07 ottobre 2013

La tragedia di Lampedusa e le solite boldrinate

di Andrea Virga

In questi giorni, i media sono dominati dall’immane tragedia verificatasi al largo di Lampedusa, con l’affondamento di un'imbarcazione stracarica di migranti clandestini e l’annegamento di centinaia di persone (111 sono i corpi recuperati, ma pare vi fossero centinaia di passeggeri a bordo). L’accensione di un fuoco a bordo per segnalare la loro posizione ha causato l’incendio e la distruzione dell’imbarcazione. Altre 155 persone, provenienti da Somalia, Eritrea e Ghana sono state tratte in salvo dall’intervento degli isolani e della guardia costiera.

Immediatamente, i farisei istituzionali hanno iniziato a strapparsi le vesti facendo a gara a chi apparisse più buono. In testa a tutti, l’accoppiata Boldrini («Nulla dovrà essere più come prima») – Kyenge («Su quella barca, al posto di quei disperati, ci potevo essere io»), battute però in breccia dalle farneticazioni di Ignazio Marino, che ha proposto che i superstiti siano accolti a Roma, e dal delirio di Angelino Alfano, con la sua proposta di candidare l’isola di Lampedusa al Nobel per la Pace (per quanto lo meriterebbe comunque più di Obama o della UE).

In fin dei conti, Napolitano, che con tutti i suoi difetti appartiene ad un’altra generazione politica, è ancora stato il meno peggiore quando ha ricordato che «Sono indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte» e che «non si può girare attorno alla necessità assoluta di decisioni e azioni da parte della Comunità internazionale e in primo luogo dell'Unione Europea», salvo poi dichiarare una giornata di lutto nazionale, di cui non si sentiva il bisogno.

È proprio perché si è consapevoli della tragedia umana, senza quel crudele snobismo esibito da un Langone, che simili reazioni suonano a dir poco disgustose nella loro ipocrisia. Il problema dell’immigrazione di massa, anche clandestina, affligge l’Italia da almeno vent’anni, in netto ritardo rispetto ad altri Paesi occidentali. Tragedie simili si erano già verificate, come il naufragio della Krater i Rades (Canale d’Otranto, 28 marzo 1997). Dall’inizio dell’anno sono stati raccolti sulle nostre coste oltre 28.000 clandestini, e ora i nostri politicanti se ne escono con le loro pelose considerazioni?

Tra l’altro, la stragrande maggioranza degli immigrati clandestini raggiunge il nostro Paese o attraverso i confini terrestri o in aereo, con un visto turistico, poi regolarmente disatteso, senza spendere migliaia di dollari per ammassarsi su barconi fatiscenti e rischiare la traversata del Mediterraneo. Tuttavia, i media concentrano sempre l’attenzione su quest’ultima fattispecie, sapendo di poter contare su eventi come questi per commuovere l’opinione pubblica.

Il fatto è che tante belle parole intrise di sentimentalismo dolciastro hanno due scopi, il primo dei quali è quello moralistico di mostrarsi scandalizzati e sentirsi in pace con la propria coscienza. Peccato però che tra questi scopi non rientri il fatto di agire concretamente per cambiare questo stato di cose e impedire realmente futuri disastri, né ce n’è la volontà. Il secondo scopo, ancora più spregevole, è, infatti, quello di strumentalizzare questi morti per introdurre legislazioni ancora più favorevoli all’immigrazione di massa. Si favoleggia di abolire la legge Bossi-Fini, tanto demonizzata ma responsabile dell’ingresso e della regolarizzazione di centinaia di migliaia di clandestini. Si evocano vaghe parole magiche quali “corridoio umanitario” e si denigra il nostro Paese, ignorando che di fatto è tra i più permissivi in materia, anche rispetto ai nostri vicini come Spagna, Francia e Grecia.

La verità è che l’immigrazione di massa fa comodo a tanti: alla grande e media proprietà, che si trova così a disporre di abbondante manodopera a salari da fame, alla classe politica che può fare leva sulla guerra tra poveri autoctoni e allogeni per mantenere lo statu quo (e magari acquisire nuove clientele elettorali), alle ONG, laiche e clericali, che si fanno pagare profumatamente dallo Stato per supplire alle sue mancanze in ambito sociale. Si dimentica inoltre che quelle stesse condizioni di povertà e di degrado da cui fuggono sono causate direttamente dallo sfruttamento delle multinazionali occidentali e dalle guerre mosse o finanziate dall’Occidente, con l’approvazione dei sinistri esportatori di democrazia e diritti umani.

