31 dicembre 2013

Gesù profugo, pietra d'inciampo per molti (Casapound compresa)

di Marco Mancini

"La Famiglia di Nazareth in esilio, Gesù, Maria e Giuseppe emigrati in Egitto ed ivi rifugiati per sottrarsi alle ire di un empio Re, sono il modello, l’esempio ed il sostegno di tutti gli emigrati e pellegrini [...] di tutti i profughi di qualsiasi condizione”. Chi l’ha detto? Papa Francesco, esclamerà il 99% di voi. Sbagliato: è un estratto della Costituzione Apostolica “Exsul Familia”, promulgata da Pio XII nel lontano 1952. Ai tempi dell’operazione Sturzo, quando cioè Papa Pacelli progettava un’alleanza tra democristiani e neofascisti per le elezioni comunali a Roma. Insomma, tempi in cui dentro le Mura leonine non era proprio di moda il progressismo spinto.

Non pensiate che il vostro blogger preferito (maddeché…) abbia voglia di prendersi gioco dei suoi 25 lettori, cioè di voi. L’indovinello e il relativo trabocchetto hanno un senso. Certi “tradizionalisti” che si sono scandalizzati per l’ultimo Angelus di Papa Francesco dovrebbero cominciare seriamente a chiedersi se dalle loro parti si recepisca effettivamente TUTTO il tradizionale Magistero della Chiesa, non solo quello che torna comodo per le esigenze politiche del momento. Di questo si tratta, a meno di non voler depennare anche l’insospettabile Pio XII dalla lista dei Papi ritenuti validi (si giungerà, temo, a mettere in discussione anche il pontificato di san Pietro, con quel suo discutibile ammiccare agli ambienti giudaizzanti...).

Fuor d’ironia, occorre intendersi su alcuni punti. Esiste nella dottrina sociale cattolica il principio della destinazione universale dei beni, che costituisce un limite sia nei confronti del diritto di proprietà privata, che non è mai da considerarsi assoluto, sia nei confronti di certi esclusivismi razziali o nazionali. Conseguenza di tale principio è il diritto all’emigrazione, riconosciuto a tutti gli uomini, compresi i nostri nonni, per la difesa dei quali la Chiesa Cattolica si spese appunto in molteplici occasioni, anche attraverso le pronunce magisteriali. Tale diritto, ovviamente, incontra dei limiti: prima di tutto il bene comune del Paese di destinazione, ivi compresi l’ordine pubblico e la sicurezza dei suoi consociati, ma anche l’effettiva disponibilità di risorse materiali e possibilità occupazionali e, dunque, l’effettiva capacità di accoglienza (gli Stati Uniti di più di un secolo fa, in questo senso, sono molto diversi dall’Italia di oggi). Da ultimo, occorre considerare la necessità di tutelare il retaggio di cultura e civiltà, in particolare l’eredità cattolica, della nostra terra: anche il fenomeno dell’immigrazione, insomma, va affrontato in relazione alla regalità sociale di Cristo e alle possibilità di un’effettiva integrazione, anche religiosa, degli immigrati, come aveva ben compreso il cardinal Biffi. Per quanto attiene al tema dei rifugiati, infine, occorre forse interrogarsi sul grado di realismo di norme concepite quando il sistema internazionale era ancora "occidentocentrico" e il fenomeno aveva dimensioni ben più limitate delle attuali.

Tutti questi fattori vanno tenuti presenti quando si parla di immigrazione, allo scopo di affrontare la questione rifuggendo certo buonismo terzomondista di cui, nel nostro Paese, danno continuamente prova anche importanti figure del mondo politico e istituzionale, dalla Boldrini alla Kyenge. E’ dunque perfettamente lecito e fors’anche doveroso, nella situazione attuale, propugnare politiche dell’immigrazione restrittive, in vista di assicurare la tutela dei beni di cui si è detto. Lo si può fare nell’ottica del sano realismo cattolico e di una vera, sana “laicità”, la quale implica una legittima distinzione delle realtà temporali rispetto al potere religioso (perché lo Stato confessionale che noi vorremmo è diverso dalla teocrazia).

Ma se le legittime opzioni politiche ci portano a rimanere completamente indifferenti alle sorti del resto della famiglia umana, se i giusti limiti con cui si interpreta il principio finiscono per cancellare il principio stesso, se sull’altare della pur motivata polemica anti-immigrazionista si arriva a dimenticare il comandamento della carità, a farsi beffe del fatto che nel Regno dei Cieli saremo giudicati proprio su questa misura (“ero straniero e mi avete accolto”), allora forse c’è qualcosa che non va. Se il semplice richiamo al datato topos del Gesù profugo ci fa riversare velenosa bile nei confronti del Pontefice regnante, forse dobbiamo interrogarci (io per primo) sulla qualità della nostra vita cristiana. Per chi voglia considerarsi cattolico, naturalmente.

Altri sono, in questo senso, molto più sciolti: il vicepresidente nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano, ha commentato ieri sulla sua pagina FB: “Il buon Papa Francesco non costringa gli italiani ad indagare su quanti poveri immigrati sono ospitati dallo Stato vaticano, o quanti dormono nelle migliaia di chiese sul territorio nazionale, (la risposta è facile, zero spaccato) o quanti soldi vengono sottratti allo Stato italiano per finanziare opere "caritatevoli" che si limitano ad un pasto scadente quotidiano. Qui a Roma le proprietà immobiliari vaticane sono sterminate e affittate a caro prezzo: sarebbe ora di aprirle gratuitamente agli immigrati se il buon Papa vuole continuare a paragonarli a Gesù, come ha fatto oggi”. Grande rispetto per Di Stefano, di cui ho apprezzato il recente, provocatorio gesto che gli è costato una grana giudiziaria, e per CasaPound, che di tanto in tanto ho avuto il piacere di frequentare, invitato per eventi culturali o di altro tipo (spero di continuare a farlo anche in futuro). Però certa polemica anticlericale da massoni risorgimentali, o da Pannella, o da Odifreddi, risulta oggettivamente poco gradevole. Se il camerata Di Stefano ha voglia di sapere quali e quante iniziative la Chiesa abbia storicamente intrapreso, senza beccare un soldo dagli Stati, nei confronti delle persone costrette a emigrare dalla loro terra è sufficiente che legga alcuni paragrafi della già citata “Exsul Familia" (qui disponibile nel testo latino, buona occasione per dare una ripassata alla lingua dei padri), dove Pio XII ne fa un breve resoconto. Non ci costringa, per usare le sue parole, a ricordare che, in una delle epoche più drammatiche della storia europea, c’era chi gli ebrei li sterminava e chi (la Chiesa Cattolica) li accoglieva, a migliaia, nelle Chiese e nei conventi. Quando ogni luce sembrava essersi spenta, la Chiesa di Roma, proprio per non aver mai dimenticato la lezione del suo Signore, risplendette fulgida a difesa della dignità dell’uomo.

Questo dice la storia, e una forza politica intelligente dovrebbe sempre cercare di rimanere lontana dalla facile demagogia, così come dalla polemica becera e tendenziosa. Rientra in tale categoria il consueto accenno al patrimonio immobiliare della Chiesa: si vuole forse procedere a nuove espropriazioni? E’ già accaduto nell’Italia liberale e non fu un episodio commendevole: rubare terre e case non è mai carino, lo facciano i sionisti in Palestina o i laicisti dalle nostre parti.
Cari amici di CasaPound, c’è una battaglia da fare insieme, per liberare l’Italia dalla dittatura silenziosa che rischia di distruggerla. Se, però, la vostra priorità è fare la guerra alla Chiesa Cattolica, allora sappiate che molti dei vostri potenziali alleati rischiano di trasformarsi nei vostri peggiori avversari. 
 

