09 settembre 2013

La Siria minacciata da Obama: da che "parte" stare?

di Andrea Virga



Dopo oltre due anni dall’inizio della guerra civile in Siria, ora si profila concretamente un intervento militare da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Il pretesto addotto sarebbe il presunto uso – e gli stessi media e politici occidentali non affettano certezze al riguardo – di armi chimiche, attribuito al legittimo governo siriano, guidato da Bashar al-Assad. Peccato che nei mesi precedenti, il rapporto di Carla Del Ponte – ex procuratore capo del Tribunale penale internazionale perl'ex Jugoslavia – sostenesse invece che fossero stati i ribelli a impiegare questo tipo di arma. Anche la testimonianza del giornalista belga Pierre Piccinin, da poco rilasciato insieme al collega italiano Domenico Quirico, sembra avallare questa ipotesi. Oltretutto, non si capisce quale titolo avrebbero gli Stati Uniti per intervenire militarmente contro un Paese sovrano. Dall’atomica di Hiroshima e Nagasaki al napalm in Vietnam fino al fosforo bianco a Falluja, il loro curriculum dovrebbe indurli, per pudore, a tacere.

Del resto, lo stesso Obama, dopo aver gettato il sasso, si trova però in una situazione instabile. Da una parte, è impossibile ormai che l’ONU – dove Russia e Cina hanno diritto di veto – autorizzi quest’aggressione, e dall’altra egli stesso preferirebbe non intervenire in forze, lasciando il grosso del lavoro sporco ai propri alleati, come già avvenuto in Libia. Il consigliere del Pentagono Edward Luttwak suggerisce addirittura di lasciare che la guerra civile proceda, senza lasciar prevalere uno dei due contendenti, in quanto entrambi ostili agli interessi statunitensi. In effetti, anche gli alleati storici sono più scettici, rispetto allo scorso decennio: basti vedere il voto contrario emesso dal Parlamento britannico.

Il Presidente può essere però confortato dal fatto che i suoi preparativi di guerra si svolgono nell’indifferenza delle masse occidentali. Nel 2003, ad esempio, nella sola Roma erano scesi in piazza milioni di persone contro la guerra in Iraq iniziata da Bush, sporco, cattivo, “fascista” e repubblicano. Oggi, invece, Obama, nero, democratico e Nobel per la Pace può permettersi questo e altro, col sorriso sulle labbra, senza che una sola bandiera arcobaleno faccia capolino dalle finestre o che un drappello di pacifinti manifesti. Quanto alla politica italiana pare molto più coinvolta dalle beghe giudiziarie di Berlusconi o da temi fantagiuridici come il reato d’omofobia e il femminicidio, che non da ciò che sta avvenendo sulle sponde del Mare Nostrum. 

Questo non toglie che, in questo frangente, il sostegno morale (e, se possibile, materiale) alla Repubblica Araba di Siria costituisca un dovere. Oltre al semplice fatto che gli Stati Uniti non hanno diritto di invadere un Paese sovrano, ci sono due importanti motivi per schierarsi a difesa di Assad. Il primo è geopolitico: la Siria, alleata dell’Iran e della Russia, costituisce un baluardo contro la politica atlantista nel Vicino Oriente. Il secondo, in quanto cristiani, ci tocca più da vicino e riguarda il benessere e la libertà delle comunità cristiane, presenti nel Paese, che ammontano al 10% della popolazione.

Il regime nazionalista e socialista instaurato oltre mezzo secolo fa da Hafez al-Assad, padre di Bashar e leader del Partito Baath (Rinascita), ha infatti sempre garantito la laicità dello Stato e la piena libertà religiosa alle numerose minoranze che compongono il popolo siriano: dagli alawiti, cui appartiene la famiglia presidenziale, agli sciiti, dai drusi alla maggioranza sunnita, fino a cristiani armeni, ortodossi e cattolici, principalmente di rito melchita. La Siria non costituisce un’eccezione, ma in tutto il mondo arabo postcoloniale c’è sempre stata una forte opposizione tra le due forze politiche dominanti: i nazionalisti panarabi (come Nasser, Gheddafi, Assad, Saddam, Arafat, ecc.) e gli islamisti (in particolare salafiti, wahabiti e Fratelli Musulmani). Mentre i primi hanno sempre mirato all’unità nazionale, senza distinzioni religiose, i secondi hanno sempre inteso stabilire dei regimi, monarchici o democratici, fondati sulla legge religiosa islamica.

Non è perciò un caso che in Iraq, dopo l’abbattimento di Saddam ad opera degli invasori statunitensi, oltre un milione di cristiani sia stato costretto alla fuga, né che i cristiani egiziani siano sotto attacco in questo momento da parte degli islamisti. In Siria, nel corso della guerra civile, le forze ribelli – composte in ampia parte da mercenari e fanatici provenienti da tutto il mondo islamico – si sono macchiate di orrendi crimini ai danni delle minoranze non sunnite, e in particolare di cristiani ed alawiti, senza risparmiare i civili né i religiosi, aggiungendo un ulteriore capitolo alla dolorosa storia delle persecuzioni contro i cristiani. Dietro una facciata di blogger e intellettuali democratici, si nascondono selvaggi tagliatori di teste.

D’altra parte, Bashar al-Assad è stato molto più clemente rispetto al padre. Hafez al-Assad, nel 1982, dinanzi ad un’insurrezione islamista contro la possibilità teorica di aprire la Presidenza anche ai non islamici, mise a ferro e fuoco la roccaforte nemica di Hama, causando 20-30.000 morti, ma la ribellione finì lì. Invece, suo figlio ha varato una serie di importanti riforme politiche, a partire da una nuova Costituzione. Nel marzo 2012, insieme con la nuova Costituzione è stato confermato come Presidente da parte di poco più della metà degli elettori siriani – gli oppositori hanno invece disertato le urne. Ora governa alla guida di una coalizione che non comprende solo il Baath socialista nazionale, ma anche altri partiti, precedentemente all’opposizione, come i comunisti, i nazionalsocialisti, e altri. Nei primi due anni di conflitto, inoltre, sono state concesse diverse amnistie verso i ribelli siriani che avessero gettato le armi e non si fossero macchiati di crimini.

Ora, capisco che si possa eccepire sui metodi impiegati dalle forze regolari, tenendo comunque conto del fatto che gli insorti si fanno scudo della popolazione civile. Tuttavia, da una prospettiva cattolica, ci troviamo di fronte ad una legittima autorità che si serve della forza militare per difendere la società da bande armate e riportare la pace. Se ci si pensa, la situazione non è troppo diversa dalla Spagna del 1936. Anche allora, le persecuzioni contro i cristiani erano tali per atrocità e portata da far passare in secondo piano, senza per questo giustificarli, gli eccessi da parte dei generali nazionalisti. Insomma, con questi presupposti, il Baath e Assad possono piacere o non piacere, ma non ci sono dubbi sul fatto che rappresentino la parte giusta in questo conflitto e che godano dell’appoggio delle comunità cristiane siriane.



