20 agosto 2013

L'Osservatrice Romana (II parte)


(per chi non avesse letto la prima parte)

di Samuel Satiricus Becci
Veniamo ora all’articolo della Scaraffia: “Le novità di Papa Francesco”.


L’autrice riconosce di non volersi omologare al femminismo occidentale, le parole del Papa infatti non sarebbero pronunciate “in nome dell'improrogabile necessità di adeguare la Chiesa alla parità fra i sessi realizzata nelle società occidentali”, ma arriva a dire che “senza un riconoscimento aperto del ruolo delle donne non si può sperare in quella Chiesa vitale e accogliente che Papa Francesco desidera… E se questo rapporto langue, non è vivo ed è rinnegato, come avviene oggi, la Chiesa non cresce”. Io mi chiedo dove e in che senso languisca questo rapporto. E non trovo risposta nell’esperienza di vent’anni di parrocchia. Certo, il Papa ha aggiunto: “Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna”.  Ma allora dove sta il problema? Se la donna può già fare, come può fare, un po’ di tutto, eccetto diventare prete, dove sta il punto nodale? Il Papa sembra guardare alto, invoca i teologi. La Scaraffia qui mi sembra rimestare la moina della discriminazione, più adatta a certe “zitelle” che a certe “madri” di franceschiana memoria.


Ma la storica non è ancor paga. E prosegue: “Il coraggio di dire una verità, come tutte le verità anche ovvia, ma che nessuno prima di lui aveva osato, cioè che ‘Maria è più importante degli apostoli’, non gli impedisce di escludere il sacerdozio femminile, ma al tempo stesso di chiedere un supplemento di studi e riflessioni per capire come realizzare questa parità nella differenza”. E’ qui che rimpiango Benedetto XVI. La verità cattolica non può essere ridotta a dichiarazioni da tabloid e a presunti scoop editoriali. Anzitutto la verità non è ovvia, ma è frutto di faticose ricerche, altrimenti non ci si scontrerebbe su questioni centrali dell’umanità e della fede. L’ovvietà del primato mariano, nella fattispecie, dipende e risplende in almeno due ordini di manifestazione coltivati da Benedetto XVI: la liturgia e il dogma. Il fatto che l’eccellenza creaturale mariana sia stata dogmatizzata a più riprese – su aspetti mica tanto ovvi, visto che l’ultimo dogma ha dovuto attendere la metà del secolo scorso, e pare ci siano premesse per pronunciamenti ulteriori –, nonché l’antichissima attenzione liturgica orientale ed occidentale per la Madonna, che non conosce equivalenti nella Chiesa trionfante, mostrano che il cattolicesimo ha conquistato con fatica e coraggio fin dall’antichità una verità sublime e soprannaturale (è ancora lecito per un cattolico usare questo termine?). Con tutto l’amore a Francesco, non avevo bisogno delle sue risposte scherzose ai giornalisti per sapere della supremazia della Madonna in quanto donna rispetto al genere umano. Ma la Scaraffia ha cultura cattolica o no? Sono certo di sì. E allora com’è che mostra di non riconoscere l’abc del verum cattolico?

Segue la professione rivoluzionaria: “può cambiare tutto senza cambiare le regole di base, quelle su cui si è costruita la tradizione cattolica”. Mi torna in mente Chesterton: “Questo è rivoluzione: andare, andare e girare in tondo, tornando da dove si è partiti!” Ovviamente l’OR non vuole essere rivoluzionario, ma dunque che vuole essere? Anche Benedetto XVI e Francesco usano il termine “rivoluzione”, mi si dirà, però il significato del termine nei due pontefici si chiarisce nel contesto del loro stile e delle loro dichiarazioni complessive, ma che dire del significato di rivoluzione nel contesto del femminilismo OR? Messa in salvo la buona preparazione e intenzione dei redattori, siamo certi che lo comprenderanno bene i loro lettori? Anche qui, a mio franco avviso, troppe ambiguità: l’OR dovrebbe chiarirmi e non confondermi le idee sugli slanci carismatici del Papa. Si vede che chiedo troppo…

A proposito del Papa, delle aperture e della rivoluzione che cambia senza cambiare… “questa è la sua posizione anche sugli omosessuali. La Chiesa non deve essere una rigida dispensatrice di giudizi, ma deve essere sempre pronta ad accogliere i peccatori, cioè tutti noi”. Questa in realtà è la posizione del cattolicesimo. Non del Papa. Comunque – in questo concordo con Lucetta – siamo contenti che Papa Francesco sposi posizioni care alla Chiesa cattolica (ma due righe più sotto lei stessa riconosce una certa precedenza almeno cronologica del Catechismo su Francesco).

