26 settembre 2013

Il nuovo corso dei Francescani dell'Immacolata, tra bugie, reticenze e svarioni mediatici

di Marco Mancini

Forse mai si è avuta una prova così evidente di come nella Chiesa si mescolino componente divina e umana, grazia e mondanità, santità e peccato, come nella vicenda riguardante i Frati Francescani dell’Immacolata.

Riepiloghiamo i fatti: nel luglio 2012, a seguito del disagio manifestato da alcuni religiosi dell’Ordine circa lo stile di governo e alcune decisioni (soprattutto in materia liturgica) assunte dal fondatore e Superiore Generale Padre Stefano Manelli, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, guidata dal cardinale brasiliano João Braz de Aviz, ha ordinato una visita apostolica, incaricando del compito mons. Vito Angelo Todisco. La visita, che ha avuto il suo elemento cardine in un questionario inviato a tutti i religiosi, si è conclusa con un decreto, approvato “ex auditu” da Papa Francesco, che ha disposto il commissariamento dell’Ordine e il divieto per tutti i suoi membri di celebrare la Messa nella forma straordinaria del Rito romano (il c.d. rito antico), salvo esplicita autorizzazione delle autorità competenti. Il Commissario Apostolico, il cappuccino Padre Fidenzio Volpi, ha poi nominato padre Alfonso Bruno – già membro del Consiglio Generale dell’Ordine –  nuovo Segretario Generale.

Rispetto ai fatti esposti sopra, la pubblicistica e la blogosfera cattolica si sono divise. Da parte “tradizionalista”, il commissariamento è stato presentato come il risultato di una trama ordita da un gruppo di frati dissidenti, coadiuvati da alcuni ambienti di Curia, che ha finito per gettare fango su Padre Manelli e sull’Ordine in generale e che avrà l’effetto di distruggere una realtà che negli ultimi anni, in piena controtendenza rispetto ad altre famiglie religiose, ha registrato una crescita continua, anche in termini di vocazioni. Più in generale, si è denunciato il pericolo di una nuova “caccia alle streghe” nei confronti degli ambienti ecclesiali più aperti al richiamo della Tradizione, come dimostrerebbe anche il divieto relativo alla celebrazione della Messa tridentina.
A queste accuse si è risposto che le scelte operate negli ultimi anni dai capi dell’Ordine, specie quella di dare grande spazio al Rito antico e di abbracciare una sensibilità “tradizionalista”, hanno suscitato disagio e divisioni, con il rischio di allontanare l’Ordine da un autentico “sentire cum Ecclesia” e dal suo originario carisma. Legittimo sarebbe, dunque, l’intervento delle autorità romane, e meritoria l’opera di denuncia di quei frati che si sarebbero rifiutati di prestare la loro opera a favore di gruppi tradizionalisti e “criptolefebvriani”, i quali avrebbero esercitato un’influenza negativa sui precedenti responsabili dei Francescani dell'Immacolata.

Personalmente non ho contatti diretti con l’Ordine e non sono in grado di garantire da quale parte penda la bilancia, anche se per onestà intellettuale devo confessare che diversi collaboratori di questo blog hanno valutato in maniera molto critica il commissariamento. L’unica cosa sulla quale mi sentirei di mettere la mano sul fuoco è l’assoluta santità di vita e buona fede di padre Manelli e dei suoi più stretti collaboratori. Detto questo, in questa storia occorre prendere atto di alcuni elementi, che forse possono aiutarci a districare l’intera vicenda.

Dopo la nomina di padre Alfonso Bruno a Segretario Generale, Francesco Agnoli, giornalista ed apprezzato esponente del mondo c.d. “tradizionalista”, lo ha accusato apertis verbis di ipocrisia e doppiezza, sospettandolo di essere tra i responsabili del sovvertimento del governo dell’Ordine. Subito la “Stampa” ha pubblicato un’intervista di Andrea Tornelli proprio a padre Bruno: il frate non solo si è difeso, ma ha anche contrattaccato. In particolare, ha giustificato il suo graduale spostamento sulle posizioni dei dissidenti con un approfondimento “delle dinamiche interne”, che lo avrebbe portato a “convergere in direzione della carità e della giustizia”. Non solo: ha anche respinto le critiche mosse al questionario disposto dal Visitatore apostolico, spiegando come soltanto dopo i risultati, che sarebbero stati favorevoli agli stessi dissidenti, esso sia divenuto oggetto di contestazione da parte dei maggiorenti dell’Ordine.