Eppure, la maggioranza degli italioti, stordita dalla propaganda di regime, parrebbe bersi la storiella delle armi chimiche e del feroce dittatore, nonostante i precedenti poco edificanti delle inesistenti armi di distruzione di massa irachene o delle altrettanto immaginarie fosse comuni di Gheddafi. Questo non vale solo per il ceto medio semicolto, cullato dalle favole di Saviano, Serra e Scalfari, ma anche per molti cattolici e conservatori, che dimostrano così la loro subalternità culturale nei confronti del pensiero dominante. Perché quegli stessi media liberaldemocratici, che esaltano l’aborto e l’eutanasia come conquiste di civiltà, dovrebbero essere fededegni allorché parlano di politica estera? Come si può prendere per oro colato le parole di gente che è pronta a mentire su una cosa talmente ovvia e scontata come la natura della famiglia?

Se a sinistra continua a tenere banco l’ideologia dei diritti umani e dell’esportazione di democrazia, a destra, invece, dilagano becero provincialismo ed etnocentrismo da due soldi nei confronti del “beduino” Assad. L’ignoranza crassa impedisce quindi una reale presa di coscienza di un problema che ci tocca in realtà da vicino, e non solo per via della contiguità geografica tra l’Italia e gli altri Paesi mediterranei o per il flusso di profughi che già sta colpendo le nostre coste. Il caso siriano è divenuto l’ennesimo esempio di un popolo che lotta per difendere la propria sovranità nazionale, ossia la propria autonomia politica. E in più, sono in ballo la vita e la sicurezza di milioni di cristiani siriani, che in caso di vittoria degli insorti sarebbero costretti alla fuga.


Che fare dunque? È importante sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema e dimostrare che ci sono Italiani che non si rassegnano a veder aggredire e massacrare un popolo libero, facendo controinformazione e scendendo in piazza a manifestare. Ancor di più è importante aiutare, se si ha la possibilità, il popolo siriano, in particolare attraverso quelle associazioni cattoliche e quegli ordini religiosi attivi sul posto. Soprattutto però non dobbiamo dimenticarci di pregare, come consigliato da Papa Francesco, non per un pacifismo qualunquista, ma per la vera pace, quella secondo giustizia.
 

30 commenti :

  1. Mi sembra che la domanda sia retorica e che l'articolo spieghi bene perchè. Non sembra inoltre che la coalizione dei volenterosi sia così largamente rappresentata in Italia come all'estero. La verità è che Obama ha preso un granchio colossale , c'è solo da capire se sarà così folle da uscirne comunque con un'azione militare per tenere il punto, o sarà riportato a più miti consigli. Un plauso come sempre alla Russia.

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  2. Leggo sempre con un misto di meraviglia, stupore e raccapriccio questi saggi di Realpolitik cattolica: se non ci fosse la clausola di stile finale, buttata lì con una certa insofferenza ("non dobbiamo dimenticarci di pregare, come consigliato da Papa Francesco"), quest'articolo potrebbe essere scritto da un analista cinese o pakistano: è pura politica, senza un briciolo di quel lievito di speranza e di leggerezza che dovrebbe contraddistinguere un cattolico.

    Bellissimo anche l'invito al "sostegno morale (e, se possibile, materiale) alla Repubblica Araba di Siria [in quanto] la ".

    Io non so, e non lo sa neanche il Virga, chi abbia ragione e se sia meglio la dittatura dinastica degli Asad (in Siria vige la legge marziale dal 1963...) o se un cambiamento di regime sia auspicabile; so, per certo, che le stragi Siria, alleata dell’Iran e della Russia, costituisce un baluardo contro la politica atlantista nel Vicino Orientedegli shabiha (che il Virga, of course, si guarda bene dal menzionare) non sono migliori di quelle dei ribelli anti-governativi.

    Ma mi fa orrore che un cattolico arrivi a sostenere la Siria, l’Iran e la Russia contro la politica atlantista nel Vicino Oriente; appoggiare tre dittature, una più feroce dell'altra, significa solo scegliere un personalissimo male minore: ciò che è il fondamento primo e oggettivo di qualsiasi relativismo etico.

    Ovviamente il nostro Virga non manca di scagliarsi (pavlovianamente) contro Saviano, Serra e Scalfari, che esaltano l’aborto e l’eutanasia come conquiste di civiltà.

    Invece il Virga può tranquillamente esaltare la teocrazia iraniana e la dittatura putiniana (autrici di crimini nefandi), quando questo fa comodo: le stragi di civili in Cecenia o le impiccagioni e la discriminazione della donna in Iran devono rientrare nella categoria dei "valori negoziabilissimi".

    Abortire è sempre sbagliato; appoggiare regimi criminali come quelli iraniani e siriani, invece, dipende. Dipende se fa comodo al Virga di turno.

    MP

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  3. A causa di un copia e incolla errato e che impedisce la comprensione (ammesso e non concesso che i miei scritti siano comprensibili), ri-pubblico il commento. Scusate, grazie.

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    Leggo sempre con un misto di meraviglia, stupore e raccapriccio questi saggi di Realpolitik cattolica: se non ci fosse la clausola di stile finale, buttata lì con una certa insofferenza ("non dobbiamo dimenticarci di pregare, come consigliato da Papa Francesco"), quest'articolo potrebbe essere scritto da un analista cinese o pakistano: è pura politica, senza un briciolo di quel lievito di speranza e di leggerezza che dovrebbe contraddistinguere un cattolico.

    Bellissimo anche l'invito al "sostegno morale (e, se possibile, materiale) alla Repubblica Araba di Siria [in quanto] la Siria, alleata dell’Iran e della Russia, costituisce un baluardo contro la politica atlantista nel Vicino Oriente".

    Io non so, e non lo sa neanche il Virga, chi abbia ragione e se sia meglio la dittatura dinastica degli Asad (in Siria vige la legge marziale dal 1963...) o se un cambiamento di regime sia auspicabile; so, per certo, che le stragi degli shabiha (che il Virga, of course, si guarda bene dal menzionare) non sono migliori di quelle dei ribelli anti-governativi.

    Ma mi fa orrore che un cattolico arrivi a sostenere la Siria, l’Iran e la Russia contro la politica atlantista nel Vicino Oriente; appoggiare tre dittature, una più feroce dell'altra, significa solo scegliere un personalissimo male minore: ciò che è il fondamento primo e oggettivo di qualsiasi relativismo etico.

