07 novembre 2013

Il sano e cattolico amor di Patria

di Andrea Virga
Lo scorso 4 novembre, trovandomi in centro a Lucca con molto tempo libero, ho deciso di partecipare alle celebrazioni cittadine relative alla Festa Nazionale delle Forze Armate, in memoria della Vittoria finale ottenuta dalle nostre forze contro l’Austria-Ungheria nel 1918.

In generale, sono stato sorpreso molto positivamente. La chiesetta di Santa Maria della Rosa, la stessa frequentata da Santa Gemma Galgani, di per sé molto pregevole dal punto di vista artistico, era gremita di gente per la Santa Messa. Non mancavano, allineati lungo le pareti, le varie rappresentanze d’arma: alpini, paracadutisti, bersaglieri, reduci, mutilati e invalidi di guerra, volontari della libertà, carabinieri, poliziotti, ecc. Tutti erano in alta uniforme, coi labari e i gonfaloni, recanti le medaglie al valore. Insieme a loro, svettavano i gonfaloni dei comuni di Lucca e della provincia, e in prima fila stava il Sindaco con la fascia tricolore. I banchi erano poi riempiti da intere scolaresche delle elementari e delle medie, accompagnate dalle maestrine, che hanno seguito la funzione senza creare confusione.

Il sacerdote ha celebrato coram Deo la Messa in forma ordinaria, accompagnata dall’organo e dai canti dei fedeli. Nell’omelia si è dilungato senza tuttavia riuscire noioso, riuscendo ad attirare anche l’attenzione dei bimbi presenti sull’importanza non solo della difesa della Patria come virtù civile e religiosa, ma anche della buona battaglia contro il peccato, riallacciandosi al noto brano paolino sull’armatura della fede. Grande emozione alla Consacrazione, quando i vessilli sono stati elevati in onore del Santissimo Sacramento.

Solo dopo la cerimonia religiosa, si è proceduto alla cerimonia civile, sulla piazza antistante il vicino municipio, ossia dinanzi a Santa Maria Forisportam. Una compagnia mista formata da una banda musicale e da squadre in rappresentanza delle Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri) e dell’Ordine (Polizia di Stato, Polizia provinciale e municipale, Vigili del Fuoco, Guardie di Finanza, Guardie Forestali) era schierata sull’attenti. Al suono della banda, sfilano le insegne delle associazioni d’arma, poi quelle della Provincia, della Città e degli altri comuni della Lucchesia e della Garfagnana, e infine, da solo, il comune martire di Sant’Anna di Stazzema. Poi sta alle autorità civili e militari, rappresentate dal Prefetto e dal Comandante provinciale dei Carabinieri, passare in rassegna la compagnia.

La cerimonia procede con momenti di intima commozione, quando sulle note dell’Inno Nazionale, si compie l’alzabandiera, e soprattutto quando i fanciulli delle elementari, con le loro voci bianche, cantano la prima strofa della Canzone del Piave. Persino i discorsi dei politicanti hanno sprazzi di patriottismo autentico, quando il sindaco del PD parla di “Quarta Guerra d’Indipendenza” o quando un anziano reduce nomina, a fianco dei caduti di Cefalonia, gli eroi di El Alamein e reclama il rientro in Italia dei marò imprigionati in India. Si riesce quasi a perdonare i discutibili accenni alla “dittatura nazifascista” o alla “resistenza”, ma non il silenzio sull’occupazione militare statunitense o sulle missioni di “pace” per conto NATO. Ahimé, non si può pretendere troppo da uno Stato satellite.

Eppure, celebrazioni come queste sono ormai una boccata d’aria per questo Paese nelle cui tribune politiche si ciarla di reati d’omofobia e di negazionismo, di gender e di ius soli. Non mancano, purtroppo, i cialtroni come quel sindaco che ha esposto la bandiera pacifista, offendendo così le autorità militari presenti e le centinaia di migliaia di Caduti di cui si celebra il ricordo. Tuttavia, è degno di nota che in questo Paese esistano ancora autorità che rendono omaggio al sacrificio dei militari che hanno difeso la Patria e che educano la gioventù a questi alti propositi.

Ancora meglio è che queste celebrazioni continuino ad avvenire nel pieno rispetto dell’importanza capitale che ha la religione cattolica per la storia, la cultura e l’identità della nostra nazione. Come se questa fosse ancora la religione ufficiale dello Stato, si prega ufficialmente Nostro Signore Gesù Cristo perché protegga e assista il nostro popolo, i nostri militari, le nostre autorità (e Dio sa se, soprattutto quest’ultime, ne hanno bisogno!). Gli acattolici non sono costretti a prendervi parte, ma hanno la decenza di non protestare in nome di una malintesa laicità.


Questa situazione mi ricorda quando alle elementari eravamo condotti in chiesa per l’inizio dell’anno scolastico o quando al Liceo si celebravano Messe d’istituto per occasioni particolari come la fine dell’anno scolastico o la morte del Papa. Si trattava di scuole pubbliche statali, beninteso, e ciò avveniva negli anni ’90 e 2000. E i politici e i docenti di cui stiamo parlando sono moderati di centrodestra o di centrosinistra, non certo feroci nazionalisti o cattolici integralisti. Eppure questi omaggi a Dio e alla Patria sono ritenuti ancora naturali e doverosi dalla maggioranza, e bisogna lottare perché non si ceda ulteriore terreno, ma si rafforzi questo sentimento di amore verso quei beni immortali che trascendono l’individuo.
 