Inutile dire che l’intervista non mi è piaciuta affatto: non solo per le domande formulate “in ginocchio” da Tornielli, ma soprattutto per le risposte di padre Alfonso Bruno, che danno la sgradevole sensazione – tutta personale, sia chiaro – di una certa ipocrisia. Insomma, sortiscono l’effetto contrario di quello sperato e danno, semmai, maggiore credibilità alla denuncia di Agnoli.

Come se non bastasse, l’ottimo Fides et Forma ha pubblicato la lettera con la quale il Consiglio Generale dell’Ordine contestava, nel mese di maggio 2013, le modalità della Visita apostolica e in particolare i contenuti del questionario. Leggendo la missiva, scopriamo – sorpresa! – che tra i firmatari vi era anche padre Bruno! Insomma, a maggio l’attuale Segretario Generale era d’accordo con padre Manelli e gli altri nel denunciare le mancanze del Visitatore, oggi invece è diventato l’uomo di fiducia del Commissario e sputa nel piatto in cui ha mangiato fino a ieri. Goffo è stato il tentativo, orchestrato ancora una volta da Tornielli su “Vatican Insider”, di difendere l’indifendibile: “le firme – scrive il vaticanista – erano state raccolte in fretta” e, comunque, subito dopo aver siglato la lettera padre Bruno “aveva […] fatto sapere immediatamente alla Santa Sede di non condividerla”. Quando la toppa è peggio del buco, si direbbe. Anche a non voler sospettare cattiva fede e opportunismo nella condotta del neo-Segretario Generale, nel migliore dei casi si tratta di vigliaccheria, o quantomeno di perenne indecisione: solo questo basterebbe a sconsigliare di affidare al padre incarichi di responsabilità all’interno dell’Ordine, specie in una fase così delicata. Il Commissario apostolico, padre Fidenzio Volpi, non ha evidentemente posto mente a tutto ciò.

Nello stesso articolo in cui ha improvvisato una così labile difesa, Tornielli ha dato diffusione ai risultati del questionario, pubblicati con grande enfasi dal sito ufficiale dei Francescani dell’Immacolata, anch’esso passato saldamente – dopo i primi giorni di confusione mediatica, in cui abbiamo assistito addirittura alla pubblicazione di note “semi-ufficiali” – nelle mani di padre Bruno, come anche la pagina Facebook, sulla quale torneremo più avanti. Guardate – ha strillato Tornielli, parlando di “risultato eloquente” – la maggioranza dei frati era a favore del commissariamento! I numeri, però, vanno letti con attenzione. Ad esempio, diamo un’occhiata al quesito sullo stile di governo del Superiore Generale. Il sito dell’Immacolata, o padre Bruno che dir si voglia, lo presenta così: il 39% dei religiosi ha barrato la casella “Tutto va sostanzialmente bene”, il 61% ha invece selezionato l’opzione “Esistono problemi”. Di questi ultimi, il 26% ritiene che i problemi possano essere risolti con un Capitolo Generale ordinario, in programma per il giugno 2014, mentre ben il 74% opta per la soluzione “Capitolo Generale Straordinario/Commissariamento”.
Peccato, però, che nel questionario le opzioni “Capitolo straordinario” e “Commissariamento” fossero separate: non è chiaro per quale motivo ora vengano riunite, se non per gonfiare il dato relativo all’ultima alternativa. A ben guardare, il 55% dei religiosi interpellati ha ritenuto che non vi fossero problemi o che i problemi potessero essere risolti attraverso gli ordinari strumenti di governo dell’Ordine, una quota inferiore ha espresso il desiderio di un Capitolo Straordinario chiarificatore, mentre un’infima minoranza – a giudicare dal fatto che la sua consistenza non viene esplicitata – si è espressa a favore del Commissariamento: altro che l’“eloquente” plebiscito di cui favoleggia Tornielli! Senza contare il fatto che un 30% dei circa 200 frati interpellati non ha risposto al questionario e che altri 170 frati non sono stati neanche chiamati in causa, essendo di voti semplici, come ha sottolineato l’ottimo Lorenzo Bertocchi (cfr. anche l’analisi di Fides et Forma). Il che getta ancora una volta una pesante ombra sulle modalità di svolgimento della Visita apostolica, condotta pressoché esclusivamente in forma telematica.