    Ovviamente il nostro Virga non manca di scagliarsi (pavlovianamente) contro Saviano, Serra e Scalfari, "che esaltano l’aborto e l’eutanasia come conquiste di civiltà".

    Invece il Virga può tranquillamente esaltare la teocrazia iraniana e la dittatura putiniana (autrici di crimini nefandi), quando questo fa comodo: le stragi di civili in Cecenia o le impiccagioni e la discriminazione della donna in Iran devono rientrare nella categoria dei "valori negoziabilissimi".

    Abortire è sempre sbagliato; appoggiare regimi criminali come quelli iraniani e siriani, invece, dipende. Dipende se fa comodo al Virga di turno.

    MP

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    1. Sulla conciliabilità di cattolicesimo e realismo politico si può avere una posizione divergente, ma questo scritto non si presenta come un saggio cattolico riguardo a qualcosa di cattolico, bensì come lo scritto di un cattolico su una questione politica. L'autore conosce quella tradizione di buon realismo politico che va da Machiavelli a Schmitt, e sa che è una delle poche lame della destra rimaste affilate; valuta buone non la teocrazia iraniana o le presunte mancanze di Putin, ma il loro essere "baluardo contro la politica atlantista nel Vicino Oriente" e ausilio a un paese libero e laico.

      Qualche nota aggiuntiva: la legge marziale è stata abrogata; la shabiha non è diversa da fenomeni occidentali come le infiltrazioni dei servizi segreti nelle manifestazioni o l'utilizzo politico della mafia; per un cattolico è lecito appoggiare il buon governo sia esso democratico o dittatoriale (precisando che Putin, Assad e Rohani sono stati sottoposti al voto, e con percentuali di votanti superiori a quelle degli Stati Uniti). Chiedo poi illuminazioni sulla ferocia di cui parla. Mi inquieta sapere che la Russia sia definita feroce, mentre dagli anni dell'occupazione si elogia come esempio di libertà il paese con la percentuale di carcerati più alta al mondo.
      Su Saviano, Serra e Scalfari, cioè la summa della mediocrità degli intellettuali italiani, è stata fatta giusto una chiosa, per chiarire il riferimento a quel ceto medio riflessivo che pende dalle loro labbra.

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  4. Caro Lacedemone,

    se si valutano buone non la teocrazia iraniana o le presunte mancanze di Putin, ma il loro essere "baluardo contro la politica atlantista nel Vicino Oriente" e ausilio a un paese libero e laico, allora si devono valutare buone anche le leggi sull'aborto e sulla procreazione assistita, in quanto baluardo contro le derive dell'aborto libero e del far west riproduttivo.

    Per quanto riguarda la note aggiuntive, alle elezioni per il Soviet supremo del 1950 (un esempio tra i tanti) il PCUS ricevette più di 110 milioni di voti, pari al 99,7% dei voti. In Siria la legge marziale è rimasta in vigore dal 1963 al 2011: giusto 48 anni, una bazzeccola. E non credo che ora, senza legge marziale, sia fiorita la democrazia. La frase "per un cattolico è lecito appoggiare il buon governo sia esso democratico o dittatoriale" non so se sia una contraddizione in termini, un'impossibilità empirica o una solenne sciocchezza: l'Afghanistan talebano era un Paese molto più sicuro e pacifico dell'Afghanistan corrotto e violento di Karzai: un cattolico dovrebbe appoggiare il governo talebano, quindi.

    Ma soprattutto: una dittatura può essere definita un "buon governo"? L'Iran è uno dei Paesi che più praticano la pena di morte, insieme alla Cina: ma, quest'ultima anche in misura molto maggiore, assicurano certamente un buon governo. Lei appoggia anche la Cina, in quanto garanzia di buon governo?

    Infine: vedo che siamo definitivamente scesi sul terreno della realpolitik, anche se lei non se n'è accorto. E quando le valutazioni si fanno con questo metro, si devono necessariamente e definitivamente abbandonare i valori non negoziabili: se l'Iran è "baluardo contro la politica atlantista nel Vicino Oriente", bisognerà chiudere gli occhi di fronte alla pena di morte comminata per apostasia, una pratica iraniana che viola contemporaneamente due valori che, a chiacchiere, i cattolici al sicuro in Europa definiscono non negoziabili: il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa.

    Ma di fronte al "buon realismo politico che va da Machiavelli a Schmitt", anche il cattolico più intransigente diventa relativista peggio di Saviano, Serra e Scalfari messi insieme.

    Grazie. Un cordiale saluto.

    Manlio Pittori

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  5. «una dittatura può essere definita un "buon governo"?»

    Sì. La tradizione politica e la dottrina sociale cattolica sono chiare su questo punto, così come sull'ammettere la guerra giusta e la pena di morte come lecite. Si rilegga bene il Catechismo o anche S. Tommaso d'Aquino.

    Le leggi sull'aborto e sulla procreazione assistita, NON costituiscono affatto un baluardo contro le derive dell'aborto libero e del far west riproduttivo e sono per di più del tutto contrarie alla dottrina cattolica, diversamente dall'uso della forza da parte della legittima autorità.

    In Iran, i cristiani cattolici e ortodossi godono di libertà di culto, come pure Ebrei (seconda comunità del Medio Oriente dopo Israele) e Zoroastriani. Perciò, seppure sia un Paese confessioanle, non può essere messo sullo stesso piano dei jihadisti salafiti che massacrano i cristiani in Siria e Iraq.

    Sfugge inoltre cosa c'entrino le elezioni sovietiche del 1950 (non sono affatto filosovietico!) con le recenti elezioni russe, iraniane e siriane.

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    1. Gentile Virga,

      quindi anche la dittatura di Carlos Castillo Armas, che provocò più di 200.000 morti in Guatemala, può essere considerata un buon governo?

      Le ricordo che in Iran non esiste libertà religiosa: infatti l'apostasia è punita con la morte (e il Compendio della D.S. della Chiesa - n. 421 - considera la libertà religiosa un diritto umano fondamentale). A prima vista sembrano incompatibili la politica religiosa dell'Iran (che condanna a morte l'apostata) e la posizione della Chiesa (che chiede che lo Stato garantisca la libertà religiosa): in realtà le differenze si annullano, se si pensa che per la Chiesa "la libertà religiosa non è licenza morale di aderire all'errore, né un implicito diritto all'errore".

      Per gli Stati teocratici come l'Iran (o potenzialmente tali, come uno Stato cattolico), cambiare religione significa aderire a un errore fatale e quindi l'apostasia deve essere necessariamente sanzionata: preti e mullah, su questo, sono perfettamente d'accordo.

