01 ottobre 2013

Moderati a chi?! Ovvero: del perché tifiamo per la crisi di governo

di Marco Mancini

Come è noto a tutti, nel pomeriggio di sabato Silvio Berlusconi ha invitato i ministri del suo partito a rassegnare le dimissioni, aprendo così di fatto la crisi del governo di coalizione guidato da Enrico Letta. Non è il caso di soffermarsi sulle reali ragioni che hanno determinato la scelta del Cavaliere, su falchi colombe e pitonesse, né sui rimpalli di responsabilità o sulle polemiche partitiche di bassa lega.

Lasciamo da parte per un attimo anche le scene patetiche dei sinistri che, dopo aver impiegato due mesi per farsi convincere a fare il governo con l’odiato Caimano, ora lo rimproverano per la fine di un esecutivo che, se fosse stato per loro, non sarebbe neanche nato. O di certi antiberlusconiani di destra che, dopo aver insultato fino a sabato mattina i pidiellini per aver accettato le larghe intese, ora li insultano perché vi hanno messo la parola “fine”.

Vorrei invece affrontare la questione da un diverso punto di vista: in questi giorni, si moltiplicano le prese di posizione di tutto l’establishment politico, economico e culturale a favore della sopravvivenza dell’Esecutivo. Guai a mettere a rischio la stabilità, sarebbe da irresponsabili!, strillano i giornaloni. Ma bisognerebbe chiedersi: cosa significano queste parole d’ordine così spesso evocate? Cosa vuol dire “responsabilità”? Soprattutto, siamo sicuri che ciò che serve all’Italia sia una “stabilità” purchessia?

Gli editorialisti di regime portano avanti la consueta opera di terrorismo psicologico: se cade Letta, arriva la Troika! L’Italia farà la fine della Grecia! Ecco – deplora sul “Corriere” Flebuccio De Bortoli (copyright Dagospia) –, per colpa della crisi di governo “i modesti segnali di ripresa svaniscono, i grandi investitori internazionali spariscono […], il costo del denaro è destinato a salire […] le imprese continuano a morire, e molte altre non riescono a sfruttare la brezza della ripresa [sic!] a vantaggio dei loro concorrenti di Paesi più stabili e seri […] la legge di Stabilità […] viene scritta su dettatura di Bruxelles [perché, non è già così?] ”. Caro Flebuccio, ma di quale ripresa vai cianciando? Il PIL 2013, secondo le previsioni originarie, sarebbe dovuto crescere di qualche decimale, invece scenderà di quasi il 2%. Le imprese continuano a morire a prescindere dalla crisi di governo, siamo nel mezzo di una depressione economica di cui non si vede la fine e che è stata aggravata dalle misure recessive imposte dai venerati maestri che tengono in mano la situazione e che il tuo giornale, come tanti altri, ha sempre incensato.

Il senso di responsabilità impone dunque di lasciarsi strangolare poco alla volta, di morire a piccole dosi, perché “i mercati” e Bruxelles vogliono così? Anche la rana del celebre apologo era moderata e aveva il culto della stabilità, non si preoccupava del calore della pentola che saliva gradualmente fino a bollirla. Possibile che la classe dirigente italiana possieda un grado di consapevolezza e una capacità di reazione agli stimoli paragonabili a quelli di una rana? Abbiamo un establishment con capacità cerebrali così ridotte, oppure qualcuno confonde deliberatamente gli interessi nazionali con quelli di determinate corporazioni o centrali di potere? Il fatto che falliti di successo come Luca Cordero di Montezemolo siano riemersi dal letargo per biasimare la “deriva populista e irresponsabile” e rivolgere un appello ai moderati del PdL non lascia ben sperare a riguardo.

Quello che stupisce e in qualche misura addolora di più, tuttavia, è la condotta del mondo cattolico. Non solo dei neo-democristiani sempre pronti a salire sul carro del vincitore e a cantare le lodi della “moderazione”, vera malattia senile del cattolicesimo politico (ma che diavolo vorrà dire "moderati"?). Non solo dell’Osservatore Romano, che a firma di un certo Marco Bellizi parla di “una crisi che sarebbe irresponsabile provocare non solo per le sue ripercussioni economiche, ma per le ricadute sulla credibilità dell'intera classe politica italiana”. Il Bellizi, tra l’altro, è lo stesso che nel dicembre scorso salutò positivamente “la salita in politica del senatore Monti”, considerata “l’espressione di un appello a recuperare il senso più alto e più nobile della politica”. Sappiamo tutti com’è andata a finire, patetica scenetta del cane e del birrozzo compresa. Persino sulla Nuova Bussola Quotidiana risuona il ritornello stantio della “responsabilità”.

