15 ottobre 2013

Priebke: funerali e dintorni

di Andrea Virga
A quasi un anno di distanza, ritorno sul tema funerario, già affrontato su questo sito a proposito del divieto di celebrare funerali religiosi ai mafiosi. L’occasione è data dalla controversia relativa alle esequie dello SS-Hauptsturmführer Erich Priebke, morto l’11 ottobre 2013 all’età di 100 anni, mentre si trovava agli arresti domiciliari nella sua casa di Roma.

Il 24 marzo 1944, l’anziano militare tedesco, insieme al parigrado Karl Hass e su ordine di Herbert Kappler, aveva partecipato in veste direttiva alla fucilazione di 335 ostaggi italiani (partigiani monarchici, azionisti e trotzkisti, ebrei, detenuti comuni) presso le Fosse Ardeatine, come rappresaglia per l’attentato partigiano gappista di Via Rasella, in cui persero la vita 42 soldati altoatesini (cittadini italiani coscritti dal Reich tedesco) e 6 civili italiani. La rappresaglia era prevista dal codice di guerra (e fu una pratica ampiamente in uso presso tutti gli eserciti e su tutti i fronti della Seconda Guerra Mondiale), anche se in questo caso, dietro pressioni dello stesso Hitler che esigeva spropositate vendette, essa fu pianificata ed eseguita con varie irregolarità procedurali.

Nel 1948, Kappler era stato processato per questo e altri crimini di guerra e condannato all’ergastolo, come responsabile della strage. Né Hass né Priebke erano stati inquisiti in quell’occasione. Quest’ultimo si era convertito al cattolicesimo e si era trasferito in Argentina a San Carlos de Bariloche, dove era vissuto per quasi mezzo secolo. Dopo un’intervista concessa nel 1994, fu chiesta e ottenuta l’estradizione in Italia. Nel 1996, fu processato e riconosciuto colpevole di «concorso in violenza con omicidio continuato in danno di cittadini italiani» ma la corte dichiarò di «non doversi procedere, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione». A questo punto, numerosi Ebrei romani presenti in aula, guidati da Riccardo Pacifici, protestarono clamorosamente, arrivando a sequestrare la corte, finché non ottennero che, per intervento del Ministro di Grazia e Giustizia Flick, la sentenza fosse annullata e il processo ripetuto.
In spregio al principio giuridico del “ne bis idem”, fu riprocessato e condannato a 15 anni, ridotti nei fatti a pochi mesi, per il condono di 10 anni, per motivi di età e di salute, e per i 4 anni e più di carcerazione preventiva già vissuti. L’accusa ricorse però in appello, ottenendo finalmente l’ergastolo, confermato dalla Cassazione. Gli fu, però, concessa la detenzione domiciliare e usufruì di vari permessi, ad esempio per fare la spesa e recarsi a Messa. Hass, che viveva in Italia dopo aver lavorato per i servizi statunitensi, fu convocato come testimone, e poi anch’egli processato e condannato all’ergastolo, che scontò in una casa di cura a Castelgandolfo, dove morì nel 2004. Questi sono i fatti storici, e mostrano una flagrante violazione del diritto, con la sottomissione del potere giuridico a quello politico.

Ora, se Priebke, diversamente da Hass, Kappler, Reder o altri criminali di guerra tedeschi, è diventato un’icona per la destra radicale italiana, la responsabilità è, in ampia parte, proprio di questa vera e propria persecuzione giudiziaria, che ne ha fatto un simbolo dell’impossibilità per il mondo liberaldemocratico di valutare e condannare i crimini nazionalsocialisti secondo giustizia, ossia con lo stesso metro di misura di ogni altro crimine di guerra o contro l’umanità, indipendentemente dal perpetratore. Continuando ad additare, a oltre mezzo secolo di distanza dagli eventi, i pochi superstiti come incarnazioni del Male Assoluto, oltre a rendersi poco credibili, non si fa altro che fomentare e confermare nelle proprie convinzioni quelle frange d’irriducibili sostenitori del nazionalsocialismo. Chi ne ha montato un caso mediatico trasformandolo in un simbolo negativo, non può poi lamentarsi se altri ne accettano l’iconicità ma esaltandolo come un eroe.