      Le elezioni sovietiche del 1950 c'entrano, dato che stavo rispondendo a Lacedemone, che sosteneva come "Putin, Assad e Rohani sono stati sottoposti al voto, e con percentuali di votanti superiori a quelle degli Stati Uniti". Anche la dittatura sovietica era legittimata dal voto popolare, in misura molto maggiore degli esempi portati da lacedemone. Se ne deve concludere, inevitabilmente, che anche il governo dell'URSS era perfettamente legittimo e popolare.

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    2. Ayatollah papalino10 settembre 2013 22:10

      mi domando che senso abbiano queste sue lezioncine a dei cattolici, visto che lei non lo è. Su, ci lasci complottare contro la democrazia insieme agli imam. Viva tutte le dittature!

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    3. Ma lei Pittori è qua per convincersi che i cattolici hanno l'anello al naso o per ragionare? Cosa c'entra la dittatura di Armas con il buon governo e con la legittimità della dittatura secondo la DSC? Le dittature fanno tutte centinaia di migliaia di morti?
      Idem con i talebani meglio di Karzai: come se loro non fossero stati violenti né corrotti...
      Poi la tesi che i cattolici che sostengono Iran, ecc. sono contro i valori non negoziabili: ma è tanto difficile capire che non è necessario condividere in tutto e per tutto (o anche per la maggior parte) la politica di un paese per ritenerlo sotto certi aspetti come la politica estera migliore di un altro. Immagino che se Virga si fosse espresso a favore dell'Occidente lei ci avrebbe subito fatto le pulci sul fatto che non potevamo sostenere gli Usa obamiani abortisti e pro-gay. Giusto?
      Una domanda: lei, laico e liberale, a proposito della situazione siriana che opinione ha?
      Saluti

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    4. Pena di morte (prima parte)

      Per quanto riguarda la pena di morte, credo che lei non abbia approfondito a sufficienza il catechismo della Chiesa cattolica, che su questo punto non è affatto chiaro. Mi permetterà, spero, una esposizione inevitabilmente articolata.

      La premessa dovrebbe essere ovvia: la pena di morte è assolutamente e totalmente in contrasto col messaggio evangelico: le parole di Gesù sul perdono, sul riporre la spada, sul porgere l’altra guancia… sono così numerose e inequivocabili che solo l’idea di un giudice cattolico che infligge a un essere umano la pena di morte ripugna alla logica, alla coscienza, alla lettera e allo spirito del Vangelo.

      Ma si sa: il vangelo è un supermercato dove si entra, si prende quello di cui si ha bisogno e si lascia sugli scaffali quello che non interessa o quello che non fa comodo. Così, possono dirsi (e pensarsi) buoni cattolici Vito Mancuso e Gianni Baget Bozzo, Leonardo Boff e Marcel Lefebvre, don Ciotti e padre Livio, Ante Pavelic e Alcide Degasperi, don Amorth e don Gallo…

      Ma la storia e i suoi documenti sono, per fortuna, inoppugnabili.

      Il Catechismo tridentino stabilisce alcune eccezioni al quinto comandamento.

      La prima “categoria di uccisioni permessa è quella che rientra nei poteri di quei magistrati che hanno facoltà di condannare a morte”: senza star lì tanto a sottilizzare i casi nei quali la pena di morte è comminabile (e infatti non lo si dice), ci si limita a scrivere che le decisioni (di infliggere la pena di morte) “dei magistrati, legittimi vendicatori dei misfatti, mirano a garantire la tranquillità della vita civile, mediante la repressione punitiva dell’audacia e della delinquenza”.

      Seconda categoria di uccisioni conformi alla legge divina: “non peccano neppure coloro che, durante una guerra giusta, non mossi da cupidigia o da crudeltà, ma solamente dall’amore del pubblico bene, tolgono la vita ai nemici”: chi siano i nemici non è precisato, ma non si fa fatica a immaginare che i nemici sono individuabili, di volta in volta, a seconda delle circostanze più disparate.

      Poi ci sono le “uccisioni compiute per espresso comando di Dio. I figli di Levi non peccarono quando in un giorno solo uccisero migliaia di uomini; dopo di ciò, Mosè rivolse loro le parole: “Oggi avete consacrato le mani vostre a Dio” (Es 32,29)”. Sarebbe bello sapere se questa liceità dell’uccisione si applica anche oggi e chi legittimato a ricevere e tradurre in fatti il comando di Dio.

      Infine, “che la legge poi non colpisca chi uccide un altro in difesa della propria vita, avendo però adoperato ogni cautela, è evidente”: è il classico caso della legittima difesa. [Continua]

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    5. Pena di morte (seconda parte)

      Cosa dice l’attuale catechismo (n. 2267)? “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.”

      Il brano è un capolavoro di ipocrisia e di mistificazione storica e giuridica.

      Il “ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”, è un nonsense logico e legale: infatti, la pena di morte di applica dopo un processo, quando il colpevole è già stato assicurato alla giustizia e reso innocuo. In caso di aggressione ingiusta alla vita degli esseri umani non si “applica” la pena di morte: molto più semplicemente, si uccide per legittima difesa.

      L’ipocrisia è evidente: si spaccia per pena di morte un caso evidente di legittima difesa.

      La pena di morte, ammettendo la possibilità empirica della situazione descritta dal CCC, si potrebbe applicare solo se un detenuto, colpevole di un grave reato, non potesse essere detenuto in sicurezza: dovrebbe cioè essere così tanto feroce, aggressivo, violento e forte da poter uccidere (secondini e altri detenuti) anche se rinchiuso nella cella di Hannibal Lecter o ristretto à la Passannante. O si potrebbe forse immaginare un capomafia che, nonostante la detenzione all’Isola del diavolo, riesca a mandare pizzini con ordini di morte ai suoi complici in libertà. Ma mi paiono tutte ipotesi di scuola.

      La pena di morte non è la reazione immediata e necessaria a una violenza: la pena di morte è comminata quando il condannato non ha nessuna possibilità di aggredire ingiustamente la vita degli esseri umani, dato che, di solito, è – o può essere – in un carcere di massima sicurezza. E, in ogni caso, si è condannati a morte per avere commesso un reato nella vita quotidiana: come è possibile che la pena di morte sia “l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”, se il condannato è rinchiuso in una cella di sicurezza, da solo, senza possibilità di contatti con altri esseri umani? [Continua]

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    6. Pena di morte (terza e ultima parte)

      Sulla base del raffronto tra i due catechismi, è quindi una falsità totale sostenere che la pena di morte è conforme all’insegnamento tradizionale della Chiesa, perché si spaccia per pena di morte un caso di legittima difesa (la legittima difesa rende l’uccisione dell’uomo pienamente legittima, in qualunque società esistente o esistita).

