04 novembre 2013

Altro che populisti! Caro Letta, è l'Europa a distruggere se stessa

di Marco Mancini

Il 1° novembre, giorno di Ognissanti, sei quotidiani dei principali Paesi europei – per l’Italia, la laicissima “Stampa” – hanno pubblicato l’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta.

Il titolo dato all’intervista dal quotidiano torinese sintetizza efficacemente il tema della conversazione: “Combattere i populismi o distruggeranno l’Europa”. Partiti e movimenti euroscettici, spiega infatti il nostro premier, rischiano di ottenere un risultato considerevole alle prossime elezioni europee, disturbando così il funzionamento del Parlamento Europeo e ostacolando il passaggio dal momento dell’austerità a quello dell’agognata “crescita”.

Occorre trattenere le risate, prima di prendere seriamente in considerazione argomenti del genere. Riepiloghiamo: la crisi finanziaria del 2007-2008 ha colpito in maniera particolare l’Europa e soprattutto la zona euro, ha messo in evidenza le debolezze e le fragilità della costruzione della moneta unica, ma soprattutto è stata affrontata nel peggiore dei modi dalle istituzioni di Bruxelles, con l’imposizione di una terapia di austerità che ha finito per aggravare il male, sicché dopo quasi sei anni dall’inizio della crisi i Paesi periferici, tra cui l’Italia, vedono ancora crescere pressione fiscale e disoccupazione e diminuire il PIL, senza che questo abbia portato a una riduzione del debito pubblico.

Ora, dopo aver devastato la base produttiva e la tenuta sociale di interi Paesi, i saggi oligarchi si stupiscono che questo abbia accresciuto il consenso delle forze euroscettiche. Non solo, ma hanno persino la faccia tosta di venire a raccontarci che, insomma, oramai si è voltato pagina. L’agenda per la crescita – ci assicurano – è già pronta, se non potrà realizzarsi – mettono le mani avanti – sarà sicuramente colpa delle forze euroscettiche, che avranno impedito alle istituzioni europoidi di funzionare. La faccia come il c**o, direbbe qualcuno più volgare di noi.

E cosa significhi funzionare, Letta ce lo spiega in diversi passaggi dell’intervista. Quando ci racconta di essere un “un grande tifoso di Van Rompuy e di Barroso, due personalità che stanno facendo bene” (di nuovo, non ridete). Quando, soprattutto, elogia le mosse di Draghi, tese a difendere la sopravvivenza dell’euro “whatever it takes”, cioè a qualsiasi costo. Insomma, non è il benessere dei cittadini europei a dover essere tutelato, ma la moneta unica. Di fronte al totem, muoia pure Sansone con tutti i filistei. Del resto, il nostro premier lo aveva rivelato in tempi non sospetti, quando aveva titolato uno dei suoi libri, il vero e proprio Mein Kampf del Letta-pensiero, “Morire per Maastricht”.

Sull’altare dell’ideologia, insomma, come in tutti i totalitarismi che si rispettano, sia pure sacrificata la realtà. Ad immagine dell’Unione Sovietica dei tempi andati, anziché prendere atto del proprio fallimento, si dà la caccia ai sabotatori (allora i kulaki “nemici del popolo”, oggi gli “evasori”, gli “euroscettici”), si insiste con dosi ancora più massicce della stessa fallimentare cura (“occorre più Europa!”), si prosegue imperterriti verso il nuovo Sol dell’avvenire. Chi si azzardi a mettere in discussione la direzione di marcia, viene immediatamente tacciato di “populismo”, la parolina magica utile a silenziare ogni dissenso. Ma questo non basta a cancellare il rumore sordo della protesta che monta: essa, caro presidente Letta, non si limita più – come lei dà l’impressione di credere nell’intervista – alle polemiche sui costi della politica e i privilegi della Casta, ma è diventata concretissima, come concreta è la crisi che morde la carne viva dei popoli europei.

Di questo, e di tutto quello che seguirà, non sono responsabili le forze “populiste”, ma proprio i suoi adorati Barroso e van Rompuy. No, presidente Letta, non sono i populisti a distruggere l’Europa: è l’Europa, o le patetiche istituzioni che ne usurpano il glorioso nome, che sta distruggendo se stessa. 
 