Ora che è morto, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha affermato «Per quanto mi riguarda compirò ogni azione per impedire una sua eventuale sepoltura a Roma». Dall’Argentina notificano che il Ministro degli Esteri «ha dato ordine di non accettare alcuna misura che consenta l'ingresso dei resti del criminale nazista Erich Priebke in Argentina» e che «Gli argentini non accettano questo tipo di affronti alla dignità umana». Peccato che, a maggio, abbiano accettato di seppellire il dittatore militare Jorge Rafael Videla, responsabile della morte di circa 30.000 argentini. Addirittura, il Vicariato di Roma avrebbe asserito che «I funerali di Erich Priebke non potranno essere celebrati in nessuna chiesa di Roma».
L’accanimento ipocrita delle “autorità civili” sul cadavere di un vinto, ancorché colpevole, non ci interessa più di tanto. Molto discutibile è invece la decisione dell’autorità religiosa nei confronti di un suo fedele. Abbiamo già detto che (Can. 1184): «Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento, devono essere privati delle esequie ecclesiastiche: […] gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli» e che «Presentandosi qualche dubbio, si consulti l'Ordinario del luogo, al cui giudizio bisogna stare». A mio parere, qui c’è stato un cedimento e una subalternità delle autorità religiose nei confronti del politicamente corretto assolutamente deprecabili.
Innanzitutto, va chiarito che per “pubblico scandalo” non si deve intendere quello mediatico, ma quello religioso (CCC 2284): «Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male». Ora, se nel caso Welby, si correva il pericolo di legittimare l’eutanasia, e se nel caso dei mafiosi si rischia effettivamente di avallare la “cultura” della mafia e dell’illegalità, va da sé invece che nessuno si sentirà comunque giustificato a commettere crimini di guerra, nel caso siano concesse le esequie a Priebke. Del resto, a Capi di Stato che si sono resi responsabili della morte di un numero di persone decisamente superiore a quello imputato a Priebke, sono stati concessi funerali cattolici, sia privati (come Ante Pavelic e Jorge Videla) sia solenni (come Francisco Franco e Augusto Pinochet). In tutti questi casi è stata dimostrata misericordia nei confronti del defunto, senza per questo ignorare le sue colpe, anche gravi.
Riguardo ad un eventuale pentimento o meno, questa è faccenda che dovrebbe riguardare semmai il confessore di Priebke. Tuttavia, in un’intervista rilasciata egli esprime grave rammarico per il gesto compiuto, affermando di non aver avuto altra scelta se non obbedire: «Io non avevo mai ucciso prima di quel giorno e non l’ho grazie a Dio, mai più dovuto fare. L’essere la guerra fatta di massacri e di morte, non può alleviare il dramma di chi ha una coscienza e deve sopprimere una vita. Probabilmente le generazioni attuali, quelle che non hanno fatto la guerra non possono capire. Noi abbiamo dovuto sparare alle Ardeatine; non lo abbiamo fatto per un sentimento di odio. L’abbiamo dovuto fare in seguito ad un ordine irrifiutabile venuto direttamente da Hitler.»

Ora, la giustizia terrena si è estinta con la morte del reo, e sulla giustizia celeste non spetta a nessuno di noi pronunciarsi, anche se è cristiano sperare sempre nella misericordia divina. Stando così le cose, gli uomini di Chiesa avrebbero dovuto avere il coraggio di ignorare le pressioni mondane e celebrare le esequie, sia pure private. Invece, si sono dimenticati ancora una volta che le leggi di Dio non sono quelle degli uomini.
 

11 commenti :

  1. il nazional -socialismo è o non è un'eresia? quando priebke si è dissociato da esso? è lecito impartire un funerale cattolico ad un eretico impenitente?

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    1. non che non è un'eresia... comprati un dizionario e vai a leggere la definizione di eresia.

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    2. e l'enciclica "Mit brenneder Sorge"?

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  2. Post disinformato e fuorviante. Il vicariato di Roma non ha affatto negato le esequie in forma privata, le ha rifiutate l'avvocato di Priebke.

    Nota in merito alle esequie del signor Erich Priebke


    In merito alla celebrazione dei funerali del signor Erich Priebke è necessario precisare quanto segue. La richiesta è stata presentata al parroco non dai familiari del defunto, ma da una signora a nome dell’avvocato del signor Priebke, nella mattina di sabato 12 ottobre.
    L’autorità ecclesiastica, considerate tutte le circostanze del caso, ha ritenuto che la preghiera per il defunto e il suo affidamento alla misericordia di Dio – finalità proprie della celebrazione delle esequie religiose – dovessero avvenire in forma strettamente privata, cioè nella casa che ospitava le spoglie del defunto. Pertanto, nel rispetto della legge della Chiesa, non è stata negata la preghiera per il defunto, ma è stata decisa una modalità diversa da quella abituale, riservata e discreta. La proposta è stata rifiutata dall’avvocato del signor Priebke.
    Pertanto, nel rispetto della normativa canonica, tutti i ministri cattolici, nella diocesi di Roma, si atterranno alle disposizioni stabilite dall’Ordinario.

    14 ottobre 2013

    http://www.vicariatusurbis.org/?p=2894

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  3. Priebke ha fucilato 335 "dei nostri" senza mostrare alcun pentimento e c'è pure qualcuno che lo difende?
    rilascia un'intervista che può essere tranquillamente utilizzata come definizione di "delirio di uno psicopatico" e c'è chi lo difende e chiama quelle pagine "testamento"?

    l'unica cosa che mi rincura è che ora il "caso Priebke" è nelle mani di Satana. Lui ed i suoi diavoli sapranno dargli il trattamento che merita.