E quale sarebbe lo scoop do Francesco in merito? “Anche a questo proposito Papa Francesco non cambia nulla delle regole morali, ma cancella un moralismo rigido e pettegolo, e con poche parole allontana dalla Chiesa cattolica quell'accusa infamante di omofobia che l'ha perseguitata negli ultimi tempi”. E qui annaspa parossisticamente il gusto chiacchierino dell’informazione cattolica contemporanea: secoli di evangelizzazione cristiana non avrebbero potuto scamparci dall’attraversare oggi una stagione di discriminazioni maschiliste, mentre una sola parola del Papa allontanerebbe ogni accusa infamante. Mi pare si esageri, per eccesso o per difetto, in molte espressioni. Gli scritti di Paolo VI sulla donna sono insufficienti, l’approfondimento fenomenologico di Giovanni Paolo II su amore e famiglia attirano infamie, l’umiliazione di Papa Benedetto XVI dinanzi alle vittime degli abusi pedofili non smuovono nessuno, ma se Francesco lancia due sfottò su un aeroplano tutto s’aggiusta. Qui qualcosa non quadra. Forse conviene scendere dal velivolo, piantare i piedi in terra, e ripensare quanto abbiamo da dirci.

La Chiesa è realtà ben più complessa, non è questione di media e di soluzioni subitanee, non è rivoluzionabile in quattro e quattr’otto. Servono pazienti riforme che partano dal cuore: questo è il messaggio su cui Benedetto XVI ha insistito fin nei suoi ultimi discorsi nel Febbraio scorso. Mi stupisce che una storica non veda tutto questo. O forse obbedisce solo a una linea editoriale. E sono contento che  Papa Francesco abbia “un bagaglio di esperienze umane che oggi illuminano il suo pontificato, riscaldano ogni suo discorso e gli danno quel tono di verità che fa comprendere e amare le sue parole”, ma ero contento anche del bagaglio di conoscenze teologiche e canoniche di Benedetto XVI, forse non scaldava emotivamente il cuore, ma dipanava problemi di grande mole, e offriva orizzonti chiari. Così chiari che nessun editoriale poteva sviarne il messaggio.

Seguo con amore il Magistero di Papa Francesco, in quanto Papa, uomo di fede, attraversato da un carisma genuino. Però, cortesemente, per quanto lui ci tenga ad essere un comunicatore diretto e popolare, almeno i cosiddetti intellettuali cattolici, che scrivono su testate che tanto il popolino non legge, potrebbero offrirci un’immagine più solida del nostro Pastore e Padre? A me del Papa-Simpa me ne fa un baffo.
Concludo con due frecciate.

La prima: mi diverte tantissimo il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata. Voci pettegole dicono che tra i problemi additati ci sia un eccessiva influenza della Madre generale delle Francescane dell’Immacolata sulle scelte del Padre generale nonché fondatore dell’Ordine. Chissà che non si trovi qui uno spiraglio di comunione tra femministe e movimenti tradizionalisti.

La seconda: una citazione di santa Teresa Benedetta della Croce. Il profondo principio formale dell’anima della donna, poi, è l’amore, quale sgorga dal Cuore divino; l’anima muliebre può far proprio questo principio profondo, se rimane strettamente unita al Cuore divino mediante una vita eucaristica e liturgica (“Ethos della professione femminile” in “La donna”, Città Nuova, p. 66). E purtroppo, duole dirlo, quando la Stein parla di liturgia, ha in mente quella fatta di ginocchia piegate, di silenzio, di contemplazione, di sacrificio. Senza chierichette.

Donne, riflettete sul vostro ruolo nella Chiesa, ma fatelo da donne sante, da donne di Chiesa. Non da frustrate o da intellettualiste.
 

9 commenti :

  1. Manlio Pittori20 agosto 2013 16:42

    Non capisco: la Scaraffia scrive sull'Avvenire, sul Foglio e sull'Osservatore Romano. Cosa deve fare una povera donna, per essere considerata assolutamente e definitivamente cattolica? Essere vergine (troppo tardi, temo) e martire (in Italia non è più tempo e l'Italia non è più il luogo)?

    Insomma, anche la Scaraffia non va bene: chi vi resta, don Fanzaga? Padre Amorth? Franz Agnoli? Giuseppe Agatino Scialabba (un mio conoscente, vi giuro che se non è cattolico lui non lo è nessuno)?

    Suvvia, un po' di elasticità...

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  2. nessuno ha qui espresso giudizi sul foro interiore della Prof.ssa Scaraffia

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  3. Manlio Pittori21 agosto 2013 17:21

    Gentile Ilaria,

    io leggo quello che scrive Samuel Satiricus Becci, e cioè: "Ma la Scaraffia ha cultura cattolica o no? Sono certo di sì. E allora com’è che mostra di non riconoscere l’abc del verum cattolico?".

    Foro interno, esterno o a mezza strada che sia, qui l'Autore del post dà dell'ignorante (in materia fidei) alla Scaraffia. Ripeto quindi la domanda: se è ignorante una persona che predica da sì alti e autorevoli pulpiti, chi sarà mai, per il nostro Samuel Satiricus Becci, un vero cattolico? Uno che, cioè, non ignori almeno i principi primi?

    Perchè questo scrive il Nostro: non è che la Scaraffia mostri incertezza sulla dottrina pneumatologica del Filioque: no, addirittura "mostra di non riconoscere l’abc del verum cattolico": mostra, cioè, un'ignoranza belluina.

