19 novembre 2013

Fedeltà è più forte del fuoco

di Federico Catani
I dossier per far partire la macchina del fango contro Angelino AlFini, cioè Alfano, ce li abbiamo. La redazione di questo blog li ha ricevuti non da zio Tibia Alessandro Sallusti, che pure ne è in possesso, ma direttamente dai servizi segreti del nostro amico Putin (noi ovviamente schifiamo i servizi americani e ancor di più il Mossad, e non c'è bisogno di spiegare perché).
L'ex delfino deve ancora una volta ringraziare il Leader Supremo se non lo sputtaniamo in pubblico. La direttiva infatti è chiara. Silvio, nostro Padre più che semplice Capo indiscusso, ci ha infatti esortato caldamente a non inasprire le tensioni e a non infierire contro i traditori. E noi obbediamo. Da uomo di pace qual è, Silvio, nell'intento di far sempre prevalere l'amore sull'invidia e sull'odio, vuole evitare mali peggiori. Egli sa bene infatti che nulla è perduto con la pace, mentre tutto può esserlo con la guerra. E se Angelino l'ha pugnalato alle spalle in un momento di grande difficoltà, Lui, il Presidente, dall'alto della sua somma bontà, non vuole si risponda con la forza, ma prosegue per la sua strada e porge l'altra guancia. Il suo dolore è grande, ma a prevalere su tutto è il cuore. Per cui, fino a nuovo ordine, i dossier resteranno chiusi nel cassetto. Ma basterà un cenno per scatenare l'inferno. Chi scrive deve infatti confessare che, non essendo grande e buono come il Capo, ha la forte tentazione di azzannare i traditori. Sì, perché i fondatori di Nuovo Centrodestra traditori sono e tali resteranno se non decideranno di ravvedersi. E i traditori dovrebbero finire a Verona, come accadde ad altri nel 1944. Ma il Cavaliere è dolce come il Duce e non avendo un Hitler che gli impone di regolare i conti, lascia fare. 

Detto ciò, vien da chiedersi quale sia il motivo della scissione delle cosiddette colombe. Garantire la stabilità di un governicchio delle larghe intese che finora non ha combinato nulla? O più semplicemente mantenere ben strette le poltrone? Fatto sta che non si tradisce chi ti ha posizionato e ti ha fatto diventare qualcuno. Non si abbandona la nave quando sta sommersa dalle onde. Non si sputa nel piatto dove si è mangiato per anni. Dov'è finita la riconoscenza? Dove la gratitudine? Ma davvero il motto glorioso "fedeltà è più forte del fuoco" è caduto così in disuso? Berlusconi si può criticare, ha tanti difetti, tanti limiti, ma di fronte all'odio furibondo della sinistra e dei benpensanti di ogni schieramento, di fronte al tentativo di ucciderlo per sempre politicamente, non si può pugnalare così, alle spalle. E per cosa poi? Non dico si debba ripetere il gesto estremo di Goebbels, ma cribbio (come ama ripetere Lui), questi signori che hanno campato per vent'anni all'ombra di Silvio proprio ora decidono di non voler più obbedire a chi li ha resi qualcuno? Credono forse di brillare di luce propria? Suvvia, non si illudano. 

Il problema, caso mai, è vedere quel che vorrà fare il Cavaliere. Si deciderà o no a far cadere questo governo da quattro soldi? Quali strategie ha in mente il Presidente? Speriamo solo non si affidi del tutto ai falchetti convocati dalla Pitonessa a S. Lorenzo in Lucina, altrimenti siam fritti. Questi sono i tipi che, alla prima folata di vento, se la danno a gambe levate, dopo aver riempito il portafoglio, però. Ad ogni modo, agli spocchiosi burocrati filo-sistema che tradiscono, preferisco sempre il circo di Arcore e di Palazzo Grazioli, con i suoi nani e le sue ballerine, le sue amazzoni, le sue pitonesse e i suoi falchi. In fondo, chi siamo noi per giudicare le Ruby, le Minetti, le Polanco, le D'Addario, le Berardi, le Macrì, le Letizia, le De Nicolò, i Fede, i Mora e i Rossella? Tutta questa bella gente non è meglio di una Veronica Lario o di un qualunque altro arrivista. Cambiano i nomi, lo stile forse, ma non la sostanza. E poi è molto meglio venir attaccati e derisi da tutti, che essere applauditi dai massoni che stanno a Bruxelles, a Parigi, a Londra, a Washington o a Berlino. Si deve apprezzare molto più la fedeltà incondizionata dei falchi che sanno bene di andare a sbattere contro il muro e di sperimentare l'esperienza di Salò, piuttosto che l'opportunismo di un Alfano o di un Formigoni: il primo senza Berlusconi sarebbe ancora un signor nessuno, l'altro probabilmente al gabbio. E non si venga a dire che tra i falchi e la classe dirigente di Forza Italia mancano i cattolici. A parte che c'è Maurizio Gasparri, che per esempio alla Marcia per la Vita c'è venuto, eccome. E poi, scusate, dove starebbero i cattolici, visto che non si vedono neppure in Vaticano? Pretendiamo dai politici ciò che non osiamo sperare nemmeno dai vescovi?

Ma al di là di tutto questo Campari, ciò che emerge è il disastro della politica italiana. Caos ovunque, idee deboli e fasulle, mancanza di coraggio. Ci sarebbe bisogno di una Marine Le Pen a Roma. Ci sarebbe bisogno del ritorno a parole d'ordine quali "no-euro", "l'Italia agli italiani", "sovranità nazionale", "Dio, Patria, Famiglia", "destra sociale" e così via. In questo clima di fine impero, I have a dream: sogno un bel golpe che, alla faccia dell'Unione Europea, ci riporti a essere liberi a casa nostra, anche a costo di essere soli, fieramente soli. Vorrei un Generale Giovanni De Lorenzo o un Principe Junio Valerio Borghese che tentassero il colpo. In una parola, voglio i colonnelli! Quelli veri, però.
  
 

1 commento :

  1. Io invece vorrei uno come Pol Pot, ma non così timidamente socialdemocratico riformista. Un po' più a sinistra, ecco.

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