      La pena di morte è cosa totalmente diversa dall’uccisione dell’aggressore in caso di legittima difesa: e infatti il Catechismo tridentino distingue nettamente le due ipotesi.

      Ovviamente, il relatore del CCC si rende conto benissimo della falsità appena scritta e quinti tenta di metterci una pezza: “Oggi i casi di assoluta necessità di soppressione del reo «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti»”. Ma se sono “praticamente inesistenti”, perché non tagliare la testa al toro, proclamare – in conformità con lo spirito evangelico – l’ingiustizia della pena di morte e quindi la sua illiceità per il cattolico?

      La risposta è, come spesso avviene, estremamente semplice: la Chiesa dovrebbe ammettere di avere sbagliato. E siccome ne va dell’infallibilità, ciò non è possibile: la Chiesa non può errare in materia di morale. Perciò si ricorre all’escamotage del “praticamente inesistente” (lasciando lo spiraglio per un remotissimo caso di legittimità della pena di morte) e, soprattutto, si falsa la realtà storica (e documentale) facendo credere che la Chiesa è sempre stata favorevole non alla pena di morte, ma alla legittima difesa, confondendo due istituti giuridici totalmente diversi.

      Perché, ripeto, quando la morte è “l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”, siamo di fronte alla legittima difesa. La pena di morte si commina a chi non può più aggredire ingiustamente nessuno, perché lo stato ha i mezzi sufficienti per rendere inoffensivo qualsiasi criminale, fosse pure l’incredibile Hulk.

      Bene, caro Virga: mi sono dilungato, ma la materia lo richiedeva e spesso la sintesi è semplificazione e banalizzazione. In ogni caso questi sono i fatti, che mi paiono molto più chiari della tradizione politica e della dottrina sociale cattolica.

      Buona serata, perdoni la lunghezza e grazie per l’attenzione, se attenzione c’è stata.

      Manlio Pittori

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    7. Quindi se le parole di Gesù sul perdono son valide, dovrebbe essere anticristiana qualsiasi pena, mi risulta. A rigor di logica dovrebbe essere così, soprattutto per l'ergastolo.
      Perché vuol fare credere che il catechismo (che non è un trattato di teologia morale) di Trento, non specificando i casi in cui si applica, lasci intendere che la pena di morte si applica con confini tanto vaghi che dentro può entrarci di tutto.
      Infine per quanto riguarda il CCC, potrebbe citarlo tutto il paragrafo giusto per dare un'idea ai lettori in modo che si capisca che il capoverso da lei citato è più che altro un'ipotesi.

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    8. Caro Anonimo 10 settembre 2013 22:39,

      ovviamente sono qua per ragionare, se e come so ragionare.

      La dittatura di Armas in Guatemala c'entra, eccome se c'entra: Lacedemone ha infatti scritto che "per un cattolico è lecito appoggiare il buon governo sia esso democratico o dittatoriale" e Virga ha confermato.

      Quindi mi è parso necessario sottoporre loro un esempio concreto di dittatura: cosa avrebbe dovuto fare un buon cattolico in Guatemala, ai tempi di Armas? Appoggiarla o combatterla? Una risposta, mi pare, s'impone: sennò sono solo chiacchiere.

      Credo che una dittatura sia, ordinariamente (a mano che l'alternativa sia peggiore), un regime inaccettabile, visto che solitamente le dittature usano la violenza per governare: e dal momento che si può governare anche senza violenza, mi piacerebbe capire come può un "buon governo" essere anche una dittatura.

      Per quanto riguarda la differenza tra Karzai e i talebani, mi permetto di rimandarla a un qualsiasi articolo di Massimo Fini in materia: io lo trovo istruttivo.

      I cattolici, poi, possono tranquillamente sostenere l'Iran, Ante Pavelic o Francisco Franco: l'importante è che sappiano che, così facendo, si comporteranno come qualsiasi altro politicante e applicheranno i principi, assolutamente relativistici, della Realpolitik: con tanti saluti al messaggio evangelico. Saranno, come tutti, degli uomini "del mondo", anziché uomini "nel mondo".

      Contenti loro: ma credo che proclamarsi seguaci di Gesù e, contemporaneamente, adeguarsi alla violenza del mondo sia contraddittorio.

      Cosa farei in Siria? Quello che farei se mi accorgessi che nell'appartamento accanto al mio ci sono violenze e percosse: chiamerei i carabinieri.

      Purtroppo non ci sono i "carabinieri del mondo" e quindi mi tocca convivere con le immagini dei bambini gasati e dei civili massacrati, senza poter far nulla per sapere se è vero, chi è stato e, soprattutto, per fermare le violenze.

      Cosa farei? Andrei a prendere a calci nel sedere chiunque tira fuori un'arma per far valere le sue ragioni: ma non posso farlo.

      Questa è la tragedia.

      MP

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    9. Caro Ayatollah papalino,

      è proprio perché sono convinto, al di là delle chiacchiere di circostanza, che tutti i preti sono uguali (detengono l'unica verità e la vorrebbero rendere obbligatoria per tutti), che intervengo: perché abito il vostro stesso mondo e, a lasciarvi fare, mettereste in piedi una bella teocrazia.

      E siccome il mondo è unico e le teocrazie mi fanno schifo, eccomi qui. Faceste le vostre cose in un continente isolato, lasciando in pace noi miscredenti, andrebbe bene: ma non è così.

      Quindi, eccomi qui: a testimoniare che c'è chi vi dice no.

      Ti pare abbastanza?

      Ciao

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    10. Caro Anonimo10 settembre 2013 22:57,

      se le parole di Gesù sono valide, il mondo dovrebbe andare diversamente, non solo per quanto riguarda le pene.

      Prendi la parabola dei lavoratori della vigna: ti pare che il sistema economico dei paesi cattolici sia improntato a quelle parole? No, ovviamente: i cattolici quelle parole chiarissime non le applicano, ma le interpretano e le contestualizzano.

      Prendi le parole di Gesù sulla ricchezza: ti pare che i cattolici ne tengano conto? No, le interpretano e le contestualizzano.

      Prendi le parole di Gesù sul buon samaritano: ti pare che i cattolici ne tengano conto? No, le interpretano e le contestualizzano.

      Le parole di Gesù che invece non interpretano e contestualizzano, ma prendono alla lettera, sono solo quelle sul divorzio e sul primato petrino: lì l'applicazione è totale e indiscutibile e guai a chi interpreta e contestualizza.

      Come sempre, si prende dal Vangelo quello che fa comodo e che è in sintonia con la convenienza mondana: il resto o si dimentica o si lascia al buon cuore dei singoli.

      E per stasera credo di avere superato ogni limite di tempo e di spazio.

      Grazie, buona notte.