Finché non s’interverrà al riguardo, questo fenomeno – la nuova tratta degli schiavi – non potrà essere mai contrastato adeguatamente. E l’appello all’Europa non è che l’ennesima abdicazione della propria sovranità e della propria libertà di decisione da parte della nostra classe dirigente, alla quale per prima spetterebbe di risolvere il problema dell’immigrazione di massa in Italia.

Quanto al Papa, che è stato arruolato dai media in questa rivoltante “crociata del buonismo”, egli ha giustamente condannato questa inutile strage («È una vergogna!») e riaffermato l’importanza della collaborazione reciproca al fine di evitarne altre. Tuttavia, ad onta di tanta pretaglia progressista che, unta dal denaro delle varie associazioni caritatevoli, si appiattisce – tanto per cambiare – sulle posizioni di chi vorrebbe aprire le frontiere indiscriminatamente e negare ogni distinzione tra le nazioni, la posizione della Chiesa Cattolica non è certo quella della sinistra immigrazionista, e neanche della destra becera, che sfrutta gli immigrati e poi gli abbaia contro.

Basterebbe rileggere quanto affermato da Benedetto XVI in occasione dell’ultima Giornata del Migrante e del Rifugiato: «ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune […] Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che “diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione”.»

La solidarietà, quindi, è giusta e doverosa, ma si lasci stare la dottrina cattolica, allorché si tratta di giustificare come “ineluttabile” l’immigrazione di massa e si nega ogni distinzione tra le singole nazioni, in nome di un egualitarismo che vorrebbe annientare le differenze volute da Dio.
 

14 commenti :

  1. Manlio Pittori7 ottobre 2013 19:26

    "Si dimentica che quelle stesse condizioni di povertà e di degrado da cui fuggono sono causate direttamente dallo sfruttamento delle multinazionali occidentali e dalle guerre mosse o finanziate dall’Occidente: finché non s’interverrà al riguardo, questo fenomeno – la nuova tratta degli schiavi – non potrà essere mai contrastato adeguatamente."

    Mi sembra che la proposta di Andrea Virga sia realistica: far finire guerre, carestie, sottosviluppo e fame, così che non ci sia più necessità di emigrare.

    Con un investimento di, faccio per dire, 100 miliardi di euro e una decina d'anni di tempo, forse qualcosa si può fare, egregio Virga: e intanto, ci pensi tu, a convincere quelle gente a non crepare in Somalia, Eritrea, Siria, Ghana...?

    In quanto a chiacchiere, gentile Virga, non sei secondo alle varie vispe Terese che hai nominato: sarebbe invece utile dire come, quando e chi (e con quali soldi) pensi di evitare una nuova strage.

    Grazie.

    Manlio Pittori

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    1. la soluzione concreta per l'immediato sarebbe stipulare accordi con i paesi di partenza per filtrare all'origine i flussi... ma... aspetti... ci dicono dalla regia che un accordo di questo tipo con la Libia c'era stato, nello scandalo di tutte le menadi brave solo a lamentarsi e mai a proporre soluzioni alternative. E la Libia l'abbiamo anche distrutta con le bombe della Nato, sempre con gli applausi delle menadi suddette. Tra cui c'era senz'altro anche lei...

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    2. Manlio Pittori8 ottobre 2013 15:15

      Caro Anonimo,

      no, mi spiace, ma io non c'ero. Non è che voglio sottrarmi alle mie responsabilità, ma nel caso dei conflitti mediorientali, delle tragedie della povertà, dell'integralismo religioso e del sottosviluppo, delle politiche "occidentali" di sfruttamento e dell'irrilevanza europea nella politica mondiale e regionale, proprio non c'ero.

      E non c'ero perchè non ho gli strumenti per intervenire: al di là di qualche petizione, di qualche lettera al giornale, da qualche mail a un politico, cosa potrei fare?

      Viviamo in un sistema politico basato sulla delega: i cittadini affidano alla politica e all'amministrazione la soluzione dei problemi: se la politica (che gestisce i soldi, le relazioni e la comunicazione) non è in grado di farlo, chi lo può fare al posto suo? Il semplice cittadino?

      No, qui la colpa è della politica e dei politici che, nonostante il loro compito fosse anche quello di affrontare i disastri umanitari, non è stata in grado di fare nulla.

      Io, al massimo, posso avere votato male, nel senso di avere votato degli incapaci: ma è una colpa che credo di poter condividere con la maggioranza degli italiani e degli europei.

      Io credo di avere fatto, più o meno, il mio dovere di padre, di lavoratore e di cittadino (perchè questi sono i miei "incarichi"): non so se chi era ed è incaricato di fare politica può dire la stessa cosa.

