16 novembre 2013

Il maiale Nichi Vendola e la Fattoria degli animali

di Marco Mancini

“Anche lui, disse, era felice che il periodo dell'incomprensione fosse finito. Per molto tempo erano corse voci - messe in giro, aveva ragione di credere, da qualche nemico maligno - che le direttive sue e dei suoi colleghi rivestissero qualcosa di sovversivo e di rivoluzionario. Erano stati accusati di suscitare la ribellione fra gli animali delle vicine fattorie. Niente di più lontano dalla verità! […] Egli non credeva, disse, che alcuno degli antichi sospetti continuasse a sussistere; ma alcuni cambiamenti, recentemente introdotti nelle consuetudini della fattoria, dovevano aver l'effetto di promuovere un'ancor maggiore fiducia. Fino ad allora gli animali della fattoria avevano avuto la sciocca abitudine di chiamarsi l'un l'altro "compagni". Ciò doveva aver termine. […] Egli aveva solo una critica, disse, da fare all'eccellente e amichevole discorso del signor Pilkington. In esso il signor Pilkington si era sempre riferito alla "Fattoria degli Animali". Non poteva sapere, naturalmente - e lui, Napoleon, lo annunciava ora per la prima volta - che il nome "Fattoria degli Animali" era stato abolito. Da quel momento la fattoria sarebbe ritornata "Fattoria Padronale", quello cioè che, egli credeva, era il suo vero nome d'origine” (George Orwell, La fattoria degli animali).

Non so voi, ma uno dei miei primi pensieri, all’ascolto della telefonata tra Nichi Vendola e Girolamo Archinà, all’epoca responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva, è stato proprio questo. Nichi Vendola come Napoleon, il capo dei maiali che, nel romanzo di George Orwell “La fattoria degli animali”, chiara parodia dell’URSS staliniana, avevano tradito la vittoriosa rivoluzione contro gli umani, diventando come e peggio di questi ultimi, fino a modificare il principale slogan della Rivoluzione – “Tutti gli animali sono uguali” – con l’aggiunta di un eloquente “ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Per la verità, l’impressione di un animale “più uguale degli altri” il Paroliere delle Puglie l’aveva sempre data. Sin da quando è stato lambito dall’inchiesta sulla gestione della sanità nella sua regione, uscendone però miracolosamente prosciolto. O da quando intimava a Berlusconi di dimettersi per la relazione con la minorenne Ruby, immemore di quanto egli stesso aveva dichiarato, qualche decennio prima, al quotidiano “La Repubblica”: “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione”. Nel 1985, insomma, Vendola biasimava il bigotto oscurantismo clerico-reazionario per la sua refrattarietà a prendere coscienza del “diritto dei bambini ad avere una loro sessualità”, ma ora faticava di colpo a riconoscere un analogo diritto alla diciassettenne marocchina. Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni – appunto – sono più uguali degli altri.

Ma veniamo all’attualità. Nel luglio 2010, il buon Nichi telefona, come detto, all’allora responsabile delle relazioni esterne dell’ILVA, Girolamo Archinà. L’acciaieria è nell’occhio del ciclone per via dello scandalo sulle emissioni inquinanti che avrebbero determinato, secondo le accuse, gravi danni alla salute della popolazione tarantina, con un sensibile aumento del tasso di tumori. Durante la chiamata, Vendola tranquillizza l’interlocutore: farà quanto in suo potere per garantire la sopravvivenza di un insediamento produttivo irrinunciabile (“volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che il presidente non si è defilato”). Posizione politica rispettabile e persino condivisibile, nell’ottica di un doloroso bilanciamento tra la salvaguardia della salute dei cittadini e quella dei livelli occupazionali. Rispettabile e condivisibile, purché espressa pubblicamente e con chiarezza e non solo in una telefonata di convenevoli con il lobbista dell’azienda.

