eusebio Leal Spengler)

Nel corso del mio primo viaggio a Cuba, avevo ritenuto imprescindibile una visita al Santuario del Cobre, dove da quattro secoli il popolo cubano venera come sua celeste protettrice la Vergine della Carità, la cui festa cade l’8 settembre, giorno della Natività di Maria. Vale la pena di raccontare brevemente la sua edificante storia, per la quale rimando al sito della Conferenza dei Vescovi Cattolici Cubani, contenente una raccolta d’interessanti documenti ufficiali al riguardo, ma soprattutto al recente libro “La Virgen de la Caridad del Cobre : Historia y etnografía”, opera postuma del grande storico ed etnologo cubano Fernando Ortiz, pubblicata nel 2008 a cura di José Antonio Matos Arévalos.

Tutto risale ad una mattina del 1612, quando due fratelli indios, Juan e Rodrigo (o Juan Diego) de Hoyos, e lo schiavo negro Juan Moreno, di appena dieci anni, furono inviati dal sovrintendente delle Miniere del Cobre, presso Santiago, a raccogliere sale nella Baia di Nipe, poco lontano da Barajagua. Sorpresi da una tempesta, pregarono la Vergine Maria che facesse cessare la bufera. Il terzo giorno, allorché il tempo rasserenò, videro venire verso di loro sull’acqua, nelle prime luci dell’alba, una statuetta della SS. Madre di Dio su una tavola di legno, su cui era scritto “Io sono la Vergine della Carità”. Era alta all’incirca mezzo metro, bianca di viso, teneva in braccio con la sinistra il Divin Bambino reggendo un globo, mentre la destra era alzata in atto benedicente; sotto i piedi recava una mezzaluna. Quando la raccolsero nella loro barca, si accorsero che non era minimamente bagnata dalle onde.

Fu subito portata nella chiesa parrocchiale di Barajagua, e poi al Cobre, dove l’Amministratore Reale, Don Francisco Sánchez de Moya, fece subito inviare una lampada di rame (in spagnolo cobre) che ardesse continuamente dinanzi alla Sacra Immagine. Tre anni dopo, una bambina, di nome Apollonia, vide la statua su una roccia, non lontano dalle miniere di rame, nel sito ove tuttora si trova. Questo prodigio, confermato dall’apparizione per tre notti consecutive di una colonna di luce in quel medesimo luogo, spinse gli abitanti del posto ad edificarvi un altare ed un eremo, situato grosso modo 24 km ad ovest di Santiago de Cuba e 145 km a sudest di San Salvador del Bayamo, ai piedi della Sierra Maestra.

Il primo custode del santuario fu Matías Olivera, un veterano della Battaglia di Lepanto, che si era ritirato a condurre vita eremitica presso Santiago. Dopo la sua morte, gli successe il portoghese Melchor Fernández Pinto, che dopo essere stato catturato e derubato dai corsari inglesi, aveva fatto voto di dedicarsi alla Nostra Signora dei Rimedi. A lui si deve l’aggiunta di questo titolo a quella che era ormai chiamata Nuestra Señora la Virgen de la Caridad e de los Remedios del Cobre, o, più semplicemente, la Virgen del Cobre. Già in questo periodo, la venerazione da parte degli abitanti della regione fu molto intensa e fu ricompensata con numerosi miracoli, come quello del fanciullo Domingo Luyala, affidato dal padre Agustín all’eremita Melchor Fernández affinché curasse la sua istruzione religiosa. Una sera, sceso al villaggio, senza licenza del suo tutore, non si accorse di un carro che scendeva dal monte, carico di metallo, e ne fu investito, avendone il volto schiacciato dalla ruota. Portato moribondo al santuario, l’eremita invocò la Vergine e lo unse con l’olio della lampada di rame, guarendolo.

Nel 1687, il culto fu riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa. In quell’occasione, furono interrogati tra i testimoni, anche Juan Moreno, ormai ottantacinquenne, il più giovane dei tre testimoni dell’apparizione. All’eremita succedettero dei sacerdoti, a partire da Don Onofre de Fonseca, che scrisse il primo libro sulla Virgen del Cobre nel 1703. Nel 1705, i due cavalieri Don Bartolomé Girón e Don Manuel Portales Ríos lasciarono una donazione affinché fosse costituita una cappellania e si celebrasse Messa regolarmente nella chiesa del santuario, come confermato da atti ufficiali del 1738. Il santuario sopravvisse ad un terremoto nel 1766.