      Manlio Pittori

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    11. Lacedemone scrive che è lecito appoggiare il buon governo, o democratico o autoritario, mentre lei legge che una dittatura si può comunque appoggiare. Mi pare chiara la differenza: la risposta va data quindi non è alla sua domanda, volutamente provocatoria, ma alla domanda se il governo guatemalteco era buono o no. Se era buono si poteva appoggiare, altrimenti no.
      Poi sono curioso di sapere dove sta scritto che i cattolici possono sostenere praticamente chiunque: è un giudizio di valore o di fatto? Continua a non capire che appoggiare una certa politica di un certo politico non significa sposare in toto le sue idee.
      La sua stessa risposta finale travisa: io non le ho chiesto cosa farebbe ma che opinione ha. Se avesse la stessa "coerenza" che pretende da noi, non dovrebbe mai prendere posizione.

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    12. Lei dovrebbe sapere che le Scritture hanno diversi tipi di interpretazione: ad esempio le parole sugli eunuchi per il Regno dei Cieli, che Origene interpretò alla lettera, come andrebbero intese? Alla lettera? Oppure quelle "estremistiche" sulla ricchezza? Dopotutto anche Gesù e i discepoli avevano con sè una cassa col denaro né il Messia disdegnava pranzi certo non frugali a casa dei farisei.
      Poi ci sono cattolici anche ipocriti, ma mi pare che a lei interessi, come ho scritto sopra, far credere che abbiano, soprattutto quelli più ortodossi, l'anello al naso.
      Saluti

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    13. Caro Anonimo11 settembre 2013 00:06,

      premesso che i testi sacri hanno, ovviamente e oggettivamente, una lettura difficile e polisemica (per il loro linguaggio, per la loro antichità, per il loro stile), io so per certa una cosa: voi cattolici alcune parole di Gesù le prendete alla lettera, senza alcuna interpretazione o contestualizzazione (ad esempio, "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito" è la prova, definitiva, perenne e immutabile, che il divorzio è contrario alla volontà di Dio).

      Interpretate alla lettera anche alcuni comportamenti: siccome i discepoli erano solo uomini (ovviamente, dati i tempi), alle donne è interdetto il sacerdozio.

      Eppure qui sarebbe facile ribattere che la scelta di Gesù era inevitabile e naturale, data la condizione della donna 2.000 anni fa: eppure niente, lì non interpretate nè contestualizzate, ma prendete alla lettera quel comportamento e lo trasportate intatto nel mondo, totalmente diverso, di oggi.

      Quando invece Gesù dice parole chiarissime sull'accoglienza, sulla carità, sul denaro e sul perdono, lì le cose cambiano: i profughi stiano a casa loro (anche se, Mt 25,35: "ero forestiero e mi avete ospitato"); i politicanti (anche cattolici) sguazzano nell'opulenza, alla faccia della gente che soffre la povertà, nonostante le parole chiarissime di Gesù al giovane ricco o quelle su Mammona.

      Prendiamo un Bruno Vespa a caso: vi pare etico ed evagelico dare un milione di euro a un giornalista che già prende una pensione di anzianità elevatissima? Un cattolico dovrebbe insorgere, di fronte a un simile scandalo, a un tale sperpero di soldi pubblici, a un siffatto arricchimento a vantaggio di una sola persona: eppure niente, tutti zitti e buoni, Mammona impera indisturbato.

      E gli esempi sarebbero infiniti.

      Ma la realtà è una sola: dove fa comodo, si prendono le parole di Gesù alla lettera; dove non fa comodo, si interpretano e si contestualizzano.

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    14. Allora, lei stesso dice che i testi hanno una lettura polisemica: letterale (anche quella letterale è un'interpretazione, come ben sanno biblisti e giuristi), allegorica, morale, ecc.
      Poi, e io credo lo faccia solo per dar contro ai cattolici, si lamenta che qualche passo si interpreta alla lettera mentre altri no.
      A me pare evidente la contraddizione delle sue tesi.
      Le ho già detto che alcuni passi, come certe ammonizioni sulla "ricchezza", se intesi alla lettera sarebbero contraddittori con il comportamento stesso di Gesù, tale da far comparire ipocrita lui stesso e non i cattolici d'oggi!
      Quanto ai discepoli, essi erano anche donne, è risaputo; la cerchia dei Dodici, da cui originano i vescovi e l'intero ordine sacro era costituita da soli uomini, e più volte Gesù ha mostrato di non curarsi dei giudizi e pregiudizi del tempo riguardo alle donne.
      E poi le ripeto: perché andare a guardare i comportamenti di leghisti anti-immigrati, papaveri democristiani alla Vespa volendoli spacciare per "cattolicamente corretti"? Non lo sono e mi dica dove la dottrina sostiene che lo siano. Sarei curioso di sapere cosa dicono i laici degli emolumenti dei vari Fazio, Littizzetto e compagnia vari, non certo francescani: credo che ci sia nulla da dire, se si vuole rimanere all'interno di una morale laica, liberale e individualista.
      Saluti

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    15. Caro Anonimo 12 settembre 2013 00:20,

      la teoria del primato petrino si fonda sulla lettura letteralissima del verso 16, 18 del vangelo di Matteo:

      "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa".

      Eppure, a rigor di logica, quest'affermazione è oggettivamente incompatibile con Matteo 23, 8-10:

      "Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
      E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
      E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo."

      Possono coesistere queste due affermazioni, se prese entrambe alla lettera? A mio parere no: ma voi prendete alla lettera solo la prima - sulla seconda non so, non mi pare sia molto popolare.

      Come vede, non mi pare di essere in contraddizione: io affermo, molto semplicemente, che la vostra scelta tra le parole di Gesù da intendere alla lettera e quelle da intendere in maniera allegorica, è una scelta arbitraria e di convenienza.

      Cosa dovrebbero fare i ricchi, se volessero essere perfetti? Marco 10, 17-22 riporta le parole inequivocabili di Gesù: ma non mi pare che ce ne siano stati molti, a prendere quelle parole alla lettera. O meglio: qualcuno, come san Francesco.

      La maggioranza dei cattolici preferisce, è solo un esempio mi pare calzante, votare Berlusconi o Formigoni, che nuotano letteralmente nella ricchezza, e in maniera anche smodata e offensiva.

      Come mi pare chiaro, non c'è una regola, nell'interpretazione delle parole di Gesù: ognuno sceglie dove interpretare letteralmente e dove, invece, interpretare allegoricamente.

      A seconda delle idiosincrasia personali.

      E poi c'è chi si crede un buon cristiano celebrando i funerali religiosi di Pinochet, dittatore e assassino; e c'è chi si crede un buon cristiano comminando la belluina scomunica vitando a un sant'uomo con Ernesto Buonaiuti.