34 commenti :

  1. Penso che papa F si sia potuto risparmiare l'uscita..non siamo negli anni 50 ma in tempi dove le 'esternazioni' sia a parole che in gesti del papa vengono travisate e strumentalizzate. Per molti si ,tornano comodo le sue(papa) parole per esigenze politiche del momento,ma a quelli come le forze della sinistra e dei liberal che spingono sull'a cceleratore del 'multiculturalismo'. Dar da mangiare agli affamati,da bere aagli assetati..etc sono opere di carita' ma non bisogna confondere la carita' genuina con il falso buonismo di molti,come bisogna saper riconoscere la 'genuinita'' di questa marea (pochissimi) di sbandati che, oltre ad aver arricchito le tasche di trafficanti senza scrupoli,approdano con la convinzione che tutto gli sia dovuto, e che nella stragrande maggioranza rifiutano qualsiasi tipo di integrazione(culturale e religiosa). Grazie anche a loro ,abbiamo visto proliferare i loro luoghi di culto e sentire il richiamo blasfemo di muaezzin vari. La Chiesa continua a fare acqua, ed i vertici anziche gioire con movide in salsa copacabana, dovrebbero pensare a cominciare a tapparne le falle e dedicarsi alla salvezza delle anime ed alla conversione dei non credenti. Antonio

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  2. Il problema è che Francesco parla solo di questo, sempre, mentre i valori non negoziabili sono chiusi chissà dove

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  3. Mi chiamo Antonio Archidiacono(vivo a Londra), e seguo il Vs blog;ne apprezzo la maggior parte dei contenuti e di quelli che apprezzo li copio e pubblico.NON sono di casapound e seguo esclusivamente la Messa Tridentina. NON sono contro la chiesa ma contesto il suo'establishment' ed insegnamento post-conciliare. NON SONO ANTICLERICALE anzi, il motto e' INSTAURARE OMNIA IN X.TO'. Ho lasciato un commento al Vs post ,ma non lo vedo pubblicato..spero non siate come altri blog/siti che si professano 'tradizionalist' ma che poi non sono altro che minoranze aderenti e fedeli al C.VAT.II..Saluti
    Antonio Archidiacono
    a.archidiacono@talk21.com

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  4. Caro Marco,
    è anche vero che l'immigrazione sotto Pio XII era una cosa e oggi è tutt'altra cosa. Allora era più facile, in nome dei principi sociali cattolici da te ben rammentati, essere per l'accoglienza e la comprensione. Ma oggi? Oggi l'immigrazione è un fenomeno di massa, collegato con la società liquida attuale ed è anzi uno dei motori della globalizzazione turbo-capitalistica più odiosa e consumistica. Difficile, oggi, giustificare un'immigrazione esagerata, incontrollata, in larga parte delinquenziale, e di non facile integrazione culturale (tipo ghetti cinesi, moschee ovunque e chador, nescienza assoluta delle nostre leggi da parte dei popoli africani e asiatici). Allora? Allora solidarietà vera sì, buonismo no. Aiutiamo tutti a non emigrare in Italia come fosse l'America degli anni '50 o Dineyland: non è così, ma chi vede la TV s'inganna. L'amore del prossimo poi inizia dalla famiglia e dalla propria patria, che oggi è in seria difficoltà. Allo stato attuale delle cose dovremmo lottare tutti, alla luce del cristianesimo e anche della semplice region politica, contro l'immigrazione di massa, seguendo ad esempio la logica economica del protezionismo e favorendo l'identità culturale italiana (contro il 'Prima gli stranieri' esistente de facto ovunque: dagli asili nido ai sussidi per poveri). Il legame tra immigrazione di massa e malessere sociale dei ceti deboli indigeni è evidente, e iniziamo ad occuparci dei nostri poveri che aumentano... Senza razzismi e preconcetti di sorta.

    EMR

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  5. Da attento lettore di questo sito, con tutto il rispetto e la cortesia possibili, non posso negare che il commento di Mancini mi fa male, perché ingeneroso. Le dichiarazioni di Di Stefano sono forse un po' superficiali, forse un po' rozze, certamente paradossali, ma rappresentano bene il comune sentire anche di molti cattolici, come me, che guardano con profonda riprovazione il tradimento, da parte della Chiesa (quella di postconciliare, ovviamente), della nostra cultura, della nostra etnia, delle nostre tradizioni, della nostra storia, delle nostre radici in nome di una presunta "cultura dell'accoglienza" lontanissima dalla Dottrina in generale e dalla Dottrina Sociale in particolare che, pure, Mancini cita indirettamente in apertura. Una limitata, selettiva "accoglienza" in funzione dei bisogni del paese di ricevimento non può significare l'accettazione di una e vera e propria invasione selvaggia, voluta dal mondialismo in nome dei suoi scopi di omologazione e schiavizzazione. E non si possono ignorare le gravissime, dirompenti conseguenze sociali, economiche, di degrado civile e di disgregazione civica che il fenomeno comporta. La citazione di Pio XII è quanto meno strumentale, visto il diverso contesto, la diversa epoca, la diversa qualità e soprattutto quantità del fenomeno.
    Non vorrei che, in nome del piacente, piacevole e piacione Papa Francesco, della sua prosa pittoresca e picaresca e della sua incerta dottrina, si insinuasse anche tra i non molti cattolici rimasti "sani", tra cui annoveravo anche Mancini, un'irenistica visione dell'invasione in corso, visione di cui noi, i nostri figli e le nostre figlie faranno le spese.
    Ma Mancini preferisce ignorare tutto questo, ignorare le innumerevoli attività sociali, solidaristiche di Casa Pound e soffermarsi invece su una affermazione certamente demagogica, ma non priva di verità e soprattutto efficace come provocazione politica.
    Peccato. Peccato veramente.

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    1. Albus, qui sopra, scrive: "molti cattolici, come me, guardano con profonda riprovazione il tradimento, da parte della Chiesa (quella di postconciliare, ovviamente), della nostra cultura, della nostra etnia, delle nostre tradizioni, della nostra storia, delle nostre radici ........"
      Mi sembra piuttosto smarrito storicamente perché per quanto riguarda la
      1)"nostra cultura": nel 27 d. C. la nostra cultura era pagana
      2)"nostra etnia": Gesù e tutti gli apostoli sono nati in medio oriente
      3)"nostre tradizioni": Gesù era osservante e quindi riposava il sabato non la domenica e si asteneva dal maiale, dal coniglio e dagli scampi; insomma niente cenone delle feste
      4)"nostre radici": come per tutte le radici, in agricoltura e in odontoiatria, bisogna misurarne la profondità; prima d'essere atei-illuministi siamo stati cristiani e prima pagani e idolatri;
      buone feste in ritardo, albus: essere cristiani significa essere "semiti spiritualmente" secondo quel relativista di Pio XI.

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  6. Manlio Pittori5 gennaio 2014 13:43

    Io provo un'ammirazione sconfinata per i cattolici come Silente e EMR.

    Ci sono nel Vangelo parole chiarissime (o che si prestano, meglio di altre, a un'interpretazione univoca): ad esempio, Mt 19, 3-9 e Mc 3,14-19 (o Lc 6,12-16) sono alla base dell'indissolubilità del matrimonio o del sacerdozio esclusivamente maschile.

    Quelle parole di Gesù non si interpretano, non si contestualizzano, non si commentano: si applicano alla lettera, eternamente e immutabilmente.

    Ci sono nel Vangelo anche altri passi molto chiari, che si riferiscono all'accoglienza e alla fratellanza: ad esempio, Mt, 25, 31-46 addirittura fa dipendere la vita eterna e la dannazione (anche) dall'ospitalità data ai forestieri.

    In questo caso - e in mille altri casi simili: nel Vangelo per lo più si parla di speranza e di misericordia, non tanto di divieti e di prescrizioni - scattano, più puntuali delle salivazioni dei cani di Pavlov, le puntualizzazioni, le interpretazioni, le contestualizzazioni, i sottili distinguo, i richiami al buon senso, alla storia, all'economia...

    Se Gesù dice "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito", vuole dire che il divorzio è un peccato mortale, sempre e comunque; se Gesù dice "ero forestiero e non mi avete ospitato" (legando questa omissione al supplizio eterno), allora si inizia a sottilizzare: "oggi l'immigrazione è un fenomeno di massa, collegato con la società liquida attuale ed è anzi uno dei motori della globalizzazione turbo-capitalistica più odiosa e consumistica" (EMR) e a denunciare complotti, come - tipicamente - "il tradimento, da parte della Chiesa postconciliare, della nostra cultura, della nostra etnia, delle nostre tradizioni, della nostra storia, delle nostre radici in nome di una presunta "cultura dell'accoglienza" lontanissima dalla Dottrina in generale e dalla Dottrina Sociale in particolare" (Silente).

