23 settembre 2013

In morte di sorella medicina

di Marco Gabrielli

Si sta aprendo un nuovo fronte per quelle persone, cattolici e no, che si battono per valori quali la libertà e per principi quali la vita. Oltre alle battaglie quali quelle su omofobia o eutanasia sta per essere combattuta una nuova. Questa “chiamata alle armi” è circoscritta ai medici; il campo di battaglia è il nuovo Codice di Deontologia Medica: la Commissione deontologica della FNOMCeO (Federezione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) sta infatti lavorando ad una revisione del Codice in vigore dal 2006. Un lavoro di aggiornamento che sembra essersi reso necessario a causa dei cambiamenti avvenuti a livello sociale.

I medici Renzo Puccetti e Stefano Alice hanno espresso però sulla Bussola Quotidiana del 30 agosto alcune perplessità: dalla bozza, reperibile in rete, emergono numerose variazioni alcune delle quali destano infatti serie preoccupazioni per il rischio di una possibile deriva etica che ne può conseguire. Associazioni quali “Scienza e Vita” hanno prontamente preparato un manifesto con un giudizio critico, mentre c'è già chi pubblica i nomi dei presunti autori di questa bozza per spiegarne l'orientamento ideologico da cui nasce e la gravità dei cambiamenti introdotti.

Già ad una prima lettura del testo del 2006 paragonato a quello attualmente in discussione si notano delle importanti differenze: non vi è più l'obbligo del giuramento e lo stesso codice viene definito con il termine più annacquato di “corpus normativo”; è stato depennato il termine “paziente” sostituito in praticamente tutto il testo con “persona assistita”; viene depennato il termine “eutanasia” che è stato sostituito dalla definizione “Trattamenti finalizzati a provocare la morte“ (che il medico non deve comunque fare né favorire neanche su richiesta della persona assistita); viene introdotto il termine “genere” nel suo significato più recente ed in contrasto con il sesso biologicamente determinato; vi è un articolo dedicato alle “Dichiarazioni anticipate di trattamento”; si ritrovano dei cenni alle “tecnologie avanzate” ed “informatiche”.
Se questi ultimi due punti meritano un aggiornamento del Codice in quanto attuali ed incidenti sulla professione medica, qualche perplessità emerge nel veder trattare di “dichiarazioni anticipate di trattamento” in assenza di una legislazione nazionale e di “genere” (nel senso di “gender”), termine ancora molto discusso e non ancora universalmente accettato. Una spinta in avanti per quanto riguarda la legge e non un adeguamento alla stessa; spinta in avanti peraltro non richiesta.
Le maggiori perplessità della versione attualmente in discussione emergono riguardo all'“obiezione di coscienza”: il termine rimane presente negli articoli relativi ad “aborto”, “procreazione medicalmente assistita” e “sperimentazione sull'animale”. I problemi vengono fuori nell'articolo che riguarda le circostanze in cui un medico può rifiutarsi di erogare delle prestazioni in conflitto con la propria etica e morale. Secondo l'articolo 22 del codice attualmente in vigore “Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita”. La nuova versione in discussione ammette il rifiuto da parte del medico “quando vengano richiesti interventi che contrastino con i suoi convincimenti etici e tecnico-scientifici, a meno che questo comportamento non sia di nocumento per la salute della persona assistita.” Una “e” al posto di una “o” implica che devono sussistere contemporaneamente le due convinzioni, cosa che cambia completamente il valore della norma. Inoltre l'omissione degli aggettivi “grave e immediato” e la definizione di “salute” intesa come “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale” da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità rende difficile, ad esempio, il rifiuto di prescrizioni di farmaci quali pillole abortive, farmaci psicoattivi od altri trattamenti eticamente sensibili senza il rischio di incappare in provvedimenti ordinistici. Da ultimo l'articolo impone comunque al medico di indirizzare l'assistito da chi eroga le prestazioni rifiutate in modo da rendere vana la sua obiezione di coscienza.
Viene completamente meno la professionalità del medico, ora ridotto a mero erogatore di prestazioni, e, conseguentemente, viene meno il rapporto medico-paziente.

Un vero e proprio attacco alla libertà di coscienza e alla professionalità che sta mobilitando i medici più sensibili a queste problematiche affinché vengano ritirate tutte le modifiche apportate lesive della libertà della professione medica. Un nuovo fronte si è aperto!
 

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