02 dicembre 2013

Putin nuovo Katéchon?

di Paolo Maria Filipazzi

Fra le tante “rubriche aperte sui peli del Papa” (per citare una vecchia canzone di Battiato), tese ad esaltare ed esaltarsi su aspetti secondari ed insignificanti ed a tralasciare i passaggi capitali del pontificato, un avvenimento fondamentale è stato passato quasi come notizia di servizio da dimenticare subito il giorno dopo: la visita diplomatica del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano.

Se è vero che Putin non è il primo capo di Stato russo ad essere ricevuto da un Papa, va detto che questa visita ha avuto poco dell’incontro di routine. Con l’elezione di Bergoglio al soglio pontificio, sembra infatti, essere iniziata una svolta nella politica estera della Santa Sede. Che Papa Francesco abbia voluto dare un nuovo slancio alla diplomazia lo si evince già dall’avvicendamento alla Segreteria di Stato fra il cardinal Bertone e monsignor Pietro Parolin, avvicendamento che ha segnato il ritorno al secondo ufficio più importante della Chiesa di un diplomatico di carriera. Conseguenza di questo “cambio della guardia” è stato, da un lato, un drastico ridimensionamento del coinvolgimento diretto nella politica interna italiana, che ai tempi di Bertone aveva trascinato la Santa Sede in situazioni assai poco edificanti, ed un ritorno della “competenza in materia” a tutti gli effetti in capo alla Conferenza Episcopale. Dall’altro lato, sembra essere in atto un rinnovato slancio del ruolo della Santa Sede a livello internazionale.

Già prima dell’entrata in carica di monsignor Parolin, questa svolta era stata ben chiara in occasione delle isterie guerrafondaie del premio Nobel per la Pace Barack Obama, ansioso di intervenire in Siria al fianco di Al Qaeda per abbattere il legittimo governo laico del paese (misteri della psiche umana). Allora per il Vicario di Cristo l’interventismo fu quasi obbligato: la posta in gioco era anche la sopravvivenza stessa delle comunità cristiane in luoghi che avevano visto il cristianesimo muovere i primi passi, un’esistenza messa in serio pericolo dalla furia fondamentalista. Oltre alla veglia di preghiera per la pace il 7 settembre, il Papa era entrato in scena con tutto il peso del proprio ruolo, inviando proprio a Putin, impegnato in quei giorni a presiedere il G20 (nonché a tentare di scongiurare a sua volta le intemperanze obamesche), una storica lettera che aveva rafforzato non poco il ruolo del leader russo in quel frangente. E proprio sulla grave situazione siriana si è registrata la convergenza fra il Papa ed il Presidente anche nel corso dell’incontro in Vaticano.

L’ empatia manifesta, però, agli occhi di chi non sia totalmente cieco, ha un chiaro significato che va al di là delle contingenze storiche: alla caduta del comunismo è seguito il vero e proprio miracolo del ritorno della gran parte del popolo russo alla fede cristiana e del ritorno della Chiesa ortodossa ad un ruolo di guida. Putin, da statista quale è (al di là dell’autenticità della sua presunta conversione su cui tanto si ricama), non ha potuto non tenerne conto, così come non ha potuto non prendere atto di come il crollo dell’Unione Sovietica sia dovuto precisamente ad un materialismo che, negando Dio ed ogni valore spirituale e metafisico, nega alla sua radice anche l’uomo ed ogni valore umano.
Da questo consegue anche il suo atteggiamento verso l’Occidente e l’Europa. In un recente discorso ha dichiarato: “I paesi euro-asiatici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che sono alla base della civiltà occidentale. Essi negano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners con lo stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana.”

E’ ormai del tutto compiuta una sorprendente e beffarda eterogenesi dei fini: mentre l’ex impero comunista diventa un faro di civiltà, l’Occidente assume sempre di più i connotati del nuovo Impero del Male. La politica inaugurata dal Beato Giovanni Paolo II, che vedeva Chiesa ed Occidente come strettamente legati, è ormai superata nei fatti. L’eroica battaglia di Benedetto XVI contro il relativismo, volta a puntellare e salvare dal crollo il pericolante Occidente, non ha sortito gli effetti sperati. L’Occidente ha del tutto reciso le proprie radici cristiane ed ha inalberato la bandiera di un’ideologia che, prima di essere anticristiana, è innanzitutto anti-umana. E se, almeno fino alla presidenza di George W. Bush, nella strategia americana e quindi occidentale, la Chiesa cattolica rimaneva una colonna ed un prezioso alleato in certe battaglie (anche se spesso strumentalizzata), con la presidenza “solovieviana” di Obama anche questo ultimo appiglio sembra caduto. E sembra essere sul punto di avverarsi la lugubre previsione che il filosofo Massimo Cacciari fa nella conversazione con Maurizio Blondet in apertura de “Gli Adelphi della dissoluzione”, quando preconizza lo scontro mortale fra Chiesa ed Occidente. Forse non è davvero peregrina l’ipotesi di chi sostiene che dietro alla rinuncia di Benedetto XVI stia anche la presa di coscienza dell’impossibilità di sostenere oltre il ruolo di “katèchon”, di elemento frenante la degenerazione occidentale. E che il suo successore abbia a sua volta ben presente tutto questo e stia agendo di conseguenza. Sbaglierebbe però chi pensasse che agire di conseguenza corrisponda alla resa del Papa e della Chiesa. La Guerra Fredda è ormai solo un ricordo. Il mondo di oggi è ribaltato. Ed il Papa lo sa…
 

4 commenti :

  1. Per gli ortodossi il Santo Padre è un impostore e un usurpatore. Non ci vuole solo cautela ma molta fermezza dottrinale per questo incontro, caratteri pregnanti di Benedetto XVI. Quella di Francesco mi sembra un'operazione più consona al suo stile da marketing e vendibilità del "prodotto", non diversa da altre sue uscite anarchiche.

    Noi siamo cattolici apostolici romani, eredi di una tradizione ininterrotta, non siamo ortodossi. Se la rinascita del cristianesimo (anche quello riformato?) dovesse partire dalla Russia, cosa ne sarà della centralità petrina? Un vecchio rottame? Il Papa non è più Cristo in terra? Il Papa è un uomo, ma non è un uomo qualsiasi. Non si deve insistere così eccessivamente sulla quotidianità apparentemente banale della vita di un Papa. Spero che Francesco lo intenda presto.

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    1. Bisogna provarci a far cambiare idea agli ortodossi russi. E' necessario che si arrivi all'unità dei cristiani, anche se l'impresa può sembrare ardua. Papa Francesco non è un anarchico.

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  2. Nel racconto di Soloviev il papato ha trasferito la sua sede in Russia. Ancora fino a pochissimi anni fa appariva come una previsione molto ardita e improbabile ... .

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  3. Credo che dovremmo uscire dai tentennamenti , ogni giorno che passa ci sono meno remore vedendo come hanno ridotto l'Italia e L'Europa:

    http://tinyurl.com/nnu5u8t

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