15 ottobre 2013

Il primo Festival per la Vita


Sabato 12 ottobre si è svolto presso il Collegio Arcivescovile di Trento il primo Festival per la Vita, organizzato dall'Associazione Libertà & Persona e dal Movimento per la Vita di Trento.

Come antipasto del Festival, venerdì sera presso l'Istituto Sacro Cuore di Trento il dott. Roberto Marchesini, psicoterapeuta, ha trattato della tematica "L’alleanza e la complementarietà tra uomo e donna, nell'educazione e nella vita". Il dott. Marchesini si è concentrato sull'importanza che hanno per l'educazione dei figli le due figure genitoriali, la cui mancanza provoca serie difficoltà nella costruzione dell'identità del bambino: la famiglia ha una struttura gerarchica dove i ruoli dei genitori sono diversi ma complementari - e la complementarietà non è ingiustizia ma ricchezza - e si attualizzano in tappe diverse della vita del bambino. A proposito dell'assenza dei padri che contraddistingue l'età contemporanea, in particolare dopo il '68, il dott. Marchesini ha detto che si tratta dell'ennesimo atto di ribellione, iniziata durante la rivoluzione francese, contro uno dei maggiori simboli dell'autorità, e che oggi si nota distintamente nel linguaggio politicamente corretto, dove il criterio femminile è utilizzato per criticare qualsiasi espressione della forza (che è diversa dalla violenza).

Sabato mattina, dopo i saluti iniziali, la prima testimonianza ("Solo l'amore resta. Dall’inferno della tossicodipendenza alla pienezza della vita") ha coinvolto Daniele Maurina ed Elisa Piffer, della Comunità Nuovi Orizzonti, che hanno parlato della loro esperienza di amore fecondo, dopo il dramma della droga. Un dramma iniziato con la morte del padre di Daniele, e la madre troppo occupata (ma mai assente) a mandare avanti una famiglia, e continuato nella ricerca di colmare questo vuoto con brutte compagnie, sostanze stupefacenti, fino alla galera... Finché l'amore della madre e la volontà Daniele di uscire da questo inferno hanno potuto far sì che esso potesse rinascere, e formare una nuova famiglia, sposando Elisa, conosciuta fra i volontari, nella Comunità.

Il secondo intervento, tenuto dall'avv. Maristella Paiar, dei Giuristi per la Vita, ha riguardato il tema del"L’utero in affitto: cenni ad una nuova forma di schiavitù". L'avv. Paiar ha sottolineato come questa pratica, chiamata "gestazione in conto terzi", si configura come vera e propria produzione e vendita su commessa di una persona umana: non solo i diritti della donna vengono lesi (e se decidesse di tenersi il bambino? e se la coppia acquirente non lo vuole più?), ma anche quelli del bambino nascituro (potrà conoscere la madre biologica? e se la coppia acquirente non lo volesse più? senza considerare i pericoli legati alla fecondazione), per la soddisfazione di un diritto (inesistente) ad avere un figlio (a tutti i costi). L'autodeterminazione assoluta di stampo femminista porta alla schiavitù della donna.

Il terzo intervento, presentato dalla dott.ssa Gloria Pelizzo, chirurgo pediatrico dell'Università di Pavia, ha trattato la tematica "Dall’ospedale al carcere (esperienza di vita e resurrezione)". La dott.ssa Pelizzo ha iniziato il suo intervento illustrando la concezione attuale della medicina, dove l'ospedale diventa un supermarket, il codice deontologico un libretto d'istruzioni, ed il paziente un utente, il quale prova un'ansia da prestazione che genera stress e porta alla fuga dalla malattia e dalla morte, invece che alla sua accettazione e cura. A questo punto, l'intervento si è concentrato sulla figura del bambino, il paziente più fragile e la vittima più indifesa e innocente, che manifesta all'ennesima potenza la necessità dell'accoglienza, della condivisione, dell'amore. Infine, la dott.ssa Pelizzo ha raccontato il progetto messo in piedi dal Policlinico e dalla Casa Circondariale di Pavia, raccontato nel libro "Oltre la cura oltre le mura"in cui due mondi apparentemente distanti, ma che hanno invece molte analogie, hanno ottenuto risultati straordinari sui carcerati, creando una sensibilità inattesa ed una speranza nuova.