      Ma chi era più fedele al Vangelo? Il torturatore e assassino Pinochet o un uomo, come Buonaiuti, che non fece mai del male a nessuno ma fu un esempio di moralità e di integrità?

      La vostra risposta è scontata: Pinochet uccideva e torturava i corpi; Buonaiuti attentava alla salvezza eterna delle anime.

      Come vede, meglio ammazzare i dissidenti che opporsi con le parole e con gli scritti a Santa Madre Chiesa, dove nessuno - sono parole di Gesù - potrebbe farsi chiamare maestro.

      Manlio Pittori


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    16. Le Scritture sono piene di contraddizioni se prese alla lettera e per questo, al fine di evitare i mille rivoli del protestantesimo, è necessario un'autorità suprema che le interpreti, così come avviene per la costituzione e la corte costituzionale.
      "A seconda delle idiosincrasie personali" lo vada a dire ai protestanti: evidentemente del cattolicesimo capisce poco.
      E poi com'era quel passo? "Andate e ammaestrate tutte le genti". Ammaestrare e chi può ammaestrare se non un maestro, anzi maestri, coloro che avevano seguito il Messia?
      saluti

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  6. E chiaro che per il cattolicesimo non é necessaria la democrazia per l´esistenza di un buon governo. Forse l´analisi cosi filo Assad abbia altri difetti, il primo sia non tener conto del futuro non immediato. A lungo termine Assad c´é la fa? I ribelli sono una minoranza di siriani aiutati da cattivi governi che sparirá col tempo? O sono una realtá siriana con cui prima o poi tutti dovranno in qualche maniera fare i conti?

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  7. Caro Anonimo10 settembre 2013 23:54,

    ammettiamo che il governo guatemalteco (democraticamente eletto) di Jacobo Guzmán (che, guarda caso, iniziò a espropriare le terre incolte dei latifondisti USA per distribuirle ai contadini poveri) non fosse un buon governo: ma chi lo decide? Se quel governo è stato eletto democraticamente, solo un colpo di stato lo può rovesciare: e ciò avvenne in Guatemala.

    Il nuovo governo dovrebbe essere un buon governo, altrimenti qualcun altro lo potrebbe legittimamente rovesciare, in una sequenza infinita.

    Ma il governo di Carlos Castillo Armas fu una dittatura sanguinaria.

    La domanda rimane: cosa deve fare il buon cattolico? Appoggiare il nuovo governo anche se è una dittatura sanguinaria (sulla base della considerazione, opinabilissima, che si tratta di un "buon governo" e che i treni arrivano in orario) o cercare di realizzare un buon governo che non sia anche una dittatura?

    La cosa è possibile: ad esempio, in Nuova Zelanda c'è un buon governo non ditattoriale.

    Ma soprattutto: una dittatura può essere definita un "buon governo"? Di solito una dittatura sopprime le libertà civili e politiche e perseguita gli oppositori: certo, magari l'economia prospera e la sanità funziona, ma anche a Cuba la sanità funziona, l'istruzione pure e alle Olimpiadi vincevano un sacco di medaglie: quello cubano è un buon governo anche se è una dittaura? Il cattolico lo deve appoggiare?

    Anche l'Afghanistan talebano era un buon governo: nel 2000 il Mullah Omar aveva proibito la coltivazione del papavero e la produzione di oppio era scesa quasi a zero. Oggi l'Afghanistan di Karzai produce il 93% dell'oppio mondiale: qual è il "buon governo"? Quello che si batte contro l'eroina o quello che sommerge il mondo di eroina?

    Ma se a voi cattolici basta che un governo sia "buono" (in base a quali parametri, poi, non è dato sapere) e non ve ne importa se reprime le opposizoni e nega i diritti ai cittadini, benissimo: basta saperlo.

    Per voi una dittatura può essere un "buon governo": perfetto, è chiarissimo, grazie.

    Probabilmente è sufficiente, per essere un buon governo, garantire ai cristiani la libertà di culto: se poi quello stesso governo impicca apostati e omosessuali (come in Iran), a voi che ve ne frega?

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    1. Vedo che a lei i concetti già espressi non entrano. Allora:

      1) Un cattolico deve sostenere un buon governo, a prescindere dalla forma in cui si presenti: monarchico, aristocratico, democratico (suddivisioni già presenti in Platone e Aristotele).

      2) Da alcuni, sparuti, atti non si può dedurre immediatamente se un governo è buono o no. Far arrivare i treni in orario o combattere la coltivazione di oppio sono atti lodevoli, ma non sono sufficienti a qualificare un governo, non fosse altro che tali azioni costituiscono una percentuale infima dell'attività di governo.

      3) Quando si parla di "buon governo" si rimanda alla nozione di "bene comune", il quale è il bene di tutti e di ciascuno. La definizione stessa richiama una concezione filosofica-metafisica della persona umana e della comunità politica: il fatto che il bene sia comune a tutti rimanda ad una essenza o natura della persona.

      4) Come avviene il riconoscimento del bene comune? Mi viene da rispondere "dialetticamente", alla maniera di Platone, "assumendo" la tesi dell'avversario e cercando di portarla alle estreme conseguenze logiche, siano contradditorie o coerenti.

      E di quanto detto sopra basti, perché parliamo evidentemente lingue differenti.

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  8. Caro Anonimo12 settembre 2013 00:05,

    non parliamo due lingue differenti: molto semplicemente lei, contrariamente a me, mente (o, se trova l'espressione troppo forte, lei àltera i fatti).

    Infatti la discussione è nata da un'affermazione di Lacedemone (10 settembre 2013 15:54), appoggiata da Andrea Virga (10 settembre 2013 17:50), che recita testualmente:

    "per un cattolico è lecito appoggiare il buon governo sia esso democratico o dittatoriale".

    Ora lei, riassumendo quelli che lei definisce "i concetti già espressi", scrive:

    "Un cattolico deve sostenere un buon governo, a prescindere dalla forma in cui si presenti: monarchico, aristocratico, democratico".

    E questa è una menzogna: perchè il punto del contendere non era la liceità del sostegno alla monarchia, all'aristocrazia o alla democrazia, ma la liceità del sostegno alla dittatura.

    E qui si è sostenuto a chiare lettere che, se si tratta di un buon governo, il cattolico deve sostenere anche una dittatura.

    Cosa c'entrino la monarchia e l'aristocrazia (forme di Stato oramai superate da secoli se non da millenni: e infatti lei cita Platone!) non si sa: quello che è certo è che ora lei nasconde l'elemento centrale della discussione, cioè la dittatura.

    Proprio non ne fa cenno: come se non fosse proprio la dittatura, l'unica questione affrontata finora.

    Se questo non è mentire, non so cos'altro lo possa essere.