3 commenti :

  1. Non sono d'accordo in alcune parti: il primo monistro non ha detto che la situazione politica è negativa a causa solo degli euroscettici ( termine vago, chi sono gli euroscettici? Bisognerebbe definirlo. Se io voglio più governo europeo e meno governi nazionali ma sono contrario ad alcune politiche europee sulla famiglia sono euroscettico? De Gasperi oggi sarebbe euroscettico? ) ma ANCHE degli euroscettici che osteggiano alcune delle riforme.

    Il benessere inoltre è tutelato, anzi l'unione oggi tutela il benessere dei suoi cittadini meglio di qualsiasi altra formazione politica ( compresi gli Stati Uniti ), perchè se è vero che ha rinunciato alla diminuzione della disoccupazione, ha però migliorato i propri bilanci diminuendo i debiti. Come fanno le famiglie, se non hanno soldi non fanno debiti per investire il denaro ottenuto, ma cercano di rientrare nei conti e di essere sicuri sotto il proprio tetto, anche rinunciando a cose importanti.
    Ma il futuro e l'indipendenza ( anche economica ) sono più importanti dei sacrifici del presente.

    E questo ve lo dico da disoccupato con un padre discoccupato che ha 54 anni ( e che non è assolutamente d'accordo con me sulla riforma fornero ).

    Continuate il bellissimo sito!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Olatus, è senz'altro vero che il modello sociale europeo è ancora oggi all'avanguardia; il punto è che vogliono smantellarlo, come confessato apertis verbis da Mario Draghi.
      Con la mia frase, comunque, volevo alludere in particolare alla questione della moneta unica: l'euro ha accentuato gli squilibri macroeconomici tra i diversi Paesi, determinando una progressiva desertificazione produttiva di quelli periferici, Italia compresa. Per il benessere dei cittadini europei occorrerebbe prenderne atto e tornare indietro, ma purtroppo l'ideologia (che ha portato a costruire la casa dal tetto, piuttosto che dalle fondamenta) continua a fare aggio sulla realtà.
      Per quanto riguarda l'Italia, le manovre recessive di questi anni non hanno affatto ridotto l'ammontare del debito pubblico, che ha anzi raggiunto i suoi massimi storici.
      Infine, cosa intendi di preciso per "indipendenza (anche economica)"?
      Grazie per la tua attenzione, a presto!

      MM

      Elimina
    2. Con indipendenza intendo la possibilità di decidere da sè: nello specifico la famiglia che ha debiti non è totalmente indipendente perchè finchè non li ha ripianati non può disporre totalmente dei propri beni.
      Un mutuo per fare una casa bisogna farlo: però solo con il pagamento dell'ultima rata si è liberi dagli obblighi. Secondo me oggi è troppo diffusa l'abitudine all'indebitamento ( il cui esempio più semplice è l'acquisto a rate o l'abbonamento cellulare con il telefono scontato ) che disabitua alla semplicità e al realismo ( spendere solo quanto si può spendere ). E gli stati fanno lo stesso, aumentando i debiti anche quando non hanno buoni motivi per pensare di poterli ripagare ( uno stato come l'India può indebitarsi, se investe il denaro ricevuto di certo ne riceve di più sotto forma di tasse e può restituirlo ).

      Sull'euro concordo solo in parte: è vero che ha accentuato gli squilibri, ma a causa di una cattiva politica nella fase introduttiva. I dieci anni scorsi. Ormai credo che sia poco fattibile fare un " Carica, salvataggio 1999 " e riprendere da quel punto, bisogna però ( questo sì ) cambiare le politiche economiche ed industriali per migliorarle.
      Anche perchè oggi l'unione europea ha mezzo miliardo di abitanti ( anche se non tutti usano l'euro ) ed il suo peso politico potrebbe essere enorme se ben organizzata. ( Anche questa è indipendenza, dall'influenza di altri stati, asiatici americani o arabi che siano. L'europa si preoccupa della ricchezza e del benessere dei suoi cittadini, e poi degli altri).

      Elimina