29 settembre 2013

"Si potrà danzare in chiesa". Parola di gesuita (e ballerina)

di Satiricus
La liturgia sta alla vita cristiana come il Big Bang all'universo. Un piccolo cambiamento all'origine può modificare tutto lo svolgimento.

Francesco vigili. È vero che ogni ventata rivoluzionaria fa sentire forti, ma nove volte su dieci le ventate rivoluzionarie hanno solo reso più eretico il popolo, e hanno dannato anime. Specialmente quando erano movimenti dal basso. Comunque, nel caso permanessero dubbi, c'è sempre il parere illuminato e politicamente corretto del prelato negro, il quale – con piglio degno dei più sagaci moralisti e del loro articolato ‘oggetto morale’ – mentre apprezza la danza africana in liturgia, riconosce che quella propriamente non è danza, ma solo "un movimento aggraziato che esprime gioia", e che fa tutt’uno con l’espressione culturale nera o gialla che sia.


E così si riporta il discorso alla sua radice culturale. Il problema della danza è infatti un problema di cultura. E la cultura è una cosa che il popolo ha scritta in se stesso, non è un pallino di due teorici superbi, individualisti e rivoluzionari.

Ora, sarà un caso, ma nella cultura occidentale la danza è il filo rosso che – dalle discoteche, ai ghetti, alla ruleta sexual, ai rave party – connota le manifestazioni più apertamente antinomistiche e dissolutrici. Ma, per carità, non sarò io a volermi contrapporre a Nietzsche. Soprattutto se l'intero episcopato sceglie di mandare a putt*** la liturgia per il gusto di un flash-mob brasileiro.

Ciò detto, lungi da me apparire uno stoccafisso vetero-liturgista! Piuttosto, parlando di putt*** mi veniva una curiosità: a quando la reintroduzione della prostituzione sacra in liturgia? Non nego che guarderei alla cosa con interesse. Guarderei con più interesse anche alle danzatrici, soprattutto se poco velate.

Roberta stia tranquilla, non ne farò voce con nessuno: sarà la nostra rivoluzione del basso! Come data di inaugurazione proporrei il 22 luglio, memoria della Maddalena.
Del resto, a ben vedere, bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi.


 

5 commenti :

  1. Dennis Maria Gulisano29 settembre 2013 15:43

    Provo vergogna e disgusto.

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  2. Mi vien da dire che certe "ventate rivoluzionarie" fanno venire la laringite (con conseguente afonia) alla liturgia!

    È la medesima questione che c'è alla base delle musiche troppo elaborate che attirano l'attenzione sugli esecutori e la distolgono dal gesto liturgico: uno sfregio alla liturgia stessa. O, ancora, ai preti show-men, ecc. L'elenco di ciò che ci si può inventare per distogliere l'attenzione dal mistero celebrato è lungo e può essere reso ancora più lungo.

    È sempre bene ricordare i quattro punti richiesti ad un'azione liturgica che ricordava il Card. Arinze:
    1. Fare memoria (celebrare),
    2. Contrizione (chiedere perdono),
    3. Azione di grazie e
    4. Intercessione (richiesta di grazie).

    Francesco S.

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  3. "Ora, sarà un caso, ma nella cultura occidentale la danza è il filo rosso che – dalle discoteche, ai ghetti, alla ruleta sexual, ai rave party – connota le manifestazioni più apertamente antinomistiche e dissolutrici."

    Una risposta che mi viene in mente: http://www.youtube.com/watch?v=SYHPNgSUIoE

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  4. il problema non è che il gesuita e la ballerina ne facciano teoria, la cosa grave è che già lo mettono in pratica!

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  5. A questo punto suggerirei di ospitare un puntata di "Amici di Maria De Filippi" direttamente in una cattedrale...

    Quinto Fabio Massimo

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