22 dicembre 2013

Il Padrone del Mondo, di Robert H. Benson

di Francesco Pertici

Libri – Tesi la mano come un poverello di Cristo,
e chiesi dei libri. Libri! Per alimentare
l’intelligenza cattolica, apostolica e romana
di molti giovani universitari. (…)
Perché non comprendono, o Gesù, la profonda
carità cristiana di questa elemosina,
più efficace di dare pane di buon grano?
San Josemarìa Escrivà, Cammino

Tutti quei sistemi teologici ed ideologici che pretendevano di raccontare l’uomo e la sua storia, di definirne un fine e di individuarne un significato sembrano aver fallito. L’ideologia contemporanea che li ha sostituiti e che sempre più prende campo, circondata da un alone di adorazione collettiva e d’indiscutibilità è l’Umanitarismo. Dissentire da esso, mostrarne gli errori e le falsità, magari professando la fede cristiana e cercando di farla vivere e darle sostanza nella propria vita significa essere additato come “nemico del progresso”, come residuo di un mondo sorpassato. L’Umanitarismo, attraverso i media e il mondo politico diffonde suoi codici retorici che devono essere mandati a memoria e diffusi, inventa riti ai quali non si può non partecipare, “asserisce le sue verità e non le dimostra, soffoca con guanciali comodi invece di sollecitare le menti e ferisce con l’arma della dialettica”.
“La filantropia [ha] preso il posto della carità; la soddisfazione [ha] sostituito la speranza e la fede [è] stata spodestata dalla cultura”. E in questo quadro anche numerosi cristiani e, fra loro, molti sacerdoti tradiscono, cedono ai “venti di dottrina”, a questo “spirito del progressismo adolescente” e perdono la fede in Cristo, abbandonano la Chiesa.

Questa è la cornice nella quale si svolgono le vicende narrate da Robert H. Benson (1871-1914) ne Il padrone del mondo (1907, prima edizione italiana del 1921, l’ultima pubblicata da Fede e Cultura nel 2011). Ed è immediata la percezione che si tratti di un libro profetico che parla di noi, di questi nostri giorni, del mondo in cui viviamo. Lo stesso Papa Francesco, commentando un brano tratto dal libro dei Maccabei, in occasione della sua omelia del 18 novembre scorso ne ha sottolineata l’attualità, citando proprio Benson come colui che “ha visto proprio quello spirito della mondanità che ci porta all’apostasia”.

Figlio dell’arcivescovo di Canterbury, Benson è uno dei principali protagonisti del fenomeno di conversioni al cattolicesimo che prende il via da Newman e dall’Oxford Movement ed interessa numerosi scrittori ed intellettuali della tarda età vittoriana e dei primi decenni del secolo.
Vive in prima persona la crisi spirituale e dottrinaria che l’anglicanesimo affronta in quei decenni (che pure sembrano, se letti in superficie, decenni di una sua nuova primavera). La presa di coscienza di un formalismo religioso dominante nei suoi conoscenti, di un moralismo che sembra ormai privo di qualsiasi presenza di carità cristiana, le ambiguità e le incertezze che pure il padre, la massima autorità spirituale della Chiesa anglicana, sembra nutrire su alcuni fondamenti della fede oltre alla scoperta della natura “periferica” dell’anglicanesimo rispetto all’universalità autentica del cattolicesimo sono le molle che permettono a Benson di intraprendere il difficile cammino della conversione, portato a compimento nell’estate del 1903, pochi mesi prima di essere ordinato sacerdote (a proposito di quest’esperienza, la sua autobiografia spirituale Confessioni di un convertito offre pagine poetiche e commoventi).

Ne Il padrone del mondo Benson ci parla degli ultimi giorni, della sfida finale fra Umanitarismo e Cristianesimo, incarnata dalle figure di Giuliano Felsemburgh (Giuliano, come l’Apostata), il padrone di questo mondo, suo pacificatore e condottiero nella guerra santa contro i cristiani, e Padre Percy Franklin che diventerà Papa col nome di Silvestro, l’ultimo Santo del calendario, che conosce la tentazione del rinnegamento di Cristo, ma che saprà a Lui tornare per guidarne poi la Chiesa fino al Giudizio.
Ma nelle pagine di Benson si incontrano anche le figure di Oliviero Brand, politico in carriera, incarnazione dello spirito del tempo, costretto a tenere nascosto al mondo il per lui incomprensibile ritorno al cattolicesimo della madre sul letto di morte e quella di sua moglie Mabel, dapprima entusiasta del trionfo dell’Umanitarismo, disperata poi di fronte al suo strascico di violenza omicida, che, poco prima di darsi la morte in una “casa per l’eutanasia”, sembra intravedere la luce.

È proprio la natura profetica delle pagine di Benson a farle suonare per il lettore di oggi, forse, ancor più straordinarie e sconvolgenti di quanto dovessero apparire un secolo fa. Quegli “ultimi giorni” sono così simili ai nostri, sembrano, talvolta, essere arrivati, ormai prossima pare la “prova finale”.
Benson stesso sa bene che “Questo libro produrrà senz’altro sensazioni di sconforto e sarà, perciò e per altri motivi oggetto di ogni tipo di critica”. Ma, nonostante questo, Benson ha ritenuto “che il mezzo migliore per esprimere valori e princìpi che mi stanno a cuore e che io credo veri ed infallibili fosse quello di tradurli in avvenimenti che possano commuovere”.
E commuovere, per Benson, ha il significato latino di “muovere insieme”, “mettere in movimento”.
Ecco l’insegnamento più prezioso che Il padrone del mondo offre alla nostra vita cristiana: non abbandonarsi allo sconforto ma mettersi in movimento, alimentare la nostra speranza, essere il sale della terra.

Ma come fare? Mentre tutto sembra congiurare contro la Chiesa, quando l’Umanitarismo appare trionfare e si moltiplicano le abiure del cristianesimo Padre Franklin si rivolge al Papa che a lui chiede quale sia la soluzione a tutto questo. E la riposta di Padre Franklin sembra rivolta anche a noi: “Santo Padre: la messa, la preghiera, il rosario. Queste sono le prime e le ultime cose. Il mondo nega la loro potenza ed è invece in tutto questo che il cristiano deve trovare appoggio e rifugio. Tutte le cose in Gesù Cristo: in Gesù Cristo ora e sempre”.

 

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