25 settembre 2013

La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?




Sabato 21 settembre si è svolto presso la sala convegni del Palazzo della Gran Guardia a Verona il convegno sul tema "La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?", organizzato dall'Associazione Famiglia Domani e dal MEVD - Movimento Europeo Difesa Vita, e patrocinato dal comune e dalla provincia di Verona.


Dopo i saluti del sindaco Flavio Tosi e del presidente della provincia di Verona Giovanni Miozzi, il prof. Roberto de Mattei, docente di Storia della Chiesa all’Università Europea di Roma, ha dato il via al convegno parlando de "I cattolici davanti alla teoria del gender". Partendo dai concetti di natura e persona, cardini della filosofia classica e strumenti per l’approfondimento teologico della Rivelazione, il prof. De Mattei ha argomentato che la teoria del gender nega il concetto di corpo sessualmente determinato, contrapponendosi così alla dottrina cristiana, oltre che alla filosofia classica e al senso comune. La teoria del gender trova la sua radice nella filosofia moderna, la quale teorizza la possibilità da parte dell’uomo di decostruire e ricostruire la (propria) natura a piacimento: l’uomo si ribella così all'ordine delle cose, e la sua volontà di potenza si sostituisce alla contemplazione della realtà, passando dal riconoscimento del dato ontologico alla sua manipolazione, secondo il non-criterio della "libertà negativa", vale a dire il puro autodeterminarsi del volere. Il professore ha chiuso l’intervento ricordando l’impossibilità per i cattolici di conciliare la teoria del gender con la dottrina cristiana, invitandoli a testimoniare la fede e a difendere la legge naturale, i cui caposaldi sono la vita, la famiglia e l’educazione.

La seconda relazione è stata presentata dal prof. Mario Palmaro, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università Europea di Roma, che ha analizzato "la teoria del gender tra diritto naturale e diritto positivo". Il prof. Palmaro, ricordando che la natura umana va oltre il dato biologico, ha ribadito che è il fine dell’esistenza che definisce la natura, e da questo si possono distinguere le azioni secondo natura da quelle contro natura: la natura biologica aiuta a conoscere la struttura ontologica dell’uomo, non confligge con essa ma la vincola. La legge naturale, di cui si possono trovare rilevanti tracce anche nella filosofia e arti pagane (basti pensare all’Antigone di Sofocle), è una legge non scritta da mani umane, che presenta tre caratteristiche precise (immutabilità, universalità e conoscibilità) e dalla quale deriva la giustizia: una volta che si perde la bussola del diritto naturale e la giustizia viene intesa solo come conformità ad una norma, non si ha più un criterio di giudizio assoluto e le camere a gas sono dietro l’angolo (tra l’altro, proprio in questo momento del convegno si è sentito il grido “Nazisti!” pronunciato da un tollerante e immacolato attivista gay entrato nel loggiato). Commentando il caso del ddl contro l’omofobia, il prof. Palmaro ha ricordato che il cattolico è vincolato all’ordinamento della comunità in cui vive, a meno che la legge non sia ingiusta: da quel momento quella legge non è più legge. Il comportamento che un cattolico dovrebbe tenere sono dunque: utilizzare un linguaggio adeguato (evitando il nominalismo giuridico), dibattere razionalmente difendendo la verità (come si è fatto al convegno), evitare la strategia del male minore (come si è fatto ammorbidendo il ddl sull’omofobia) e non cooperare al male (firmando ad esempio i referendum dei radicali).

Alla relazione del prof. Palmaro è seguito l’intervento del Vescovo di Verona, mons. Zenti, che, partendo dall’etimologia della parola sposo/sposa, ha riaffermato il carattere complementare che costituisce il matrimonio, oltre a ribadire gli insegnamenti della Chiesa sull'omosessualità (ovvero di misericordia verso la persona che porta tale croce, e di intolleranza verso il peccato). Il Vescovo ha criticato l’atteggiamento individualista e soggettivista di quest’occidente insoddisfatto, che presenta una profonda crisi della ragione (ma non della fede!), da cui si esce recuperando la metafisica, la filosofia e la teologia, in modo da poter dialogare razionalmente col mondo. Il Vescovo ha introdotto un interessante neologismo, parlando di antropologia OGM (che si rivelerà presto un boomerang: la natura violentata prima o poi si ribella), e ha chiuso il suo intervento invitando i cattolici a contrastare le varie lobby che cercano di invertire l’ordine delle cose.