    Dica allora, il Samuel Satiricus Becci, chi vorrebbe all'OR e all'Avvenire al posto di una simile sciagurata: o è chiedere troppo?

    E, soprattutto: chi vorrebbe al Foglio, che è il vero organo ufficiale della Santa Sede?

    Grazie.

    Manlio Pittori

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    1. Sono d'accordo con Pittori.
      Aggiungerei che in questa società oramai quasi completamente scristianizzata non pochi cattolici soffrono della sindrome da accerchiamento.
      Invece di passare al contrattacco contro i laicorelativisiti, pregando e facendo apostolato (come chiede anche il Papa), si arroccano nel fortino dei "veri cattolici" e fanno le loro battaglie spirituali limitandosi a dispensare patenti di cattolico buono o meno buono.
      Non è questa una buona strada secondo me. E lo dico da cattolico praticante.
      Fabio

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  4. Da qualche tempo, mentre il battaglione di "guardie svizzere" và incredibilmente rinfoltendosi, mi chiedo se non sia in atto una devastante crisi di identità nell'animo del cattolico medio.
    L'attuale potente attacco sferrato al cuore della morale e della dottrina cattolica, usando le prodigiose armi del sistema educativo-informativo e d'intrattenimento, con la collaborazione di teologi e uomini di chiesa, ha prodotto lacerazioni e incertezze nelle nostre coscienze.
    Crediamo ancora, ma siamo una massa di feriti, resi fragili e "poveri", altro che apostoli, perciò ci troviamo qui' gementi a mendicare il soccorso di qualche solida conferma, qualche parola chiara. Ma ahimè, da qualche tempo, anche la stampa cattolica ufficiale sembra annaspare, strizzando l'occhio a certe laiche ovvietà, inseguendo femminismo e pauperismo politicamente corretto, diventando vaga, liquida, ambigua...

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  5. Manlio Pittori24 agosto 2013 11:05

    @ Antart

    "L'attuale potente attacco sferrato al cuore della morale e della dottrina cattolica, usando le prodigiose armi del sistema educativo-informativo e d'intrattenimento, con la collaborazione di teologi e uomini di chiesa, ha prodotto lacerazioni e incertezze nelle nostre coscienze."

    Gentile Antart,

    provi a guardare i fatti. Prenda l'Italia: chi ha guidato il sistema educativo, negli ultimi vent'anni? Il centrodestra, soprattutto. Chi ha e ha avuto in mano l'informazione e l'informazione? Padron Silvio, quasi completamente e quasi ininterrottamente: cioè il centrodestra. Da dove vengono i teologi e gli uomini di chiesa che lei ritiene corresponsabili della "devastante crisi di identità nell'animo del cattolico medio"? Non certo da Comunistlandia o dalla redazione della Repubblica.

    Infine: lei per chi ha votato, negli ultimi vent'anni? Immagino per il centrodestra.

    Quindi, provi a essere meno superficiale e a rivolgere a se stesso qualche domanda, invece di credere di cavarsela con il coacervo di asinini luoghi comuni che ha evacuato qui: è la mia personalissima e sommessissima opinione, ma credo che le farebbe bene.

    Se poi mi facesse sapere se ho indovinato le sue scelte elettorali degli ultimi vent'anni, le sarei sommamente grato.

    M. Pittori

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  6. L'egemonia gramsciana (nell'attuale mitopoiesi "progressista") nell'università, nella scuola e nell'informazione che conta, credo sia per tutti un fatto innegabile. I governi (soprattutto in Italia) sfortunatamente o per fortuna, contano poco, come si è visto soprattutto nel recente passato.
    Da conservatore agisco come posso per proteggere dalla corruzione tutto ciò che amo, in primis la Chiesa Cattolica Romana.
    Ora, al netto di un linguaggio sprezzante e offensivo che evidentemente ama usare per esprimere il suo sommario disprezzo verso idee e persone che non conosce affatto, devo constatare che il Sig Manlio sostiene in toto la mia opinione circa la grave responsabilità avuta da molti intellettuali cattolici, chierici e politici "liberali" (anche italiani), nel favorire quell'esito del moderno sentire sociale che Ivan Illich definiva il "pervertimento del cristianesimo".

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  7. a parte che antart pare locuzione da afasia post traumatica
    è consolante vederti condannare per modernismo o liberalismo o altro ismo a tua discrezione quasi tutti i tuoi correligionari esclusi te stesso e forse il Papa, o i Papi: il cattolicesimo ridotto a club filatelico di provincia è un bell'obiettivo, per un anticlericale.

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    1. La vita ci ripropone sempre un bivio che non è mai in radice scelta economica, politica o religiosa (casomai in conseguenza), ma scelta tra due opzioni:
      A - combattere per distruggere l'esistente che odiamo;
      B - lottare per proteggere l'esistente che amiamo.
      Io avrei scelto l'opzione B (a Voi piacendo, s'intende!).
      Se poi sulla via B ci trovo i parenti o gli estranei non mi interessa.

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