Il suo culto si diffuse a Cuba e non solo, e in tutta l’isola le furono elevati altari. Basti citare quelli all’Avana, nella chiesa di S. Domenico a Guanabacoa, dove le fu dedicata una confraternita, nella parrocchia del Monserrato nell’Avana Vecchia e nel Santuario di Regla. Persino i seguaci dei culti pagani afrocubani la venerano, sincretizzandola con Ochún, oricha (divinità) dell’amore, della maternità e del matrimonio. Un suo intenso propagatore, al di fuori dell’isola, invece, fu il francescano Fray José de la Cruz Espí (morto nel 1838), che per un quarto di secolo assistette i lebbrosi in Messico. Perciò, al posto dell’eremo, fu edificata una vera e propria chiesa con altari di marmo e la statua della Vergine fu riccamente vestita, ammantata ed adornata d’oro. Nel 1899, durante l’occupazione statunitense, fu rubata, profanata e rotta per rubarne le pietre preziose ad opera di un messicano, ma fu restaurata più bella e ricca di prima.

Nel 1851, l’Arcivescovo di Santiago, S. Antonio Maria Claret, le aveva ufficialmente consacrato il suo gregge. Ormai però la devozione era diffusa al punto che la Virgen era considerata un simbolo religioso nazionale e come tale invocata e venerata con devozione dai mambises, i combattenti delle guerre d’indipendenza contro la Spagna. Da ciò, deriva la denominazione di Virgen Mambisa. Numerosi di questi veterani, grati dell’indipendenza conquistata sul campo, si riunirono al santuario il 24 settembre 1915. In quell’occasione, chiesero a Benedetto XV di elevare la Vergine della Carità a Patrona di Cuba, e furono esauditi il 10 maggio successivo dal Santo Padre. Vent’anni più tardi (20 dicembre 1936), sempre su licenza del Papa, avvenne la Coronazione solenne della Vergine della Carità, da parte dell’Arcivescovo di Santiago Mons. Valentín Zubizarreta. Nel frattempo era stato edificato, tra il 1926 e il 1932, l’attuale santuario, elevato a Basilica nel 1977 da Paolo VI.

La Basilica si trova su una collinetta, poco distante dalle miniere di rame del Cobre, oggi non più in uso. Da un lato si entra nella chiesa, ad una sola navata, sovrastata dal massiccio altare maggiore in marmo di Carrara, al culmine del quale, in un’edicola di vetro, è custodita la Vergine della Carità. Dall’altro lato, da un ampio terrazzo cintato si accede al santuario vero e proprio, ossia una cappella posta dietro all’altare maggiore, ad un’altezza superiore rispetto alla chiesa, dove i fedeli possono venerare direttamente la Virgen. Questa è normalmente rivolta al santuario, ma viene girata verso la chiesa, in occasione delle Messe. Alla Vergine della Carità i Cubani hanno continuato ad affidarsi fino ad oggi, come è confermato dai numerosi pellegrinaggi al santuario, da cui i pellegrini riportano, come ricordo, l’acqua benedetta e le pietre di rame del Cobre. Né è raro vedere in casa o in auto, immaginette e statuette che la raffigurano.


Questo vale anche per gli eventi politici che segnano la vita della nazione cubana. Nel novembre 1959, in occasione del Congresso Cattolico Nazionale, relativo agli eventi rivoluzionari, la Virgen fu portata in processione fino all’Avana. Dopo oltre mezzo secolo, nel 2011, alla vigilia del 400° anniversario del ritrovamento e del viaggio a Cuba di Papa Benedetto XVI, è stata portata in processione per tutta l’isola, accolta da folle festanti (100.000 persone solo all’Avana). Anche i numerosi ex-voto testimoniano che alla Carità della Vergine sono state affidate le suppliche dei dissidenti, così come la preghiera di Lina Ruz de Castro per i figli Fidel e Raúl, durante la guerriglia nella Sierra. E così, da quattrocento anni, la Regina di Cuba continua a vegliare e proteggere tutti i Cubani, suoi figli.
 

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