21 novembre 2013

Due motivi per dire di no al reddito di cittadinanza

di Alessandro Rico

Il Movimento 5 Stelle ha lanciato la sua proposta per l’introduzione del reddito di cittadinanza, e pare che qualcuno l’abbia preso sul serio. Vale allora la pena enunciare almeno due ragioni di contrarietà al progetto dei grillini, di ordine economico e di ordine etico.

Le considerazioni di tipo economico richiedono una chiara consapevolezza del disegno complessivo dei 5 Stelle: dal loro punto di vista, il reddito di cittadinanza non è che il primo passo verso la «decrescita felice». Grillo lo dichiara in modo abbastanza esplicito: la disoccupazione è un falso problema, l’espansione non è sostenibile, bisogna ridurre la produttività e i consumi e quindi lavorare di meno, cercando la felicità (così suppongo) in qualcosa di diverso dal benessere, dall’impegno professionale o dal prestigio sociale. 

Per avvalorare la sua tesi, Grillo si è servito persino di argomentazioni simil-luddiste e simil-marxiane, sostenendo che anche a voler rilanciare l’occupazione, le innovazioni tecnologiche finirebbero con il ridurre il fabbisogno di manodopera, incoraggiando la concorrenza tra lavoratori e quindi spingendo in basso i salari. Una clamorosa stupidaggine. Pure un bambino si accorgerebbe che lo sviluppo della tecnica, anziché ridurre l’occupazione e ingrossare l’«esercito industriale di riserva», ha creato innumerevoli opportunità di lavoro e investimento. E solo un cretino si lagnerebbe del fatto che una gru possa sostituire centinaia di operai: uno dei motivi per cui gli Egizi non avrebbero saputo che farsene di un braccio meccanico, era che disponevano in abbondanza di schiavi. Altro che guerra tra poveri. 


Ma al di là delle strampalate dimostrazioni del comico genovese, bisogna mettere in luce due questioni. Anzitutto, sembra lecito attendersi, dall’introduzione del famoso assegno di 600 euro, l’innesco di una spirale inflazionistica: in un primo momento, per l’ovvia esigenza di adeguare i profitti al livello dei redditi; poi, come effetto finale di un innalzamento dei salari. Ma quel che è più preoccupante, quel che infine conduce all’iperinflazione, è il problema delle «coperture». Per ora, si possono individuare voci di spesa da tagliare. Si può supporre anche di depredare i ricchi, ammesso che costoro accettino di diventare gli agnelli sacrificali di questo scempio assistenzialista e, anziché fuggire in Svizzera, continuino a produrre e a farsi salassare. Prima o poi, però, non ci sarà più nulla da tagliare e nessun ricco da tassare. Motivo per cui si dovrà uscire dall’Unione Europea e dotarsi di una Banca Centrale che stampi moneta. Con un’economia che dovrebbe decrescere, con una sommatoria di beni e servizi sempre più bassa, la crescente massa di denaro circolante diverrebbe carta straccia, non avendo alcun corrispettivo «reale». Per non parlare della sciagura politica che si nasconde dietro la fantasia veterotestamentaria dei fiumi di latte e della manna dal cielo: la follia, cioè, di affidare la linfa del sistema economico a un manipolo di burocrati, sia pure eletti dal popolo – anzi, l’elezione diretta configurerebbe uno scenario persino peggiore. Almeno, Draghi deve preoccuparsi di rispettare regolamenti comunitari; immaginate in che modo un politico userebbe la leva monetaria per condizionare l’opinione pubblica.

Passiamo al motivo etico. Mi viene in mente la concezione di Locke del lavoro come fonte dei diritti di proprietà: operando sulla natura, l’uomo vi trasferisce qualcosa di suo, anzi, qualcosa di sé. Ed è per questo motivo che può appropriarsi di ciò che risulta dal suo intervento. Si può pensare allo stesso Marx, che proprio sull’importanza del lavoro come strumento di oggettivazione dell’essenza dell’uomo, fonda la sua teoria del plusvalore e dell’alienazione. Per il filosofo di Treviri, il processo produttivo è un processo di valorizzazione, cioè il lavoro aggiunge all’oggetto del valore: di questo surplus si appropria il capitalista, che rivende il prodotto a un prezzo più alto del salario corrisposto all’operaio. Di qui, l’alienazione: la spoliazione di se stesso che l’uomo sperimenta quando il suo aguzzino lo priva del prodotto del suo lavoro, in cui aveva oggettivato la sua essenza. 

