25 settembre 2013

La Merkel straccia tutti, ma l'Italia sta a guardare

di Marco Mancini

Angela Merkel ha vinto le elezioni tedesche. L’esito del voto è innanzitutto un successo personale della cancelliera uscente, del rigore con cui ha gestito in questi anni la crisi europea difendendo l’interesse nazionale del suo Paese, della fermezza con cui ha tenuto la barra diritta, navigando tra le pressioni della sinistra per un maggiore impegno della Germania a favore degli Stati più deboli e l’insofferenza degli ambienti conservatori più riottosi nei confronti della moneta unica.

La Merkel ha vinto trainando la CDU-CSU fino al 42% dei voti, una percentuale di otto punti superiore a quella della tornata precedente, e sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi: numeri che in Germania non si davano dai tempi d’oro di Helmuth Kohl (e che in Italia evocano i fasti della Balena Bianca).

La performance cristiano-democratica ha finito per fagocitare i conservatori euroscettici riuniti nella neonata sigla AFD (Alternative für Deutschland, Alternativa per la Germania), che hanno raccolto il 4,8% e mancato di pochissimo l’ingresso al Bundestag, ma soprattutto gli alleati liberali, che con un crollo di circa dieci punti rispetto al 2009 (il peggior risultato di sempre) rimarranno fuori dalla Camera bassa e non potranno così offrire alla cancelliera il loro sostegno parlamentare per un nuovo esecutivo di centro-destra.

Sarà dunque, con tutta probabilità, Grosse Koalition, ma con un formato molto diverso da quello del 2005, quando la straordinaria rimonta di Gerard Schröder, un po’ come nelle ultime elezioni italiane, aveva costretto Angela a condividere il potere con gli avversari di sempre. Questa volta tra i cristiano-democratici e i socialdemocratici, guidati da uno Steinbrück che non è apparso mai veramente in grado di impensierire la cancelliera durante tutta la campagna elettorale, passano sedici punti di differenza: uno scarto che non potrà non riflettersi sulla composizione del Governo e sul peso che vi eserciteranno i due partiti, così come – di conseguenza – sulle politiche che l’esecutivo adotterà.

Il messaggio del voto sembra chiaro: gli elettori tedeschi intendono continuare a trarre beneficio dalla moneta unica senza per questo sostenere i costi di una vera integrazione fiscale, almeno finché sarà possibile. Forse le voci che prima delle elezioni avevano previsto un rapido allentamento della linea dura dovranno, almeno parzialmente, ricredersi. 

In Italia il buon vassallo Letta si congratula con la cancelliera per la sua netta affermazione. I giornaloni tirano un sospiro di sollievo per il mancato successo degli euroscettici (grazie, la Germania con l'euro ci guadagna...) e ci invitano a imitare il "modello tedesco", dimenticando che presupposto fondamentale dell'avanzata teutonica è proprio il nostro continuo arretramento. Occorrerebbe anche da noi qualcuno che, come la Merkel in Germania, avesse una qualche idea del nostro interesse nazionale e il coraggio sufficiente per farlo valere: ma forse è chiedere veramente troppo. 
 

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