    Gesù (secondo il mirabile Silente), quando narrava la parabola di Lazzaro e del ricco Epulone, scherzava; quando narrava quella del buon Samaritano, era chiarissima la sua intenzione di tenere ben separate le etnie e risulta ancora più evidente che il comando evangelico all'amore e all'accoglienza è "presunto".

    Chi l'avrà mai presunto? Immagino i cattolici adulti postconciliari: Gesù, è noto, si teneva lontano dai poveri, dagli emarginati e dai forestieri, preferendo dotte analisi sui rischi dell'accoglienza e proponendo, al massimo, una limitata e selettiva accoglienza in funzione dei bisogni del paese di ricevimento (lo si evince, con chiarezza cristallina, da Mc 16, 21-30).

    Gesù, secondo i Nostri, si è incarnato per: 1., proibire il divorzio; 2., preparare il meccanismo dell'8 per mille; 3., far sì che ogni gruppo sociale (l’Occidente cristiano, in particolare) difenda la propria cultura, la propria etnia, le proprie tradizioni, la propria storia e le proprie radici, stando ben attento a rigettare ogni possibile riferimento a una presunta cultura dell'accoglienza.

    La “dottrina dell’accoglienza” è, dal punto di vista evangelico, “presunta”: non avevo mai letto niente di così illuminante. Grazie, EMR e Silente: voi non sapete che bene fanno, le vostre parole, al mio spirito. Grazie.

    Manlio Pittori

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  7. Se Gesù dice "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito", vuole dire che il divorzio è un peccato mortale, sempre e comunque; se Gesù dice "ero forestiero e non mi avete ospitato" (legando questa omissione al supplizio eterno), allora si inizia a sottilizzare: "oggi l'immigrazione è un fenomeno di massa, collegato con la società liquida attuale ed è anzi uno dei motori della globalizzazione turbo-capitalistica più odiosa e consumistica" (EMR): è esattamente così. Certe verità di fede sono assolute tipo: il matrimonio valido rato e consumato è indissolubile. Altre non lo sono, tipo: amate i vs nemici o aiutate i poveri. Infatti non sempre è giusto andare dal mio nemico e ricoprirlo di amore, e non sempre debbo dare l'elemosina al barbone che la chiede. Non c'è nulla di cui scandalizzarsi. Leggi meglio il Vangelo e i commenti che ne hanno fatto le autorità della Chiesa e vedrai...

    EMR

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    1. Manlio Pittori8 gennaio 2014 11:32

      Perchè una frase chiara come "l'uomo non separi ciò che Dio ha unito" diventa una verità di fede assoluta mentre una frase altrettanto chiara come "Ama il prossimo tuo come te stesso" (che, assieme all'amore per Dio, è definito da Gesù "il comandamento più grande") non è una verità di fede assoluta?

      E chi sia il prossimo lo dice Gesù stesso, nella parabola del buon Samaritano: è addirittura un eretico (o un pagano) come un Samaritano, a comportarsi secondo il comandamento dell'amore.

      Quindi: perchè il divieto del divorzio diventa, e senza discussioni, una verità di fede assoluta, mentre il comandamento dell'amore diventa oggetto di capziosissime distinzioni, tipo l'etnocompatibilità proposta dal cardinale Biffi?

      Ma lasciamo pure perdere i musulmani: tu ami davvero, e come te stesso, la folla immensa dei poveri, dei disoccupati e dei carcerati? E come è possibile che nessuno dei politici che si dicono cattolici abbia mai aiutato queste masse di poveri (le famiglia numerose, i sottoccupati, i malati...), mantenendo al contempo i privilegi immondi delle centinaia di migliaia di pensionati da 6.000 euro al mese netti?

      Perchè "L'uomo non separi ciò che Dio ha unito" è considerato addirittura la fonte di un valore non negoziabile?

      Perchè invece "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (cioè uno dei due comandamenti più grandi) è negoziabilissimo (o praticamente ignorato)?

      Grazie, attendo con una certa ansia la risposta.

      Manlio Pittori

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    2. Manlio Pittori9 gennaio 2014 12:22

      Oppure, mettiamola così.

      Il cattolico A divorzia e si risposa: la Chiesa lo avverte che sta commettendo peccato e, come promemoria, gli nega l'Eucaristia.

      Il cattolico B si compra la Evoque da 81.000 euro, il maxischermo da 5.000 euro, va fa fare la settimana bianca nel 4 stelle a Cortina e non gliene importa una sega dei vicini di casa(italianissimi, neh!) con il padre disoccupato e la caldaia che fa le bizze: c'è qualcuno che gli dice qualcosa? C'è qualcuno che lo mette in guardia sui pericoli dell'adorazione di Mammona, magari negandogli l'Eucaristia per 15 giorni?

      Eppure la loro violazione dei comandamenti evangelici è ugualmente grave e ugualmente evidente.

      Perchè le conseguenze sono, invece, diverse?

      Grazie a Silente e a EMR, la cui risposta attendo come la vedetta l'aurora.

      Manlio Pittori

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    3. Manlio, spero che tu non stia aspettando col fiato sospeso che mi sa che ti perdiamo...
      Per il resto posso abbozzare una rispostina io; sti' clericofascisti (EMR ma sopratutto Silente) stanno al cattolicesimo come i Testimoni di Geova stanno al cristianesimo. Il cattolico e' messo in guardia dall'idolatria a Mammona , che contraddice tutta una serie di comandamenti (dal primo al 5 al 9 passando anche per il 7) e checche' ne dicano i nostri Kattolicissimi difensori di una (non meglio precisata) Tradizione (sicuro non quella cattolica) le 'Opere di misericordia corporale' hanno (dovrebbero) avere un ruolo abbastanza importante nella lunga&tremenda lotta che si dovrebbe fare per non dico andare in Paradiso ma almeno risparmiarsi qualche eone di Purgatorio. Papa Francesco ce lo ha ricordato anche qua:
      http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/santa-marta-31130/

      Per il resto Mancini; lo so, e' sempre brutto capire a un certo punto della propria milizia cristiana che o si sta da una parte o dall'altra, ma la scelta si impone; o stai con Cristo o stai da qualche altra parte, , e per quanto la cosa ti possa turbare i fasci , del secondo o del terzo millennio che siano, col cristianesimo non c'entrano una beneamata ceppa (qui due documenti d'antan, squisitamente preconciliari come piace a te
      http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310629_non-abbiamo-bisogno_it.html

      http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge_it.html
      Io ho avuto lo stesso problema dall'altra parte nel cercare una sintesi tra il Vangelo e Pannella e non ti dico i malditesta (eh ma in fondo posso essere cattolico anche se pero' l'Eutanasia...e si posso essere cattolico ma il 'matrimonio gay' che male fara' mai?) e non se ne esce se non sfanculando allegramente i vecchi sodali (o semplicemente rendendosi conto che volenti o nolenti si gioca in squadre diverse, altro che 'comune battaglia per salvare l'Italia da se stessa e simili.).

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    4. Manlio Pittori10 gennaio 2014 18:13

      Caro Claudio,

      ti ringrazio per la premura, ma tranquillìzzati: respiro bene e forte.

      Vivo questi blog in maniera schizofrenica: da una parte mi sembra impossibile che chi li frequenta dimostri, come fa ad esempio Silente, un sovrano disprezzo verso chi, come me, cerca di dialogare (e quindi mi attendo sempre una risposta coerente); dall'altra so benissimo che non c'è alcuna possibilità di dialogo con quelli che tu chiami clericofascisti.

      Molto più semplicemente, chi ritiene di possedere la verità divina è del tutto incompatibile con la democrazia: con gente come EMR e Silente è perfettamente inutile dialogare.

      Cosa ci facciano su un blog, Dio solo lo sa - anzi, credo sia una faccenda al di là della sua onnipotenza.