Nessuno che si chieda se il governo Letta sia un bene o un male per l’Italia, se scelte diverse dalla prona accettazione dei diktat eurocratici meritino di essere prese in considerazione. Eppure questa dovrebbe essere l’essenza della politica: la scelta tra opzioni differenti. Come ha ben scritto Salvatore Merlo a proposito dell'attualità politica di questi mesi, “non esiste libertà d’azione nel dibattito falso e involuto, ma tutto s’attorciglia comprimendo la fantasia di ciascuno e anche gli spazi per manovre alternative, per orizzonti, chissà, sorprendenti, quelle idee che sempre salvano i Paesi dalla stagnazione, che non è mai soltanto economica ma sempre sociale e culturale. Si può morire a rate, o librarsi in volo con un balzo a nervi tesi. È in definitiva la subalternità lo spirito del tempo”.

Sembra che la natura stritolatrice, per non dire totalitaria, di un simile meccanismo sfugga completamente a tanti buoni cattolici. Essi non solo non colgono gli esiti antiumani di tale deriva tecnocratica, ma neanche la stupidità di un sistema che rifugge dalla dialettica politica e intellettuale per affidarsi al pilota automatico. 
L’idea che l'Europa che continuano a venerare non sia più quella “carolingia” di De Gasperi e Adenauer, ma un mostro senz’anima che intacca la carne viva dei popoli europei, non li sfiora minimamente. Non li tocca l’idea che la dittatura del “politicamente corretto”, che si sforzano di combattere quando si tratta di respingere – ad esempio – l’ideologia omosessualista, è la stessa che impone “stabilità”, “responsabilità” e “moderazione” nell’accettazione delle ricette imposte da Bruxelles. In entrambi i casi è all’opera la stessa ideologia costruttivista, che un occhio arguto dovrebbe saper individuare. Fa impressione una tale mancanza di discernimento, non solo presso il laicato cattolico, ma anche nelle parti più autorevoli del clero, fino ad arrivare in Vaticano.

Ma magari questo è solo lo sfogo di un inguaribile reazionario. Viva la stabilità, allora, lunga vita ai salvatori della patria Letta, Draghi e Napolitano (a proposito, qualcuno che abbia chiesto qualche lume sulla cena a cui tutti e tre hanno partecipato a casa Scalfari qualche giorno fa?) e guai agli irresponsabili! 

Sapete che c’è? Aridatece la DC, che è meglio.
 

14 commenti :

  1. vi prego diffondente!! http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/09/30/news/miss-italia-sfratta-la-preghiera-di-medjugorje-1.7837436

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  2. Ho commentato sul mio blog, http://thecandelabra.blogspot.it/2013/10/la-moderazione-non-preclude-la.html.
    Il problema è che questo moderatismo rischia di legittimare chi è veramente estremo ed istiga alla violenza.

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  3. Grandissimo Marco! Analisi perfetta. Complimenti sinceri
    Alfredo D.M.

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  4. Tutto vero, ma davvero si può pensare che la caduta del governo Letta possa essere utile per porre un freno alla dittatura del politicamente corretto, alla dittatura omosessualista, all'Europa senz'anima e che nuove elezioni ci darebbero la possibilità di formare un governo più vicino a quello che vorremmo? Temo proprio di no. No perchè in questo parlamento c'è già potenzialmente pronta una maggioranza di ultrasinistra in grado di approvare immediatamente i matrimoni gay, di eleggere presidente della repubblica un rodotà (tutte le minuscole sono volute) e di fare ogni altra sorta di disastri. No perché tra i cosiddetti falchi del pdl ci sono tutti gli esponenti della cosiddetta destra laica (galan, bondi, etc.). No perché questa crisi sembra ai più come una sorta di disperato tentativo di Silvio Berlusconi per rinviare il redde rationem. E, francamente, non sono affatto felice che la sua storia possa finire così. Ci sono situazioni in cui non si può scegliere il bene ma solo il male minore. Dato il male maggiore possibile (che è quello che ho appena descritto), il male minore è quello di continuare a conservare la presenza dei Quagliarello, dei Lupi, degli Alfano e via dicendo nel governo. In attesa di tempi migliori.

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    1. Manlio Pittori3 ottobre 2013 16:51

      Non oso pensare quali possano essere i tempi migliori auspicati da ffa: la garrota per i preti modernisti e l'impalamento per gli omosessuali?

      Mamma che paura...

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    2. @ffa

      " (tutte le minuscole sono volute)"

      non so voi, ma a me questa usanza di scrivere gli avversari politici volutamente con la minuscola mi ha sempre fatto rotolare per terra dalle risate

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  5. Manlio Pittori2 ottobre 2013 15:49

    Scusate, non ho mai capito una cosa. Ci sono un sacco di cattolici, come Marco Mancini, che si stupiscono per la condotta del "mondo cattolico" e auspicano il ritorno della DC. Domande: non è che forse questo vuole dire che il mondo cattolico" è, almeno politicamente, diviso? E come si pensa di ricondurlo a unità, dato che si parla di "mondo cattolico" (quindi, immagino, provvisto di una base comune)? E perché non la rifanno, questa DC, se ne hanno così tanta nostalgia?

    Grazie per l'attenzione.

