07 dicembre 2013

Il cattolico Fazio, vittima sacrificale dei poteri forti

di Marco Mancini

Assolto, perché il fatto non sussiste. Termina così, con un’assoluzione piena, il processo a carico dell’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio per la vicenda Unipol-BNL.
Ricordate? Era il 2005 e il “Giornale” pubblicò una serie di intercettazioni telefoniche che mostravano, tra l’altro, il coinvolgimento politico di alcuni esponenti dei Democratici di sinistra (in particolare, l’allora segretario Piero Fassino) nella tentata scalata dell’Unipol, la compagnia di assicurazioni delle coop rosse, alla Banca Nazionale del Lavoro. Il cattolicissimo Fazio, Governatore di Bankitalia, sembrava aver avallato tale tentativo, coerente con il suo disegno volto a difendere l’italianità del sistema bancario del Belpaese. Nello stesso periodo, infatti, lo stesso Fazio aveva visto di buon occhio il progetto di acquisizione della Banca Antonveneta da parte della BPI di Gianpiero Fiorani, giovane e rampante banchiere vicino alla Lega Nord.

Era la famosa vicenda dei c.d. “furbetti del quartierino”. Fiorani, Consorte, i costruttori Ricucci e Coppola: leghisti, ex comunisti, berluscones e post-andreottiani, tutti parvenus che avevano provato a dare l’assalto al salotto buono della finanza italiana. Certo il tentativo era poco ortodosso, maldestro, gestito da personaggi privi del necessario spessore. Con altrettanta sicurezza, però, possiamo dire che era scomodo, tanto scomodo che contro gli avventurieri si levò una potenza di fuoco inaudita, che si servì – come spesso capita, almeno a partire da Tangentopoli – del consueto tritacarne mediatico-giudiziario .

A farne le spese, dunque, fu soprattutto Antonio Fazio, da sempre inviso a certi laicissimi poteri - ben descritti da Maurizio Blondet nel suo “Gli Adelphi della dissoluzione” - non solo per il suo dichiarato cattolicesimo (dalla vicinanza ai Legionari di Cristo alla partecipazione alla Messa per i caduti pontifici di Porta Pia), ma anche per le sue origini “strapaesane” (“lo stregone di Alvito”, lo chiamò Diego Della Valle), la sua carriera condotta tutta all’interno dell’istituto di via Nazionale, la scarsa dimestichezza con talune centrali finanziarie internazionali.

Fazio, insomma, era perfetto per fare da vittima sacrificale. Fu accusato di aver tramato per favorire i suoi compari, costretto alle dimissioni, processato, infamato. Anche condannato in via definitiva, per il caso BPI-Antonveneta, ma ci si può chiedere a questo punto quale senso abbia quella condanna, alla luce di un’assoluzione piena per una vicenda che a quei fatti è strettamente intrecciata.

Nulla si perdonò al cattolico Fazio, tutto si è perdonato al venerato maestro Carlo Azeglio Ciampi, così come all’esimio Mario Draghi, che da presidente della BCE cena a casa Scalfari in compagnia di Enrico Letta e Napolitano senza destare non diciamo sospetti, ma neanche curiosità. Nei confronti di certi personaggi, stampa e magistratura sanno usare guanti di velluto. Del resto, c’erano loro sul panfilo Britannia, a prendere ordini dalla finanza anglo-americana su come svendere l’industria italiana.

Povero, eroico Fazio, che pretendeva di difendere l’“italianità” delle nostre banche, o di sollevare addirittura dubbi sull’entrata nell'euro, pur essendosi poi correttamente adoperato per renderla possibile. Ingenuo, che non gradiva i “massoni baschi” - come Massimo D’Alema definì quelli del Banco di Bilbao - e confidava ancora nel presunto, vecchio potere catto-vaticano. Avesse imparato dai suoi colleghi più fortunati, ora sarebbe ancora Governatore. Anche lui incensato, venerato Maestro. 
 

7 commenti :

  1. "Anche condannato in via definitiva, per il caso BPI-Antonveneta, ma ci si può chiedere a questo punto quale senso abbia quella condanna, alla luce di un’assoluzione piena per una vicenda che a quei fatti è strettamente intrecciata."

    oppure il contrario... che senso cha una assoluzione in BNL quando c'è stata una condanna in Antoneveneta?

    chiunque abbia seguito anche distrattamente le vicende in quei mesi ed abbia anche una minima memoria può ricordarsi di come il ruolo di Fazio sia stato non da arbitro di un'economia di mercato ma abbia giocato per una parte ed ostacolato l'altra.