Un mondo in cui le persone siano pagate dallo stato per non lavorare è un mondo immorale. Un uomo al quale non sia concessa la possibilità di realizzarsi in una professione (pensate che in tedesco, la radice Beruf è comune sia a «professione» che a «vocazione»), di compiere la sua essenza sociale producendo beni e servizi da scambiare con quelli di altri uomini, usando come intermediaria la moneta, è un uomo disumanizzato; parafrasando Aristotele, è simile a una bestia o a un dio. E considerando che pure Dio ha lavorato per sei giorni, scarterei la seconda alternativa.
 

6 commenti :

  1. Interessante. Tuttavia credo che la proposta di Grillo sia indirizzata in primis a quanti, per effetto di dinamiche intrinseche al capitalismo, si trovano a vivere condizioni di neo-schiavitù a prescindere dai loro meriti o dal desiderio di contribuire con il proprio lavoro all'oggettivazione della propria essenza.

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    1. SebastianoPistore29 novembre 2013 18:44

      Grilo fa intendere la sua proposta del reddito come se fosse per i poveri, ma in realtà un reddito di cittadinanza è per OGNI cittadino.
      http://it.wikipedia.org/wiki/Reddito_di_base
      Grillo parte infatti dall'assunto che tutta la moneta è del popolo, che la stampa tramite la banca centrale. è il vecchio discorso del signoraggio...
      Per grillo ogni nuovo euro che esce da una zecca in europa va diviso in 500 milioni di parti: una per ogni cittadino. Questa è la sua idea di reddito di cittadinanza, un reddito per i cittadini ( e non gli immigrati senza passaporto ).
      Un poco come i bitcoin, è l'ebbrezza del "Comando io"

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  2. "Il Movimento 5 Stelle ha lanciato la sua proposta per l’introduzione del reddito di cittadinanza, e pare che qualcuno l’abbia preso sul serio. Vale allora la pena enunciare almeno due ragioni di contrarietà al progetto dei grillini, di ordine economico e di ordine etico."

    Mi piacciono le ragioni di ordine etico, caro Rico: ti racconto una recentissima vicenda che richiede, mi pare, qualche considerazione di ordine etico.

    Antonio Malaschini, funzionario parlamentare, ha ricoperto per 9 anni - fino al pensionamento a 63 anni nel 2011 - la carica di Segretario generale del Senato. Dal giorno successivo al pensionamento è stato nominato Consigliere di Stato (lo sarà fino ai 75 anni) ed è pure stato sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento del Governo Monti.

    Malaschini riceve una pensione annua lorda di 520.000 euro l’anno; in più ha ricevuto i 7.000 euro netti dell’indennità di sottosegretario e anche lo stipendio di Consigliere di Stato, che forse non saranno mille euro al mese.

    I 520.000 euro lordi l’anno di Malaschini corrispondono a circa 25.000 euro netti mensili.

    Problema: caro Rico, quali sono le ragioni di natura etica in base alle quali, in un'Italia che per metà è allo stremo, lo Stato si permette di versare venticinquemila euro netti al mese, ogni mese, a un burocrate qualsiasi?

    Grazie,

    Manlio Pittori

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    1. collegandomi all'esempio di Manlio Pittori aggiungo una motivazione di ordine economico.

      se a Malaschini, invece di 25.000 EUR netti mensili dessero un rispettabilissimo stipendio di 5000 EUR netti, potrebbero dare un "reddito di cittadinanza" (o come vuoi chiamarlo) di 600 EUR a 33 persone.

      Melaschini, in quanto ricco, ha una bassa propensione al consumo, mentre i 33 con reddito da 600 EUR li spendono molto facilmente... e questa è una crisi da carenza di domanda...

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  3. Se invece a qualcuno, come a Rico, sembrasse immorale dare soldi a chi non lavora, portando la pensione di Malaschini a 3.000 euro al mese (cifra più che sufficiente e onorevole, considerando che si tratta di una persona che per 35 anni ha guadagnato cifre elevatissime e quindi ha potuto risparmiare e investire parcchio), si avrebbero 22.000 euro netti al mese disponibili: si potrebbe così dare 220 euro a 100 famiglie con reddito basso, in modo da permettere loro un minimo di tranquillità in più.

    Oppure 440 euro a 50 famiglie.

    Insomma, un po' di giustizia evangelica.

    Ma qui, mi pare, il Vangelo lo si rispolvera solo se c'è da parlare di froci o di fecondazione artificiale o di qualche cosa di sessuale.

    Grazie per l'attenzione.

    Manlio Pittori

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  4. Manlio Pittori1 dicembre 2013 15:12

    Ma perché Rico non risponde alla mia osservazione? Ha troppo da fare? Se ne frega delle obiezioni che qualcuno gli rivolge? Perché pubblica il suo pensiero se poi non prende in considerazione chi lo legge e lo commenta? Non capisco.

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