      Ognuno si prenda le sue responsabilità e ognuno non scarichi le proprie responsabilità sulle spalle di chi quelle responsabilità non aveva e di chi quei problemi non poteva non dico risolvere, ma nemmeno affrontare.

      Grazie.

      Manlio Pittori

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    3. Invece aprire le frontiere per accogliere e integrare a nostre spese un numero potenzialmente infinito d'immigrati è una proposta realistica... certo! :D

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    4. @Anonimo

      l'accordo con la libia prevedeva in sostanza l'apertura di campi di concentramento nel paese africano dove rinchiudere in condizioni disumane uomini e donne provenienti da altri paesi.

      ma, per fortuna, non c'erano telecamere e non finiva in prima serata.

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    5. Manlio Pittori9 ottobre 2013 16:10

      Caro Virga,

      ho forse proposto di "aprire le frontiere per accogliere e integrare a nostre spese un numero potenzialmente infinito d'immigrati"? L'hai letto in un mio intervento? Non mi pare. Se è così, perchè mi attribuisci posizioni che non ho mai sostenuto?

      Ti ho chiesto invece: ti pare realistica la tua proposta di eliminare le condizioni di povertà e di degrado che costringono all'esodo quelle persone? Quella gente è in pericolo di vita adesso: con i tuoi interventi "a monte", quella gente non la salvi. Nell'attesa, quella gente continuerà a cercare di salvarsi la pelle, venendo in Occidente.

      Quindi, ri-domando: nell'attesa di far finire guerre, carestie, sottosviluppo e fame, così che non ci sia più necessità di emigrare, che si fa? Cosa proponi? Come pensi di affrontare una persona che, visto che in Siria o in Somalia rischia di morire, cerca scampo in Italia? La ospiti tu? La rimandi indietro tu? Cosa proponi di effettivo e concreto, a parte le chiacchiere sulla cessazione dello "sfruttamento delle multinazionali occidentali e dalle guerre mosse o finanziate dall’Occidente", che De Gaulle avrebbe considerato un vaste programme?

      Quello che a me viene in mente, al massimo, è investire miliardi di euro in strutture di accoglienza decenti nei Paesi di origine: ma non saprei dove trovare i miliardi che servono.

      Tu, invece, cosa proponi? Concretamente, intendo, non con soluzioni da bacchetta magica o che richiedono decenni, se va bene?

      Grazie, attendo tue.

      Manlio Pittori

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    6. Caro anonimo 2 a lei chi ha detto che in Livia c'erano lager? L'ha letto su Repubblica insieme alla favola delle fosse comuni a Tripoli?

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  2. Sr Virga il suo antiamericanismo lo tradisce sempre:
    "Si dimentica inoltre che quelle stesse condizioni di povertà e di degrado da cui fuggono sono causate direttamente dallo sfruttamento delle multinazionali occidentali e dalle guerre mosse o finanziate dall’Occidente, con l’approvazione dei sinistri esportatori di democrazia e diritti umani. "

    Mi puó dire chi sta esportando democrazia a Somalia, Eritrea e Ghana, o che multinazionali sfruttano i poveri in quei paesi.

    Poi condannare la demagogia dei politici e salvar il "è una vergogna" di Francesco mi sembra un pó troppo. Vergogna perchi? Secondo me é per chi paga 1500 dollari per salire insieme ad altri 500 ad attraversare il mediterraneo in pezzo di legno rischiando la vita.

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    1. in Somalia spadroneggiano gli islamisti tanto cari agli Usa quando c'è da combattere qualche regime sovranista scomodo, vedi Libia e Siria

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  3. A lei la tradiscono la sua ignoranza e la sua malafede. Neanche ho citato gli Stati Uniti, visto che allo sfruttamento neocoloniale e all'imperialismo (devo anche citare Libia, Siria, Costa d'Avorio, Mali, ecc.) partecipano la maggior parte dei Paesi europei, a partire da Francia e Inghilterra. Apra un qualsiasi libro di storia, invece di prendersela col Santo Padre.

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    1. Ma leggendo storia a me risulta che quando quei paesi erano colonie europee i suoi abitanti non morivano di fame, non si ammazzavano tra di loro ne pagavano per scappare dal dominio straniero.

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    2. @Blas
      vogliamo parlare del Congo Belga?

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    3. Si si. Parliamo di quanti morivano mentre c´erano i belgi e quanti sono morti da quando se ne sono andati.

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  4. Non capisco perché quello di Langone debba essere etichettato come "crudele snobismo", quando si tratta solo di una ovvia e logica distribuzione di responsabilità.
    Se non ci fossero tante anime belle ad invogliare i viaggi forse non ci sarebbero neanche tanti morti in mare.
    Che c'è di crudele e di snobbistico, oltre la cruda verità?

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