24 settembre 2013

Il cattivo maestro Moni Ovadia

di Giorgio Vedovati

Siamo tornati all’epoca dei perfidi giudei. No, fermi!, non allertate l’onorevole oculista detta Cécile. «Perfidi» non in quanto giudei, bensì in quanto opportunisti, ambigui, falsi e – in sostanza – malvagi. È infatti difficile non definire in questo modo Moni Ovadia, l’attore diventato più che altro salottiere, che ha fatto carriera e fortuna a suon di 25 Aprile e Giornate della Memoria. Siamo abituati a vedere figure scialbe e banali diventare idoli della sinistra (basti un solo nome: Saviano), ma il problema si pone quando simili personaggi salgono agli onori degli altari. Allora può capitare che ci girino i cinque minuti, che lo sdegno sia tale che non è più possibile tacere.

I fatti sono chiari e semplici. In occasione della Missione Giovani a Pavia (21 Settembre – 2 Ottobre), qualche benpensante – sicuramente un “cattolico adulto”, aggiornato, sviluppatosi nello “spirito del Concilio” – ha avuto la fantastica idea di invitare a pontificare nella piazza del Duomo nientemeno che Ovadia. Sì, avete capito bene: la Missione Giovani, evento clou del Servizio per la Pastorale Giovanile, un qualcosa di teoricamente serio, ha invitato non solo un non-cattolico, ma addirittura un ebreo che non crede nemmeno nel Giudaismo. Nella spasmodica attesa di sentirlo parlare di «Il pane di oggi» (questo il titolo della serata del 24 Settembre) e per giustificare quelle che potrebbero sembrare a taluni le solite critiche ottuse degli accoliti dell’Ancien Régime, degli integralisti, dei pre-conciliari e via dicendo, proviamo a presentare rapidamente il personaggio.

Il signor Moni Ovadia, vegetariano come ormai quasi tutti i guru radical-chic, è un agnostico che ama appellarsi in continuazione al «dettato conciliare del primato della coscienza» (parole sue): insomma, un non-credente che gioca a fare l’ultra-progressista, ricevendo spesso più seguito di altri banditori delle fandonie neo-moderniste. Basti pensare che il nostro fu un grande amico di don Gallo, di cui era addirittura «direttore spirituale» (parola di entrambi!): il fatto di un non-credente estremista nei panni di un ruolo tanto importante sarebbe già di per sé un qualcosa di paradossale, se non fosse che lo era di chi vilipendeva costantemente liturgia, teologia e Magistero. Proprio la morte dello pseudo-prete genovese è stata l’ultima occasione per vedere Ovadia predicare, soprattutto attraverso la stampa e i blog di sinistra e di estrema-sinistra: una sbrodolata di lodi sperticate al defunto, considerato e propagandato come un Santo. La spregiudicatezza e la follia di questo uomo s’è spinta fino alla stesura a fine Luglio di una lettera al regnante Pontefice, piena zeppa di bestialità aberranti, ovviamente diventata ben presto un cult in internet tra i catto-comunisti e i comunisti punto e basta. Nel pieno del delirio, Ovadia esortava Bergoglio a canonizzare al più presto don Gallo, dipinto come vero cattolico perfettamente inserito nella Chiesa, ovviamente dopo l’immancabile sviolinata ecumenica («Le religioni possono separare, la spiritualità unisce credenti, diversamente credenti e non credenti»). Per fortuna, a quanto ci risulta, Papa Francesco non ha ascoltato questa supplica né ha ancora telefonato a questo ebreo adulto.
Ma non è ancora finita. Moni Ovadia è quello delle sparate a zero contro il Venerabile Pio XII, accusato – dimostrando un populismo e un’ignoranza vergognosi – di collaborazionismo nello sterminio degli ebrei, «indirettamente responsabile per la morte di molti di essi». Oppure è quello – in realtà uno dei tanti, vaticanisti inclusi – che all’elezione al Soglio di Bergoglio esultava e celebrava una netta rottura rispetto al precedente pontificato, arrivando a perle di conciliarismo degne di Melloni («Non si presenta come vicario di Cristo in terra, ma come primus inter pares»). Infine, ma s’era già capito, il nostro è un “intellettuale” (?) fortemente politicizzato: nelle ultime elezioni ha dichiarato d’aver votato Rivoluzione Civile di Ingroia e, data la sua auto-presentazione quale fortemente impegnato «a favore dei diritti degli ultimi e delle minoranze, della loro dignità, della giustizia sociale e della pace», ci stupiamo che non sia stato ancora candidato da SEL.

