28 dicembre 2013

Figli legittimi e figli naturali, la rivoluzione silenziosa

di Giuliano Guzzo

Come non di rado accade, alle rivoluzioni fasulle – complici i mass media – badano tutti, mentre quelle autentiche, e magari discutibili, passano sotto silenzio. E’ il caso, con riferimento a quanto annunciato nei giorni scorsi dal premier Enrico Letta, dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e alla cancellazione delle differenze tra figli naturali e figli legittimi: il primo provvedimento, benché parziale e non in vigore effettivo da oggi (saranno aboliti i finanziamenti diretti e solo dal 2017) ha rubato la scena al secondo, definitivo e con effetti immediati.

Che significa cancellazione delle differenze tra figli naturali e figli legittimi? Significa eguaglianza giuridica fra figli nati dentro e fuori dal matrimonio. Così – ha precisato fieramente Letta – si «toglie dal codice civile qualunque aggettivazione alla parola figli: da adesso in poi saranno tutti figli e basta». Apparentemente, si tratta di una innovazione positiva come positiva, oggi, è automaticamente ritenuta qualsivoglia misura accompagnata dalla sigla, eufonica e rassicurante, “parità dei diritti”. Solo apparentemente però. Infatti, basta una breve riflessione per capire che questa misura è l’esatto contrario di ciò che sembra.
Vediamo perché precisando subito, a scanso d’equivoci, che quello annunciato dal premier va solo a completare quanto già disposto dalla Ln. 10/12/2012 n. 219, e comunque – questo è il punto – una differenza fra figli naturali e figli legittimi non comportava che ai primi fossero negati diritti fondamentali. Chi asserisce il contrario, se non è poco informato, mente sapendo di mentire giacché il nostro ordinamento, da sempre, riconosce anche ai figli nati fuori dal matrimonio i diritti fondamentali (alla vita, alla salute, all’educazione) che riconosce a quelli legittimi. Una crudele discriminazione, insomma, non è mai esistita. Ciò detto, delle differenze di trattamento, effettivamente, erano previste tra figli legittimi e figli naturali.
Perché? Per quale ragione? Forse i venerati Padri Costituenti, in cuor loro, erano ostili al principio di uguaglianza? Certo che no. Anzi, vi credevano fermamente. E il principio di eguaglianza – posto che ad ogni persona, lo ribadiamo, vanno riconosciuti a prescindere i diritti fondamentali – stabilisce che non vi debbano essere discriminazioni e che a casistiche identiche spetti, di conseguenza, il medesimo trattamento. Ma è proprio questo il punto: i figli nati fuori dal matrimonio si trovano nella stessa condizione degli altri? Purtroppo no, una differenza c’è; e nessuna legge, piaccia o meno, potrà negarla.
Una differenza oggettiva che il nostro ordinamento non solo non negava ma sottolineava su più versanti – alimenti, mantenimento, successione, donazioni, ecc. – non già per il gusto di accanirsi contro dei figli ai quali comunque, insistiamo, ha sempre riconosciuto i diritti fondamentali, ma per una funzione ben precisa, e cioè quella di orientare i consociati alla consapevolezza che il solo luogo idoneo alla nascita (e, va da sé, all’educazione) di un figlio fosse, per l’appunto, il matrimonio. La presunta discriminazione – che poi discriminazione non era in quanto rimarcava per legge differenze di fatto che di fatto anche oggi rimangono – non era dunque casuale ma voluta.
Umberto Merlin (1885 – 1964) in seno all’Assemblea Costituente ebbe modo di sottolinearlo spiegando l’importanza di tutelare solo la famiglia legittima non per danneggiare i figli, ma per il loro bene: «La famiglia legittima – disse – è soltanto quella costituita dal padre, dalla madre e dai figli che sono nati da loro. Se elevassimo i figli illegittimi alla parità, noi abbasseremmo i legittimi, e questo non si può fare se non a patto di danneggiare la difesa della famiglia legittima, l’unica che deve essere riconosciuta» (15/4/47). Il ragionamento – che oggi sarebbe apostrofato come retrivo e conservatore – non fa una grinza.
Viceversa, con la parificazione totale fra figli legittimi e figli naturali si stabilisce il principio per cui una coppia non deve nemmeno porsi il problema, prima di mettere al mondo un figlio, di sposarsi: deve farlo e basta. Ed anche se l’ordinamento, matrimonio o meno, tutelerà nella stessa misura tutti i figli a prescindere, questi – se nati e cresciuti fuori dal vincolo coniugale – non saranno di fatto tutelati giacché, rispetto agli altri, correranno in media più rischi in ordine ad alfabetizzazione [1], povertà [2], violenza domestica [3], crimini violenti [4], problemi comportamentali [5], perfino obesità [6]. Questo significa che uno Stato che non fa nulla per promuovere il matrimonio come luogo di formazione della famiglia legittima, non è uno Stato per i figli ma contro i figli. E meraviglia che in molti, sedotti dalle sirene della “parità dei diritti”, non se ne accorgano.
Note: [1] Cfr. AA. VV. Two, one or no parents? (2013) «World Family Map Project», pp. 1-72; Amato P.R. (2005) The impact of family formation change on the cognitive, social, and emotional well-being of the next generation.«Future Child»;15(2):75-96;[2] Cfr. Rector R. (2012) Marriage: America’s Greatest Weapon Against Child Poverty. «Special Report from Domestic Policy Studies»; 1-15; [3] Cfr. Ardèvol J. (2013) La ecuación áurea: Una verificación empírica de la función económica de la familia. «Institut del Capital Social. Universitat Abat Oliba CEU»; 1-9; [4] Cfr. White N. –Lauritsen J.L. (2012)Violent Crime Against Youth, 1994–2010. «Bureau of Justice Statistics»; NCJ 240106; [5] Cfr. Moore K.A. –Kinghorn A. – Bandy T. (2011) Parental relationship quality and child outcomes across subgroups. «Child Trends»; 13: 1-11; [6] Cfr. Augustine J. – Kimbro R. T. (2013) Family Structure and Obesity Among U.S. Children. «Journal of Applied Research on Children: Informing Policy for Children at Risk»;4,(1).
http://giulianoguzzo.wordpress.com/2013/12/14/figli-legittimi-e-figli-naturali-la-rivoluzione-silenziosa/  