Evitiamo di dilungarci, poi, sulla tendenziosità di taluni quesiti: dai riferimenti alla “spiritualità dell’uomo contemporaneo” e al “Concilio Vaticano II” nelle domande sulla liturgia antica, allo spregiativo accostamento dell’aggettivo “ciecamente” al verbo “ubbidire”, inserito tra le opzioni selezionabili dai frati qualora - e il questionario, consultabile interamente qui, lo dà quasi per scontato - “il Superiore Generale e il Consiglio Generale, con la «NORMATIVA LITURGICA PER IL “VETUS ORDO» del 21 novembre 2011, fossero andati al di là di quanto stabilito nel Capitolo Generale del 2008”.

Dicevamo della pagina Facebook: i nuovi amministratori vi esercitano una rigida censura sui commenti "scomodi", i cui autori vengono spesso e volentieri bannati. Come se non bastasse, ieri si sono presi anche la briga di condividere uno status ferocemente critico, per non dire insultante, nei confronti di Roberto De Mattei, ritenuto una delle “eminenze grigie” che avrebbero condotto i frati sulla cattiva strada del “tradizionalismo”. Oggi si replica, bastonando con molta poca carità – tra gli altri – lo stesso Bertocchi, Cristina Siccardi e il già citato Francesco Agnoli. Ora, che il profilo ufficiale di un Ordine religioso dia spazio a queste beghe di cortile, fungendo da manganello mediatico di una delle fazioni in lotta e assumendo l’aspetto di un pollaio, per non dire di una cloaca, è semplicemente riprovevole. E’ chiaro indice, oltre che della totale mancanza di decoro, di una certa “mondanità spirituale” e di quel “carrierismo” che pure Papa Francesco ha biasimato più volte, in questi primi mesi di Pontificato. E, se questo è lo stile del “nuovo corso”, allora forse si capiscono molte altre cose anche sul resto. E' troppo sperare che qualcuno a Roma ci rifletta un po’ su?

ULTIM'ORA: 
Pensavamo di aver già visto abbastanza, evidentemente non era così. Forse innervositi dai commenti critici, gli amministratori della pagina cominciano a perdere anche un po' di lucidità: così, capita loro di scrivere a cuor leggero che "i tradizionalisti hanno plagiato p. Stefano. Preghiamo per lui. Ora gestiscono i soldi dell'Istituto e l'amico del grande marrano [riferimento al prof. De Mattei] fa il lavandaio". Leggere per credere. Così, con una leggerezza da far accapponare la pelle. Nel frattempo, una buona metà della redazione del nostro blog è stata bannata. Un Ordine che fino a qualche mese fa era uno straordinario esempio di virtù cristiane sta precipitando nel ridicolo e nessuno sembra avere voglia di porvi rimedio.


 

3 commenti :

  1. Niccolò Forastiero27 settembre 2013 09:45

    Una storia torbida. Però, scusate, non arrivo a capire perché si è sollevato un così enorme polverone e non mi pare una questione importante e urgente. Il nostro Pontefice dovrebbe fare più notizia. O mi sfugge qualcosa? Qualcosa di grande e importante che giustifica tutto questo tam tam? Vi sarei grato se spendeste qualche parola anche su questo. :)

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  2. Bravo. Bell'articolo equilibrato e chiaro.
    Bravo. Condivido.

    Matteo D

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  3. Strano, troppo strano... E se fosse vera un'implicazione di qualche losco personaggio sulle risorse dei Francescani? E' strano, troppo strano, tutto questo baccano e accanimento contro un frate che forse alla "Don Matteo" ha scoperto il caso... Grazie!

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