    Peraltro con risultati a dir poco ridicoli: per difendere l'italianità di BNL l'ha fatta finire ai francesi mentre per difendere Antonveneta l'ha fatta finire prima agli olandesi, poi agli spagnoli ed infine a mps un prezzo talmente fuori mercato che ha affondato la banca (e questo sì che è uno scandalo che coinvolge tutti, ds, centro, berlusconiani, ed opus dei)

    se siamo un paese alla canna del gas è anche per colpa di questi personaggi. e di chi li difende

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    1. mai quanto per colpa di chi non desidera altro che (s)vendersi mani e piedi legate alla finanza degli stati "civili ed evoluti" da cui dovremmo non solo prendere continuamente esempio, ma anche farci colonizzare

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    2. @primo Anonimo: chiunque abbia seguito, anche distrattamente, le vicende di Calciopoli nel 2006, si sarà fatto l'idea che Luciano Moggi fosse un pericoloso imbroglione che dettava legge sul calcio italiano, facendo il bello e cattivo tempo e truccando i campionati. Dopo più di sette anni, sappiamo che non era così. Ma nel frattempo la stampa aveva già sbattuto il mostro in prima pagina, fornendo un'interpretazione distorta e selettiva di poche intercettazioni telefoniche. Mi pare che per il caso Fazio si possa fare un discorso simile.
      Fazio intendeva proteggere il sistema bancario italiano, anche rispetto a bolle finanziarie che qualche anno dopo si sarebbero rivelate esiziali. Può essere considerato un progetto "provinciale", o una visione "medievale" della vigilanza, come si esprime (qui sì con molta poca "neutralità") la sentenza di condanna per Antonveneta. Ma questo non significa necessariamente che egli abbia esercitato in maniera scorretta il suo mandato. Né il fallimento di tale progetto, i cui protagonisti erano certamente inadeguati per non dire peggio, può costituire un giudizio sulla sua bontà, come lei lascia pensare.
      Infine, lei commette, a mio avviso, il clamoroso errore di sottovalutare il ruolo del potere, anche nell'economia: altro che le mistificanti favolette sulla libera concorrenza, o sulla "neutralità" dell'economia di mercato.

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    3. @Marco Mancini
      su moggi non mi esprimo. per me tutte le partite di calcio sono più o meno truccate o aggiustate. Si salva, forse, la terza categoria. Ogni squadra dovrebbe poter mettere sulla propria maglia le stelle che desidera (3, 4 tutta la via lattea..) così si pasciono del loro passatempo e la smettono di sprecare banda.

      Tornando al tema, Fazio dunque era un vero genio: voleva proteggere il sistema bancario italiano da una bolla che non era ancora gonfiata! Wow! e questa cosa è frutto della tua fantasia o Fazio l'ha scritta da qualche parte (prima della bolla, ovviamente). No, perché a far i profeti del giorno dopo (alla Tremonti o alla Brunetta, per intederci), "sò bbboni tutti".

      il ruolo della della vigilanza bancaria non è di difendere l'italianità (!?) delle banche, ma solo assicurarsi che essere non prendano una eccessiva dose di rischi rispetto al capitale che hanno/possono mettere in gioco. Il risultato della "vigilianza faziana" lo abbiamo sotto gli occhi: costi dei conti correnti tra i più alti d'europa, credito alle imprese garantito solo agli (spesso bancarottieri) amici degli amici mentre chi fa veramente il suo mestiere di imprenditore incontra mille difficoltà. Sinceramente se nei paesi "civili ed evoluti" questo non accade non vedo l'ora di entrare a farne parte (e così rispondo anche all'altro anonimo, tiè).

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    4. No, Fazio non era un genio. Semplicemente anche un cretino capisce che banche più esposte nei confronti dell'estero possano risentire maggiormente di una possibile crisi finanziaria globale. Nel bene o nel male, il relativo provincialismo del sistema bancario italiano ha fatto sì che non dovessimo sborsare decine di miliardi di euro del contribuente per riparare i danni, come invece hanno fatto gli inglesi, gli spagnoli etc. (questo per chi ritiene che l'erba del vicino sia sempre più verde). Per non parlare degli aspetti "politici", che ho già toccato in precedenza.
      Comunque sono 8 anni che Fazio non è più al timone, il nostro sistema è ormai aperto all'internazionalizzazione (o no?), eppure non mi sembra che i prestiti del sistema bancario alle imprese abbiano registrato un'impennata.

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  2. @Marco Mancini

    già, chissà come si sarebbe sentito cretino quel cretino spagnolo che pensava che sarebbe bastato tener focalizzato il proprio sistema bancario sull'economia spagnola per evitare le crisi finanziarie globali.
    Sai le risate che si deve esser fatto quando le banche spagnole sono state salvate dall'intervento statale perché i loro asset si erano deteriorati e questo non a causa della crisi mondiale, ma ad un crollo dei prezzi delle case in spagna!

    e gli aspetti "politici" di un sistema bancario chiuso quali sono? che le banche danno prestiti ad amici-di-amici (stesso partito, stessa chiesa, stesso centro di interessi) esponendosi a rischi altissimi mentre chi ha meriti non becca un centesimo?

    un consiglio: continua a pensar a moggi che è meglio.

    ps. dagli 8 anni post-fazio togliene pure 5-6. E' dal 2007-2008 (scoppio dei subprime) che tutte le banche mondiali galleggiano e sono reticenti a dar credito.

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  3. "Sai le risate che si deve esser fatto quando le banche spagnole sono state salvate dall'intervento statale perché i loro asset si erano deteriorati e questo non a causa della crisi mondiale, ma ad un crollo dei prezzi delle case in spagna!". Appunto, in Spagna. Come mai in Italia non è accaduto lo stesso? C'entrerà forse qualcosa anche il cattivo Fazio?
    E come mai è scoppiata la bolla dei sub-prime? Il sistema finanziario globale non è il Paradiso in terra?

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