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  8. Per quel che riguarda me, ritengo le opere di misericordia corporale e le opere di misericordia spirituale importantissime e sempre attuali. Ma ritengo più importanti quelle di misericordia spirituale che quelle di misericordia corporale. Non c'è nessun contrasto tra la verità e la carità, come non c'è nessun contrasto tra la difesa intransigente della famiglia e il dare l'elemosina al disgraziato, nè c'è contrasto tra l'esistenza di Dio e di satana, dell'inferno e del paradiso, della Chiesa e dello Stato, etc. Amo sia la giuistizia che la misericordia, sia il rigore morale che la dolcezza dei modi, sia le crociate che il monachesimo. Lo Stato massonico oggi imperante è due volte ingiusto e ipocrita: moltiplica i diseredati e distrugge la famiglia naturale, l'unica che possa dirsi famiglia secondo la Bibbia. Amo Dio, la patria e la famiglia. Odio satana, il peccato, l'eresia, lo scandalo, il consumismo, l'omosessualità, lo stato laico-massonico. Non credo di essere incoerente com il Vangelo. Santa Caterina diceva che la santità sta nell'amare ciò che Dio ama e nell'odiare ciò che Dio odia. I miei detrattori forse amano quel che Dio odia (come l'immoralità contemporanea o il divorzio o l'aborto o il pluralismo religioso) o odiano quel che Dio ama (come la Chiesa, il vangelo, i sacramenti, la famiglia eterosessuale indissolubile). Il problema dunque è loro e non mio. Non ho altra 'ideologia' che il Vangelo di Nostro Signore e in esso spero di vivere e morire.

    EMR

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    1. un Dio che odia.... quali implicazioni teologiche comporta?

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    2. Manlio Pittori10 gennaio 2014 17:59

      EMR,

      non hai risposto alle mie domande. Non che sia obbligatorio, ci mancherebbe: ma se partecipi a una discussione e il tuo interlocutore ti chiede di spiegare una tua affermazione apodittica (ad esempio: il comandamento di Gesù sul divorzio è una verità di fede assoluta; il comandamento di Gesù sull'amore verso il prossimo non lo è), logica e buon senso imporrebbero che tu rispondessi alla domanda.

      Ma la logica e il buon senso sono merce rarissima, oramai.

      Dio odia il pluralismo religioso, scrivi: posizione interessante e, come rileva l'anonimo qui sopra, ricco di implicazioni teologiche.

      Il pluralismo religioso o deriva da condizioni oggettive (il sikh che non ha mai sentito parlare di Gesù non è colpevole di credere in un Dio diverso da quello cristiano) o dalla libera volontà dell'uomo (il cattolico che diventa buddista esercita la libertà che Dio stesso gli ha conferito): se Dio odiasse il pluralismo religioso odierebbe la sua stessa creazione e il suo stesso piano divino.

      Detto diversamente: Dio non può creare l'uomo libero e, contemporaneamente, odiare una delle conseguenze di questa libertà, cioè la scelta libera e consapevole (per quanto possano essere libere e consapevoli le scelte umane) dell'uomo.

      Io non so se tu sia o meno incoerente con il Vangelo: da quello che ho capito, il Vangelo è una specie di supermarket dove ognuno prende quello che gli piace e lascia quello che non gli interessa.

      Tu hai scelto il reparto bellico: odio e crociate, temperati - non si sa come - da dolcezza e misericordia. La dottrina del malicidio, a quanto vedo, non conosce flessioni.

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    3. @EMR
      è dura argomentare?
      ma non preccuparti, sono gli utenti del blog ad essere cattivi che pretendono di capire perché la pensi in un modo e non si limitano a dire "onore al camerata EMR"

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    4. Ciao Manlio e scusa per la mia tardiva risposta.
      quella di EMR non lo so, ma sul pluralismo la 'risposta cattolica' e' questa:
      http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html
      se vuoi dargli un'occhiata, potrai sbizzarirti a a giocare a 'Trova le differenze' con lapidario 'Dio odia il pluralismo' di EMR.
      Per il resto scusa,
      'chi ritiene di possedere la verità divina è del tutto incompatibile con la democrazia'

      io sono cattolico praticante, e credo che il cattolicesimo sia la Verita' con la maiuscola; anzi, il luogo dove tutte le verita' si incontrano, per dirla con Chesterton. So pero' che il mondo e' un gran casino, che tanti per tutta una serie di motivi molti non possono-non riescono-non vogliono accettarla, e che imporla manu militari farebbe piu' danni che altro (e le conversioni forzate, che pure ci sono state, non appartengono alla dottrina cattolica, sono piu' roba da islamici);hence, mi ritengo piu' che compatibile con la democrazia, e ritengo la democrazia uno dei sistemi piu' validi con tutti i suoi difettazzi per vivere e portare avanti i miei valori. dici che sono democompatibile?
      Ciao

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  9. Manlio Pittori14 gennaio 2014 11:26

    [PARTE PRIMA] Ciao Claudio,

    grazie per la risposta: ne sono felice perché di solito "i cattolici" tendono a non rispondere o a buttarti fuori dai loro blog, con la solita, puzzolentissima scusa del trollismo (l'unico che mi tollera è C&dM).

    La tua è una risposta, e pure una risposta chiara, e persino cortese: il ritardo è amplissimamente giustificato.

    Se ti ritengo democompatibile? Assolutamente no: ritengo che la fede sia compatibile con la democrazia solo a condizione che non sia una fede eterodiretta da un potere dogmatico. E ciò esclude che i cattolici possano praticare la democrazia.

    Scusa se uso i cattolici come esempio, ma è l'unica religione dogmatica che conosco bene, e quindi "impiego" quella, nella discussione: ma suppongo che l'Islam sia peggio.

    La vicenda De Gasperi-Pio XII alle elezioni comunali di Roma del 1952 è emblematica: di fronte al potere dogmatico, la coscienza del fedele è costretta a cedere.

    Il che equivale alla negazione della democrazia: il politico cattolico non può decidere, come gli altri politici non cattolici, secondo coscienza, ma è subordinato (anche) a un potere assolutamente estraneo alla politica, come la Chiesa.

    E se decidesse di seguire la sua coscienza, potrebbe essere colpito da sanzioni anch'esse assolutamente estranee al normale gioco politico.

    Se un politico non appartenente a una "fede eterodiretta" vota in difformità rispetto alla linea del suo partito, potrà subire una sanzione politica, come l'espulsione dal suo partito; se un cattolico vota in difformità rispetto alle direttive della gerarchia ecclesiastica, può subire sanzioni extrapolitiche, penso molto più temute e sofferte, come quelle subite da De Gasperi.

    Non a caso, De Gasperi disse che avrebbe obbedito al diktat vaticano ma si sarebbe dimesso dalla politica immediatamente dopo. [SEGUE]

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  10. Manlio Pittori14 gennaio 2014 11:28

    [Ciao Claudio PARTE SECONDA] Altro esempio. Un cattolico del PD segue la sua coscienza e vota a favore dell'invasione dell'Irak (nonostante la linea del PD sia contro la guerra e nonostante la Chiesa abbia minacciato di negare l'Eucarestia ai politici che supportano azioni militari: un po' come i politici americani esclusi dall'Eucarestia perché a favore dell'aborto: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/200122), potrà subire conseguenze politiche (l'espulsione dal PD) e conseguenze extrapolitiche (la negazione della Comunione; o magari la scomunica).

    Le conseguenze politiche sono vicende proprie della vita politica e a essa connaturate; le conseguenze “religiose” di una scelta politica sono vicende estranee alla politica e, ovviamente, falsano il gioco. Voglio dire: l'espulsione dal PD non impedisce a quel politico di fare politica altrove o di darsi da fare per cambiare la linea politica del PD.

    La negazione dell'Eucarestia opera su un piano affatto extrapolitico e va a toccare valori e sensibilità sicuramente molto più forti e molto più decisivi: è quindi possibile che il politico cattolico, a rischio di esclusione dalla comunità dei fedeli, faccia prevalere il bisogno di appartenenza alla Chiesa rispetta alla sua coscienza. E quindi voti contro la guerra, anche se egli ritiene che la guerra sia l'unica soluzione possibile.

    Se potesse, la Chiesa vieterebbe la vendita degli anticoncezionali: ma perché l’uso degli anticoncezionali è peccato, non perché vi siano controindicazioni mediche (non credo che il profilattico maschile faccia male alla salute). Ammettiamo che un politico cattolico di Forza Italia voti a favore dell’installazione di distributori automatici di preservativi nelle scuole, nonostante la diversa posizione del suo partito e nonostante la sua Chiesa abbia minacciato sanzioni contro i fedeli “pro choice”. Bene: quel politico dovrà scegliere se seguire la sua coscienza (lasciare che i non cattolici possano fare l’amore col preservativo) o se ubbidire alla Chiesa, perché la sanzione che subirebbe è per lui troppo grave.