L’ultima relazione della mattinata è stata affidata alla dott.ssa Chiara Atzori, medico di malattie infettive presso l’ospedale Luigi Sacco di Milano, che ha presentato un intervento su "Genere o gender? Una lettura scientifica", in cui, oltre a mostrare la natura artificiale e artificiosa della teoria del gender da un punto di vista scientifico (biologico, psichico, linguistico e culturale), ribadendo la sostanzialità ontologica del dimorfismo sessuale, ha affrontato il tema della normalizzazione della cultura di gender (introduzione di libri per bambini, sovraesposizione mediatica, letteratura e uso distorto della scienza). La vera violenza non è quindi quella dell’"omofobo", termine che non significa niente, ma è di coloro che vogliono piegare la natura ai propri interessi.

La sessione pomeridiana è stata aperta dalla prof.ssa Dina Nerozzi, docente di PsicoNeuroEndocrinologia all’Università di Tor Vergata di Roma, che, nel corso del suo intervento, intitolato La rivoluzione di genere: inizio e decorso”, ha cercato di dimostrare (fonti alla mano) come l’ONU negli ultimi anni si sia impegnata a diffondere l’ideologia gender, tassello finale di un progetto di governo globale illuminato che ha l’obiettivo di cambiare lo spirito umano combattendo natura e religione.

Il prof. Luca Galantini, docente di Storia del Diritto Moderno presso l’Università Europea di Roma, ha trattato il tema I nuovi diritti umani secondo l’ONU: un’aggressione alla società naturale, sottolineando il disallineamento che negli ultimi secoli hanno avuto diritto naturale e diritto positivo, anche e soprattutto a livello internazionale, dove alcune organizzazioni pseudoscientifiche e pseudodemocratiche impongono leggi di tutti i tipi a stati “sovrani”, devastando l’autonomia delle legislazioni dello stato e il principio di sussidiarietà (che tra l’altro è un principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa). Inoltre, il prof. Galantini ha confermato come il ddl sull’omofobia presenti dei rilievi di incostituzionalità da un punto di vista dell’uguaglianza e delle libertà di pensiero e di religione, oltre a cozzare contro il diritto di famiglia.

Il convegno si è chiuso con l’intervento del prof. Matteo D’Amico, docente di filosofia, che, con una relazione su Ideologia del gender e omosessualismo: verso un nuovo totalitarismo?, ha mostrato come la battaglia coinvolga non solo il cristianesimo e le altre credenze, ma anche la legge naturale e quindi la ragione; si tratta di una battaglia dal sapore antico, le cui premesse più recenti partono dalla rivoluzione sessuocentrica sessantottina, in cui la fecondità viene slegata dall’atto sessuale, e il piacere diventa un diritto. La castità perde invece quell'importanza che aveva, soprattutto per la vita spirituale, modalità di vivere che manca alla contemporaneità. A tal proposito, D’Amico ha sostenuto come tutte le civiltà siano sorte dal sacrifico e dal dovere, non dal diritto, che invece caratterizza la società anticristica contemporanea. Il prof. ha espresso infine una critica serrata al matrimonio omosessuale, che va combattuto in quanto protegge una situazione contro natura e sacrilega, simbolo della divinizzazione dell’uomo, ideologia di stampo moderno che cerca di trascendere i limiti dell’umano: citando Voegelin, D’Amico ha sostenuto che la divinizzazione del mondo porta alla divinizzazione dei diritti umani, ad una religione dei diritti umani, con i propri dogmi, sacerdoti ed eretici da annientare. 
 

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