Possiamo pertanto avanzare delle legittime perplessità circa l’invito di un personaggio simile? Moni Ovadia è una presenza fortemente inopportuna in un contesto di pastorale giovanile cattolica, sia per la sua compromissione politica sia per le sue posizioni ereticheggianti per tutto quel che riguarda la sfera religiosa, dalla morale alla teologia. D’altra parte, purtroppo, Ovadia non è nuovo a essere ospite illustre di associazioni sulla carta cattoliche (ma poi, nel concreto, troppo spesso interessate maggiormente ad altro…), come per esempio Azione Cattolica (1), per le quali diventa ovviamente simbolo della lotta contro l’anti-semitismo e contro il razzismo. Altri casi che ci fanno storcere il naso sono facilmente documentabili: Educatt ha distribuito gratuitamente un suo libro nelle Giornate della Memoria (2) (non esistevano voci più autorevoli in ambito cattolico?) e – paradosso dei paradossi – sul sito internet di Avvenire si trova un video di Ovadia, presentato quasi come maestro in occasione dell’Anno della Fede (3).

In uno slancio di bontà, voglio credere nella buona fede degli organizzatori della Missione Giovani di Pavia, che, magari in modo un po’ ingenuo, hanno voluto puntare sul nome di successo per attirare gente. Posso arrivare ad apprezzare gli sforzi per essere accattivanti e giovanili, per dimostrarsi attenti ai problemi dei tempi correnti e inseriti nei dibattiti del momento, per cercare di tornare a parlare ai tantissimi – giovani e meno giovani – che si sono allontanati sempre più dalla Chiesa, ma vi pare che lo “stile Papa Francesco” preveda l’esaltazione di un modello incompatibile con il Cattolicesimo come Moni Ovadia? Lasciando da parte le eventuali e probabili affinità di simpatie politiche tra organizzatori e invitato, il vero dramma è costituito dalla nuova generazione di sacerdoti, quasi sempre cresciuti in modo succube di fronte alla propaganda ideologica post-conciliare, ovviamente di quella connotata in senso neo-modernista, ben diversa dal serio e fondato rinnovamento auspicato e avviato dai Padri Conciliari. Questa generazione di sacerdoti e di fedeli è vittima di quei teologi che, approfittando della buona fede e dell’ignoranza dei semplici, ha cavalcato lo “spirito del Concilio” per innovare sconsideratamente ogni settore della Chiesa, a partire dalla sua vita quotidiana diocesana. L’esaltazione di un ebreo agnostico, che pontificherà senza alcun contraddittorio a tanti giovani credenti, è solo una tappa di questa costante auto-demolizione della Chiesa.
Il mio slancio di bontà si infrange tuttavia ben presto, scoprendo che per la solenne apertura dell’Anno Pastorale Universitario a Pavia è stato invitato a tenere la preghiera in Duomo un altro dei guru progressisti: fratel Enzo Bianchi. Difficile allora credere nella buona fede, difficile non disperarsi se la soluzione presentata per rilanciare la Chiesa è l’affido ai cattivi maestri.
 

2 commenti :

  1. Non attribuirei un significato necessariamente negativo al concetto di cattivo maestro, forse lui stesso si definisce tale, autoironicamente. (:

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  2. Caro signor Vedovati, personalmente non ho maestri quindi in genere cerco di valutare le persone considerando i loro limiti che in "apparenza" potrebbero essere alcuni di quelli che lei elenca : (radical chic etc...). Istintivamente ascoltando Moni Ovadia a me appare tutt'altro, una persona decisamente generosa emerge proprio da ciò che critica nel suo articolo, la devozione nel suo rapporto d'amicizia con Don Gallo, chi conosce la vera amicizia non è un opportunista..

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