14 settembre 2013

Nelle scuole francesi irrompe la "laicité" neogiacobina

di Franciscus Pentagrammuli
Con il rientro nelle scuole, si riaprono le questioni suscitate dalle riforme "morali" imposte alla Francia dal governo socialista.
In un caos amministrativo notevole, causato dalla radicale incapacità al governare della sinistra, risaltano le pretenziose dichiarazioni dell'Osservatorio sulla laicità: lunedì il ministro per l'educazione, già noto per le sue pubbliche dichiarazioni di avversione al cattolicesimo, Vincent Peillon ha pubblicato la "Carta della laicità nella scuola", che, a rigore, dovrebbe riguardare le sole scuole pubbliche della Repubblica. In essa viene ribadita con forza l'esclusione di qualsiasi manifestazione pubblica di appartenenze religiose o politiche, viene vietata l'obiezione di coscienza per insegnanti ed allievi (a trattare determinati temi, ad applicare le regole della scuola repubblicana), e soprattutto viene detto come obiettivo della scuola sia di formare dei bravi repubblicani.
Insomma: le religioni stiano fuori, e se sono presenti nel cuore di un insegnante o allievo stiano ben nascoste ed inattive, ma tutto sia informato alla religione civica della repubblica. Non esiste religione di stato, ma tutte le religioni devono piegarsi di fronte allo stato.

Ciò che fa scandalo non è tanto la carta in sé (che infatti non contiene nulla di particolarmente nuovo), ma una dichiarazione di un membro dell'Osservatorio della laicità, secondo il quale la Carta avrebbe ad esser applicata non solo nelle scuole pubbliche, ma anche in quelle private. Una scuola cattolica dovrebbe così rinunciare al proprio carattere (idem per le scuole giudaiche, musulmane, protestanti...). Conseguenza di ciò, oltre ad una ulteriore privazione di libertà per i francesi, oltre a una radicale limitazione della libertà educativa, sarebbe una riduzione della funzione delle scuole private, dal garantire un insegnamento e uno "stile", una "attitudine" rispondente alle desiderata delle famiglie, al solo garantire una differenziazione economica dei proprietari delle scuole. Insomma, un rendere sostanzialmente inutile (in riguardo alla sostanza di una scuola privata: l'essere un'alternativa all'insegnamento statale standardizzato) le scuole private. Di seguito, si procederebbe probabilmente all'eliminarle, magari con gradualità, ma comunque ad eliminarle.

Ovviamente ci sono state numerose reazioni a questa dichiarazione, che tutto può favorire fuorché un'atmosfera politica serena; al che, si è precisato (una scusa, direi, capziosa e ridicola) che la dichiarazione in questione non esprimerebbe "un obbligo" ma "un auspicio".
Non è (ancora) obbligatorio che le scuole private adottino la Carta della laicità, ma i rappresentanti della maggioranza parlamentare socialista (quindi del partito che attualmente detiene anche la presidenza della repubblica e la guida del governo, e dovrebbe continuare per altri sei anni) auspicano che lo facciano. Cosa li tratterrà dal rendere l'adozione obbligatoria, non è dato sapere.
 

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