    Se fosse espulso da Forza Italia, potrebbe fare politica con Alfano; ma se gli negano la Comunione, non è che può andare a fare la Comunione dai testimoni di Genova o dagli anabattisti.

    Ovviamente, se il politico cattolico è sempre e comunque d’accordo col magistero ecclesiastico per cui egli, in coscienza, voterà sempre conformemente alle direttive della Chiesa, nulla quaestio: ma quello non mi pare un politico, ma un automa.

    Quindi, per quel che può valere la mia opinione, caro Claudio, sei del tutto demoincompatibile.

    Ciao, grazie, mi piacerebbe molto se mi dicessi cosa pensi di quanto ho scritto.

    Manlio

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    1. ciao caro Manlio, proprio il caso De Gasperi che citi dimostra come si possa essere cattolici con la C maiuscola senza essere al tempo stesso tempo dei meri esecutori dei diktat vaticani o degli 'ordini del Papa' ( cattolici veri e ortodossi, non cattoprogressisti adulti o clericofascisti etc; cattolici e basta, fedeli al Magistero della Chiesa). Come saprai il Papa e' infallibile solo in materia di Fede e Morale e a certe condizioni, non e' il padrone assoluto della coscienza dei cattolici ne e' richiesto al cattolico l'obbedienza cieca sempre e comunque su qualsiasi tema, sopratutto su materie di ordine 'prudenziale' quali una decisione politica contingente,( i.e se allearsi o meno col Msi per De Gasperi, se mettere distributori di profilattici nelle scuole come nel tuo esempio); la Chiesa non e' la X MAS.
      De Gasperi subi'...semplicemente uno sgarbo e una umiliazione (il rifiuto dell'udienza) dottrina alla mano non poteva subire nient'altro dato che non aveva commesso niente che prevedesse la scomunica (una cesura ecclesiastica che si prevede solo per certi casi e non a totale discrezione del Pontefice-Vescovo di turno, vedi qui http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1940 ). E su questioni di ordine prudenziale, ci possono essere e ci sono tutta una serie di considerazioni e visioni opposte (per esempio; legittimo per EMR esprimere critiche e perplessita' sulla politica 'accoglientista' del Papa; decisamente meno legittimo mettersi a fare distinzioni indebite tra 'supercomandamenti' tipo la proibizione del divorzio e sottocomandamenti opzionali tipo l'amore verso il prossimo).

      Ovvio che il cattolico il parere del Papa lo sente e lo considera assolutamente importante ( fa parte dell'avere una 'coscienza informata) ma in questi temi quello che conta e' la liberta' di coscienza (quella cattolicamente intesa di cui qui
      http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a6_it.htm
      non la caricatura di Scalfari)

      Per quanto riguarda gli ammmericani, i sacerdoti hanno facolta' di rifiutare l'Eucarestia qualora questo possa costituire scandalo per i fedeli e l'aborto e' un, se non IL, caso limite (e' un peccato da scomunica latae sententiae, quindi non equivale esattamente all'annosa questione del preservativo).
      ma la situazione e' piu' complessa; ricorderai che il cattolico Andreotti firmo' la legge sull'aborto ma per questo e' stato scomunicato.
      Ciao

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    2. NON per questo e' stato scomunicato I mean

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    3. Manlio Pittori15 gennaio 2014 12:12

      Caro Claudio [PARTE PRIMA],

      la questione dell’Eucarestia ai politici “abortisti” non riguarda, ovviamente, solo gli americani: le regole della Chiesa cattolica non mi pare si applichino a seconda della nazionalità dei fedeli.

      Riporto le parole della nota “Essere degni di ricevere la santa comunione. Principi generali”, redatta da Joseph Ratzinger nel giugno 2004 (cioè dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, non dal parroco di Crevalcore):

      “Riguardo al peccato grave dell'aborto o dell'eutanasia, quando la formale cooperazione di una persona diventa manifesta (da intendersi, nel caso di un politico cattolico, il suo far sistematica campagna e il votare per leggi permissive sull'aborto e l'eutanasia), il suo pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull'insegnamento della Chiesa, informarlo che non si deve presentare per la santa comunione fino a che non avrà posto termine all'oggettiva situazione di peccato, e avvertirlo che altrimenti gli sarà negata l'eucaristia.

      Qualora queste misure preventive non avessero avuto il loro effetto o non fossero state possibili, e la persona in questione, con persistenza ostinata, si presentasse comunque a ricevere la santa eucaristia, il ministro della santa comunione deve rifiutare di distribuirla“.

      La sanzione extrapolitica dell’esclusione dall’Eucarestia, quindi, riguarda tutti i politici cattolici che siano favorevoli non solo all’aborto, ma anche all’eutanasia: perciò il politico cattolico che, in coscienza, non ritenga giusto impedire l’eutanasia a chi non condivide i (discutibilissimi) principi cattolici in materia di fine vita, dovrà:

      - o imbavagliare la sua coscienza, se vuole evitare la sanzione extrapolitica;
      - o seguire quanto la sua coscienza gli impone, ma senza più poter fare la Comunione.

      Quale sia l’ampiezza della libera scelta del politico cattolico mi pare evidente; anzi, mi pare evidente che la libera scelta secondo coscienza è esclusa in radice. [FINE PARTE PRIMA. SEGUE PARTE SECONDA]

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    4. Manlio Pittori15 gennaio 2014 12:14

      Caro Claudio [PARTE SECONDA],

      tu poi scrivi che “il Papa è infallibile solo in materia di Fede e Morale”: ma cos’è la morale? E’ solo aborto ed eutanasia? No: ci sono anche il divorzio, la contraccezione, l’uso della forza nelle relazioni internazionali, lo sfruttamento sessuale, la distribuzione della ricchezza…

      Tu pensi che sia una scelta moralmente neutra quella di comperare 150 bombardieri atomici, invece di usare quei soldi per sostenere le famiglie in difficoltà o per salvare dalla morte per malattia i bambini della Sierra Leone? Tu ritieni che sia solo politica la scelta di uccidere chi è stato giudicato colpevole di un grave reato? Tra l’altro, nel comandare “non uccidere”, non mi pare che Gesù abbia specificato che i cattivi si possono uccidere senza tanti problemi.

      Io sono sempre più convinto che per i cattolici la morale coincide con la zona genitale della persona: quindi una morale piuttosto misera. La riprova è agevole: la scelta di mettere distributori di profilattici nelle scuole non è solo politica, come sostieni tu, ma etica: e infatti il Vicariato di Roma ha espresso parere negativo in questa materia (http://www.ilgiornale.it/news/polemica-no-chiesa-ai-preservativi-nelle-scuole.html).

      Domanda: il politico cattolico è libero di votare a favore dei preservativi nelle scuole, quando la sua Chiesa gli dice che si tratta di un’iniziativa deplorevole e immorale? Non subirà l’esclusione dall’Eucarestia (almeno non ora): ma mentre il politico ateo deciderà secondo coscienza, il politico cattolico dovrà pensare se preferisce scontentare il Vicario di Roma o votare contro quanto la sua coscienza gli impone di fare.

      E quando dovrà votare per il divorzio breve (o per attribuire alcuni diritti alle coppie omosessuali), che farà il politico cattolico? Sarà pienamente libero di votare secondo coscienza (ad esempio, non volendo imporre per legge le sue convinzioni etiche a chi cattolico non è) o avrà sempre dietro la spalla la voce del Magistero che gli suggerisce come premere il pulsante?

      Ti ringrazio per l’attenzione. Ciao.