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  4. Mi firmo in anticipo: Francesco Del Giudice.
    Se è vero, come peraltro si evince dalle poche righe rese pubbliche, che Priebke nella sua intervista per i 100 anni non ha mai rinnegato il nazionalsocialismo (quella che lui definisce una visione del mondo nazionalsocialista) è ancora incorso (seppur dopo decenni) nella condanna di tale dottrina formulata da Pio XI, seguita da Pio XII e ribadita a più riprese da Giovanni Paolo II (anche se in testi dove l'autorità petrina non c'era). Il funerale, pertanto, non doveva essere permesso in alcun modo perché eretico ed anticattolico. Che il nazionalsocialismo è contro la Chiesa è dottrina di fede (sullo stesso piano del Comunismo e del Fascismo dell'ultima parte del ventennio, dopo la promulgazione della Non Abbiamo Bisogno). COncordo sul fato di essere stati tirati per la giacchetta dagli ebrei e dagli antifascisconi a noi contemporanei. Per evitare probelmi bastava e bisognava vedere in silenzio l'intera intervista e poi tirare le somme Se rinnegava il Nazionalsocialismo i funerali erano legittimi, altrimenti no. Ma, si sa, l'inciucio all'italiana, tipico delle chiese locali, non è mai finito.

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  5. "Noi abbiamo dovuto sparare alle Ardeatine; non lo abbiamo fatto per un sentimento di odio. L’abbiamo dovuto fare in seguito ad un ordine irrifiutabile venuto direttamente da Hitler.»
    E Adolf contava più del Vangelo?
    E Stalin?
    E silviazzo?
    E grillo?
    L'autorità politica vale più di Dio?
    L'autorità politica vale più della coscienza?
    Se sì hanno ragione lo sturmfuhrer e mister virga , ma molti, per fortuna, pensano di no.

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  6. Onore al camerata Virga! Cmq funerali religiosi cattolici furono sempre celebrati agli esponenti nazional-socialisti, ed anche più alti nella gerarchia del Reich germanico. Non farli a Priebke a 100 anni passati, dopo una vita di pacifico cittadino in Argentina (con servizi suoi nel volontariato), dopo le ingiustizie processuali e procedurali, è stato il colmo. Era un cattolico praticante come sanno tutti i suoi confessori italiani di questi ultimi anni. Si confessava più di molti sacerdoti farisei che parlano di comprensione solo per i don Gallo o per gli Schicchi di turno. Solo la viltà ha guidato il Vicariato nella scelta, non certo le norme canoniche sullo scandalo, mai rispettate negli ultimi decenni.
    EMR

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  7. Spero sinceramente che l'Anonimo che ha scritto che ora il << "caso Priebke" è nelle mani di satana >> non sia e non si definisca cattolico. Nessuno, in coscienza, può dire che qualcuno sia finito all'inferno, anche se, d'altra parte, è contro la retta dottrina dire che esso sia vuoto.
    Gesù Cristo è venuto per la salvezza, non per la condanna, dunque fra salvezza e dannazione c'è una irriducibile asimmetria. La Chiesa, infatti, giudica sulla certa salvezza di alcune specifiche persone quando riconosce le virtù eroiche di un fedele e proclama la salvezza di una moltitudine innumerevole con la solennità di Ognissanti, ma mai potrebbe giudicare e dire che una certa persona sia dannata. Quando si afferma che una certa persona è dannata, infatti, ci si sta illecitamente appropriando di un qualcosa che è solo di Dio, ossia il giudizio, che non è lecito all'uomo. In questo modo si contravviene al primo comandamento perché ci si fa simili a Dio mediante un atto di superbia. Il massimo che può dire un cattolico è che ora la sua anima è nelle mani di Dio, giammai di satana, poiché, anche nel caso uno fosse dannato, a satana, comunque, non apparterrà mai niente.

    Francesco S.

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  8. Col diritto, canonico o meno, è ben noto che si può dire e fare quel che si vuole. Guardate che non ci crede più nessuno, alla straordinaria finezza diplomatica dei prelati.
    Negare il funerale religioso a Priebke è stata solo una manifestazione di opportunismo.In Cile, come in Argentina, le gerarchie ecclesiastiche hanno appoggiato, in larga parte, le dittature, e poi tirato indietro la manina e seppellito i dittatori. Nel caso di Priebke, la sepoltura con rito religioso non andava negata per ragioni, appunto, religiose: perché la Chiesa non è una potenza belligerante, perché il vae victis non è linguaggio di una istituzione spirituale, e perché, tutto sommato, il vento di polemiche che avrebbe investito la Chiesa non l'avrebbe buttata giù: anzi, con un po' di coraggio, la voce della Chiesa avrebbe potuto richiamare tutti gli uomini a riconoscere che il male non sta sempre e solo negli altri, ma che sta anzitutto in noi.
    Conclusione: che se ne vadano affangiro, il Vicariato di Roma e tutti gli altri tartufi della bontà retrospettiva.

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