12 dicembre 2013

Un fulmine sulla legge “anti omofobia”

di Alberto Calabrò


Prima che il lettore mi dia dell’omofobo (insulto che ormai va molto di moda tra gli ambienti chic e intellettuali) l’invito a leggere preliminarmente quest’articolo, nel quale chiarisco le mie posizioni sul ddl.
Ormai c’eravamo abituati all’idea, noi che consideriamo il ddl omofobia un mostro giuridico – chi per questioni squisitamente laiche, tecniche e giuridiche, chi per questioni religiose – che questo sarebbe diventato legge dello Stato. Con gli amici delle “Sentinelle in piedi” non mi sono mai risparmiato realistiche e cupe considerazioni: “Amici, noi facciamoci sentire, facciamo le nostre veglie silenziose, contrastiamo l’avanzata di questa sozzeria, ma perderemo. La legge passerà, più o meno edulcorata, ma passerà.”
Eravamo come quei combattenti giapponesi che negli anni ’50 e ’60 se ne stavano ancora sui loro atolli sperduti, incapaci di accettare la sconfitta e di cedere le armi al nemico statunitense.

Poi la bomba atomica: la Consulta ha dichiarato incostituzionale la nostra attuale legge elettorale, il “porcellum”. Ciò significa che ogni elezione dall’anno 2006 a oggi non è conforme a Costituzione. Ogni Parlamento, dal 2006, ha avuto una composizione illegittima (né più né meno come se fosse stato composto da me, da Carlo Cotica e dagli amici del Bar Cesira) e sono stati quindi illegittimamente nominati, da allora, i Presidenti della Repubblica, i Presidenti del Consiglio, i Ministri e tutti coloro i quali dipendono direttamente o indirettamente da una nomina parlamentare. Per ragioni di opportunità nessuno andrà a contestare tutto ciò che è stato. Voglio dire, dovremmo passare con il bianchetto otto anni di politica italiana. Otto anni in cui TUTTO, da ieri, è stato dichiarato illegittimo poiché figlio di illegittime elezioni.

Ma l’opportunità politica non riguarda ciò che sarà in futuro. Da oggi – fino alle prossime, legittime, elezioni - tutto ciò che riguarda “la formazione delle leggi” (artt. 70-82 Cost.) sarà intrinsecamente incostituzionale (escluse, sempre per opportunità politica, leggi non derogabili e un’eventuale nuova legge elettorale).
Questo perché qualsiasi legge sarà discussa e approvata da un non-Parlamento, promulgata da un non-Presidente della Repubblica, magari il tutto su iniziativa di un non-Governo. Lo dice la Corte Costituzionale.

Il risultato è che una qualsiasi legge (quindi la stessa legge anti omofobia) potrà essere dalla Consulta dichiarata incostituzionale per invalidità formale, e, per quanto riguarda noi comuni mortali, si potrà richiedere un referendum abrogativo di qualsiasi legge (inclusa la legge anti omofobia) adducendo gli stessi motivi d’incompatibilità tra Costituzione e una qualsiasi legge o atto avente forza di legge promosso da questo Parlamento.

Considerati i fiumi d’inchiostro versati in questi giorni sul fatto che “le sentenze vanno rispettate (a maggior ragione se costituzionali!!!) ed eseguite, non si discutono” (leggasi un qualsiasi articolo sulle vicende giudiziarie di Berlusconi) sono certo che il popolo italiano risponderebbe con vigore a un referendum abrogativo e accorrerebbe in massa a sbriciolare qualsiasi legge o leggina intrinsecamente incostituzionale.

Però forse sono un ingenuo, uno che non ha capito che solo certe sentenze sono sacrosante e che pur nell’incostituzionalità ci sono alcune leggi “più incostituzionali” di altre… e che forse, dico forse, certe leggi incostituzionali non verranno mai toccate da nessuno. Nel dubbio, io il mio atollo non lo abbandono.
 

2 commenti :

  1. Una cosa è la legittimità ed un'altra la costituzionalità. Quando la Corte costituzionale dichiara la incostituzionalità di una norma non ne dichiara parimenti la legittimità con effetto retroattivo, ma semplicemente, la sentenza fa sì che quella norma perda di efficacia dal momento della stessa sentenza (o dal momento che decide la Corte stessa, qualora si ravvisino pericolosi vuoti legislativi).
    Se davvero ci fosse questa sorta di retroattività della sentenza, nel caso specifico della legge elettorale, allora sarebbero illegittimi anche i Parlamenti votati attraverso di essa e, siccome la Repubblica italiana e parlamento-centrica, sarebbero illegittimi anche i Presidenti della Repubblica eletti da essi, i governi nominati da questi Presidenti e fiduciati dai Parlamenti. Sarebbero illegittimi anche i giudici costituzionali nominati dai Presidenti e quelli eletti dai Parlamenti e, dunque, sarebbe illegittima anche la Corte Costituzionale stessa che ne ha dichiarato la incostituzionalità. In questo giro vorticoso di illegittimità non si saprebbe, infine, neanche a chi spetterebbe il compito di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni.
    A mio avviso, il miglior modo di combattere questa "leggiaccia" sull'omofobia è battere proprio sulla sua incostituzionalità sul fronte della libertà di espressione, della libertà della cultura, della ricerca scientifica e del suo insegnamento: diritti che sono tutti tutelati dalla nostra Costituzione.

    Francesco S.

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    1. Temo che tentare di convincere dei giudici appellandosi alla libertà d'espressione e a cose simili sia poco produttivo. La costituzione tutela tutte queste cose ( bene! sono d'accordo con espressione, ricerca, arte, ecc...) dicendo di tutelarli. Stop.
      Per come fare rimanda alle leggi ordinarie ( e ai regolamenti ministeriali, europei, condominiali, ecc...:) senza neppure dare le definizioni delle cose tutelate. Non è molto pratico perchè così ogni governo può cambiare la pratica dei diritti semplicemente con dei decreti pieni di tecnicismi burocratici che tengano lontani i cittadini "laici" dal potere giuridico.
      La repubblica è fondata sul lavoro: Per me vuol dire che lo stato deve aiutare tutti a trovar lavoro istruendoli ed intervendendo nell'economia, per un mio amico significa che lo stato deve dare lavoro a tutti ma senza entrare nell'economia e pagando però tutte le scuole. Un tizio che conosco infine pensa che lo stato debba arrestare chi non lavora e sequestargli tutto per darlo ai lavoratori.
      Nei fatti la vita quotidiana viene decisa dai singoli governi, quindi senza alcun interesse per lo spirito della costituzione che è, temo, per quasi tutti i politici solo un pezzo di carta da interpretare a favore delle proprie tesi.

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