15 settembre 2013

L’omofobia non esiste, ma sta per diventare reato.

di Giorgio Mariano

“Qualcuno” si è già preso la briga di inserirne la “definizione” su wikipedia, la nota enciclopedia fatta dei più ridicoli luoghi comuni e fonte di (dis)informazione per molti navigatori del web. Ora, se ci fermassimo a ragionare soltanto un secondo su questo termine, "omofobia", ormai entrato nella nostra quotidianità, ci renderemmo conto che esso è del tutto privo di significato.
Notiamo, innanzitutto, che il primo termine che compone questo neologismo deriva dal greco òmos che significa «uguale», mentre il secondo termine phobìa, anch’esso di origine greca, indica la «paura» o la «repulsione». Ora, componendo i due termini, ne deriverebbe “paura dell’uguale” la quale, di per sé, non ha alcun significato poiché, di quale uguale si sta parlando? Uguale a chi o a che cosa? L’oggetto della paura appare piuttosto sfumato e indefinito. Se applicato, infatti, a persone con tendenze omosessuali, esse si distinguono comunque in maschi e femmine e non sono, quindi, “uguali”. Inoltre, la paura da cosa è provocata? Le phobìe sono paure che in medicina vengono definite come “possibili sintomi centrali di una forma nevrotica specifica (nevrosi fobica) o possono accompagnarsi ad altri sintomi (ossessioni, compulsioni ecc.) in affezioni nevrotiche o psicotiche diverse. A volte le reazioni fobiche sono accompagnate, oltre che dalla reazione d'ansia caratteristica, anche da disturbi neurovegetativi (sudorazione profusa, tachicardia, vomito ecc.)”. Insomma, un problema piuttosto serio a quanto sembra, che intacca addirittura la sanità mentale. Ma pur essendo riconosciuta la gravità di certe forme di phobìa cronica, nessuno si sognerebbe mai di inserirle nel codice di diritto penale classificandole come reato, dato che corrispondono ad un comportamento incontrollabile e irrazionale, quindi fuori della capacità di intendere e di volere le quali, sono le uniche condizioni di imputabilità, ossia di responsabilità penale.

Per cui, da quanto detto, emerge la volontà, da parte dei creatori di questa “neolingua”, di confondere le coscienze con terminologie confuse e prive di significato logico allo scopo di indirizzare il comune sentire, mutando il senso e la percezione della realtà. Così wikipedia (la solita fonte d'informazione dei più) descrive l’omofobia :“è la paura e l'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT), basata sul pregiudizio. L'Unione Europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo. Con il termine "omofobia" quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità o alle persone omosessuali”.
Una definizione che più confusa e contraddittoria non si può. Come già detto, o essa è una paura irrazionale, incontrollabile, quindi non imputabile, o è un’avversione, frutto di un preciso atto della volontà spinta dall’intelletto. Inoltre, in questa definizione di omofobia vengono compresi, niente di meno, anche i sentimenti e i pensieri. Ora, da che mondo è mondo nessuno può essere punito per i propri pensieri, a meno che non si finisca per instaurare un regime di processi alle intenzioni. In tal modo ci ritroveremmo in un batti baleno totalmente privi della libertà. Un rischio concreto ben rappresentato nel film Minority Report in cui per prevenire il crimine vengono messi in carcere milioni di innocenti senza aver dato loro la possibilità di scegliere, poiché vengono arrestati prima di compiere il delitto. E' necessario che si comprenda, perciò, che l'essere in disaccordo sui matrimoni omoerotici non fa di me automaticamente un violento né mi rende meritevole di castigo, ma semplicemente significa che disapprovo ed insegno ad evitare un comportamento intrinsecamente e moralmente disordinato. Esiste un foro interno, non dimentichiamocelo, un sacrario inviolabile sul quale lo Stato non ha alcuna facoltà di legiferare. Stessa cosa dicasi per i sentimenti, i quali non possono essere sanzionati penalmente né, d’altra parte, possono essere posti a fondamento del diritto. Inoltre, una paura è legittima, e non è detto che sia frutto di pregiudizio, come insinua maliziosamente la suddetta definizione. Oppure, seguendo questa logica, si vuole mandare in galera anche coloro che hanno paura degli spazi aperti (agorafobia) o dei ragni (aracnofobia)? Ma allora forse con il termine “omofobo” si vuole intendere che tutti quelli che non sono allineati all’ideologia gender sono da considerarsi casi patologici da rinchiudere in manicomi perché irrazionali e, allo stesso tempo, metterli al banco degli imputati perché intolleranti? Una contraddizione in termini. Tuttavia, questa è la precisa intenzione e l'esito della proposta di legge Scalfarotto (PD) e Leone (PDL), in questi giorni al vaglio delle camere per approvare in via definitiva il reato di “omofobia e transfobia” nell’ordinamento giuridico italiano.
Ne deriva che con l’artificioso e insensato concetto di “omofobia” diffuso dalla cultura dominante, si vuole sanzionare e punire non un crimine oggettivo, evidente, che va contro i costumi e la morale o la salute pubblica, bensì la semplice “divergenza di opinione” o, meglio, il “dissenso”. Sulla questione dell’approvazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso, e consequenziali adozioni, non sono ammesse opinioni, essa sta diventando un dogma! Un’opposizione in merito non può essere tollerata dai “maestri della tolleranza”.

Il conto alla rovescia è partito: quando il pensare ed esprimere disapprovazione in merito all’omosessualità sarà diventato reato punibile a norma di legge, allora comincerà la vera lotta per la verità e, quindi, per la libertà. “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto” (G.K. Chesterton).
 

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