      Manlio

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    5. Ciao Manlio
      "Domanda: il politico cattolico è libero di votare a favore dei preservativi nelle scuole, quando la sua Chiesa gli dice che si tratta di un’iniziativa deplorevole e immorale? "
      Risposta si, e' libero di votare a favore, cosi' come e' stato libero di , per esempio, non votare per Monti alle scorse elezioni nonostante l'endorsement anche piuttosto grossolano della CEI. Vicariato e Cei non sono istituti di diritto divino, e il cattolico ha il dovere di seguire il Magistero (quindi di non usare il preservativo e-o di confessarsi quando lo fa; che poi e' un falso problema in quanto l'unico sesso accettato dalla Chiesa e' quello tra due eterosessuali uniti in matrimonio e il resto e' tutto peccato) , non di obbedire ciecamente ai pronunciamenti delle Gerarchie Vaticane o del Papa su questioni che sono squisitamente politiche(diritti fondamentali alle coppie di conviventi, diffusione degli anti-concezionali di fronte a malattie mortali e a un popolo che a torto o a ragione ignora sistematicamente il pensiero della Chiesa in materia de sexto) e-o di di trasformare in legge ogni articolo del Catechismo.
      Ti ripeto, dispiacere alle Gerarchie non e' ipso facto un peccato mortale.
      Per il resto; l'aborto e' un caso limite', un peccato particolarmente grave, non riguarda solo le scelte del singolo ma la 'vita innocente' etc. Le indicazioni dell'allora Card. Ratzinger sono di carattere pastorale (della serie come comportarsi, nello specifico, con politici che promuovono attivamente leggi palesemente anticristiane), ma una cosa e' certa' ;se un politico si dice a favore e promuove, poniamo, atti e idee che non solo sono palesemente anticristiane ma hanno un effetto non solo sul singolo ma anche sul bene comune quali aborto ed eutanasia(leggi suicidio assistito) come nell'esempio di Ratzinger, ridefinizione del matrimonio(cosa ben diversa dal concedere alcuni diritti alle coppie omosessuali e-o ai conviventi) ed eliminazione di qualsiasi sostegno alla famiglia e ai poveri e magari qualche 'guerra preventiva' (leggi, di aggressione)varia ed eventuale, e dopo reiterati richiami dell'Autorita' ecclesiastica (avrai notato che anche nell'esempio di Ratzinger negare l'eucaristia e' vista come extrema ratio) e' ancor piu' convinto del suo punto di vista....well, ma mi vuoi dire che razza di 'cattolico' e' questo qua? Semplicemente non e' piu' tale, e la questione non e' dar fastidio alle Gerarchie; se sei cattolico, ti ritrovi e promuovi certi valori; se quei valori li ignori o peggio ancora li combatti o li consideri opzionali allora non sei piu' cattolico, semplicemente; e la Chiesa, rifiutandoti l'Eucaristia, te lo sta semplicemente ricordando.

      Per quanto riguarda la questione guerra , Non Uccidere e uccisione dei cattivi', io ti inviterei a leggere qui
      http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm


      sull'ossessione sul sesto, con me sfondi una porta aperta; i comandamenti sono 10 e sono tutti importanti. Ma ti inviterei a non confondere la morale cattolica con la moralicchia dei kattolicisti; la dottrina in cui credo e di cui rispondo e' quella che trovi nel Catechismo e nel Vangelo, ; delle libere improvvisazioni di chi pensa che l'unico scopo del cristiano sia dare addosso ai gay e 'difendere le nostre radici e la cultura europeocaucasica' non so che dirti, ne che farmene.
      ciao

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    6. Manlio Pittori16 gennaio 2014 14:06

      Ciao Claudio [PARTE PRIMA].

      "ti inviterei a non confondere la morale cattolica con la moralicchia dei kattolicisti."

      Questa è una questione che dovresti sottoporre ai tenutari del blog: a me pare, infatti, che gli autori degli articoli postati rientrino nella categoria che tu chiami "kattolicisti".

      Prendi Isacco Tacconi, che esalta l'azione di Putin volta al "rafforzamento dei valori comuni quali il nazionalismo e il patriottismo": che una persona possa dirsi seguace di Gesù e, allo stesso tempo, proporre come obiettivo Patria e Nazione (che sono in contraddizione logica, spirituale e semantica con il cattolicesimo), è una cosa che qualcuno mi dovrebbe spiegare.

      O prendi Federico Catoni, secondo il quale "l’episcopato portoghese, rispondendo all’invito della Vergine, consacrò la Nazione al suo Cuore Immacolato. E il Portogallo non solo fu preservato dalle guerre, ma nel 1932 vide diventare capo del governo Antonio de Oliveira Salazar, fervente cattolico. Con Salazar si ebbe un ritorno all’ordine sociale cattolico, lo Stato tornò ad avere ottimi rapporti con la Chiesa, aumentò il numero di matrimoni religiosi e crebbero le vocazioni."

      Poi, certo, reintrodusse la schiavitù in Angola, ma erano solo negri, e chi se ne frega se la mortalità infantile era al 60%: la libertà dalla schiavitù non è mica un valore negoziabile.

      Insomma, qui c'è qualcun altro, che deve rispondere. [FINE PARTE PRIMA. SEGUE PARTE SECONDA]
      .

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    7. Manlio Pittori16 gennaio 2014 14:47

      Ciao Claudio [PARTE SECONDA].

      In quanto al resto, sono d’accordo con te su diverse cose. Chi è favorevole al divorzio, all’eutanasia e all’aborto non può definirsi cattolico. Certo, a me piacerebbe che il cattolico fosse anche contrario al consumismo, allo sfruttamento sessuale, al malgoverno e alla guerra anche solo con un decimo della passione e del tempo che dedica alla difesa dei valori non negoziabili: perché è innegabile che un mondo di consumi compulsivi, di turismo sessuale, di furto delle risorse pubbliche e di bombardamenti è un mondo decisamente poco evangelico.

      Ma ammettiamo che un politico cattolico sia favorevole all’educazione sessuale a scuola, con spiegazione dell’uso del preservativo. Lui non lo usa, ma ritiene che non sia suo dovere impedire ai non cattolici una sessualità diversa dalla sua (castità, continenza periodica…). Oppure sia favorevole alla liberalizzazione dell’hashish, non perché gli piacciono gli spinelli, ma perché – nella logica eminentemente politica del male minore e della riduzione del rischio – ritiene il proibizionismo una soluzione peggiore.

      Ovvio che nessuno, per il momento, lo scomunica o gli nega la Comunione: ma è anche fuori discussione che le sue idee sulla droga e sui crocifissi non sono condivise dal magistero della Chiesa (cfr. CCC n. 2291 per quanto riguarda la droga e, relativamente agli anticoncezionali, il n. 2370 e specialmente il n. 2372, straordinario nelle sue conseguenze operative). Quindi, che fa? Si sottomette, come ogni buon cattolico, al Magistero, o si discosta apertamente da esso, determinando con il suo voto l’approvazione di leggi contrarie alla morale, almeno come intesa dalla Chiesa cattolica? Quel politico è ancora un buon cattolico? O sarà un c.d. cattolico adulto, di solito disprezzatissimo da quelli che tu chiami “kattolicisti”?

      Perché è vero che Degasperi subì “solo” una cocente umiliazione, dopo il suo rifiuto di allearsi con i fascisti a Roma: ma non dimenticare che egli disse, in quell’occasione: “Se mi verrà imposto, dovrò chinare la testa, ma rinunzierò alla vita politica”.

      Un politico cattolico come Degasperi (Degasperi, dico: non Lupi) avrebbe obbedito, ma avrebbe poi smesso di fare politica: non ti pare una vicenda illuminante?

      Ciao, grazie per questa discussione, che spero possa proseguire.

      Manlio

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    8. Cerco dunque di rispondere alle vostre numerose sollecitazioni. Purtroppo mi sono accorto di essere ancora più prolisso di voi.