Diego Andreolli, docente di religione nelle scuole, ha parlato de"I metodi naturali in aiuto alla fertilità", e, partendo dalle basi antropologiche dell'amore umano, ha illustrato le specificità dell'amore coniugale, in particolare le finalità unitiva e procreativa, che richiede impegno e responsabilità da parte degli sposi, aperti alla vita nel loro vincolo matrimoniale. Nel corso dell'intervento si è parlato della differenza tra mezzi anticoncezionali, strumenti solitari contro la natura dell'amore, e metodi naturali, che sono percorsi di coppia che permettono la reciproca conoscenza dei coniugi e la difesa del prezioso dono della fertilità.

L'ultimo intervento della mattinata è stato quello di Mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento, che, partendo da citazioni evangeliche, ha parlato del"La missione: carità spirituale e materiale", per finire raccontando della sua esperienza come nunzio Singapore, in Thailandia e Cambogia e delegato apostolico in MalesiaLaos e Birmania. La missione è apertura positiva al mondo, che presenta in sé sia l'annuncio del Risorto che l'aiuto concreto, come scritto nell'enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI e ripetuto costantemente dal Sommo Pontefice Fancesco. 

Dopo la pausa pranzo, il festival è continuato con la testimonianza di Don Carmine Arice, Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Sanità, che ha parlato della sofferenza in una prospettiva teologica: “La scienza cristiana della sofferenza”. Come diceva Paolo VI in un suo messaggio, solo la verità di Cristo può dare sollievo alla sofferenza, a differenza di tutte le illusioni che invece caratterizzano la società contemporanea. Il compito del cristiano è quello di evangelizzare la sofferenza, trovandone il senso nella croce di Cristo: la soluzione al dolore non è dunque la ribellione o la fuga da essa, ma nell'accettazione attiva in nome di un amore più grande.

A seguire, Don Paolo Asolan, docente di teologia alla Lateranense, ha trattato il tema dei pellegrinaggi: "Homo viator: il pellegrinaggio come metafora della vita". Dopo una breve storia del pellegrinaggio, che nasce la mattina di Pasqua con la corsa di Pietro e Giovanni verso il sepolcro vuoto, e si ripete nei secoli con l'obiettivo - e la speranza - di scorgere il volto di Cristo nelle spoglie dei santi, Don Asolan ha parlato della caratteristica fondante il pellegrinaggio, ovvero il limite umano, rappresentato eminentemente dalla fatica che, passando per la delusione rispetto alle cose materiali, permette la conoscenza di sé e l'apertura al mistero. Il motivo principale che spinge al pellegrinaggio è un sentire vocazionale ignoto, un desiderio di partire per un'esigenza di compimento, quella nostalgia di Dio che ritroviamo nel giardino del Genesi, e che fa emergere chi siamo, riportandoci dal delirio d'innocenza al confronto con la realtà.

In seguito, Andrea Piva, volontario del Movimento Ecclesiale Carmelitano, ha presentato il progetto "Il castello esteriore. Il villaggio dei ragazzi di Snagov (Bucarest)". Dopo aver presentato il Movimento, composto da consacrati e laici, e che si caratterizza per il carisma dell'approfondimento interiore, il giovane Andrea Piva ha parlato di un monastero costruito da alcuni ragazzi del MEC in Romania per ospitare e curare i bambini rumeni abbandonati.

Il festival si è concluso infine con la testimonianza di Irene Cianbezi, giornalista, mediatrice culturale e Coordinatrice del Servizio Anti-tratta dell’Associazione Papa Giovanni XXIII per il Triveneto, e di una ragazza vittima del racket, accolta e salvata dall’associazione. L'intervento si è basato su "Il recupero della dignità perduta nella donna: dalla violenza della prostituzione alla rinascita attraverso la condivisione della vita". Nel corso dell'esposizione, la ragazza ha parlato della sua fede, con la quale è riuscita a superare il momento successivo alla sua fuga rocambolesca dal racket, grazie anche all'aiuto dell'associazione, che le ha permesso in seguito di tornare a rapportarsi con l'altro sesso sotto una nuova luce, fino all'esperienza del matrimonio.

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La fragilità umana cerca un senso, e solo nel crocifisso - sacrificato per amore - lo trova: questa sembra essere la chiave di lettura di questa giornata dedicata alla vita, le cui molte testimonianze toccanti hanno potuto far luce su quella carne incisa che è la condizione redimibile della nostra umanità.

 

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