    MP

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    1. La frase sulla DC è, in un pezzo che spruzza anti-moderatismo da tutti i pori, volutamente provocatoria. Serve semplicemente a sottolineare l'abissale divario tra la "classe dirigente" passata e quella attuale.

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    2. Manlio Pittori3 ottobre 2013 20:38

      Non ha risposto alla domanda, Mancini: non basta addolorarsi per "la condotta e la mancanza di discernimento del mondo cattolico", né è sufficiente rimpiangere Degasperi o Adenauer. Occorre proporre una soluzione politica che, dopo aver precisato cosa si intenda per "mondo cattolico", ne definisca i modi dell'impegno politico.

      Un partito cattolico? Una dispersione dei cattolici nei vari partiti, ma con una sorta di direttorio che ne guidi le scelte?

      Insomma: cosa deve fare, in politica, il mondo cattolico?

      La ringrazio per l'auspicata risposta.

      Manlio Pittori

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  6. Premettendo che l'idolo dell'estensore di questo articolo alla fine ha votato la fiducia, se fosse caduto il governo cosa sarebbe cambiato? Avremmo avuto altre elezioni con un identico scenario di incertezza ed ingovernabilità. Quanto a Berlusconi, abbiamo visto quanto si è fatto valere in europa nell'ottobre 2011; sotto questo punto di vista si è dimostrato il personaggio più inetto e discreditato della storia della repubblica italiana. Ma c'è ancora chi - ben imbonito - tifa incredibilmente per lui...

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    1. Io non faccio il tifo per Berlusconi. Faccio il tifo per l'Italia e auspico una svolta politica radicale che sia in grado di risollevare questo Paese, finché siamo in tempo. Per me tutto ciò che smuove la criminale palude nella quale siamo immersi da almeno 2 anni è positivo, chiunque ne sia l'artefice. Peggio per Berlusconi, se ha deciso di macchiarsi di questa ulteriore infamia, oltre a quelle del passato (in primis la guerricciola libica).

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    2. Manlio Pittori4 ottobre 2013 10:03

      "Faccio il tifo per l'Italia e auspico una svolta politica radicale che sia in grado di risollevare questo Paese".

      Per dire, anche Forza Nuova e di SEL vorrebbero una politica radicale in grado di risollevare questo Paese: quindi, chiacchiere a parte, cosa vuoi fare, con una certa precisione?

      Vanno bene anche i grillini, per smuovere "la criminale palude nella quale siamo immersi da almeno 2 anni"? Andrà bene anche la sezione italiana di Alba Dorata?

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    3. Ritengo che il Movimento 5 stelle costituisca un vero e proprio ostacolo all'emergere di un reale ed efficace movimento di opposizione. Raccoglie il malcontento, che in altri Paesi si orienta verso forze politiche più radicali, senza saperlo utilizzare, a causa dell'insipienza politica dei suoi esponenti e del suo leader. Può servire al massimo come elemento disgregatore del sistema, ma non può costituire una seria alternativa.
      Personalmente, spererei in una forza nazionalpopulista che sia in grado di pescare anche nell'elettorato tradizionalmente di sinistra (vedi il Front National), ma mi rendo conto che non si vede nulla del genere all'orizzonte, anche se le condizioni per una svolta ci sarebbero tutte.
      Come avrai capito, la tua domanda sull'impegno politico del "mondo cattolico" mi tocca fino a un certo punto. Il "cattolicesimo politico" in quanto tale, ormai, non esiste più. Meglio, ne esistono degli eredi che di quell'esperienza hanno conservato solo un pietoso "moderatismo". Di conseguenza, non esiste il tema dell'unità politica dei cattolici. Esistono cattolici di destra, di centro o di sinistra, europeisti o euroscettici. Ovviamente, io ritengo che i cattolici "moderati" ed "europeisti" commettano un clamoroso errore di valutazione e discernimento, incoraggiati in questo dall'atteggiamento, spesso subalterno rispetto al "politicamente corretto", della Chiesa gerarchica.
      Dovrebbe almeno accomunarci, comunque, l'unità attorno ai c.d. "principi non negoziabili", ma spesso, per quanto riguarda i cattolici schierati a sinistra, non accade neanche questo. Ritengo, da questo punto di vista, che la sinistra sia divenuta ormai, per il suo completo cedimento alla cultura liberal-radicale, uno spazio irrespirabile per un cattolico che voglia rimanere tale.

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    4. Manlio Pittori4 ottobre 2013 21:04

      Quindi un cattolico di sinistra non è (più) un cattolico? Per chi può votare, oggi in Italia, un cattolico? Neanche per il PdL, perché ci sono anche i Capezzoni. E Berlusconi è divorzista e abortista. Chi rimane, la Lega? Forza Nuova? Tu chi voti?

      E se fossi in Francia, voteresti Fronte nazionale: quella specie di signoria feudale dove al padre è succeduta la figlia, mentre la nipote per ora è solo deputata all'Assemblea nazionale. Un esempio fulgido di democrazia...

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