12 novembre 2013

La FSSPX nel mirino della "mafia" antifascista


di Marco Mancini


Conosciamo tutti la Fraternità Sacerdotale San Pio X, la comunità tradizionalista fondata da mons. Lefebvre e divenuta scismatica a seguito delle illecite ordinazioni vescovili del 1988. Del tutto superfluo è riaprire in questa sede il discorso sul suo status canonico, sulle scomuniche comminate in quell’occasione ai suoi Vescovi e poi revocate: si ricordi, comunque, che i sacerdoti della Fraternità sono, per quanto in maniera illecita, validamente ordinati.

La sede del Distretto italiano della Fraternità si trova ad Albano Laziale, in provincia di Roma. Qui diversi sacerdoti lefebvriani vivono, pregano, studiano, esercitano la cura di anime, amministrano i Sacramenti. Celebrano riti funebri, per ogni fedele, senza curarsi del giudizio degli uomini, come dovrebbe fare ogni buon sacerdote cattolico. Li hanno celebrati, dunque, anche per Eric Priebke. Ne è seguita la canea che sappiamo.

La scena barbara, incivile, di un feretro circondato, assaltato, preso a calci da decine di esponenti del c.d. “antifascismo militante”, mossi dall’odio verso un povero corpo morto, si colloca a pieno titolo nel novero delle infamie di questo Paese, alla stessa stregua della “macelleria messicana” (Ferruccio Parri) di Piazzale Loreto. E’ l’Italia peggiore, che torna periodicamente, dietro la maschera buonista, a mostrare il suo vero volto, quello di una ferocia luciferina. Feccia, umana prima ancora che politica.

A ciò si aggiunga che, come insegnano le teorie istituzionaliste, ogni organizzazione tende, con il passar del tempo, a garantire la propria sopravvivenza indipendentemente dalle funzioni per il cui svolgimento essa era nata. Così è per la NATO, che è sopravissuta alla Guerra Fredda e ci tiene ancora legati al carro statunitense, nonostante la Russia non rappresenti più una minaccia per la nostra libertà. Così è anche per l’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. La guerra civile è terminata da quasi settant’anni, i partigiani che preferirono riparare sui monti piuttosto che collaborare con i tedeschi sono quasi tutti morti, eppure questa organizzazione continua a pullulare di iscritti, in gran parte giovani. E, con il pretesto di custodire lo “spirito partigiano”, riceve contributi pubblici per centinaia di migliaia di euro l’anno: soldi anche nostri, che foraggiano un’associazione dalla chiara matrice politica, pronta a bastonare chiunque si azzardi a discostarsi dall’ortodossia della “Repubblica nata dalla Resistenza”.

A questi rottami della storia il gesto di pietà umana e cristiana compiuto dai sacerdoti della Fraternità San Pio X dev’essere parso un affronto intollerabile. Sabato scorso, quindi, hanno organizzato una patetica manifestazione, alla quale ha presenziato qualche centinaio di persone. Al grido di “I castelli romani sono antifascisti, ora e sempre Resistenza!”, i partecipanti hanno sfilato per le vie di Albano Laziale. Dagli altoparlanti dell’ANPI sono risuonate parole dolci all’indirizzo della Fraternità: “Quella confraternita di nazisti vestiti di nero non è ospite gradita: via la comunità di San Pio X da Albano. Finché saranno qua non avranno pace, non camperanno sereni”. Un avvertimento, insomma, in perfetto stile mafioso. Tempo qualche settimana e gli eroici partigiani del terzo millennio faranno magari saltare in aria la cancellata del Priorato, nella classica escalation che è tipica prerogativa di tutte le mafie che si rispettano.

Il problema è che questa gente non è solo cattiva: è anche tremendamente stupida. Talmente stupida da non capire di assomigliare molto a quel “fascismo” che vorrebbe debellare, con quelle frasi che, se pronunciate da qualche leghista nei confronti di una comunità religiosa islamica, susciterebbero lo sdegno di tutti i benpensanti. Si pensi solo alla vera e propria religione politica che questi figuri hanno costruito attorno al mito della “Costituzione”, anche sabato issata sugli scudi, perché – si sa – “tutto il mondo ce la invidia”. Un culto feticistico, ben più intenso di quello del Littorio, su cui pure ha scritto con dovizia lo storico Emilio Gentile.

Tornano in mente, oltre alle freddure di Flaiano (“In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”), gli scritti corsari di Pasolini, il suo j’accuse contro il “fascismo degli antifascisti”, la sua commiserazione nei confronti dell’antifascismo che egli definiva “archeologico” e a proposito del quale si poneva il dubbio se fosse “ingenuo e stupido” o “pretestuoso e in malafede: perché dà battaglia o finge di dar battaglia ad un fenomeno morto e sepolto, archeologico appunto, che non può far paura a nessuno. Insomma, un antifascismo di tutto comodo e di tutto riposo”. Così scriveva Pasolini, individuando nella “società dei consumi” il vero, terribile fascismo da combattere. 

“Antifascisti di tutto comodo e di tutto riposo”: sì, mi pare un’ottima definizione per le iene che sogliono avventarsi sui cadaveri sperando così di diventar leoni.
 

2 commenti :

  1. Condivisione totale! Ottimo Marco! Ora e sempre resistenza... alla Repubblica nata dalla Resistenza!

    EMR

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    1. ti assicuro che non aspettiamo altro

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