02 agosto 2013

Papa Francesco e i gay (dentro e fuori la Curia)

di Paolo Maria Filipazzi
Torniamo per l’ultima volta ad occuparci del “caso Ricca”. Il 25 luglio Sandro Magister insiste: “A detta degli apologeti di Ricca – molto attivi sia in Vaticano che fuori – colpendo lui la 'vecchia guardia' curiale vuole bloccare il risanamento della 'banca del papa'. Ma i fatti dicono l'opposto. 

Con o senza il prelato, la boni­fica dei conti e dell'apparato dello IOR va avanti a ritmo accelerato
". E poi: “La vicenda di monsignor Ricca è un caso di studio sulla zizzania che papa Jorge Mario Bergoglio vuole estirpare dalla curia vaticana”. Ed aggiunge particolari: “Dopo che la notizia dell'incombente scandalo uscì il 3 luglio su www.chiesa Francesco volle rivedere il fascicolo personale di Ricca. Anche questa volta glielo mostrarono immacolato. La catena di comando composta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal suo sostituto Giovanni Angelo Becciu e dal delegato per le rappresentanze pontificie, cioè dal capo del personale Luciano Suriani, neppure fece il gesto elementare di richiedere alla nunziatura di Montevideo, per una verifica, la copia dei rapporti del nunzio dell'epoca, Janusz Bolonek, arrivati a Roma ma qui evidentemente fatti sparire”. E infine: “Quando invece corrisponde in tutto ai documenti – ecclesiastici e delle autorità civili – conservati in copia nella nunziatura, compresa la lettera con cui Bolonek implorava le autorità vaticane di inviargli al posto di Ricca un nuovo consigliere 'moralmente sano'. In Uruguay almeno cinque vescovi che furono testimoni diretti dello scandalo sono pronti a riferire. 'Es todo verdad', è tutto vero, hanno dichiarato fonti ecclesiastiche al primo giornale di Montevideo, 'ElPaís'. Dopo aver visto L'Espresso, papa Francesco ha alzato lui stesso il telefono e ha chiamato persone di sua fi­ducia in quel paese, per avere conferme definitive sui fatti. 'Sicuramente il Santo Padre, nella sua saggezza, saprà come fare', ha dichiarato laconico l'attuale nunzio Guido Anselmo Pecorari”.


Fatto sta che il 30 luglio il Papa, parlando con i giornalisti sull’aereo di ritorno da Rio de Janeiro ha detto: "Nel caso di monsignor Ricca ho fatto quello che il Diritto canonico indica di fare: una investigazione previa. Non è stato trovato nulla di ciò di cui veniva accusato. Non abbiamo trovato niente! Tante volte nella Chiesa si vanno a cercare i peccati di gioventù e poi si pubblicano. Non stiamo parlando di delitti, di reati, come gli abusi sui minori che sono tutt'altra cosa, ma di peccati. Ma se una persona laica, o prete o suora ha commesso un peccato e poi si è convertita e si è confessata, il Signore perdona, dimentica. E noi non abbiamo il diritto di non dimenticare, perché altrimenti rischiamo che il Signore non si dimentichi dei nostri peccati. Tante volte penso a San Pietro che ha commesso il peccato più grave, ha rinnegato Cristo. Eppure lo hanno fatto Papa. Però ripeto, su monsignor Ricca non abbiamo trovato niente". Dunque, queste parole sembrano chiudere definitivamente il caso Ricca. Ne prendiamo atto ma a questo punto ci chiediamo: Magister ha toppato (ma lui dice di no)? Oppure il Papa si è fatto infinocchiare? Oppure, terza opzione: non è che il Papa si trova nell’antipatica situazione di aver nominato la persona sbagliata e di non poterla sostituire a soli pochi mesi dalla nomina per non compromettere la credibilità del proprio pontificato e dei propri propositi di riforma?

In quest’ultimo caso avremmo un triste precedente: quello di Benedetto XVI con il cardinale Tarcisio Bertone, il Segretario di Stato il cui operato è stato criticatissimo da tutte le parti, tradizionalisti e modernisti. Benedetto XVI si è trovato per un lungo periodo a difendere il suo Segretario di Stato, il cui discutibile operato in molti casi si è svolto in barba alle linee dettate dal Papa (vedi la vicenda del regolamento applicativo delle norme anti-riciclaggio emanate da Benedetto XVI, regolamento che di fatto le vanificava), ma la cui defenestrazione avrebbe rischiato di essere un boomerang per la credibilità del tentativo di riforma già iniziato sotto il pontificato benedettiano. Il fatto che un Papa dovesse intervenire in difesa del Segretario di Stato è stato un singolare capovolgimento di ciò che si era sempre visto, con il secondo “meridiana” del primo, ed era un segno di come, con il cardinal Bertone, la Segreteria di Stato fosse diventata, fatto senza precedenti, un centro di potere autonomo, sfuggente al controllo del Papa stesso. Leggendo fra le righe, a qualcuno è parso di poter identificare proprio la presa di coscienza della gravità della situazione, rapportata alla propria mancanza di forze, con una delle ragioni della rinuncia. Ora, anche se si tratta solo di un monsignore “qualunque”, Dio non voglia che Papa Francesco si trovi in una situazione analoga. E, a dirla tutta, in mezzo a tutti i proclami di imminente “riforma della Curia”, un posto non indifferente dovrebbe averlo l’avvicendamento alla Segreteria di Stato ed ai vari dicasteri. Invece il cardinal Bertone, in barba alle critiche e a ripetute fughe di notizie, se ne sta ancora lì…

Già che ci siamo, precisiamo anche un paio di cose sulla fantomatica “apertura ai gay” del Papa strombazzata dai media, che hanno riportato la frase imprecisa: “Chi sono io per giudicare un gay?”. Dunque, la prima parte della dichiarazione è quella sopra riportata, in cui si parla chiaramente di peccatori che, se convertiti, ottengono il perdono. Insomma, di peccato di tratta, da cui convertirsi. Prosegue poi il Papa: "Si scrive tanto della lobby gay. Io finora non ho trovato in Vaticano chi ha scritto 'gay' sulla carta d'identità. Bisogna distinguere tra l'essere gay, avere questa tendenza, e fare lobby. Le lobby, tutte le lobby, non sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà, chi sono io per giudicarlo? Il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che le persone gay non si devono discriminare, ma si devono accogliere. Il problema non è avere questa tendenza, il problema è fare lobby e questo vale per questo come per le lobby d'affari, le lobby politiche, le lobby massoniche". Dunque, dove sarebbe la rivoluzione? Il Papa si riferisce al Catechismo della Chiesa cattolica, il quale non condanna l’omosessualità in sé, ma la pratica, cioè il peccato, dal quale però ci si può sempre liberare convertendosi. Per cui, “se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà”, se cioè compie un serio percorso di conversione, non va giudicata ma accolta e perdonata. Come predica Cristo col suo Vangelo. Come predica Santa Romana Chiesa da due millenni. Il che, non ha nulla a che far con deliranti rivendicazioni giuridiche, né tanto meno con l’infame “legge sull’omofobia” di cui i nostri scellerati legislatori si stanno occupando.


P.S. Il Papa ha parlato di “lobby massoniche”. Nessuno se la fila, questa dichiarazione?
 

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