      A) Questione “gerarchia dei comandamenti”. Si tratta di un argomento molto complesso. Cristo, nel Vangelo, non considera la ricchezza un peccato: prova ne siano i suoi rapporti di amicizia con diversi ricchi del suo tempo, come Giuseppe D’Arimatea. Non è la ricchezza, né - di conseguenza – il fatto di condurre una vita agiata ad essere peccato. Il peccato è diventare schiavi di quella ricchezza e rimanere insensibili di fronte alle necessità e alle sofferenze dei fratelli. Certo, se fossimo perfetti ognuno di noi venderebbe i suoi beni per dare il ricavato ai poveri, ma un mondo in cui tutti praticassimo un tale radicalismo evangelico diventerebbe un mondo in qualche misura antiumano, e Cristo non può essere nemico dell’uomo, perché la grazia non distrugge la natura, ma la presuppone e la perfeziona, così come l’amore non sostituisce la legge, ma la porta al suo pieno compimento. Teniamo a mente, in questo senso, i rimproveri di San Paolo nei confronti dei millenaristi del suo tempo, completamente in fuga dalle responsabilità nell’attesa del ritorno di Cristo. Sta anche in questo la grandezza del Cattolicesimo: l’aver compreso che la radicalità del Vangelo ha bisogno di essere incanalata all’interno della forma, e della forma giuridica in particolare, per poter portare veramente frutto. Se ci abbandonassimo all’anomia in nome dell’amore, finiremmo per avere un mondo crudele e inumano, preda dell’arbitrio e del male. E’, in fondo, la grande sintesi tra Gerusalemme e Roma, è l’evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ciascuno di noi ha il dovere di compiere opere di misericordia corporale e spirituale (queste ultime sono ancora più importanti), ma ha anche il diritto di avere la sua visione del bene comune da realizzare nella comunità politica. Alla luce di questo, è possibile e in molti casi doveroso limitare i fenomeni migratori, quando essi siano suscettibili di travolgere la comunità politica stessa, così come di operare un bilanciamento tra le esigenze della libertà e quelle della giustizia sociale. Su questi piani si esercitano, avendo sempre sullo sfondo i principi della dottrina sociale, la libertà e la responsabilità del cristiano impegnato in politica. Esistono però dei principi “non negoziabili”, laddove è in gioco la verità sull’uomo, sulla famiglia e sulla stessa società: qui parliamo del rispetto della vita innocente, della famiglia, della libertà di educazione. Fare a meno di questi principi significherebbe danneggiare irrimediabilmente il bene comune, legittimare il male, trasformare la società stessa in una struttura di peccato e condannarla a una progressiva decadenza. Uno Stato che imponesse di compiere opere di carità, sarebbe una teocrazia totalitaria; uno Stato che difende i principi sulla base dei quali si fonda il bene comune compie semplicemente il suo dovere. Così come la Chiesa esclude dall’Eucarestia i pubblici peccatori: i ricchi, come visto, non sono peccatori in quanto tali. Mi rendo conto di essere stato confuso e – forse – di non aver esposto chiaramente il nocciolo della questione, ma a quest’ora è molto difficile riordinare le idee.

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    9. B) Rapporto Cattolicesimo-Fascismo. La visione di Claudio è abbastanza unilaterale. Se si intende per fascismo un regime totalitario che rivendichi il monopolio dell’educazione e si fondi sul culto esasperato della Nazione, allora sì, tra Chiesa e fascismo non può esservi collaborazione. Se si intende un regime autoritario o di stampo nazionalpopolare, allora non esiste nessuna incompatibilità: la storia del Ventennio, del resto, lo dimostra. Basti come esempio il giovane Fanfani, che si riteneva tra i “cattolici che, avendo reputata non contraria alla fede e alla morale da essi accettata la dottrina del fascismo, si applicano, secondo le loro forze intellettuali, ad elaborarla e ad interpretarla, partecipando al lavoro comune della nostra generazione”. Del resto, mi pare che nessuno qui abbia rivendicato la dottrina del fascismo nella sua integralità.

      C) Molto più problematico mi pare, in questo senso, il rapporto con la democrazia. Qui devo dirmi paradossalmente d’accordo con Manlio Pittori, anche se per ragioni differenti. Il cattolicesimo è continuamente in tensione con la liberaldemocrazia non perché i politici cattolici siano eterodiretti dal Vaticano, ma perché il cattolico, credendo nell’esistenza di una Verità assoluta e professando la Regalità sociale di Cristo, non può, dal punto di vista teorico e logico, ritenere che verità ed errore possano godere degli stessi diritti, che essi possano avere uguale dignità all’interno del discorso pubblico. La democrazia liberale può essere accettata come soluzione contingente, specie nelle situazioni in cui i cattolici sono in minoranza, ma non può costituire il regime ideale. In questo senso, a mio avviso, il Concilio Vaticano II non ha risolto affatto la questione. Quanto alla questione della fedeltà alle indicazioni della gerarchia, distinguerei, sempre tenendo conto dei principi non negoziabili. Io posso ritenere più o meno utile un’alleanza politica, più o meno opportuno acquistare bombardieri per la difesa nazionale, ma non posso accettare che lo Stato riconosca il male e l’errore, trasformando la società in una struttura di peccato. Non riesco a capire come Claudio possa ritenere le unioni civili qualcosa di diverso dai matrimoni gay: un cattolico ha il dovere di opporsi a entrambi.

      D) Dio può odiare? Senz’altro. Dio odia il Male e le sue espressioni, con la stessa intensità con cui ama il Bene. La facoltà (non il diritto) di scegliere tra il bene e il male non muta tutto questo. I semi di verità presenti nelle altre fedi non tolgono che sia preciso obbligo di ogni cristiano annunciare il Vangelo a tutte le creature umane, perché solo in Cristo e nella Chiesa vi è la pienezza dei mezzi di salvezza. Immagino che EMR parlasse di pluralismo religioso non tanto come situazione di fatto, ma come principio (in breve, come rifiuto del confessionalismo).

      E) Il cattolicesimo non esclude l’amore verso la Patria, anzi. Su questo, ad esempio, Papa Giovanni Paolo II ha scritto pagine molto belle. Cosa diversa sono le forme patologiche di nazionalismo aggressivo, o il culto idolatrico della Nazione.

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    10. Manlio Pittori17 gennaio 2014 13:07

      Marco Mancini 16 gennaio 2014 20:53:

      "La democrazia liberale può essere accettata come soluzione contingente, specie nelle situazioni in cui i cattolici sono in minoranza, ma non può costituire il regime ideale."

      Questo si era capito benissimo: purtroppo Marco Mancini non indica quale sia, il regime ideale per i cattolici, specialmente nell'ipotesi in cui costoro, non più minoranza costretta a sottomettersi obtorto collo al principio "una testa un voto", fossero in maggioranza.

      Mancini, mi pare, vedrebbe con favore un "regime autoritario", espressione vaga e polisemica quant'altre mai.

      Mancini deve ora chiarire questo punto essenziale: acclarato che democrazia e cattolicesimo sono incompatibili, dato che una democrazia può fare strame dei valori non negoziabili, in quale regime il cattolico può sentirsi a casa sua?

      Quale regime politico può far sì che la società non si trasformi in una struttura di peccato?

      La necessità di ottenere una risposta chiara e inequivocabile è, assolutamente, non negoziabile; e la domanda e la risposta sono, come si dice, ineludibili.

      Grazie.

      Manlio Pittori

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  11. Cerchiamo di essere tutti più succinti nei commenti, che altrimenti diventano di difficile lettura per tutti. Comunque, trovo il dibattito molto interessante (insolenza nei confronti di chi cortesemente vi ospita a parte) e mi riservo di intervenire per dire la mia, quando avrò un po' di tempo per raccogliere le idee e mettermi a scrivere.

    MM

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  12. Marco come fa notare Manlio la tua accezione di 'governo autoritario puo' significare tutto e il contrario di tutto; Peron? un despotismo piu' o meno illuminato?Francisco Franco e Salazar? De Gaulle?
    io per fascismo intendo una roba tipo questa qua, mirabilmente descritta ne ' La dottrina del fascismo' e decisamente incompatibile col cattolicesimo:

    Nell'ideologia Fascista lo Stato è onnipresente; al di fuori di esso nessun valore umano o spirituale può esistere. Il Fascismo è totalitario, e lo Stato Fascista è una sintesi che include tutti i valori del popolo, e sviluppa e potenzia l'intera vita dello stesso. (p. 14).
    Che e’ un po l’idea portata avanti dai camerati di Casa Pound, legato sopratutto al ‘fascismo degli esordi. Per il fascismo lo stato e’ fine, per il cattolico lo stato e’ al massimo un mezzo; e ‘al di fuori dello Stato’ per il cattolico esistono eccome dei valori umani e spirituali. Indipendentementemente dale contingenze storiche che hanno visto fascismo e Chiesa alleati ma non troppo, di tutto si tratto’ tranne che di un matrimonio perfetto o privo di scazzi (molto utili I commenti di Dario Mazzola qui http://www.campariedemaistre.com/2013/01/un-campari-con-roberto-fiore.html#comment-form ; e io aggiungerei anche due figure non esattamente marginali del pensiero cattolico quali don Sturzo e Montini/Paolo VI, che mi sembrano un cicinino piu’ autorevoli per un cattolico degli errori di gioventu’ di Fanfani pre Lapira/ Dossetti); e che come tutti i matrimoni di interesse, e' finito malamente alla prima occasione utile ( e Dio benedica Pio Xii per aver accelerato il processo).
    Perche' il dissidio e' tutto qua; che Stato vogliamo? Uno stato totalitario che magari implementi i 'valori cristiani' ( o meglio, solo alcuni selezionati; dalli al pederasta, vieta il divorzio e gli anti-concezionali) e catechizzi il popolo usando all'uopo pugni calci rieducazioni e campi di concentramento, in barba a tutto il Magistero pre e post conciliare su temi quali la liberta' di coscienza, la dignita' della persona, l'inutilita' delle conversioni forzate?
    De gustibus, ma chi vuole sta' roba non e'cattolico, e' un clericofascista, che nel Vangelo, lo sappia o meno, vede solo un contenitore di precetti da imporre manu militari e che come tale a mio avviso fa lo stesso errore del cattocomunista che vede Gesu' come 'il primo ribbbelle della storia.
    (fine prima parte)