4 commenti :

  1. Forse all'autore è sfuggito l'articolo 30 della Costituzione italiana: "La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio OGNI tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima". Non si parla solo di diritti fondamentali ma di OGNI tutela giuridica e sociale.

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  2. ", compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima."

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    1. Questo riguarda solo il caso in cui i genitori di un figlio nato da fuori dal matrimonio abbiano un'altra famiglia (cosiddetta legittima): in tal caso i diritti del figlio nato fuori dal matrimonio devono essere compatibili con i diritti dei membri della famiglia legittima (pensiamo all'eredità ad esempio). Tutto questo non riguarda un discorso generale che interessa migliaia di bambini che ormai nascono fuori dal matrimonio senza che ci siano altre "famiglie legittime".

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  3. I figli legittimi sono tutelati già dall'istituto del matrimonio che unisce i loro genitori. I figli illegittimi, invece, non hanno alle spalle il matrimonio dei genitori.
    Non conosco a fondo la normativa a tal proposito, però non vorrei che lasciando cadere ogni distinzione, questa si rivolti contro i figli nati fuori del matrimonio. Si creerebbe, a mio avviso, la situazione per la quale, per rimediare a ciò, si svuoti ulteriormente il matrimonio di ogni valore giuridico e di tutela della famiglia per mettere al pari figli legittimi e non. Il risultato sarebbe solo quello di abolire de facto il matrimonio e porre in essere la definitiva dissoluzione della famiglia, togliendo a tutti qualsivoglia tutela.
    Mal comune mezzo gaudio?

    Francesco S.

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