    Basta questo a squalificarla e a considerarla un interlocutore inaffidabile e menzognero.

    In quanto alla sua definizione di bene comune, che considero abborracciata e lacunosissima, non se ne avrà a male, spero, se non replico: io credo lei menta sapendo di mentire, e io invece sono abituato a interlocutori onesti e corretti.

    Ciò che lei, e questo è confermato per tabulas, non è.

    Con cospicua disistima,

    Manlio Pittori

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    1. Bene, mi ha confermato nelle mie tesi: a lei interessava dimostrare che i cattolici sono ipocriti.
      Ora veniamo ad alcune risposte:

      1) La ripartizione delle forme di governo, già individuata da Platone, si basa sul numero di quanti esercitano il potere: uno, pochi, molti. E' ben lungi dall'essere superata ("e infatti lei cita Platone!": storicismo d'accatto, il suo) benché le prime 2 forme siano minoritarie al giorno d'oggi. Nulla vieta che un domani possano ripresentarsi i 2 governi anzidetti.

      2) La "dittatura" di cui parlano Virga e Lacedemone, è facilmente identificabile con un governo autoritario (vogliamo chiamarlo monarchia od oligarchia, dato il numero di coloro che detengono il potere? Come vede non sono andato fuori tema), quali erano comuni in Europa fino all'Ottocento: tutti per forza sanguinari e sanguinosi? Anche il "dispotismo illuminato" di Maria Teresa d'Austria?

      3) La mia nozione di "bene comune" sarà pure quello che dice lei, ma farebbe bene a ricordare che di bene comune si può parlare se ci si rifà ad un'essenza comune all'umanità e quindi inevitabilmente metafisica. Laici antimetafisici e rigorosi come Bobbio e Kelsen evitavano di parlare di "bene" e "giustizia" riferendosi a teorie politiche.

      saluti

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  9. Caro Anonimo 12 settembre 2013 23:01,

    la informo che siamo nel 2013 e che le questioni che ci interessano (non siamo a un corso di storia) sono quelle attuali: quindi, quando Lacedemone e Virga sostengono che "per un cattolico è lecito appoggiare il buon governo sia esso democratico o dittatoriale", immagino si riferiscano all'attualità, e non alla dittatura di Silla o alla monarchia illuminata di Federico II di Prussia.

    Continuare a citare Platone nel 2013 è, se mi permette, ridicolo: probabilmente, usando le categorie di Platone, l'Italia sarebbe una democrazia: peccato che Platone nulla sapesse del nostro sistema elettorale (che sottrae al cittadino il diritto di scegliere il candidato) o del nostro sistema dell'informazione, che è controllato dalla politica e quindi obbiettivamente inattendibile.

    L'Italia è una democrazia di nome: di fatto è un regime che può definirsi, a spanne, "oligarchico", con buona pace di Platone.

    In ogni caso, quando Lacedemone e Virga parlano di dittatura, bisogna per forza pensare alle dittature attuali: sono quelle, infatti, che il cattolico è chiamato a sostenere, se la dittaura garantisce il buon governo.

    E quindi torniamo al punto centrale della discussione, che lei evita come la pèste: può una dittatura essere un buon governo?

    Prendiamo Ante Pavelić: secondo lei quale avrebbe dovuto essere l'atteggiamento del buon cattolico nei confronti della dittatura croata? E la creazione del campo di concentramento di Jasenovac può essere considerata tipica espressione di buon governo?

    E Pinochet? Da appoggiare?

    Da appoggiare, mi pare di aver capito, sono anche l'Iran - che punisce con la morte l'apostasia, e quindi nega in radice la libertà religiosa - e la Siria, nota tebaide democratica.

    Quindi, lasciando da parte le Marie Terese d'Austria e i governi oligarchici, che sono un penoso modo di sviare la discussione, mi dica: che deve fare il cattolico di fronte a una dittatura? La tutela del bene comune prevale sulla tutela della vita umana (pensi solo ai massacri dell'Operazione Condor)?

    Grazie.

    MP

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    1. Senta, lei ripropone sempre le stesse domande cui ho già risposto, riguardo a dittatura e sostegno dei cattolici. Non solo, continua anche a confondere singoli atti con un'azione complessiva di governo, come se apprezzando alcuni provvedimenti si debba per forza esprimere un giudizio positivo complessivo. Pertanto vada a rileggersi quanto già scritto.
      Una nota su Platone: sarà ridicolo per lei (ed infatti non spiega perché sarebbe superato). Anzi involontariamente mi dà ragione quando, qualificando l'Italia come un'oligarchia, usa le stesse categorie del "superato" Platone!!!

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  10. Caro Anonimo 12 settembre 2013 23:01,

    "di bene comune si può parlare se ci si rifà ad un'essenza comune all'umanità e quindi inevitabilmente metafisica", lei scrive.

    Se l'industria che produce pani di alluminio emette fumi tossici vicino a un insediamento umano, non occorre nessuna essenza metafisica, per capire cos'è il bene comune: bastano un medico e un chimico, che dicano se l'arsenico dei fumi emessi sia o no pericoloso.

    Se è pericoloso, o si chiude la fabbrica o la si mette in sicurezza: che il tumore ai polmoni sia contrario al bene pubblico lo si capisce anche senza scomodare la metafisica.

    E che la produzione di pani di alluminio, per quanto importante, possa e debba essere realizzata senza ammazzare le persone, anche questa è una verità intuitiva: un po' come quando si trattiene il respiro sott'acqua: dopo un po' si riemerge per respirare, senza che ci sia bisogno dell'entità metafisica che ce lo suggerisca.

    Anche una guerra, di solito, è contraria al bene comune: tutti quei bambini morti sotto i bombardamenti, tutti quei giovani uccisi in battaglia, tutte quelle case distrutte, tutte quelle vite devastate: è meglio la pace, è meglio cercare un accordo, è meglio discutere, è meglio il compromesso.

    Poi, ovviamente, se domani gli orribili americani (bastardi guerrafondai guidati da un nichilista ateo e probabilmente adepto di Satana) vengono con i carri armati a invaderci, dovremo difencerci, credo: e allora la guerra sarà inevitabile.

    Ma, finché è possibile evitarla, di solito la gente normale la evita - poi ci sono i fanatici che la cercano, ma quelli sono matti.

    Insomma, il bene comune spesso e volentieri lo si individua in maniera automatica e pavloviana: raccogliere le immondizie anziché impilarle nel centro e dar poi fuoco a quei mucchi è una cosa che ognuno capisce da sé (a meno che quell'uno non sia un camorrista interessato ai traffici clandestini di rifiuti).

    Il rasoio di Occam, spesso, fa miracoli, caro il mio Anonimo 12 settembre 2013 23:01.

    Manlio Pittori

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