07 settembre 2013

Chiesa e politica (I parte)

di Marco Massignan

Il 22 agosto 2013 si è tenuto presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone) il quarantunesimo convegno annuale degli “Amici di Instaurare”, dal titolo: Chiesa e politica. La giornata di preghiera e di studio è stata aperta con la celebrazione in rito romano antico della S. Messa e con il canto del Veni Creator. I convegnisti si sono quindi trasferiti nel raccolto salone delle conferenze, dove i lavori si sono aperti con il saluto del direttore di Instaurare, il prof. Danilo Castellano, che ha ricordato la significativa tappa raggiunta: un impegno nato senza risorse e proseguito abbandonandosi totalmente alla Provvidenza.

Instaurare è nato per fedeltà al magistero della Chiesa e per denunziare il cedimento dei cattolici. Le finalità della rivista sono esplicitamente dichiarate nel “manifesto” del 1 maggio 1971: “combattere ogni colpevole tolleranza e transazione in materia di fede e di morale, per affermare la necessità e l'urgenza del ripristino, anche in campo civile, dei valori religiosi, fondamento e garanzia di stabilità dello stesso edificio sociale; combattere gli attacchi della critica razionalistica, negatrice di ogni trascendenza”.

Castellano ha esortato i presenti ad “usare la testa”, ossia a distinguere ciò che va recepito e conservato e ciò che va respinto (dopo averlo esaminato), evitando di applicare la metodologia del “clericalismo”, vale a dire illudersi di poter “battezzare” anche ciò che “battezzabile” non è. La paura di rimanere esclusi dal presunto orologio della storia ha reso incapace la cristianità contemporanea di elaborare una cultura che sapesse “leggere” l'esperienza alla luce del Vangelo. Al contrario ha ancora una volta “letto” il Vangelo alla luce delle mode culturali.

Ha poi preso la parola per la prima relazione (Chiesa e politica, oggi: la necessaria revisione del paradigma) il prof. Bernard Dumont, direttore della rivista Catholica di Parigi. Nel corso del sua intervento, Dumont ha presentato il volume (da lui curato con M. Ayuso e D. Castellano) Eglise et politique. Changer de paradigme (Artège; ora disponibile anche per i lettori di lingua spagnola), invitando a riconsiderare le questioni politiche del pensiero cattolico non solo limitandosi alle vicende del post-Concilio, ma anche investigando i decenni precedenti.

Le relazioni tra Chiesa e mondo moderno nato dalla Rivoluzione francese - una civiltà anticristiana che sta dinanzi a noi da più di due secoli - sono passate dalla condanna e dal rifiuto da parte dei Pontefici dei principi del sistema filosofico e politico uscito dall'età dei Lumi, ad una conciliazione con esso, a quella “rivoluzione copernicana” del Vaticano II (come disse Congar), di cui è emblema il discorso finale di Paolo VI: “L'umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s'è incontrata con la religione (perché tale è) dell'uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere; ma non è avvenuto. L'antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso”.

Questa soluzione di pacificazione quali frutti ha portato? Cinquant'anni dopo l'ostilità, da parte del mondo, è peggiorata, trasformandosi in vera e propria cristianofobia (basterebbe considerare l'aggressione generale contro l'ordine naturale e cristiano attualmente in atto su scala mondiale). La politica del “buon Samaritano”, conciliante ed arrendevole alla cultura dominante (laicista e relativista), si è rivelata una strategia fallimentare, ribaltandosi in accoglimento acritico dell'ideologia di volta in volta dominante. Il buon Pastore ama e cerca la pecorella smarrita: non per trovarla e perdersi con essa, ma per riportarla con sé all'ovile.

Il volume, quindi, non è solo un'attenta disamina delle conseguenze delle scelte operate negli anni Sessanta, ma anche la messa in luce del bagaglio teologico dei principali artefici del Concilio, ed un esame critico dei “vicoli ciechi” intrapresi dagli uomini di Chiesa, ossia da parte di chi “è chiamato a guidare i fedeli e ad illuminare gli uomini non con la luce delle candele delle personali opinioni, ma con quella del sole della Rivelazione cristiana”. Come si può ben capire, non si tratta di problema astratti, ma di questioni concrete che emergono nella vita cristiana di tutti i giorni: nell'insegnamento dottrinale, nella predicazione, nelle scelte morali e via dicendo.
 

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