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  13. Per quanto riguarda il punto a) nessuno qui sta dicendo che 'il ricco in quanto ricco e' peccatore' ne invocando pauperismi di sorta; vorrei solo capire; da dove si evince che le 'opere di misericordia spirituale (che poi spesso sempre quelle sono; dalli al pederasta) siano superiori a quelle di misericordia corporale? Che io sappia, da nessuna parte; SONO ENTRAMBE FONDAMENTALI. e anch'io come Manlio vorrei che il cattolico 'fosse anche contrario al consumismo, allo sfruttamento sessuale, al malgoverno e alla guerra anche solo con un decimo della passione e del tempo che dedica alla difesa dei valori non negoziabili' (e siamo in tre, Manlio, dai un'occhiata alle omelie del santo Padre, che mi sembrano un pochino piu' autorevoli di tutto quello che io o i tenutari del blog possano dirti.O no?)
    Per quanto riguarda c) Il regime ideale? quello ci sara' solo quando tornera' Nostro Signore. Per il resto, ci possiamo arrangiare coi meno peggio, sopratutto tenendo conto che siamo esseri finiti e tutti sotto il peccato originale con tutto quello che ne consegue (ignoranza invincibile per alcuni, giudizio offuscato, buone intenzioni di cui, tu mi insegni, sono lastricate le vie dell'Inferno, etc); e che fino al glorioso ritorno di Nostro Signore col male dovremo sempre convivere e che alcuni 'mali' (la tendenza di alcuni uomini a stravolgersi , la 'fornicazione' e la 'sodomia' )sono per loro stessa natura ineliminabili, sopratutto via leggi repressive (che spesso peggiorano solo le cose; e renderebbero la libera adesione accetazione del Vangelo, prerequisito della vita cristiana, alquanto problematica).
    Io non voglio stati etici e ritengo che lo Stato etico leda la dignita' e la sacralita' della liberta' dell'uomo (quella cristiana, non quella 'liberale'), sia che sia uno stato etico 'catechista de sexto' sia che sia lo stato etico che vuole imporre ridefinizioni del matrimonio seguendo l'ideologia gender con tutto quello che ne consegue (uteri in affitto, adozioni, leggi 'antiomofobia' orwelliane etc etc).
    Nei due casi citati da Manlio, non mi sentirei in crisi a concedere alcuni diritti a cittadini omosessuali di uno stato non confessionale come quello italiano(esistono; sono cittadini, pagano le tasse e dargli un minimo di tutela mi sembra un atto di giustizia, fermo restando che matrimonio adozioni uteri in affitto etc sono improponibili, per motivi razionali , spiegabili e comprensibili per qualsiasi uomo di buona volonta', non solo sulla base delle epistole Paoline) e-o a pensare a nuove politiche sulle droghe, pace la Curia.
    sull'educazione sessuale a scuola? parliamone; tipo la legge estrela, in cui a un mio futuro figliletto devono insegnare le gioie della masturbazione e la scoperta del corpo a 4- 5 anni ? anche no, Manlio, e non (solo) perche' certe zozzerie fanno piangere Gesu' e le Gerarchie, ma perche' ritengo tali progetti una plateale stronzata modello Mondo nuovo di Huxley.

    Sui punti d) ed e), siamo d'accordo; ma l'amor di Patria di un Giovanni Paolo ii mi sembra alquanto diverso da quello di un Marinetti e/o di un D'annunzio , quindi rinnovo la domanda (retorica) da cui e' iniziato questo scambio; un fascista e un cattolico che cosa possono mai dirsi? che razza di 'battaglie comuni possono fare, stante la diversa concezione dell'uomo, la diversa antropologia filosofica etc che hai fatto notare anche tu in questo articolo? Risposta, poche anzi nessuna, e come cattolici dovremmo coinvolgere quante piu' persone possibili invece di flirtare con gente che illo tempore si potevano considerare utili idioti, mo' oltre all'idiozia hanno aggiunto pure l'inutilita' (anzi, pure controproducenti; il messaggio che filtra e che la difesa della famiglia, per esempio, e' robba da fasci, laddove e' roba di tutti).
    Ciao a entrambi

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  14. Manlio Pittori19 gennaio 2014 11:47

    Nell'attesa che Marco Mancini risponda alla domanda decisiva (se la democrazia non è il regime ideale per il cattolico, qual è, questo regime ideale?), una piccola precisazione sulla ricchezza.

    Concordo con Claudio: il ricco non è peccatore in quanto ricco. Ma la questione della ricchezza e della distribuzione delle risorse è decisiva.

    L'Italia, nel dopoguerra, è stata governata per la maggior parte del tempo da partiti che si rifacevano, se per convinzione o convenienza non saprei, alla dottrina sociale della Chiesa.

    Bene questi partiti hanno messo in piedi (o tollerato, o non modificato) un sistema previdenziale che tutela i ricchi e massacra i poveri.

    Valga il vero. L’INPS eroga ogni anno più di 13 miliardi di euro a più di centomila pensionati, quindi: ognuno di essi riceve in media circa 11.000 euro lordi al mese (almeno 6.000 euro netti mensili).

    Ciò significa che questa pletora di vecchi ultraprotetti e ipergarantiti,, oltre ad avere guadagnato per tutta la vita lavorativa stipendi analoghi, continua a percepire somme oggettivamente indecenti.

    Contemporaneamente, pressione fiscale da strozzini, blocco salariale, aumento del costo della vita e diminuzione dei servizi proletarizzano un numero sempre crescente di cittadini (chi vuole i dati precisi, mi scriva pure a manliopittori@gmail.com).

    Bene: ora ditemi il nome di un partito (o di un politico) di ispirazione cristiana che si sia mai preoccupato di questa moderna versione della parabola del ricco Epulone.

    Un politico che si definisce cattolico può permettere che, utilizzando soldi pubblici, si perpetui questo scandaloso privilegio, questa immonda rendita di posizione, questa infamia?

    Io non ce l'ho con i ricchi: solo, mi fanno schifo i politicanti, cattolici o atei che siano, che usano i soldi delle mie tasse per garantire a troppa gente pensioni da nababbi, mentre io non ho neanche i soldi per comperare un paio di scarpe. E c'è un sacco di gente messa peggio di me.

    Grazie, attendo con fiducia vostri commenti, e - soprattutto - aspetto con ansia la risposta di Marco Mancini sulla democrazia: è una risposta che ci deve.

    Manlio Pittori




    La democrazia liberale può essere accettata come soluzione contingente, specie nelle situazioni in cui i cattolici sono in minoranza, ma non può costituire il regime ideale.

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  15. Manlio Pittori24 gennaio 2014 09:14

    Scusate, ma perchè Marco Mancini non risponde alla domanda su quale sia il regime politico ideale per un cattolico, visto che egli esclude lo possa essere la democrazia?

    Mi pare una domanda lecita: tanto per sapere se Mancini ha in mente una teocrazia, una dittatura clericale, la riesumazione del fascismo o il modello andorrano.

    Ho chiesto cortesemente a Mancini di completare il suo discorso: se la democrazia non va bene, ci deve dire che cosa preferisce, al suo posto.

    Va bene che chiedere è lecito e rispondere è cortesia: ma un minimo di cortesia mi sembra doveroso.

    Grazie.

    Manlio Pittori

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