Questo estratto dell’intercettazione, in verità, era stato già pubblicato lo scorso anno, chissà perché mutilato della parte più succosa, riemersa ieri sul “Fatto Quotidiano”. In essa, forse per accattivarsi le simpatie dell’interlocutore, Vendola racconta di aver riso per un buon quarto d’ora, in compagnia del proprio capo di gabinetto, alla vista di un filmato in cui lo stesso Archinà, in una conferenza stampa dell’anno precedente, strappava il microfono dalle mani di un giornalista che interrogava con insistenza il patron Riva sulle morti per cancro a Taranto. “Splendido scatto felino”, lo definisce con ammirazione il governatore pugliese, e giù risate. Il povero petulante cronista, che in altri contesti la “narrazione” vendoliana avrebbe insignito del titolo di eroico cercatore della verità, viene in questo caso definito con l’infamante appellativo di “faccia da provocatore”.

Ora, non v’è in queste parole nulla di penalmente rilevante, ma molto di politicamente imbarazzante. Una sensazione sgradevole, quasi di ribrezzo, viene dall’ascolto di questa telefonata (la parola scritta non riesce a darne un resoconto fedele). Un politico di sinistra radicale, o ex tale, leader di un partito chiamato Sinistra, Ecologia (sì, Ecologia) e Libertà, impegnato in un’imbarazzante captatio benevolentiae nei confronti del lobbista di un’acciaieria inquinante. Sì, captatio benevolentiae, anche perché guardando quel filmato non viene granché da ridere: a prescindere dalle domande del giornalista sui morti di tumore, è il gesto in sé che non suscita particolare ilarità. Almeno, non abbastanza da sgnignazzarci su per un quarto d’ora insieme al proprio capo di gabinetto, né da complimentarsi con l’autore, in stile cinegiornale del Ventennio, per lo “splendido scatto felino”. Davvero l’eco-compagno Vendola finisce per rassomigliare al maiale Napoleon, così pappa e ciccia, o lingua in bocca, con gli avversari di sempre, con i poteri che contano.

Certo, potremmo solidarizzare con Vendola per il massacro politico-mediatico al quale ora viene sottoposto, così come sottolineare che forse la Chiesa potrà governarsi con le Ave Maria, ma il potere politico si amministra da sempre con il pelo sullo stomaco, la mediazione, i rapporti anche smaliziati con i portatori di interessi. Potremmo farlo, ma anche no, viste le strumentalizzazioni operate in passato dal governatore pugliese su vicende riguardanti altri personaggi, visto il suo continuo strizzare l’occhio al purismo ideologico delle anime belle. Basti quanto egli afferma proprio in queste ore, senza vergogna alcuna, a proposito della vicenda che ha coinvolto il ministro Cancellieri (“quelle telefonate ricostruite dalle cronache giornalistiche confermano un quadro di assoluta inopportunità, cosa per cui il ministro avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni”); il tutto mentre querela il “Fatto” e tenta goffamente di autoassolversi, specificando che le sue risate erano rivolte non ai morti di cancro, ma al portentoso gesto atletico di Archinà.

Peggio ancora di Nichi, il maiale della Fattoria degli Animali, sono i suoi corifei. Tutti quelli che, in queste ore, giustificano, minimizzano, discolpano. Gente che, se una telefonata del genere l’avesse fatta Berlusconi, o Brunetta, o Bertolaso, sarebbe già scesa in piazza a chiedere punizioni esemplari, o avrebbe già sottoscritto indignati appelli su “Repubblica”. Ma, visto che si tratta di Nichi, è tutto un pullulare di garantisti, indignati per il furore giacobino di quelli del “Fatto”. Tutti a gridare: “Ma dov’è lo scandalo?”, con quell’aria da trinariciuti impuniti, da disonesti paladini della doppia morale che li contraddistingue da decenni.

Tale è l’ottusa faziosità del “popolo di sinistra” in questo Paese. Ben lontana dalla perspicacia degli animali della fattoria orwelliana, che alla fine del romanzo, pieni di dolore, prendevano finalmente coscienza del grande inganno.

“Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
 

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