9 commenti :

  1. Beato lei ! A Milano è da anni che i bambini delle scuole pubbliche non vedono crocifissi sulle pareti delle aule, nè partecipano, se non con qualche rara eccezione, a manifestazioni simili, nè vengono condotti in Chiesa per il Natale, la Pasqua o l'inizio dell'anno. In compenso centinaia di genitori ed insegnanti elementari non si peritano, nè si fanno scrupolo, di trascinarli "in manifestazione" contro questo o quel ministro della pubblica istruzione, contro questo o quel sindaco, o contro questo o quel problema d'inquinamento !
    Rosa

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  2. Nessun commento può rendere il brivido che mi ha dato la lettura dell'articolo che unisce in modo perfetto l'amor di Dio e l'amor di Patria: onore al camerata Andrea!

    EMR

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    1. Qui non stiamo parlando di camerati nè di roba simile, stiamo parlando dell'eroismo dei nostri padri che hanno dato le loro vite per la Nostra Patria: non infangare la loro memoria con queste parole.

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  3. Mio bisnonno ha combattuto sul monte Ortigara. Un altro mio prozio si è salvato dalla guerra solo perchè è stato fatto prigioniero ed è riuscito a sopravvivere nel suo campo austro ungarico,mangiando bucce di patate: i soldati nemici mangiavano le patate. Non che ci fosse altro. Penso che se qualcuno avesse potuto chiedere a loro o alla gran parte dei soldati se avessero preferito tornarsene a casa o continuare a combattere in quell'inferno, penso che avrebbero scelto la seconda opzione. Mi pare che il 4 novembre più che l'unità d'Italia, dovrebbe essere importante perchè un conflitto è finito. D'altra parte vorrei illuminarti mio caro patriota: dovresti ricordare che gli austro ungarici erano cattolici. Lo sai? Se ci avessero anche conquistato, penso che il cattolicesimo non avrebbe avuto grossi problemi. Il mio luogo di origine è vicino all'altopiano di Asiago, al monte Grappa e al monte Pasubio. Se si cammina tra quei monti e in quelle trincee. se si coglie l'angoscia di quelle vite spezzate per un nonnulla trovando ancora emersi dal terreno dei proiettili o delle fibie o dei pezzi di granate, non si può fare a meno di pensare, che più di patriotismi sia il silenzio il giusto omaggio da rivolgere a queste vittime dell'ignoranza umana.

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  4. Uhm... Mi vengono in mente le considerazioni di Niccolò Machiavelli sulla religione come ottimo "instrumentum regni". La fusione tra le cerimonie civili/militari e quelle religiose esemplificano ciò che già egli intendeva dire. Onestamente, però, davanti a questo tipo di situazioni, non posso fare a meno di ricordare il detto di Cristo davanti a Pilato: "Il mio Regno non è di questo mondo". ;)

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  5. Certi apologeti dell'Austria felix dovrebbero ricordarsi che fino al 1903, l'Imperatore si permetteva di metter becco nell'elezione del Papa (cosa ben più grave degli espropri piemontesi), e che il dominio austriaco, specie negli ultimi cinquant'anni fu particolarmente esiziale nei confronti delle minoranze italiane in Venezia Giulia e Dalmazia, dove le autorità austriache favorirono in ogni modo la colonizzazione slava e la snazionalizzazione di terre che erano italiane da millenni.

    Del resto, benché il Papa avesse condannato la guerra nel suo insieme, migliaia di sacerdoti condivisero coi soldati la dura vita di trincea, arrivando in alcuni casi a rendersi protagonisti di gesti d'eroismo, come Don Minzoni e Padre Giuliani.

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  6. Sono stato sul Monte Grappa e a Nervesa ed una cosa mi colpì nel visitare quei sacrari: le innumerevoli lapidi senza nome. Allora mi vennero a mente le parole di Isaia:
    << Si dimentica forse una donna del suo bambino,
    così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
    Anche se costoro si dimenticassero,
    io invece non ti dimenticherò mai. >> [Is 49,15]
    Che abisso fra Dio che scrive il nostro nome sul palmo della sua mano ed uno stato che pretende di essere Patria ma non è stato nemmeno in grado di ricordarne il nome! Allora mi sembra che la SS. Messa sia la sola cosa giusta da celebrare per quegli uomini: tutto il resto mi sembrano niente più che chiacchiere.

    P.S.
    E chissà se, detta a mo' di provocazione, non sarebbe stato meglio far parte di un impero cattolico, piuttosto che di un massonico regno d'Italia!

    Francesco S.

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  7. Gal III, 26 "Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù."

    e si vede che per andreino gli ungheresi e gli austriaci, pur cattolici, erano diversi: ma, andreone, per le modifiche alla Sacra Scrittura non bisognerebbe chiedere il permesso? Se non a Lui almeno al suo Vicario?

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  8. "Persino i discorsi dei politicanti hanno sprazzi di patriottismo autentico, quando un anziano reduce nomina, a fianco dei caduti di Cefalonia e gli eroi di El Alamein. Si riesce quasi a perdonare i discutibili accenni alla dittatura nazifascista o alla resistenza.”

    Non capisco: perché, in un discorso pubblico nel quale si cita Cefalonia e sfila l'insegna del "comune martire di Sant’Anna di Stazzema", gli "accenni alla dittatura nazifascista" sarebbero "discutibili"? Quali avrebbero dovuto essere le citazioni non discutibili? Quelle della battaglia di Alamo? Della guerra di Crimea? Della Vandea? Della terza guerra punica?

    Non capisco: perché parlare di nazifascismo davanti al gonfalone del comune martire di Sant'Anna di Stazzema dovrebbe essere "discutibile"?

    O forse a Sant'Anna di Stazzema sono stati i GAP, a massacrare 130 bambini, oltre a tutti gli altri?

    Grazie.

    Manlio Pittori

    Q

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